Serie C, girone C: i secondi…saranno i primi!

Benevento, Foggia e Lecce, le ultime tre regine della Serie C, girone C

Benevento, Foggia e Lecce, le ultime tre regine della Serie C, girone C  Foto: CalcioCatania.com

Nelle ultime tre stagioni Benevento, Foggia e Lecce hanno tracciato una strada che il Catania sarà chiamato a seguire.

Dall’estate 2014, da quando è entrata in vigore la riforma della F.I.G.C. che ha ripristinato la terza serie a divisione unica, il girone meridionale è stato caratterizzato da una regola fissa, ripetutasi stagione dopo stagione: la seconda classificata, grande delusa d’annata, si è riscattata l’anno dopo vincendo il campionato ed ottenendo così la tanto agognata promozione diretta in Serie B. Uno schema che potrà tornare utile al Catania, se saprà imitare il modus operandi messo in atto dalle altre “regine del Sud”.

2015/16: BENEVENTO, L’ENNESIMO MIRACOLO DI AUTERI
Il 2014/15 è la stagione del trionfo della Salernitana di Lotito e Mezzaroma, guidata in panchina da Menichini e trascinata dai gol di Caetano Calil. Per buona parte del campionato, però, i granata soffrono la concorrenza dei corregionali del Benevento. Il club della famiglia Vigorito per diverse volte negli anni precedenti ha sfiorato, tramite i playoff, lo storico primo salto in B. I sanniti si laureano campioni d’inverno e mantengono la vetta sino a inizio marzo, quando perdono lo scontro diretto e crollano, consentendo ai rivali di festeggiare con tre giornate d’anticipo. Per scuotere la squadra, la dirigenza esonera Brini e promuove dal settore giovanile la coppia Landaida-Cinelli, ma il duo fallisce la missione playoff facendosi eliminare già nel turno preliminare dal Como, quarta classificata del girone A. I lariani, un po’ come il Cosenza quest’anno, a sorpresa riusciranno a fare percorso netto ed aggiudicarsi la promozione.
Nell’estate del 2015 il Benevento riparte da un riassetto societario, con la coppia Fabbrocini-Pallotta che subentra ad Oreste Vigorito. Il nuovo corso affida il progetto tecnico a Gaetano Auteri, fautore di un calcio offensivo, specialista in promozioni nelle serie minori ed artefice del “miracolo Nocerina” qualche anno prima. A parte alcune strategiche conferme (Lucioni, Padella, Pezzi, De Falco, Melara, Marotta e Mazzeo), l’organico viene rivisitato con le partenze dei vari Scognamiglio, Celjak, Agyei, Alfageme ed Eusepi, rimpiazzati, tra gli altri, da Mattera, Del Pinto, Ciciretti e Cissè. Auteri, dopo un avvio incerto, riesce a forgiare una nuova macchina da gol, capace di non perdere di vista la Casertana campione d’inverno durante il girone d’andata. Dopo il crollo dei falchetti nella seconda metà di stagione, i giallorossi si prendono la testa della classifica e la difendono dalle più accreditate, ma meno costanti, rivali: il Foggia di De Zerbi ed il Lecce di Piero Braglia. E’ proprio lo scontro diretto coi salentini, stravinto (3-0) alla penultima giornata, a regalare la gioia della prima volta in cadetteria.

 



2016/17: FOGGIA, DE ZERBI SEMINA, STROPPA RACCOGLIE
Se c’è una grande delusa della Lega Pro 2015/16 quella è senz’altro il Foggia. I satanelli, nell’anno dell’insediamento degli ambiziosi fratelli Sannelli al vertice del club, grazie alle doti dell’emergente tecnico De Zerbi hanno messo in mostra un gioco spumeggiante per la categoria, riuscendo a conquistare la Coppa Italia di Lega Pro, concludere al 2° posto dietro il Benevento e giungere sino alla finalissima dei playoff, poi persa in una durissima contesa col Pisa di “Ringhio” Gattuso.
Forti della solidità economica della proprietà (la cui gestione, però, è finita quest’anno nel mirino degli inquirenti, col patron arrestato a gennaio con l’accusa di riciclaggio), i rossoneri programmano il nuovo assalto alla B rinunciando soltanto a quattro titolari, seppur di spessore: il portiere Narciso, il centrale difensivo Gigliotti, il terzino sinistro Di Chiara ed il bomber Iemmello, prontamente sostituiti con Guarna, Martinelli, Rubin e Mazzeo. Lo zoccolo duro già c’è (Angelo, Loiacono, Coletti, Gerbo, Agnelli, Vacca, Sarno, Chiricò), i ricambi non mancano (Empereur, Agazzi, Sainz-Maza) e persino la separazione-shock con De Zerbi a Ferragosto non scalfisce il gruppo, che prosegue l’ottimo lavoro con Giovanni Stroppa, un tecnico che fin lì si è ben distinto soltanto nei campionati giovanili ed ha tanta voglia di rivalsa dopo le delusioni incassate a Pescara e La Spezia.
Il cammino si rivela particolarmente ostico, con Matera, Juve Stabia e Lecce che nel girone d’andata sembrano in grado di battagliare fino alla fine, ma anche grazie alle ciliegine messe sulla torta dalla società durante il mercato di riparazione (Deli e Di Piazza), il Foggia ingrana la quinta, centra il record di dieci vittorie di fila e lascia un solco tra sé e le inseguitrici. I “cugini” del Lecce sono gli ultimi ad arrendersi, alla terzultima giornata, quando i dauni conquistano a Fondi il punto che serve loro per la matematica promozione.

 



2017/18: LECCE, UN “FOGGIA-BIS” CON UNA CONCORRENZA PIU’ SPIETATA
Non meno travagliata delle predecessore è l’agonia del Lecce nel “purgatorio” della terza serie. I salentini, capitombolati dalla A alla Lega Pro nell’estate del 2012 in virtù della fatale “combo” retrocessione sul campo + illecito sportivo, perdono due finali playoff di fila nei primi due anni. In quelli seguenti trovano sul loro cammino avversarie più competitive, nonostante gli investimenti profusi dai nuovi dirigenti (Tundo e Sticchi Damiani in testa), subentrati a Tesoro nel 2015. Nella parte finale della stagione 2016/17, sulla falsa riga di quanto accaduto a Benevento due anni prima, la società giallorossa, una volta perso il campionato, dà il benservito al tecnico (Padalino) e in vista dei playoff affida la squadra al fedelissimo Roberto Rizzo. Ai quarti di finale, Lepore e compagni vengono eliminati ai rigori dall’Alessandria, che poi arriverà in finale (come il Siena quest’anno).
Il rilancio tecnico ed economico del Catania (firmato Lo Monaco) e la retrocessione in C del Trapani, prima meridionale di spessore a salutare la cadetteria negli ultimi anni, aumenta la competizione in vista del campionato 2017/18. Ma il Lecce parte con un vantaggio: quello di avere un organico già collaudato ad alti livelli. Le conferme in blocco (Perucchini, Cosenza, Ciancio, Lepore, Arrigoni, Mancosu, Tsonev, Costa Ferreira, Pacilli, Torromino, Caturano) consentono un mercato mirato, volto a completare la squadra nei settori lacunosi con giocatori di sicuro affidamento: arrivano così il centrale di difesa Marino, il terzino sinistro Di Matteo, la mezzala Armellino ed il duttile bomber Matteo Di Piazza, che sopperiscono alle partenze di Giosa, Vitofrancesco, Fiordilino e Doumbia. Una strategia del tutto simile a quella seguita dal Foggia un anno prima. Le analogie non finiscono qui: divorzio a sorpresa col tecnico nelle prime battute della stagione (persino la scelta del profilo del sostituto di Rizzo, Fabio Liverani, ricalca quella fatta dai satanelli con Stroppa); ritocchi perfezionativi a gennaio (Legittimo, Tabanelli e soprattutto Saraniti, quest’ultimo in lotta col rossazzurro Curiale per la palma di capocannoniere).
A differenza del Foggia, però, nel girone di ritorno i giallorossi non riescono ad andare in fuga e tengono accese le speranze di Catania e Trapani quasi sino alla fine. Soltanto alla penultima giornata arriva, in casa contro la Paganese, la vittoria che regala la certezza del ritorno in B a sei anni di distanza dal doppio salto all’indietro.

 



2018/19: CATANIA, TOCCA A TE!
Al di là delle statistiche e della scaramanzia, la regola dei “secondi che saranno i primi” è stata caratterizzata da due aspetti ricorrenti.
In primo luogo tutte le squadre analizzate hanno provveduto a cambiare il tecnico che ha sfiorato, ma non ottenuto, la promozione nella stagione precedente. Ciò, nel caso di Foggia e Lecce, è accaduto anche a ritiro già svolto o campionato già iniziato, ma non ha sortito effetti negativi. Al contrario, l’aver affidato giocatori già pronti per la lotta al vertice a tecnici molto lontani dal profilo del “sergente di ferro” ha finito col responsabilizzarli e motivarli al massimo, in funzione del raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Discorso a parte merita il “caso Benevento”, dove le doti tattiche di Auteri, unite allo sboccio di talenti come Ciciretti hanno finito per fare la differenza.
In questi giorni si fa un gran parlare di una possibile separazione tra Cristiano Lucarelli ed il Catania, alla quale seguirebbe l’approdo di un nuovo timoniere sulla panchina etnea. I giudizi sul livornese continuano a dividere la piazza, tra sostenitori e detrattori (coi secondi in maggioranza, fomentati dall’insuccesso ai playoff e anche da alcune dichiarazioni rilasciate dal mister durante la stagione), ma la storia degli ultimi anni insegna che non è da questa scelta che dipenderanno strettamente le sorti della squadra dell’Elefante nel prossimo campionato.
Quel che invece andrebbe imitato – e rappresenta senza dubbio un fattore imprescindibile per coltivare propositi di successo – è la conferma di un nutrito numero di giocatori che fungono da garanzia per un campionato di vertice, essendo stati già protagonisti di un cammino ammirevole, analogo per media punti a quello di Benevento, Lecce e Foggia nelle stagioni in cui queste ultime hanno chiuso al 2° posto. Le possibili partenze di alcuni tesserati col contratto in scadenza (Mazzarani e Porcino), col prestito in scadenza (Rizzo) o più semplicemente con la valigia in mano per ragioni di plusvalenza (su tutti Bogdan), potranno essere colmate con investimenti mirati, analoghi a quelli già operati da Foggia e Lecce negli ultimi due anni, con particolare attenzione a quei settori del campo che nello scorso campionato sono apparsi lacunosi (come la corsia destra difensiva ed il centrocampo nello specifico ruolo della mezzala). Per il resto, c’è una base già solida (Pisseri, Aya, Tedeschi, Blondett, Biagianti, Lodi, Manneh, Barisic, Di Grazia, Russotto, Curiale) da cui poter ripartire.
Con una certezza in più, che nelle scorse stagioni le varie contendenti non potevano vantare: la promozione di Lecce e Cosenza in B ed il disimpegno annunciato dalle proprietà di Trapani e Juve Stabia ha praticamente sgombrato il campo da rivali che sulla carta possano competere sotto il profilo tecnico ed economico con il Catania. L’esperienza Benevento insegna che le sorprese sono sempre dietro l’angolo (a proposito, Auteri l’anno prossimo riparte da Catanzaro…), ma i rossazzurri, forti di quanto seminato nella stagione appena conclusa, partiranno inevitabilmente coi favori del pronostico. E per la prima volta dalla caduta in terza serie, la promozione sarà un obiettivo e, al contempo, un obbligo.

Catania, riprovaci!