Fabio e Carmelo sempre nel cuore: dai Catania vinci per loro!

L'albero di Roseto Capo Spulico

L'albero di Roseto Capo Spulico  Foto: CalcioCatania.com

Tredicesimo anniversario della tragica scomparsa a Roseto Capo Spulico di Fabio Seminara e Carmelo Ligreci

21 MAGGIO 2006
Quante volte ci siam passati in questi anni. Quante volte ci siam fermati dinnanzi a quell’albero. Quante volte ci siamo chiesti il perché la mattina del 21 maggio 2006 le vite di Fabio Seminara e Carmelo Ligreci si sono tragicamente infrante proprio lì, lungo l’infausta Strada Statale 106 Jonica, alle porte di quella Roseto Capo Spulico che ormai da tredici anni fa parte della nostra storia, inevitabilmente. Due vite spezzate, così come il raggiungimento di un sogno coltivato per anni che svanisce a pochi passi dalla meta. Duecento i chilometri ancora da percorrere per raggiungere la sede della possibile realizzazione di quel sogno. La Serie A, la tanto agognata prima lettera dell’alfabeto, nascosta tra i ghirigori del barocco del Salento. Lecce è la città designata per la gara tra Catanzaro e Catania, valida per la penultima giornata del campionato di Serie B 2005-06. Si gioca in campo neutro per motivi di sicurezza, perché il ‘vecchio’ “Nicola Ceravolo” di Catanzaro non è in grado di garantirli vista la presenza massiccia dei tifosi catanesi, spostatisi in massa (come spesso accade) dal capoluogo etneo.

 L'omaggio floreale di Orazio Russo

 



Fin dalle prime luci dell’alba Messina è invasa da migliaia di sportivi con il Liotru nel cuore. Man mano che la carovana macina chilometri lo stivale si colora sempre di più di rossazzurro. Un tappeto a due colori, con tanta speranza e passione. L’entusiasmo, la voglia di esultare e gioire, si strozza bruscamente quando lungo gli autogrill sparsi lungo la Calabria rimbalza nefasta la notizia che non vorresti mai sentire. Due fratelli rossazzurri, come noi, in viaggio, insieme a noi, hanno perso tragicamente la vita. L’auto che li conduceva verso Lecce si schiantò contro un albero. L’impatto tremendo causò la morte immediata di Carmelo e Fabio, oltre al ferimento di altri due ragazzi. A terra nessuna traccia di frenatura, nessun indizio. Si parlò di un colpo di sonno, della luce del sole che abbagliò Carmelo, che era alla guida dell’auto. Tante ipotesi, senza riuscire mai a capire la vera causa. Il sole era già alto, ma nel cuore era notte fonda. Il silenzio, religioso e rispettosissimo, accoglie l’ingresso in campo di Catanzaro e Catania. Sull’assolata tribuna del “Via del Mare”, colma di tifosi etnei, il pensiero non era rivolto alla partita ma verso chi era andato via qualche ora prima. La gara iniziò con un improvvisato minuto di raccoglimento e con i tifosi rossazzurri in silenzio per il primo quarto d’ora. Venne esposto solo uno stendardo, quello che Fabio aveva portato da Catania: un elefante in stato febbrile (con quarantasei gradi di temperatura) con accanto uno striscione fatto in fretta e furia che recitava “Partiti per un sogno, per sempre con noi”.

 L'omaggio floreale di Orazio Russo

L'omaggio floreale di Orazio Russo 



Una partita senza storia, una vittoria senza gioia. Finì 3-1 per i ragazzi di Pasquale Marino, ma in virtù del contemporaneo colpo del Torino a Brescia il raggiungimento della Serie A rimase un sogno da rimandare ancora. Il Dio del calcio aveva deciso così. Non si poteva festeggiare quel giorno, non sarebbe stato umano. Nei miei ricordi, più della netta vittoria sul derelitto Catanzaro, sono rimaste ben nitide in questi anni altre immagini: l’omaggio floreale di Orazio Russo sotto la tribuna centrale; le lacrime scese copiose ed incontrollate dopo la prima rete di Mascara, proprio mentre le note del coro dedicato a ‘mamma’ Etna risuonavano maestose; le sciarpe, poste a centinaia, che da quel tragico giorno bardano l’albero di Roseto Capo Spulico. Dai Catania vinci per loro! Dai Catania vinci per loro! Dai Catania vinci per loro! Chi c’era non potrà mai dimenticare questo coro, così come i nomi di Fabio Seminara e Carmelo Ligreci. Quante volte siam passati da quell’angolo d’Italia. Quante volte ci passeremo ancora, per un veloce saluto od una preghiera, per deporre una nuova sciarpa od un’immaginetta della Santuzza. Ancora, tante volte ancora. Sempre in marcia per l'Elefante, la nostra passione. Per sempre, così come lo sarete voi con noi.