Cosi di Catania (calcio): Il più bel Catania-Pescara della mia vita

Angelo Massimino premia Damiano Morra

Angelo Massimino premia Damiano Morra  Foto: CalcioCatania.com

Nuovo appuntamento con i 'cosi catanisi' di Alessandro Russo

Il più brutto Catania-Pescara di tutta la mia vita capitò al Cibali il pomeriggio del giorno quattordici del mese di giugno del millenovecentottantuno. Nel vecchio impianto di piazza Spedini, un ragazzino di tredici anni e mezzo -che poi ero io- stava seduto assieme ad alcune migliaia di altri spettatori. In quanto all’elenco dei paganti quel giorno, però, si toccò il record negativo per un incasso di undici milioni e rotti, dove rotti in questo caso equivale a duecentoseimila delle vecchie lire. C’era un caldo afoso ma di tanto in tanto soffiavano spifferi di vento ma soprattutto l’atmosfera sugli spalti era moscia. Mancavano Casale, Mosti, De Falco, Ciampoli, Castagnini e Salvatori, in compenso però Damiano Morra ricevette una targa commemorativa da Massimino per la sua duecentesima presenza.

Nei primi minuti di gioco il numero undici Marco Piga cincischiò e, invece di tirar in modo secco in porta, passò la palla al numero uno avversario, uno che si chiamava Piagnerelli. Al cinquantasettesimo, il signor Massimo Silva, di professione bomber, servito dallo stopper Valeriano Prestanti infilò Roberto Sorrentino, di professione paratutto o quasi. All’ottantesimo, dopo un traversone dal fondo di Morra, arrivò Mastrangioli che, a porta vuota, riuscì a ciccare in modo inconcepibile. Dopo un po’ un giovanotto di nome Michele e di cognome Marino colpì di testa al centro dell’area e il pallone si stampò sulla traversa. Quando cadde di nuovo sull’erba, la palla lo fece rimbalzando e ballando vicino alla linea bianca, senza alcuna voglia di superarla per infilarsi tra le maglie della rete abruzzese. Quella volta esordirono due catanesi doc come Saretto Picone e Nino Cantone, i calci d’angolo furono nove a uno per noi ma i due punti se li portarono a casa gli adriatici. In breve: un Catania incompleto, sciupone e financo sfortunato fu castigato dal Pescara.

La formazione del Catania che affrontò il Pescara nel 1981 



Accadde poi, infine, che i nostri tifosi accesero un falò con le pagine del giornale La Sicilia proprio sulle tribune di legno Innocenti. A sirene spiegate arrivò l’autobotte dei vigili del fuoco e le fiamme in pochi minuti vennero domate. In più, quel pomeriggio, Angelo Massimino attese la giacchetta nera all’uscita degli spogliatoi e non credo che volesse fargli i complimenti per la sua prima gara diretta in serie B. Declinò però l’appuntamento con il nostro presidente il signor Sergio De Marchi, che spalancata una porticina fatata, dal suo stanzino si ritrovò direttamente sulla pista d’atletica. Da lì, il direttore di gara raggiunse l’ingresso degli abbonati della tribuna A e colà trovò ad attenderlo un tassì, che lo condusse a Fontanarossa.



14 giugno 1981 CATANIA-PESCARA 0-1
37. giornata - campionato nazionale serie B

Catania: Sorrentino, Tarallo, Labrocca, Cantone (65’ Picone), Ardimanni, Croci, Mastrangioli, Barlassina, Bonesso (80’ Marino), Morra, Piga. All. Mazzetti
Pescara: Piagnerelli, Romei, Eusepi, D’Alessandro, Prestanti, Pellegrini, Silva (87’ Cerilli), Boni, Pucci, Negrisolo, Di Michele (82’ Trevisanello). All. Agroppi
Arbitro: De Marchi di Novara
Gol: 57’ Silva


Catania-Pescara 2013: l'ingresso in campo delle due squadre 



Il più bel Catania-Pescara di tutta la mia vita capitò al Massimino quando io avevo quarantacinque anni e mezzo, più precisamente la notte dell’undici maggio duemilaetredici. Ordunque, provvederò ora a tracciar brevemente i sette punti salienti di quest’incontro di pallone.

Uno. Per provar a conquistar l'ottavo posto e battere il record di punti serie A, il mister, il signor Rolando Maran da Rovereto, sedette sorridente in panchina e rinunciò al turnover. Dopo tre turni di stop, quella sera il nostro allenatore diede fiducia al portiere Andujar e al terzino Bellusci.

Due. Alti da subito furono i ritmi e quel giocoliere che era il signor Pablo Barrientos rubo' la scena ostento' giocate d'alta scuola pallonara: assist al bacio, dribbling d’antologia e spirito di sacrificio. Al minuto trentasette si esibì in una conclusione di sinistro con l'esterno da fuori area. Carica d'effetto e diretta all'angolino, la sfera di cuoio venne deviata in corner dal guardiapali avversario Perin con un colpo di reni.


Tre. Al cinquantunesimo, una ripartenza da manuale avviata dal Pitu Barrientos fu conclusa in gol dal Papu Gomez, con l'ottimo contributo di Almiròn prima e di Bergessio poi: Catania uno, Pescara zero.

Quattro. Al minuto sessantotto, calciando un corner, il Pitu provò addirittura a centrare la via del gol: il pallone –perdirindina- si schiantò sul palo. Sessanta secondi più tardi, dal limite dell'area, lo stesso Barrientos saltò tre avversari in un fazzoletto del campo, s’allargò sulla destra e con l'esterno pescò Bergessio in area. Questi provò a tirar col destro sul primo palo ma il pallone venne bloccato bene da Perin.


La rete decisiva del Papu Gomez 



Cinque. Era l’ultima partita casalinga, si era conquistato il cinquantacinquesimo punticino e s’era raggiunto l’ottavo posto in graduatoria. Per tutti i novanta minuti e rotti il pallino rimase nelle nostre mani e tra i nostri piedi e Andujar non ebbe bisogno di sporcar guanti, calzettoni, pantaloncini e maglietta d’ordinanza.

Sei. L’atmosfera globale fu di solenne festività. Richiamato da mister Maran per la standing ovation, Pablo Barrientos divenne l’idolo del Massimino. «Pitu! Pitu! -gridavano tutti in coro- Pitu! Pitu!» e intanto sciorinavano battimani a scena aperta.

Sette. Con i miei occhi osservai molto da vicino la graduale crescita del Calcio Catania s.p.a. in tutte le sue componenti: societaria, tecnica, strutturale e ambientale.

Epperò, concludendo, non fu per nessuno di codesti motivi che l’undici maggio duemilaetredici assistetti al più bel Catania-Pescara di tutta la mia vita. A dirla tutta, alle ore otto e quaranta p.m., poco prima del calcio d’inizio insomma, accadde un fatto magnificente. Mio figlio Matteo, di cinque anni appena, scese sul rettangolo verde del Massimino insieme a un nugolo di rampolli. Accompagnavano per mano tutti loro i ventidue atleti, e Matteo Russo indossava una casacca rossazzurra che lo ricopriva fin alle ginocchia.

Fu per questa ragione che io, quella sera, assistetti al più bel Catania-Pescara di tutta la mia vita.

Festeggiamenti rossazzurri 




11 maggio 2013 CATANIA-PESCARA 1-0
37. giornata - campionato nazionale serie A

Catania Andujar, Bellusci, Legrottaglie (24' Biagianti), Spolli, C. Capuano, Izco, Lodi, Almiròn (71' Castro), Barrientos (91' Salifu), Bergessio, Gómez. All. Maran
Pescara Perin, Zanon, Cosic, M. Capuano, Balzano (73' Zauri), Blasi (81' Iannascoli), Togni, Di Francesco, Bjarnason, Bocchetti, Sforzini. All. Bucchi
Arbitro Pasqua di Tivoli
Gol 51' Gómez