Bologna-Catania 1-2: commento "a caldo"

Bergessio, come all'andata, ancora in gol contro i rossoblù

Bergessio, come all'andata, ancora in gol contro i rossoblù  Foto: CalcioCatania.com

Il commento post-partita della prima vittoria esterna stagionale, che non salva il Catania dalla retrocessione.

Tanti rimpianti, tante responsabilità
“Il timore è che adesso sia troppo tardi anche per conquistare rigeneranti vittorie”. Queste profetiche (purtroppo) parole avevano chiuso il “commento a caldo” della partita col Torino, in cui gli etnei avevano rimediato una sciagurata sconfitta che li aveva fatti sprofondare a -7 dalla zona salvezza. E pensare che senza quel suicidio, e senza tante altre occasioni buttate al vento, il Catania sarebbe ancora in corsa. Nonostante tutti gli errori della società, nonostante le fallimentari gestioni De Canio e Maran, evitare la retrocessione nello scadente campionato di quest’anno era tutt’altro che una chimera, anche perché quest’organico, con Pellegrino in panchina, ha dimostrato di non essere inferiore a squadre come Sassuolo e (soprattutto) Chievo. In questo senso ha ragione chi sostiene che la retrocessione rappresenta un’impresa in negativo, ed è inevitabile che adesso partano i processi, già iniziati in realtà da un paio di mesi.
Non basta la vittoria in trasferta, giunta finalmente all’ultima partita utile. Nella stagione 2007/08, d’altronde, il Catania era riuscito a salvarsi pur senza zampate fuori casa (ma con un cammino al Cibali nettamente migliore). Non basta la supremazia negli scontri diretti contro almeno una delle avversarie, il Bologna. Le vittorie in contemporanea di Sassuolo e Chievo chiudono matematicamente le porte a quella che si era profilata come un’impresa miracolosa. Ed è opportuno non appigliarsi ai risultati per certi versi scontati delle avversarie: a fine stagione se una squadra con l’acqua alla gola e ancora in corsa per un obiettivo fa risultato contro una compagine demotivata, anche se superiore tecnicamente, non può essere certo considerato uno scandalo. Ne sa qualcosa il Catania, se ripensiamo al match contro la Sampdoria (in molti includerebbero anche quello di domenica scorsa contro la Roma, non il sottoscritto che invece pensa alle passeggiate dei giocatori di Torino e Udinese in partite che il Catania ha la colpa di non aver concluso con almeno un pari).

Pellegrino, onore delle armi
Difficile che dai processi di fine stagione sul Catania di quest’anno si salverà qualcuno, tra dirigenti, staff e giocatori. Forse l’unico a meritare ampiamente un riconoscimento è Maurizio Pellegrino. Eloquenti e significative le lacrime versate a fine gara: tra i limiti che hanno segnato in negativo il campionato c’è sicuramente lo scarso carattere e il tenue attaccamento alla maglia dimostrato da molti giocatori; in questo senso, in pochissimo tempo, l’uomo chiamato dalla società per salvare almeno la faccia, è riuscito a colmare questa grande lacuna, trasmettendo ai ragazzi i giusti messaggi e, forse, anche quelle poche indicazioni tecnico-tattiche in grado di metterli più a loro agio in campo. Sotto il profilo squisitamente tattico, ricordiamo che Maran ha provato per quasi tutta l’estate il 4-2-3-1, salvo poi accantonarlo a inizio stagione nonostante non disponesse più di un playmaker come il Lodi della passata stagione: perché? Alla fine dei giri di giostra questo modulo si è dimostrato più congeniale alle caratteristiche dei ragazzi in organico. Pellegrino con la vittoria odierna porta la propria media punti a 1,8. Fermo a 0,72 De Canio e addirittura a 0,57 Maran. Se un uomo di fiducia della società, addetto al settore giovanile, ha fatto nettamente meglio rispetto ai tecnici scelti in precedenza per provare a più riprese la rimonta salvezza vuol dire che questi ultimi hanno, anche loro, grosse responsabilità. Qualche attenuante va concessa a Maran, non solo per la splendida cavalcata della scorsa stagione, ma anche per il disappunto mostrato in maniera lampante nei confronti del (mancato) mercato di riparazione (significativo che il tecnico di Rovereto facesse giocare sistematicamente Keko, in scadenza, poi finito in panchina con Pellegrino, anziché dare spazio al nuovo acquisto Fedato).

In campo, una vittoria quasi “eroica”
Di tempo per approfondire ulteriormente i processi ce ne sarà in abbondanza. Il target principale di questa rubrica è quello di analizzare il match appena disputato dai rossazzurri. E vanno sottolineati i grandi meriti di ragazzi che per gran parte della stagione hanno deluso. Corretta la scelta di Pellegrino di rinunciare ancora a Lodi per garantire un maggior schermo a centrocampo. Ciò, insieme al gran lavoro della difesa ha messo in grado Gyomber e compagni di arginare le avanzate di Konè e Christodoulopoulos prima e gli attacchi a pieno organico dei vari Ibson, Cristaldo, Acquafresca poi (impalpabile invece Rolando Bianchi). Il salto di qualità ulteriore l’ha garantito un Frison in formato monstre, autore di svariati miracoli. A conferma di quanto di buono prodotto in fase offensiva contro la Roma, il tridente Leto-Bergessio-Castro ha poi dimostrato di poter far male alla retroguardia felsinea, toppando però l’ultimo passaggio o la conclusione a rete. Molto deludente, invece, “Pitu” Barrientos, giustamente sostituito da Pellegrino quando, col Catania in 10, serviva più corsa e, quindi, serviva un giocatore come Plasil.
A proposito dell’inferiorità numerica, gravissima l’ingenuità di Peruzzi, che in una partita da dentro o fuori ha messo i propri compagni in difficoltà. Non è la prima volta che succede in questa stagione (Maran, proprio per evitare un copione simile, lo sostituì con largo anticipo durante il primo tempo di Sassuolo-Catania). Segno che il terzino argentino, certamente dotato di buone qualità e in prospettiva buon giocatore, paga ancora una buona dose di inesperienza. Eppure, l’abbondante ora di gioco disputata in 10 contro 11 esalta ancor di più i meriti del Catania odierno, capace di cedere solo di fronte a un gran tiro da fuori di Morleo, di resistere, e di firmare in ripartenza con un impeccabile Bergessio il gol (il 9° in 29 presenze) di una vittoria che avrebbe assunto i contorni dell’eroismo se fosse stata accompagnata da risultati favorevoli in quel di Cagliari e Reggio Emilia. Così non è stato e adesso è tempo di ripartire e riprogrammare. Da subito.