ESCL- Ciceri&Spagnolo, la promozione in B del 1975

Spagnolo  e Ciceri: un'amicizia che dura ancora

Spagnolo e Ciceri: un'amicizia che dura ancora  Foto: Nino Russo

A quarant'anni dalla promozione in B del 74/75 i due bomber ricordano quell'annata da urlo. Un'esclusiva di CalcioCatania.Com

Quaranta e non sentirli…
Quando si ricorda una grande vittoria, un successo insperato od una promozione storica, le emozioni sgorgano impetuose da quel cassettino della memoria tenuto gelosamente custodito. In linea teorica, la vittoria di un campionato ha una valenza diversa in base alla categoria, perché equiparare una promozione in Serie A ad una in C o in D non è proprio la stessa cosa. Teoricamente. In verità, però, ci sono promozioni conseguite nelle serie inferiori che assumono pari importanza a quelle ottenute in palcoscenici superiori. Un metro di giudizio non esiste, la valenza di un trionfo è dettata dal momento storico, dalle vicissitudini avute e dall’inebriante gusto delle grandi conquiste, a prescindere dai campi calcati. Il 22 giugno del 1975 – esattamente quarant’anni fa – il Catania espugnava con un sonoro 0-3 Torre del Greco, conquistando matematicamente la promozione in Serie B. Di Ciceri, Fatta e Malaman le firme sulla vittoria decisiva, la numero 20 di un campionato straordinario vissuto sempre in testa dopo un avvincente duello col Bari. Un duello, vinto proprio all’ultimo round, che consegnò all’immortalità quel Catania guidato dal Presidentissimo Angelo Massimino e dal tecnico Egizio Rubino, coautori di nuova promozione dopo quella in A ottenuta cinque anni prima. Un Catania grandi numeri, con atleti mai scordati: dal portiere Petrovic ai difensori Benincasa e Prestanti, dal regista Guido Biondi al centrocampista Giagnoni, giungendo all’inarrestabile coppia-goal composta da Claudio Ciceri e Giampietro Spagnolo . E proprio nel giorno del quarantesimo anniversario di quella promozione, i due bomber ricordano – in esclusiva per CalcioCatania.Com – le imprese di quella memorabile cavalcata. Ricordi di un calcio diverso, meno ricco, ma sicuramente più genuino e romantico.

Un campionato sempre in testa
Dal vittorioso esordio casalingo contro la Salernitana (deciso da una rete di Spagnolo), passando dal doppio 0-0 con il Bari (la grande rivale), dalle vittorie fondamentali di Matera e Reggio Calabria, fino all’apoteosi dell’ “Amerigo Liguori” contro la Turris.

Spagnolo: “ Fa piacere rivivere quei momenti molto belli anche a distanza di molti anni: quaranta, addirittura. Vincemmo quel campionato per un punto sul Bari, al termine di una stagione bellissima e piena di gol. Tra i tantissimi ricordi che conservo di quella stagione, c’è la partita contro la Nocerina. Eravamo sul 2-2, a pochi minuti dalla fine, con la partita che sembrava ormai chiusa. Poi, quasi allo scadere, segnai e vincemmo proprio all’ultimo istante. Una soddisfazione tra tante soddisfazioni”.

Ciceri: “ Ricordo quella stagione con grande gioia ma anche con un po’ di ansia. L’ansia derivante dall’esser sempre inseguiti da Bari e Lecce che vincevano sempre e non si staccavano mai. Fu così per tutto il campionato, fino all’ultima partita di Torre del Greco. Contro la Turris all’inizio non fu facile: loro, probabilmente motivati dal Bari, giocarono alla morte mettendo in campo il massimo impegno. Prima mi annullarono ingiustamente una rete e subito dopo riuscì a segnare il gol che sbloccò il risultato. A quel punto la Turris si arrese e noi dilagammo per 3-0. Fu un trionfo. Il giorno dopo prendemmo l’aereo da Napoli e all’aeroporto di Catania trovammo oltre diecimila tifosi rossazzurri impazziti di gioia. La passione travolgente della gente di Catania ci accompagnò per tutta la stagione. Fu un anno veramente bello sotto ogni punto di vista, ma soprattutto perché siamo arrivati primi, è chiaro. Arrivare secondi, dopo aver fatto un campionato del genere (20 vittorie, 17 pareggi e una sconfitta, ndr), sarebbe stato come retrocedere. Io una situazione simile l’ho vissuta qualche stagione più tardi, sempre a Catania, quando perdemmo il campionato a Pisa. Per me il 22 sarà una doppia festa, perché il giorno prima mia madre (Ida) compie 92 anni ”.

La miglior coppia-gol della storia rossazzurra
Venti per Spagnolo, 18 per Ciceri. Con 38 reti in due la “premiata ditta” Ciceri&Spagnolo detiene la palma della miglior coppia-gol della storia rossazzurra. Un primato insidiato seriamente soltanto dal duo Spinesi-Mascara, tandem in grado di realizzare 37 reti nella stagione 2005/06. Un record ancora imbattuto…

Spagnolo: “ Fa piacere detenere questo record prestigioso, anche se le reti segnate da quei due (Spinesi e Mascara, ndr) sono state realizzate in una categoria superiore. Ma è altrettanto vero che la C di allora era veramente tosta. C’erano Reggina, Messina, Salernitana, Bari e Lecce, delle piazze prestigiose che resero quel torneo una sorta di ‘B2’. Io e Claudio eravamo una coppia ben assortita: io ero molto veloce, lui era molto forte fisicamente. In campo avevamo un modo di giocare diverso l’uno dall’altro: io ero più portato per l’uno-due col compagnoed oltre a realizzare 20 reti sfornai diversi assist, molti dei quali anche per lui. Ero una punta che faceva l’ala. Ciceri, invece, era un po’ troppo ‘innamorato della palla’, giocava per conto suo e talvolta servivano due palloni: uno per lui e l’altro per gli altri 21 in campo… Siamo ancora in stretto contatto: viviamo entrambi a Reggio Emilia e di pomeriggio ci vediamo spesso per giocare a briscola matta al circolo. L’altro giorno è venuto anche Roberto Mozzini, stopper che vinse due scudetti con Inter e Torino negli anni settanta”.

Ciceri: “Eravamo una coppia che si integrava molto bene. Lui era un brevilineo, molto rapido, mentre io ero la punta di peso. Io sfondavo al centro e lui sulle fasce: l’ideale per il calcio di allora. Adesso, invece, il gioco è diverso: la tattica di oggi consente di giocare in avanti anche con due rapidi. Con Giampietro ci conoscevamo già dai tempi di Reggio Emilia (stagione 1969/70, ndr) e fu un grande piacere ritrovarsi a Catania. Tra di noi c’era un bellissimo rapporto. Un legame di amicizia che continua ancora oggi. In campo, ovviamente, c’era anche un po’ di sano dualismo per via della classifica cannonieri. Io l’avevo vinta l’anno prima a Chieti e fui felice che quella volta la vinse lui. Eravamo entrambi rigoristi e per evitare favoritismi decidemmo di alternarci durante il campionato: in quel campionato non ne sbagliammo neanche uno. Sapere di detenere questo record mi riempie d’orgoglio, anche se, per il bene del Catania e dei tifosi, spero che qualche altra coppia-gol riesca a superarci al più presto. Maniero e Calaiò, se restano entrambi, potrebbero riuscirci tranquillamente”.

Malaman, il terzo incomodo
Oltre all’inarrestabile coppia d’oro nella faretra di mister Rubino c’era un’altra freccia: Adelchi Malaman, il terzo incomodo, autore di 8 reti in quello stesso torneo.

Spagnolo: “Malaman era un’ala tornante dotata di un fisico possente. Era molto forte sui calci piazzati, tirava delle bordate spaventose e spesso faceva gol. Quell’anno, ne fece 8”.

Ciceri: “Quell’anno anche Adelchi riuscì a segnare diverse reti, una delle quali nella gara decisiva con la Turris. Avevamo un ottimo rapporto e, ancora oggi, siamo in contatto, anche tramite Facebook. Lui vive a Verona e spesso va a vedere mio cugino, Enrico Bearzot, che gioca nelle giovanili dell’Hellas. Si Tratta di un esterno avanzato, classe 1996, molto promettente: nel campionato primavera di quest’anno ha segnato contro Milan ed Inter”.

Un grande gruppo
Dietro un grandissimo attacco, c’è sempre un grandissimo gruppo...

Spagnolo: “Petrovic in porta, Fatta, Battilani, Prestanti e Benincasa dietro, Poletto, Biondi, Giagnoni e Malaman a centrocampo, io e Ciceri in avanti: mica male come squadra! Avevamo veramente una grossa squadra, con un bel centrocampo, con giocatori di categoria superiore e pieni d’entusiasmo. Quando c’è un gruppo così non è difficile vincere. Sinceramente, credo che quella squadra era più forte rispetto a quella che giocò in B l’anno dopo”.

Ciceri: “ Era un gruppo bellissimo, molto unito e compatto. Andavamo molto d’accordo e, soprattutto, si scherzava tantissimo. Giagnoni, Biondi e Prestanti erano quelli più scherzosi. Era bello stare insieme, anche fuori dal campo. La vittoria di quel campionato contribuì a saldare il gruppo ancora di più. Si andava spesso a mangiare fuori anche coi dirigenti. Ricordo che il Dottor Mineo e Maugeri erano dei gran mangiatori di sedano, l’accia, come dite voi. Sparivano tra montagne di sedano e noi non riuscivamo a trovarli (tra i ricordi una risata grassa, ndr)”.

Massimino-Rubino, che duo
Ciceri-Spagnolo in campo, Angelo Massimino ed Egizio Rubino in cabina di regia.

Spagnolo: “Massimino era il classico ‘presidente-tifoso’, appassionatissimo e stravedeva per il calcio. Era un po’ furbetto, ma anche di ‘parola’. Se dopo una vittoria andavamo da lui a chiedere qualcosa in più, lui faceva finta di niente. Ma se era lui a farci una promessa la manteneva sempre. Era sempre puntuale nei pagamenti degli stipendi: entro il mercoledì della settimana saldava tutto. A fine stagione ci diede anche il premio promozione, così come concordato ad inizio campionato. A Reggio Emilia, invece, non era così. Mi pagavano attraverso delle cambiali che arrivavano a novembre della stagione successiva”.

Ciceri: “Angelo Massimino era uno spasso. Con lui c’era sempre da ridere. Ci teneva su il morale, ci incoraggiava nei momenti più difficili a non mollare mai. Faceva della scaramanzia una sua virtù. Ci portava spesso a mangiare il pollo arrosto in certe bettole dove era già stato nell’anno della promozione in A (1969/70, ndr). Tra i tanti aneddoti, ricordo la partita di Reggio Calabria. Eravamo sotto per 2-1 e rischiavamo seriamente di perdere il campionato, anche perché mancavano un paio di partite alla conclusione. Alla fine riuscimmo a ribaltare il risultato e fu festa grande. Sul traghetto che ci riportava inSicilia fu uno spettacolo: i tifosi entusiasti portarono in trionfo Angelo, il quale cantava per la gioia. Era il nostro primo tifoso”.

Rubino, un gran signore
Per bilanciare il focoso carattere del Cavaliere ecco la pacatezza del tecnico Egizio Rubino…

Spagnolo: “Era un gran signore, poco a che vedere con altri allenatori… In campo ci lasciava liberi di fare quello che volevamo, senza troppi vincoli tattici. Con lui avevamo un rapporto umano stupendo, non era un ‘sergente di ferro’, anzi. Ricordo l’ultima partita che, per tranquillizzarmi, mi disse che Tivelli, il mio rivale nella corsa al titolo cannonieri, non aveva segnato ed io giocai la ripresa con più tranquillità. Alla fine arrivai primo anche lì”.

Ciceri: “Rubino era un inglese: freddo, calmo e pacato. Con il suo carattere contribuiva a calmare e stemperare gli animi di un ambiente sempre focoso. Ricordo che ad assistere alla partitella del giovedì venivano 5-6mila persone. Sembrava di giocare la domenica in Serie A. Una roba dell’altro mondo. Una passione travolgente e lui ci aiutava molto a gestirla”.

Tifosi, la vera risorsa
Una grande vittoria ottenuta anche grazie all’apporto dei tifosi rossazzurri, sempre presenti in massa: in casa, in trasferta e anche durante gli allenamenti…

Spagnolo: “Che grande pubblico! Venivano in massa, 3-4 mila persone, anche per assistere agli allenamenti. I ragazzi marinavano la scuola per venire a vederci allo stadio. Ci hanno aiutato tanto durante quella stagione. Torre del Grifo è qualcosa di meraviglioso. Complimenti al Catania per aver realizzato un’opera del genere. Un centro così in Italia non ce l’ha nessuno. In passato ho avuto modo di visitare la struttura e sono rimasto incantato dalla visuale. Guardi in alto e vedi l’Etna che fuma, guardi in basso e vedi il mare azzurro. Una meraviglia. Quando giocavamo noi non era così. Allora c’era solo il Cibali dove si faceva di tutto: gli allenamenti in settimana, la partita la domenica, le gare dell’Amatori e il pomeriggio anche le scuole. C’erano certe buche spaventose, una cosa vergognosa per una grande città. Adesso i tempi sono cambiati. Fortunatamente per Catania”.

Ciceri: “Coi tifosi avevamo un rapporto stupendo. Ricordo che non potevo circolare per Catania perché venivo “assalito”da loro. Non solo foto ed autografi: mi portavano a bere qualcosa nei bar, si usciva anche la sera a mangiare il pesce, era qualcosa di unico. Bisognerebbe permettere ai tifosi di seguire gli allenamenti della squadra, perché aiuterebbe ad intensificare il rapporto tra calciatori e città così come capitò a noi”.

Il Catania di oggi
Dopo aver rievocato i giorni di gloria passati l’attenzione non poteva non spostarsi sull’attuale situazione del Catania, reduce da due stagioni fallimentari e con la “questione-Marino” come ordine del giorno…

Spagnolo: “Una stagione buttata al vento. A mio avviso sono stati fatti degli acquisti sbagliati sia nel mercato estivo sia in quello di gennaio. Non ho capito l’acquisto di Maniero, che in quanto punta centrale è il doppione di Calaiò. Bisognava prendere un esterno, un’ala veloce, e non un’altra punta fissa centrale. Sbagliata anche la scelta di puntare su Marcolin come tecnico: il black-out delle ultime 3-4 partite mi è parso un po’ strano… Pasquale Marino come nuovo allenatore va più che bene, è valido”.

Ciceri: “Nel Catania di quest’anno ho notato dei problemi nell’amalgama della squadra: a centrocampo non c’era filtro e la difesa prendeva dei gol veramente banali. Bisogna ritoccare necessariamente questi due reparti. Pasquale Marino è il tecnico perfetto per la risalita, anche perché è siciliano. È molto esperto, motivato e può fare solo bene. È fondamentale, però, centrare bene gli acquisti e non ripetere gli stessi errori”.

Catania, città caotica ma meravigliosa
Infine, immancabile fotografia su Catania città.

Spagnolo: “Dal 2000 ad oggi son venuto a Catania sei volte. È una città che mi piace, anche se è un po’ caotica. A Catania c’è la vita, anche di notte. Qui a Reggio Emilia, invece, è molto diverso: se vai in giro alle 8 di sera non trovi nessuno. Da calciatore abitavo ad Ognina, proprio vicino al mare. Adesso è irriconoscibile rispetto ad allora: hanno costruito un sacco di palazzoni, hanno fatto la malora e non si riconosce più”.

Ciceri: “A Catania ho vissuto dei momenti unici. Da calciatore ho ricevuto tanto affetto, considerazione e stima da parte dei tifosi e non è ovunque così. Ricordo con gioia la nascita di mio figlio (18 marzo 1975) avvenuta proprio in una clinica catanese. Una città stupenda dal clima meraviglioso: bella la montagna, l’Etna, bello il mare. C’è tutto. Ricordo con simpatia anche il caos del traffico uguale a quello di Milano, a me molto familiare. L’unico ricordo negativo è legato al campo: la sconfitta di Pisa. Fu un vero peccato, regalammo un campionato a Matera e Pisa ed ancora oggi, a distanza di tanti anni, è rimasta molta amarezza. Unico dispiacere tra tantissime gioie”.

Dal nord con furore
Giampietro Spagnolo, nato il 20 ottobre 1949 a Castelnuovo del Garda (Verona), in rossazzurro dal 1973 al 1978 per un totale di 150 presenze (20 delle quali in Coppa Italia) e 45 reti (4 delle quali in Coppa Italia).
Claudio Ciceri, nato il 10 maggio 1951 a Milano, in rossazzurro dal 1974 al 1976 e nella stagione 1978/79 per un totale di 108 presenze (11 delle quali in Coppa Italia) e 40 reti (4 delle quali in Coppa Italia).