In risposta al messaggio n. 2687870 di Memoria Anahàtema:
"Prima illusione,poi delusione e speranza, vivete le giornate dei miserabili senza futuro. Eravate arroganti e sicuri, oggi siete perdenti e vittime di un incubo che per voi sarà sempre lo stesso, rima..."
Ti leggo e quasi provo tenerezza. Ti sei ridotto a invocare demoni immaginari e a masticare un latino da sussidiario pur di non guardare il vuoto pneumatico della tua esistenza. Parli di 'miserabili senza futuro' mentre passi le tue giornate a spiare dal buco della serratura i sogni degli altri, nutrendoti delle loro cadute perché non hai mai avuto una vetta da scalare.
La tua non è una maledizione, è ossessione. Sei lo spettatore non pagato di un film che non ti appartiene, un parassita emotivo che gode del buio perché la luce lo acceca. Mentre noi viviamo cicli di speranza e dolore — cose da vivi, cose da uomini — tu rimani pietrificato nel tuo fango, a ringraziare un 'Wàsùzu' qualunque per averti concesso l'unico brivido della tua vita: veder fallire chi, a differenza di te, ha avuto il coraggio di provarci.
Invidia, solitudine, dementia. In umbra vivis perché solem ferre non potes. Tuus dominus nihil est, sicut vita tua. Dum nos pugnamus, tu in ruderibus tuis putrescis. Ridiculus es, non terribilis.
Continua pure a biascicare preghiere nel buio. La vera devastazione è quella che vedi ogni mattina allo specchio: un uomo che ha bisogno della sconfitta altrui per sentirsi, per un solo istante, meno insignificante di quello che è.
Messaggio n. 2687876