Salvo S.
Catania
Leggo spesso i commenti di tanti tifosi del Catania che si lamentano del divieto di seguire la squadra in trasferta dopo i fatti di Lecco.
Premetto una cosa: condanno ogni forma di violenza, senza se e senza ma. Ma proprio per questo credo che, prima di giudicare, bisognerebbe conoscere bene i fatti e avere l’onestà di guardare la situazione da tutte le prospettive.
Da quello che viene raccontato, a Lecco i tifosi del Catania sarebbero stati aggrediti da quattro individui che, forse, cercavano soltanto il pretesto per poter raccontare di aver fatto a botte con una tifoseria come la nostra, che suo malgrado si porta dietro la fama di essere una tifoseria tosta.
E allora mi domando: cosa avrebbero dovuto fare i nostri tifosi in quel momento?
Dire: «Aspettate, per favore, non reagite, altrimenti ci squalificano»? Restare fermi a farsi massacrare pur di evitare conseguenze?
E poi, diciamocelo chiaramente: troppo spesso, quando si parla del Catania e dei suoi tifosi, sembra che basti il nostro nome per far scattare pregiudizi e provvedimenti. Quindi mi chiedo: cosa sarebbe cambiato davvero?
Non sto giustificando la violenza, né sto dicendo che reagire sia sempre la scelta giusta. Sto chiedendo semplicemente che si distinguano le responsabilità e che non si faccia di tutta l’erba un fascio.
Prima di giudicare, bisogna essere onesti. Se dei tifosi vengono aggrediti, bisogna avere il coraggio di riconoscere anche la loro posizione, senza fermarsi soltanto alle conseguenze finali.
Essere contro la violenza significa condannare chi aggredisce, ma anche pretendere che i fatti vengano valutati con equilibrio e che le responsabilità siano accertate.
Perché la giustizia non dovrebbe dipendere dai colori che indossi, dalla città da cui provieni o dalla reputazione della tua tifoseria.
Forza Catania, sempre. ��💙
Premetto una cosa: condanno ogni forma di violenza, senza se e senza ma. Ma proprio per questo credo che, prima di giudicare, bisognerebbe conoscere bene i fatti e avere l’onestà di guardare la situazione da tutte le prospettive.
Da quello che viene raccontato, a Lecco i tifosi del Catania sarebbero stati aggrediti da quattro individui che, forse, cercavano soltanto il pretesto per poter raccontare di aver fatto a botte con una tifoseria come la nostra, che suo malgrado si porta dietro la fama di essere una tifoseria tosta.
E allora mi domando: cosa avrebbero dovuto fare i nostri tifosi in quel momento?
Dire: «Aspettate, per favore, non reagite, altrimenti ci squalificano»? Restare fermi a farsi massacrare pur di evitare conseguenze?
E poi, diciamocelo chiaramente: troppo spesso, quando si parla del Catania e dei suoi tifosi, sembra che basti il nostro nome per far scattare pregiudizi e provvedimenti. Quindi mi chiedo: cosa sarebbe cambiato davvero?
Non sto giustificando la violenza, né sto dicendo che reagire sia sempre la scelta giusta. Sto chiedendo semplicemente che si distinguano le responsabilità e che non si faccia di tutta l’erba un fascio.
Prima di giudicare, bisogna essere onesti. Se dei tifosi vengono aggrediti, bisogna avere il coraggio di riconoscere anche la loro posizione, senza fermarsi soltanto alle conseguenze finali.
Essere contro la violenza significa condannare chi aggredisce, ma anche pretendere che i fatti vengano valutati con equilibrio e che le responsabilità siano accertate.
Perché la giustizia non dovrebbe dipendere dai colori che indossi, dalla città da cui provieni o dalla reputazione della tua tifoseria.
Forza Catania, sempre. ��💙
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