MetalliCT
🟥 Muraiolo DOC
In risposta al messaggio n. 2720263 di Guts46:
[i]""La SSC Bari prende atto/i]
Ora ti dico io una cosa, che ti piaccia o no.
L'assunto secondo cui una società che non copre i costi con i ricavi è insolvente e, pertanto, deve essere dichiarata fallita (oggi, per essere formali, posta in liquidazione giudiziale) è, in punto di fatto, e in punto di diritto, una minchiata colossale.
In primo luogo perché quasi sempre nei primi anni di attività le imprese non coprono i costi con i ricavi.
Insolvente è la società, o l'impresa, che non riesce a pagare i suoi debiti alla scadenza con "mezzi normali".
L'apporto di denaro fresco da parte da uno o più soci, è "anomalo" o no?
Se lo è, come pare di intendere volesse significare la Procura di Bari, allora devono fallire almeno 2/3 delle società professionistiche di calcio italiane. In primis il tanto celebrato Como. A seguire, la Juventus, l'Inter etc...
Anomalo è, ad esempio, vendere un Marchio a prezzo gonfiato, a sé stessi, soprattutto quando chi compra non svolge un'attività congruente con quel marchio. Esempio del tutto casuale, si intende.
Applicando lo stesso criterio logico dovevano fallire tutte (nessuna inclusa) le società con partecipazione pubblica che sono state di volta in volta sovvenzionate con i soldi dei contribuenti italiani.
Proprio perché non riuscivano a coprire i costi con i ricavi dell'attività ordinaria.
Amico mio, finché c'è un socio che ripiana per tempo le perdite, in modo da consentire di pagare ogni debito alla data di scadenza, non c'è insolvenza, e quindi non si può dichiarare la liquidazione giudiziale.
La stessa logica, andrebbe ancora applicata a tutte quelle società private che sono state pubblicamente sovvenzionate. Ad esempio, i produttori di energia fotovoltaica. Per diversi anni non avrebbero coperto i costi se non ci fossero stati gli incentivi per KWh immesso nella rete nazionale di distribuzione (i.e. soldi delle tue tasse trasferiti nelle loro tasche). Erano insolventi? No, non lo erano. Incassavano le sovvenzioni pubbliche (che, per inciso, sono normali fino a un certo punto, perché senz'altro distorsive della concorrenza) e pagavano le rate di mutuo e gli stipendi alla scadenza.
Gli aumenti di capitale e i finanziamenti soci a fondo perduto sono strumenti previsti dalla legge. Sono strumenti "normali" per assicurare il regolare funzionamento di impresa.
Se non fosse così, interi settori di attività economica (pensa ai locali pubblici ai tempi del COVID) avrebbero dovuto essere cancellati dal panorama delle imprese.
Non è accaduto? Beh, c'è un motivo.
Non erano insolventi.
Finché vale per il Como, deve valere per il Bari (antipatico per quanto sia il "patron"), per il Catania, per il Pietraperzia, per la Maserati etc.
[i]""La SSC Bari prende atto/i]
Ora ti dico io una cosa, che ti piaccia o no.
L'assunto secondo cui una società che non copre i costi con i ricavi è insolvente e, pertanto, deve essere dichiarata fallita (oggi, per essere formali, posta in liquidazione giudiziale) è, in punto di fatto, e in punto di diritto, una minchiata colossale.
In primo luogo perché quasi sempre nei primi anni di attività le imprese non coprono i costi con i ricavi.
Insolvente è la società, o l'impresa, che non riesce a pagare i suoi debiti alla scadenza con "mezzi normali".
L'apporto di denaro fresco da parte da uno o più soci, è "anomalo" o no?
Se lo è, come pare di intendere volesse significare la Procura di Bari, allora devono fallire almeno 2/3 delle società professionistiche di calcio italiane. In primis il tanto celebrato Como. A seguire, la Juventus, l'Inter etc...
Anomalo è, ad esempio, vendere un Marchio a prezzo gonfiato, a sé stessi, soprattutto quando chi compra non svolge un'attività congruente con quel marchio. Esempio del tutto casuale, si intende.
Applicando lo stesso criterio logico dovevano fallire tutte (nessuna inclusa) le società con partecipazione pubblica che sono state di volta in volta sovvenzionate con i soldi dei contribuenti italiani.
Proprio perché non riuscivano a coprire i costi con i ricavi dell'attività ordinaria.
Amico mio, finché c'è un socio che ripiana per tempo le perdite, in modo da consentire di pagare ogni debito alla data di scadenza, non c'è insolvenza, e quindi non si può dichiarare la liquidazione giudiziale.
La stessa logica, andrebbe ancora applicata a tutte quelle società private che sono state pubblicamente sovvenzionate. Ad esempio, i produttori di energia fotovoltaica. Per diversi anni non avrebbero coperto i costi se non ci fossero stati gli incentivi per KWh immesso nella rete nazionale di distribuzione (i.e. soldi delle tue tasse trasferiti nelle loro tasche). Erano insolventi? No, non lo erano. Incassavano le sovvenzioni pubbliche (che, per inciso, sono normali fino a un certo punto, perché senz'altro distorsive della concorrenza) e pagavano le rate di mutuo e gli stipendi alla scadenza.
Gli aumenti di capitale e i finanziamenti soci a fondo perduto sono strumenti previsti dalla legge. Sono strumenti "normali" per assicurare il regolare funzionamento di impresa.
Se non fosse così, interi settori di attività economica (pensa ai locali pubblici ai tempi del COVID) avrebbero dovuto essere cancellati dal panorama delle imprese.
Non è accaduto? Beh, c'è un motivo.
Non erano insolventi.
Finché vale per il Como, deve valere per il Bari (antipatico per quanto sia il "patron"), per il Catania, per il Pietraperzia, per la Maserati etc.
Messaggio n. 1