Andrea
Centro
In risposta al messaggio n. 2718562 di Cielo Ross:
"In risposta al messaggio n. 2718554 di Andrea:
"Buongiorno a tutti
IerinNon volevo assolutamente aprire l’ennesimo confronto Catania-Palermo. Era proprio l’ultima cosa che mi interessava...."
Grazie cielo ross
E poi una cosa voglio ricordarla, visto che evidentemente abbiamo la memoria corta.
Vi rendete conto che l’unica finale della nostra storia l’abbiamo giocata a porte chiuse anche per colpa dei nostri “geniali” tifosi?
Ma ci rendiamo conto della follia?
Una società che arriva a giocarsi una finale, un momento che avrebbe potuto essere storico per il Catania, e il suo stesso ambiente riesce a trasformarlo in una partita senza pubblico. Una finale a porte chiuse. Roba da non crederci.
E vogliamo parlare del derby del 2007?
Quello poteva essere davvero lo spartiacque della storia del Catania. Eravamo in Serie A, se non ricordo male eravamo addirittura quarti in classifica in quel momento. Una stagione che poteva diventare qualcosa di straordinario, una città che poteva vivere uno dei momenti più belli della sua storia calcistica.
E invece cosa è successo?
È successo quello che tutti sappiamo.
Non importa nemmeno chi fosse sopra o sotto in classifica, non importa il risultato. Il punto è che quel giorno mezzo mondo ha visto Catania per quello che una parte del suo tifo aveva deciso di rappresentare.
E questa è la cosa che mi fa più incazzare.
Perché noi continuiamo a parlare di “grande tifoseria”, di “passione”, di “amore viscerale”, come se bastasse fare casino, cantare più forte degli altri o fare la guerra al prossimo per essere una grande tifoseria.
No.
Una grande tifoseria protegge la propria squadra e la propria città. Non le fa pagare le conseguenze delle proprie azioni.
E dopo quasi vent’anni siamo ancora qui a raccontarci quanto siamo grandi, quanto siamo importanti, quanto gli altri ci devono rispettare.
Ma il rispetto non si pretende. Si conquista.
E soprattutto non si conquista distruggendo la propria città, facendosi chiudere gli stadi e trasformando le occasioni storiche in vergogne che rimangono nella memoria collettiva.
Prima di dire “noi siamo Catania”, forse dovremmo chiederci che Catania stiamo lasciando agli altri quando usciamo dallo stadio.
Perché amare una squadra è facile.
Amare davvero la propria città è un’altra cosa.
"In risposta al messaggio n. 2718554 di Andrea:
"Buongiorno a tutti
IerinNon volevo assolutamente aprire l’ennesimo confronto Catania-Palermo. Era proprio l’ultima cosa che mi interessava...."
Grazie cielo ross
E poi una cosa voglio ricordarla, visto che evidentemente abbiamo la memoria corta.
Vi rendete conto che l’unica finale della nostra storia l’abbiamo giocata a porte chiuse anche per colpa dei nostri “geniali” tifosi?
Ma ci rendiamo conto della follia?
Una società che arriva a giocarsi una finale, un momento che avrebbe potuto essere storico per il Catania, e il suo stesso ambiente riesce a trasformarlo in una partita senza pubblico. Una finale a porte chiuse. Roba da non crederci.
E vogliamo parlare del derby del 2007?
Quello poteva essere davvero lo spartiacque della storia del Catania. Eravamo in Serie A, se non ricordo male eravamo addirittura quarti in classifica in quel momento. Una stagione che poteva diventare qualcosa di straordinario, una città che poteva vivere uno dei momenti più belli della sua storia calcistica.
E invece cosa è successo?
È successo quello che tutti sappiamo.
Non importa nemmeno chi fosse sopra o sotto in classifica, non importa il risultato. Il punto è che quel giorno mezzo mondo ha visto Catania per quello che una parte del suo tifo aveva deciso di rappresentare.
E questa è la cosa che mi fa più incazzare.
Perché noi continuiamo a parlare di “grande tifoseria”, di “passione”, di “amore viscerale”, come se bastasse fare casino, cantare più forte degli altri o fare la guerra al prossimo per essere una grande tifoseria.
No.
Una grande tifoseria protegge la propria squadra e la propria città. Non le fa pagare le conseguenze delle proprie azioni.
E dopo quasi vent’anni siamo ancora qui a raccontarci quanto siamo grandi, quanto siamo importanti, quanto gli altri ci devono rispettare.
Ma il rispetto non si pretende. Si conquista.
E soprattutto non si conquista distruggendo la propria città, facendosi chiudere gli stadi e trasformando le occasioni storiche in vergogne che rimangono nella memoria collettiva.
Prima di dire “noi siamo Catania”, forse dovremmo chiederci che Catania stiamo lasciando agli altri quando usciamo dallo stadio.
Perché amare una squadra è facile.
Amare davvero la propria città è un’altra cosa.
Messaggio n. 1