Andrea
Centro
Forse è arrivato il momento di smetterla con questa storia che il Catania sia, per diritto divino, una “grande società” del calcio italiano.
Guardiamo i fatti, non i racconti che ci siamo costruiti negli anni: nella nostra storia abbiamo passato relativamente poco tempo in Serie A. Meno di Bari, Palermo e Lecce. Eppure continuiamo a comportarci come se avessimo alle spalle una tradizione paragonabile alle grandi realtà del calcio italiano.
La realtà, per quanto possa far male, è molto più semplice: il Catania è una società che storicamente appartiene soprattutto alla dimensione della Serie B e, oggi, della Serie C. Non c’è niente di vergognoso nell’ammetterlo. Vergognoso è invece continuare a raccontarci una grandezza che i risultati, negli anni, non hanno confermato.
Abbiamo una tifoseria passionale? Certamente. Il Catania ha un seguito e una passione che meritano rispetto. Ma la passione non è automaticamente grandezza, e soprattutto non è un titolo sportivo.
Anzi, bisognerebbe avere anche l’onestà di guardare le pagine peggiori: città imbrattata, guerre interne tra gruppi, scontri e comportamenti che finiscono per danneggiare proprio Catania e la sua immagine. Se davvero amiamo questa città, dovremmo chiederci se questo sia il modo migliore di rappresentarla.
Basta con il complesso della grande squadra che sarebbe “troppo grande per la categoria”.
Una grande società si dimostra con programmazione, risultati, continuità, strutture, bilanci e capacità di costruire un futuro. Non con gli slogan, i ricordi o il numero di persone che si vantano di essere “diversi dagli altri”.
Il Catania può tornare grande. Ma per farlo deve prima smettere di raccontarsi di esserlo già.
Meno mito. Più realtà. Meno nostalgia. Più futuro.
Guardiamo i fatti, non i racconti che ci siamo costruiti negli anni: nella nostra storia abbiamo passato relativamente poco tempo in Serie A. Meno di Bari, Palermo e Lecce. Eppure continuiamo a comportarci come se avessimo alle spalle una tradizione paragonabile alle grandi realtà del calcio italiano.
La realtà, per quanto possa far male, è molto più semplice: il Catania è una società che storicamente appartiene soprattutto alla dimensione della Serie B e, oggi, della Serie C. Non c’è niente di vergognoso nell’ammetterlo. Vergognoso è invece continuare a raccontarci una grandezza che i risultati, negli anni, non hanno confermato.
Abbiamo una tifoseria passionale? Certamente. Il Catania ha un seguito e una passione che meritano rispetto. Ma la passione non è automaticamente grandezza, e soprattutto non è un titolo sportivo.
Anzi, bisognerebbe avere anche l’onestà di guardare le pagine peggiori: città imbrattata, guerre interne tra gruppi, scontri e comportamenti che finiscono per danneggiare proprio Catania e la sua immagine. Se davvero amiamo questa città, dovremmo chiederci se questo sia il modo migliore di rappresentarla.
Basta con il complesso della grande squadra che sarebbe “troppo grande per la categoria”.
Una grande società si dimostra con programmazione, risultati, continuità, strutture, bilanci e capacità di costruire un futuro. Non con gli slogan, i ricordi o il numero di persone che si vantano di essere “diversi dagli altri”.
Il Catania può tornare grande. Ma per farlo deve prima smettere di raccontarsi di esserlo già.
Meno mito. Più realtà. Meno nostalgia. Più futuro.
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