Filippo MI
🟩 Voce Autorevole
Leggo ancora il Muro, anche se scrivo molto poco. E credo di non essere l'unico. Non è più la voce rappresentativa di quella comunità di tifosi che per anni ha trovato qui il proprio punto di riferimento, ma sono convinto che molti di quelli che hanno vissuto quell'epoca continuino ancora a passare da queste pagine.
Stamattina ho passeggiato per le strade dove sono cresciuto, tra ricordi e luoghi che porto nel cuore, e ho capito che qualcosa dovevo dirla. Anche perché ieri ero al Massimino con mia figlia per la sua prima volta. È nata e cresciuta a Milano, ma indossava con orgoglio la maglia del Catania. Perché sì, mia figlia milanese tifa Catania.
Guardarla sugli spalti mi ha ricordato che questa squadra è molto più di una classifica. È appartenenza, memoria, identità.
Non sono un tecnico e non ho alcuna pretesa di insegnare calcio a nessuno. Sono però una persona che per lavoro è abituata a gestire organizzazioni e prendere decisioni nei momenti difficili.
Ed è qui il punto. Oggi la società deve decidere.
Se crede davvero nel progetto affidato a Emilio Longo, deve proteggerlo senza ambiguità e comunicare chiaramente a squadra, stampa e tifoseria che Longo resterà l'allenatore del Catania fino alla fine della stagione.
Non per cercare alibi. Per coerenza.
La società ha scelto un cambio profondo di filosofia calcistica, ha rinnovato gran parte della rosa e ha affidato il progetto a un allenatore con idee precise. Un percorso del genere non può essere giudicato dopo poche settimane.
E qui arriva il mio appello ai tifosi.
Sostenere un progetto non significa rinunciare alla critica. Significa distinguere tra il risultato della domenica e la direzione scelta. Significa concedere tempo a una squadra nuova e a un'idea nuova.
Il rischio più grande oggi non è una sconfitta. Le sconfitte fanno parte del calcio. Il rischio più grande è dividerci proprio quando sarebbe necessario restare uniti.
Chi chiede pazienza non è meno ambizioso di chi pretende risultati immediati. Siamo tutti dalla stessa parte.
Questa convinzione nasce anche dall'aver ascoltato con attenzione il mister e dall'essermi confrontato con persone informate e vicine alla società.
Per questo il mio appello è semplice: se la società crede in questo progetto, lo difenda fino in fondo. E noi tifosi facciamo la nostra parte.
Domani tornerò a Milano e probabilmente tornerò al mio silenzio sul Muro. Ma oggi sentivo il dovere di dire una cosa.
Il vero bivio non è tra Longo e un altro allenatore. Il vero bivio è tra dare continuità a una scelta o ricominciare ancora una volta da capo.
Dopo tutto quello che abbiamo vissuto, credo sia arrivato il momento di avere il coraggio di credere nella stessa direzione.
Perché presidenti, allenatori e giocatori passano. Il Catania resta.
E noi, alla fine, restiamo sempre lì. Dalla stessa parte.
Forza Catania sempre.
Stamattina ho passeggiato per le strade dove sono cresciuto, tra ricordi e luoghi che porto nel cuore, e ho capito che qualcosa dovevo dirla. Anche perché ieri ero al Massimino con mia figlia per la sua prima volta. È nata e cresciuta a Milano, ma indossava con orgoglio la maglia del Catania. Perché sì, mia figlia milanese tifa Catania.
Guardarla sugli spalti mi ha ricordato che questa squadra è molto più di una classifica. È appartenenza, memoria, identità.
Non sono un tecnico e non ho alcuna pretesa di insegnare calcio a nessuno. Sono però una persona che per lavoro è abituata a gestire organizzazioni e prendere decisioni nei momenti difficili.
Ed è qui il punto. Oggi la società deve decidere.
Se crede davvero nel progetto affidato a Emilio Longo, deve proteggerlo senza ambiguità e comunicare chiaramente a squadra, stampa e tifoseria che Longo resterà l'allenatore del Catania fino alla fine della stagione.
Non per cercare alibi. Per coerenza.
La società ha scelto un cambio profondo di filosofia calcistica, ha rinnovato gran parte della rosa e ha affidato il progetto a un allenatore con idee precise. Un percorso del genere non può essere giudicato dopo poche settimane.
E qui arriva il mio appello ai tifosi.
Sostenere un progetto non significa rinunciare alla critica. Significa distinguere tra il risultato della domenica e la direzione scelta. Significa concedere tempo a una squadra nuova e a un'idea nuova.
Il rischio più grande oggi non è una sconfitta. Le sconfitte fanno parte del calcio. Il rischio più grande è dividerci proprio quando sarebbe necessario restare uniti.
Chi chiede pazienza non è meno ambizioso di chi pretende risultati immediati. Siamo tutti dalla stessa parte.
Questa convinzione nasce anche dall'aver ascoltato con attenzione il mister e dall'essermi confrontato con persone informate e vicine alla società.
Per questo il mio appello è semplice: se la società crede in questo progetto, lo difenda fino in fondo. E noi tifosi facciamo la nostra parte.
Domani tornerò a Milano e probabilmente tornerò al mio silenzio sul Muro. Ma oggi sentivo il dovere di dire una cosa.
Il vero bivio non è tra Longo e un altro allenatore. Il vero bivio è tra dare continuità a una scelta o ricominciare ancora una volta da capo.
Dopo tutto quello che abbiamo vissuto, credo sia arrivato il momento di avere il coraggio di credere nella stessa direzione.
Perché presidenti, allenatori e giocatori passano. Il Catania resta.
E noi, alla fine, restiamo sempre lì. Dalla stessa parte.
Forza Catania sempre.
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