#Top11 - ALA DESTRA: Danova

  Foto: CalcioCatania.com

9a puntata del progetto editoriale realizzato in onore del Catania '46 con Tutto il Catania minuto per minuto e Quelli del '46.

La presentazione del progetto

Le scorse puntate: Vavassori, Álvarez, Legrottaglie, Stovini, Vargas, Szymaniak, Hansen, Prenna.

ALA DESTRA: Giancarlo Danova
“Io non ero un’ala destra tornante. Volevo fare gol e andavo sempre avanti”. Così si descriveva Giancarlo Danova e non aveva torto, data l’ottima media realizzativa tenuta durante la sua carriera (periodo catanese compreso). Soprannominato “Pantera” per la sua rapidità e per le movenze feline con le quali dribblava gli avversari ed aggrediva con rabbia il pallone, l’attaccante nato a Sesto San Giovanni si fece le ossa nel settore giovanile del Milan. Esplose proprio con la maglia rossonera nella stagione 1957/58, quando a soli 19 anni si rese protagonista di grandi prestazioni, inclusa quella nella semifinale di ritorno di Coppa Campioni contro il Manchester United (decimato, va detto, dal disastro aereo di Monaco di Baviera), durante la quale firmò un gol e tre assist per il 4-0 finale. L’anno dopo vinse da protagonista lo scudetto col Diavolo...e divenne oggetto di una citazione cinematografica: in una scena del film "L'audace colpo dei soliti ignoti", quando il maresciallo interroga il protagonista 'Er Pantera' (Vittorio Gassman) chiedendogli se avesse visto la partita Milan-Roma, quest'ultimo comincia a recitare come una filastrocca il gol del Milan, imparato a memoria da un giornale sportivo: "al 41° della ripresa Altafini detto Mazzola, ricevuta la sfera di cuoio dallo scattante Danova, aggirava l’accorrente Bernardin e lasciava partire di sinistro una secca staffilata che s’insaccava alla convergenza dei pali". Seguirono annate altalenanti, con un andirivieni tra la sponda rossonera e quella granata torinese, durante le quali arrivò comunque un altro tricolore (nel 1962, ancora col Milan). Ritenuto in parabola discendente a causa della sua discontinuità, arrivò a Catania nell’estate 1963. Agli ordini di Di Bella si trattenne due anni e si rilanciò alla grande. Straordinaria, in particolar modo, la seconda stagione, dove raggiunse la doppia cifra costituendo con Carlo Facchin una grande coppia di goleador, supportati dalle magie di Cinesinho e dalla classe di Calvanese. Passò poi all’Atalanta, dove imboccò il viale del tramonto prima di vincere il suo terzo scudetto, da riserva, con la Fiorentina nel 1969.

Figurine di Danova ai tempi dell'esperienza etnea (Fonte: Sergio Capizzi) 



-> La riserva: Alejandro Darío Gómez. Ad essere pignoli, il “Papu” a Catania ha giocato quasi sempre a sinistra, specie nelle ultime due stagioni, durante le quali si costituì il magico tridente argentino con Barrientos a destra e Bergessio al centro (tutti e tre, tra l’altro, accomunati dai trascorsi al San Lorenzo). Ma per la troppa concorrenza sull’out opposto, abbiamo deciso di ritagliargli un posto in panchina in questa zona del campo, a lui comunque congeniale e calcata, in rossazzurro, per buona parte della stagione 2010/11. Il tormentone estivo “Alejandro” di Lady Gaga fu la colonna sonora che accompagnò il suo approdo in Sicilia nell’estate 2010, in qualità di ennesima scoperta sudamericana della gestione Lo Monaco. Dopo un primo anno di positivo ambientamento, Gómez divenne l’elemento spicco dell’attacco etneo, non tanto sul fronte realizzativo (comunque soddisfacente, specie nella stagione 2012/13) quanto sul versante della pericolosità offensiva, garantita dalle continue folate con le quali faceva ammattire le difese avversarie. Da prezzo pregiato della rosa fu ceduto per soli 7 milioni di euro Metalist Kharkiv dal neo insediato vice-presidente Pablo Cosentino. Tornò in Italia l’anno dopo, diventando l’uomo simbolo dell’Atalanta dei miracoli di Gasperini, con cui si è tolto lo sfizio di giocare in Champions League e di entrare nel giro della propria nazionale, con la quale ha conquistato la Coppa America 2021. Dal gennaio 2021 gioca nel Siviglia.

Gómez esulta dopo un gol durante la stagione 2012/13 



-> Gli altri. La fascia destra d’attacco del Catania è stata tradizionalmente occupata da giocatori particolarmente prolifici e, in tempi più recenti, da grandi fantasisti. Appartengono alla prima categoria Francesco Randon (ben 14 gol nella stagione 1950/51, al suo esordio in rossazzurro), Fulvio Francesconi (che provò, senza successo, a riportare gli etnei in A nel biennio 1971-1973), Giampietro Spagnolo (spietato partner d’attacco di Ciceri a metà anni ’70). Nel secondo gruppo brillano le stelle del “Pitu” Pablo Barrientos, forse il giocatore tecnicamente più dotato della storia del Catania, ed il “Malaka” Jorge Martínez, re alle falde dell’Etna con giocate spettacolari e gol indimenticabili, al netto della sua discontinuità, entrambi preceduti temporalmente da Roberto De Zerbi, protagonista della promozione in A del 2006. Menzione speciale spetta ad Orazio Russo, catanese doc e prodotto del settore giovanile, lanciato da mister Bianchetti con Massimino alla presidenza e poi ingaggiato dal Lecce, in massima serie, dopo la tentata radiazione del 1993. Indimenticabili i suoi ritorni nel 1996/97 prima e nel biennio 2004-2006 (condito dalla promozione) poi, oltre all’addio celebrato al “Massimino” in Serie A il 16 maggio 2010 contro il Genoa. Renato Cattaneo, alfiere del gruppo che raggiunse per la prima volta il massimo campionato negli anni ’50, e Mario Castellazzi, tra i marcatori nello storico match del “Clamoroso al Cibali” del 4 giugno 1961 contro l’Inter, dimostrano ulteriormente di quanta abbondanza abbia potuto godere la tifoseria etnea in questo ruolo.

Barrientos esulta dopo un gol durante la stagione 2012/13