S...orrendo
Max Licari sul pari interno al cospetto del Sorrento. Rigidità tattica e rebus infortuni, alla società il compito di intervenire.
Questa NON è la strada maestra verso la B
Evidentemente, il pesante KO di Cosenza non era da considerarsi, come ci si augurava, un caso isolato. La prestazione sciorinata dai rossazzurri di mister Toscano al "Massimino", al cospetto del modesto Sorrento e dei soliti quasi 17.000 (ripetiamo, 17.000!) cuori rossazzurri, è risultata asfittica, molle, a tratti inguardabile sotto il profilo tattico e tecnico. Un deludente pareggio a reti bianche che si sarebbe potuto anche tramutare in rovinosa sconfitta se "San Dini" non avesse miracolosamente parato un rigore a D'Ursi nel finale della prima frazione. Pochi tiri in porta (sostanzialmente, Harasser non ha dovuto sciorinare parate importanti), poche azioni pericolose, tanta confusione e una sconfortante e diffusa sensazione di impotenza. Chiaramente, questa non può essere la strada maestra capace di portare il Catania direttamente in Serie B. E, siccome questo è l'obiettivo dichiarato da società e tecnico, si può tranquillamente affermare come sia necessario intervenire subito, prima che si decida di chiudere la stalla a buoi già scappati, a triste imitazione dell'incauto "villanzone" Libano. Lo rendiamo pubblico subito, a scanso di equivoci: la stagione degli alibi è finita, per tutti. È stato approntato un organico, sulla carta, ampio, costruito a immagine e somiglianza del tecnico e sostanziato di giocatori forti per la categoria a cui è stato chiaramente prospettato quale sia l'unico obiettivo, vincere, arrivare primi, portarci via da questa m... di categoria, come da tanti anni cantano le curve. L'allenatore ha accettato di rimanere a Catania per tentare il salto di categoria, dichiarandosi contento di quanto messogli a disposizione, magari (per onestà intellettuale) a eccezione di quell'ultima "ciliegina" di mercato costituita da un centrocampista avente determinate caratteristiche, non giunto in extremis alle falde dell'Etna per svariate ragioni di cui abbiamo abbondantemente disquisito. Prestazioni del genere, comunque, non possono essere accettate da una piazza che da più di dieci anni si ritrova invischiata nella melma delle serie inferiori del calcio italiano. Letteralmente "i-nac-cet-ta-bi-le".
"Trend infortuni", il gioco vale la candela?
Inoltre, ed è l'aspetto al momento maggiormente significativo, a fronte di un trend relativo agli infortuni simile a quello, nefasto, della scorsa stagione, a domanda dello scrivente in occasione dell'ultima conferenza stampa pregara, Toscano ha liquidato brevemente, seccamente il tutto con un inequivocabile "non sono preoccupato". Pertanto, se non è preoccupato Toscano, ipoteticamente non dovremmo esserlo nemmeno noi... o no? Eppure, contro il Sorrento ha dovuto rinunciare a ben sei giocatori, tra cui almeno cinque potenziali titolari o titolarissimi (Donnarumma, Aloi, D'Ausilio, Rolfini, Caturano, escludendo il lungodegente Martic). Troppi. Troppi già alla quinta giornata. E, per giunta, ci troviamo davanti a un film (genere "horror") già visto. Possiamo permettercelo? Secondo il tecnico, probabilmente, sì. Il nostro umile avviso, di contro, è che no, diamine, non possiamo, non possiamo! Celli, nelle interviste postgara, ha fatto intendere che l'alto numero di infortuni potrebbe dipendere da un fattore "positivo", cioè la forte competitività in allenamento che porta i giocatori ad innalzare il livello di intensità nella prestazione. Ebbene, se così fosse, non potremmo non domandarci se il gioco valga la candela. Durante la scorsa stagione, tutto ciò ha portato a condurre un campionato di retrovia, poi parzialmente "aggiustato" da un finale in crescendo, culminato peraltro in un modestissimo quinto posto, a distanze siderali dal capolista Avellino, fra l'altro di certo non la più "scintillante" delle vincitrici del girone C negli ultimi dieci anni. Quest'anno, con una squadra nettamente più forte e con le ambizioni che legittimamente coltiviamo, possiamo rischiare di ripetere quel percorso? Possiamo rischiare di continuare a pareggiare o perdere in casa con i Sorrento, Latina, Casertana, etc.? Noi diremmo di no...
Una rigidità tattica che alimenta qualche perplessità
Che Toscano sia un tecnico di valore, che sia fra i più vincenti della categoria, che non debba, alla sua età, dimostrare niente a nessuno lo abbiamo ripetuto tante volte e non ci sembra il caso di rimarcarlo a ogni piè sospinto. Nulla e nessuno toglie i dovuti meriti all'allenatore calabrese. Tuttavia, ripercorrendo la vicenda calcistica dello stesso qui a Catania, non si può non notare come, finora, i risultati, sia in termini di gioco sia di punti in classifica (la cosa, in definitiva, che maggiormente conti in questa infima categoria), non possano essere definiti "entusiasmanti". Se, però, nel caso della scorsa stagione, alcuni alibi potevano essere concessi a lui e alla squadra, oggi (come ampiamente ribadito) non è più possibile farlo. Il Catania, anche in questo inizio di stagione, appare un team "monolitico", unidirezionale, sì con unidea precisa, ma appunto "solo" quella. In altri termini, privo di duttilità e adattabilità alle situazioni contingenti (infortuni, stato di forma, condizioni ambientali, etc.). Si fa in un modo, punto e basta. Non ci si allontana mai dal 3-4-2-1 e, tutt'al più, in emergenza si adatta qualche giocatore al modulo e non viceversa, vedi Jimenez a mediano o Lunetta a centravanti. Questo, a nostro avviso, in talune circostanze può rivelarsi un limite più che una forza.
Cicerelli, è il modo giusto di impiegarlo?
Il caso più evidente, che vorremmo porre sotto attenzione, è quello di Cicerelli. Il capocannoniere della scorsa stagione, il miglior giocatore (a detta di tutti gli addetti ai lavori) di tutti e tre i gironi della C, in questo inizio di campionato sta facendo indubbiamente fatica. Ha segnato due gol su rigore (un altro lo ha fallito), nessuno su azione, entra poco in area, tira raramente, si sfianca in un lavoro di raccordo tra centrocampo, trequarti e attacco che, inevitabilmente, lo rende meno lucido dove propriamente servirebbe la sua creatività, essendo, fino a prova contraria, la "luce" designata da tecnico e società a rischiarare il gioco offensivo della squadra. Lo vediamo fare rincorse commoventi fin quasi alla trequarti difensiva del Catania, galleggiare nella zona mediana, venendo a prendersi il pallone per cercare di inventare qualcosa. Nulla da dire al giocatore, anche contro gli uomini di mister Conte fra i più positivi dei suoi, ma non è questo che è lecito attendersi da lui. Emmanuele deve essere decisivo nei trenta metri finali, è un attaccante, è (pure) un goleador, non un centrocampista, non un regista, così si rischia di disperdere un valore anche economico sul quale la società ha puntato, rinnovandogli a cifre importanti il contratto. Infatti, a seguito della scorsa stagione, il ragazzo ha giustamente raggiunto una quotazione di mercato di un certo livello; se dovesse firmare una stagione nettamente sotto le aspettative, con pochi gol e pochi assist, non si apporterebbe un danno "pecuniario" notevole alle casse della società? Ciò avviene perché, avendo problemi di costruzione del gioco in mediana (contro il Sorrento, si è giocato con lo stesso centrocampo dello scorso torneo, peraltro due giocatori che non avevano o mai giocato, come nel caso di Quaini, onestamente fra i migliori in campo, o quasi mai, come nel caso di Di Tacchio), ai trequartisti è demandato il compito di "regia", costringendoli ad arretrare il raggio d'azione (anche Jimenez, D'Ausilio e Stoppa lo fanno), rendendoli meno "graffianti" negli ultimi trenta metri. La domanda che ci facciamo è se questi giocatori, tutti voluti fortemente dal medesimo tecnico etneo, non siano magari più adatti a giostrare all'interno di un assetto tattico diverso, soprattutto quando si deve fare a meno di "pezzi da novanta" come Donnarumma, Aloi, D'Ausilio, Rolfini o Caturano. Lo stesso Forte, per certi versi criticato da alcuni tifosi per le non certo brillanti prestazioni delle ultime gare, fa fatica a esprimere le sue qualità, giocando principalmente spalle alla porta e ricevendo pochissimi palloni da indirizzare a rete.
Un nuovo "caso Carpani-Luperini"?
In questo contesto, non si può non porre attenzione a una questione, oseremmo dire "la solita", relativa al reparto sul quale si addensano le principali nubi critiche al momento, il centrocampo. Fatichiamo, veramente, a pensare che un allenatore con le idee tattiche di Toscano possa aver richiesto in sede di mercato Corbari. Eppure si è sempre detto, e lo ha ribadito Pastore, che tutto è stato portato avanti in stretta sinergia... la domanda spontanea, tuttavia, sorge: una mezzala di inserimento come l'ex Entella, uno dei protagonisti della promozione in B dei liguri nella scorsa stagione, può essere "irregimentata" nel centrocampo a due di Toscano che richiede mediani di corsa e sostanza, giocatori alla Aloi, alla Di Tacchio, alla De Rose dei bei tempi? Ci consentiamo di coltivare il dubbio, anche alla luce dell'incontrovertibile fatto che, per contrastare il non certo irresistibile reparto mediano sorrentino composto da gente di mestiere in C come Franco o Cuccurullo, il mister abbia deciso di far giocare, come detto sopra, due ragazzi che praticamente non avevano finora visto il campo, di cui uno proveniente da un infortunio. Un segnale chiaro, che ci ricorda l'iter di Carpani e Luperini, altre mezzali con chiare attitudini offensive, ritenuti non adatti né a svolgere il lavoro di mediano a due, né quello di trequartista. Facile che, non cambiando lo stato tattico delle cose, il giocatore sia costretto, come Carpani, a cambiare aria già a gennaio... Praticamente, un giocatore in meno a metà settembre? La nostra speranza è che non si vada in questa direzione.
Il ruolo della società
Proprio a seguito di tali riflessioni complessive, risulterà cruciale il ruolo di intervento tempestivo della società. Considerati gli sforzi di riorganizzazione strutturale e la volontà/necessità (non dimentichiamolo, a breve il gruppo Pelligra potrebbe dover mettere in campo risorse notevoli per Torre del Grifo) espressa di immediato salto in B, non sarebbe proficuo perdere tempo. È necessario intervenire subito per indicare a tutti la via da seguire, facendo scelte e imponendo scenari. Gli accadimenti della scorsa stagione (per qualche verso avviatisi attraverso modalità simili a quelle che stiamo riscontrando nelle ultime settimane), devono insegnare qualcosa. A Grella, Zarbano e Pastore il compito di risolvere con celerità le problematiche indubbiamente emerse, fra le quali non da sottovalutare la possibile scelta di reintegrare in lista (qualora non si volesse intervenire nel mercato degli svincolati) uno dei due fuori lista al posto di Martic, che praticamente sarà assente fin quasi al termine del girone d'andata (il modo in cui Toscano ha liquidato la legittima domanda in sede di conferenza stampa pregara, francamente, ci è sembrato troppo sbrigativo). Anche perché, dispiace doverlo dire, il Catania visto contro il Cosenza e il Sorrento andrebbe inevitabilmente incontro a una debacle a Trapani, nel difficilissimo cimento infrasettimanale di mercoledì prossimo, al cospetto di una delle migliori formazioni di questo inizio di campionato. Occhio vivo... Let's go, Liotru, let's go!!!
