Nessuna Sira...scusa!

Max Licari sul deludente pari di Siracusa. Prestazione insufficiente, scelte infelici. Orazio per sempre nei nostri cuori!

Un Catania senza idee

Una squadra che in tre gare consecutive contro Sorrento, Cerignola e Siracusa racimola la miseria di due punti, con tutta la pazienza di questo mondo, oggettivamente non può essere considerata favorita per la vittoria finale del campionato. Nel pomeriggio in cui avrebbe dovuto materializzarsi la riscossa del Catania, alla luce del mezzo passo falso occorso al Benevento nella gara interna pareggiata contro il volitivo Latina, gli uomini di un nervoso Toscano effettuano l'ennesima prestazione esterna insufficiente, perdendo un'occasione d'oro e attirandosi feroci critiche da parte dei suoi tifosi. Troppo lenti, troppo molli, troppo poco convinti i rossazzurri al cospetto di un avversario assai più modesto tecnicamente, ma di gran lunga più tonico e determinato in campo. Complimenti agli aretusei di mister Turati, quasi tutti ragazzi o ragazzini, capaci di giocarsi la partita fino in fondo, senza ostruzionismi da pessima Serie C, rischiando persino di portarla a casa nel convulso finale dove, a nostro parere, si vede negare un netto rigore dall'arbitro, a testimoniare come la nostra onestà intellettuale non possa venire messa in discussione da chicchessia. È vero, il Catania ha certamente avuto qualche occasione in più, Farroni si è prodotto in un paio di parate importanti, assai probabilmente il raddoppio di Pieraccini, annullato per fuorigioco, era invece regolare, tuttavia non può che ritenersi eccessivamente esiguo il livello di produzione di gioco da parte degli etnei, incapaci per larghi tratti di dimostrare la loro supposta superiorità. Maluccio quasi tutti gli interpreti in maglia rossazzurra, a parte qualche eccezione, ma sul banco degli imputati, agli occhi degli appassionati marca Luotru, sale certamente Toscano, le cui scelte appaiono non particolarmente felici. In particolare, al netto del solito infortunio dell'ultimo momento (Di Noia), per giunta in un reparto cortissimo come quello di centrocampo, fa molto discutere la bocciatura del mercato invernale "difensivo", con la coppia di centrali Miceli-Cargnelutti mestamente relegati in panchina a favore dei "pretoriani" di inizio stagione, seppur in qualche caso "adattati" come Allegretto. Il tecnico calabrese deve onestamente far di necessità virtù, tuttavia la differenza fra i due organici rimane davvero abissale e nessun alibi o scusa, indipendentemente dagli uomini impiegati, può essere assegnato alla formazione etnea. Ci si sarebbe potuti proiettare al recupero del "Massimino" in programma mercoledì sera con un pieno di entusiasmo notevole, addirittura con la seria prospettiva di avvicinarsi a tre punti dai sanniti, invece, lo si approccerà con il peso del match fallimentare del "De Simone", con al massimo la possibilità di mantenere il distacco a cinque lunghezze, ma con un numero di partite inferiore rispetto alla conclusione del torneo. Oggettivamente, una delusione cocente che getta nello sconforto un po' tutto l'ambiente.

Il Siracusa merita il risultato positivo

Dare un occhio alla distinta di gara significa rendersi immediatamente conto dello stato delle cose. Nessuna scusante realmente credibile, alla vigila, si sarebbe mai potuto addurre a fronte di una mancata vittoria, possibilmente non striminzita. E, come detto, non ne forniremo. Men che meno l'aver dovuto cominciare il match con un solo centrocampista "e mezzo" a disposizione, vista l'assenza per squalifica di Corbari e il già accennato problema fisico accusato dal neoacquisto Di Noia. Non abbiamo sicuramente "consigliato" noi a Toscano e Pastore di rinunciare a rilevare il cartellino di un ulteriore mediano, da noi e dal 99% della tifoseria e degli addetti ai lavori ritenuto indispensabile. Quindi, l'aver dovuto inserire obbligatoriamente Jimenez nel centrocampo a due, "sciroppandosi" in panca due pur ottimi ma inutili (in tale frangente) difensori, non può in nessun modo esser ritenuto un "handicap" per una squadra cui due giocatori a caso della panchina valgono e guadagnano il doppio di tutto l'organico del Siracusa. La scelta, di "panchinare" i due nuovi difensori centrali o di inserire Caturano per Rolfini, del resto, è tutta di Toscano che, così,  disegna un Catania più "offensivo" sulla carta (ma solo su quella...); un Catania che, come al solito, non approccia nel modo più consono la gara, facendosi pressare alto dagli avversari, in palese difficoltà sulla corsa e sulla determinazione dei ragazzotti di Turati. Il 4-3-3 del tecnico azzurro, impostato sugli ottimi Candiano e Riccardi in mezzo al campo, coadiuvati dall'ex Frisenna e dal frizzante attaccante Di Paolo, si mostra subito ostico per il Catania, piuttosto compassato a centrocampo. Ciò fino al gol improvviso di D'Ausilio, siglato al 35' e propiziato da un cross di Bruzzaniti dalla sinistra finito sulla capoccia di Casasola, la cui conclusione a colpo sicuro, deviata da Farroni, finisce proprio sul destro dell'ex avellinese, implacabile nel portare in vantaggio i suoi. Qualche minuto dopo, il contropiede orchestrato da Bruzzaniti mette Pieraccini davanti a Farroni. Il destro del difensore ex cesenate risulta vincente, ma la rete del raddoppio viene annullata per un fuorigioco che pare non esserci. Il Catania, praticamente si spegne lì. Tanto che, a inizio ripresa, subisce il pari alla prima occasione del Siracusa, grazie al baby talento Di Paolo, già acquistato dal Cagliari, lesto ad approfittare in area di una indecisione prima di Celli e poi dello stesso Pieraccini. Toscano corre al ripari, inserendo prima Rolfini per lo spento Caturano, poi Di Tacchio per Bruzzaniti, riportando Jimenez sulla trequarti, e infine Forte per il medesimo numero sette spagnolo, ma la squadra, pur confezionando per inerzia due o tre grosse occasioni (in particolare, Allegretto di testa su calcio da fermo e D'Ausilio al volo da due passi, in entrambi i casi con interventi miracolosi di Farroni), fa più confusione che altro, rischiando la beffa al 98', quando un intervento maldestro di Allegretto in piena area su di un attaccante aretuseo potrebbe portare al rigore, se la revisione al Var del signor Sacchi di Macerata non si risolvesse in un classico "nulla di fatto", come nel 99% dei casi in Serie C (a nostro parere, a torto). Insomma, un pareggio amaro conseguito contro una balda banda di giovanotti che hanno, con vigore e volontà, meritato il giusto premio. Di contro, come detto sopra, un'occasione irripetibile buttata al vento e un'altra (evitabile) settimana di polemiche e recriminazioni. Non il miglior momento del campionato, dunque. Non resta, pertanto, che fiondarsi sul match di recupero contro il Trapani, peraltro sconfitto a Giugliano e anch'esso in un cattivo periodo di forma, nella speranza, almeno, di ridurre a cinque le lunghezze di distacco dal Benevento capolista. Bisognerà svoltare, però, perché il Catania attuale, anche a livello fisico, non basta.

Ciao, Orazio!

Ad acuire, purtroppo, il momento nero del Catania giunge come un fulmine a ciel sereno la notizia della scomparsa di un nostro fratello, di un nostro amico, di un campione, di un grande professionista in qualità di dirigente delle giovanili rossazzurre. Di una leggenda, insomma, del calcio catanese. Orazio Russo, figlio nobile della nostra città, autentico "propheta in patria", se ne va precocemente, lasciandoci un grande vuoto. Un vero e proprio innamorato dei nostri colori ci abbandona, quasi divino presagio, giusto nel "giorno degli innamorati"! Una stramaledettissima iattura che ci lascia orfani, sgomenti, increduli. Non doveva andare così, Oraziello! Rimarrai per sempre nel nostro cielo, nel nostro mare, nella nostra lava, nel nostro cuore tinto di rossazzurro. Il tuo rosso, il tuo azzurro, il nostro ricordo indelebile!!!

Let's go, Liotru, let's go!!!

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