Molli sì, poco lucidi sì, ma a tutto c'è un limite...
Prestazione insufficiente e opaca, condizionata da un arbitraggio incomprensibile.
Arbitraggio imbarazzante, ma Catania molle e poco lucido
Mettiamo subito le cose in chiaro: il Catania non avrebbe oggettivamente meritato la sconfitta. Un tiro in porta un gol per il Casarano, un rigore incredibile (e inquietante, a dire il vero) non concesso agli etnei. Il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto nell'ambito di una "sfida rossazzurra" di rara bruttezza tecnica, sporca, fallosa e arbitrata in maniera ingiustificabilmente orrenda da un improvvisato "protagonista" del sabato pomeriggio (ma non scomodiamo Baglioni) inadatto anche alla terza categoria. Mai visto, in tutta onestà, in quasi cinquant'anni di calcio, un arbitro così incredibilmente impreparato e incapace di valutare la seppur più lapalissiana delle dinamiche di campo, da macroscopici falli, anche da ammonizione, al suddetto rigore, "leggibile" in prima battuta anche da un bambino, decisione poi "artisticamente" non sconfessata al FVS, tanto che cominciamo a chiederci a cosa possa servire questo "sperimentale" strumento, se gli arbitri non cambiano decisione nemmeno di fronte alla più roboante delle evidenze. Casomai, sarebbe da chiedere a Orsato come si possa far arbitrare la prima in classifica da un direttore di gara così palesemente fuori contesto.
Detto ciò, concedere troppi alibi ai ragazzi di Toscano, autori di una prestazione ampiamente insufficiente al cospetto di un modestissimo Casarano (uno dei team meno attrezzati tecnicamente finora affrontati dai rossazzurri siciliani), sarebbe non fare il bene degli stessi. La verità è che, purtroppo, la cosiddetta "prova del nove" non è stata superata. La testa della classifica, in attesa dei risultati di Benevento e Salernitana, probabilmente non sarà mantenuta e, in aggiunta, ci si è tirati dentro il Cosenza, vittorioso a Latina, ormai lontano di soli due punti.
Evidentemente, questa settimana di euforia, con la cima della classifica della Serie C conquistata in solitaria dopo 45 anni, non è stata gestita al meglio, altrimenti non si spiegherebbe una prestazione così "molle" contro un avversario tutt'altro che irresistibile e proveniente da quattro sconfitte consecutive. Forse ancora non si è del tutto maturi, in controtendenza a ciò che lo stesso scrivente potesse immaginare, per gestire determinate pressioni. Tuttavia, se veramente si vorrà portare a casa questo campionato, sarà necessaria trovarla al più presto questa maturità.
Non è successo nulla di irreparabile al "Capozza", c'è tutto il tempo per riscattarsi e rimediare, ma questa seconda sconfitta in campionato dovrà essere valutata dal gruppo in modo corretto, alla guisa di un rumoroso campanello d'allarme squillato nel momento più giusto, quando ancora tutto è rimediabile. L'importante è che giocatori come Di Gennaro, Di Tacchio, Cicerelli (apparso contrariato all'atto della sostituzione), Caturano o D'Ausilio, tanto per fare qualche nome illustre a rappresentanza di tutta la squadra, comprendano come prestazioni del genere non possano essere accettabili da una tifoseria che anela la vittoria dopo undici anni di autentico inferno. Credeteci, ragazzi, non ce la facciamo più, non siamo più in grado, psicologicamente e diremmo quasi fisicamente, di sopportare ulteriori "rovesci"; vi supporteremo, vi aiuteremo, vi sosterremo fino alla fine, ma non deludeteci, davvero.
Questa volta la panchina non basta a cambiare la direzione della partita
La scelta di Toscano di confermare la formazione vincente al cospetto dell'Altamura, questa volta, si dimostra fin dai primi minuti non felicissima. Campo stretto, condizioni particolari, grande aggressività dei padroni di casa che la mettono solo sul piano agonistico, gioco spezzettato, tutto concorre a pensare che, per le caratteristiche di qualche giocatore anche importante, forse, non fosse la tipologia di gara più consona. I pugliesi, impostati fin dall'inizio su un 3-4-3, interpretato prudentemente attraverso un baricentro basso che lo avvicina maggiormente a un 5-4-1, con il solo esperto Perez a battagliare in avanti e l'ex Chiricó, capocannoniere del torneo, insieme a Ferrara, a fare da pendolo tra centrocampo e attacco, ma solo in sporadiche ripartenze, interpretano la gara nell'unico modo possibile per tentare di portarla a casa. E vengono premiati dalla fortuna, già al minuto ottavo, dall'unica palla gol creata in tutto il match, un'imbucata centrale che vede Donnarumma e Dini in ritardo sull'inserimento del veloce Cajazzo. Una rete che facilita, ovviamente, la strategia di Di Bari e consente a Maiello e compagni di gestire il risultato attraverso grinta, corsa e determinazione, a protezione di una difesa in cui l'ex Gega e Lulic probabilmente giocano la miglior partita della loro vita.
Ma è il Catania a cui vanno addossate le responsabilità più evidenti. Come detto "morbidi", poco lucidi, incapaci di produrre a centrocampo e sulla trequarti un gioco sufficientemente fluido, i rossazzurri raramente riescono a impensierire Bacchin. Cicerelli e Lunetta vengono francobollati e raddoppiati sistematicamente dalle strette linee dei rossazzurri locali, mentre Caturano, non rifornito da cross dalle corsie laterali, dove Donnarumma e Casasola non vivono la loro miglior giornata, non riesce mai a liberarsi dalla morsa dei centrali pugliesi. Ci vorrebbe una circolazione di palla diversa, una velocità differente, ma sia Di Tacchio sia Quaini (ammonito in diffida e, quindi, sicuro squalificato per il prossimo match) non possiedono le caratteristiche per verticalizzare il gioco. Manca un giocatore con questa abilità, lo sappiamo, e dovrà necessariamente essere acquisito durante la finestra di mercato di gennaio.
Partite così "sporche" e maledette possono essere raddrizzate solo con lucidità, abbinata a tecnica, qualità clamorosamente mancata a Casarano. Da rimarcare, comunque, che questa volta la panchina lunga non riesce a togliere le castagne dal fuoco a Toscano. Il tecnico calabrese le tenta tutte, dal salvifico D'Ausilio a Corbari, dalla doppia punta Rolfini-Forte a Stoppa, ma con risultati deludenti. Evidentemente, una partita nata male che doveva fatalmente finire peggio; una partita che, di contro, secondo giustizia, si sarebbe dovuta concludere con un giusto pareggio, se il signor Frasynyak avesse concesso il sacrosanto rigore per fallo di Gega su Rolfini. Un episodio brutto, come già accennato "inquietante", che getta una macchia indelebile su di una gara inguardabile, assimilabile più al rugby che al calcio.
Una gara classica di questo stramaledettissimo girone C della Serie C in cui, in primis, "mala gestio" e gigantesche responsabilità nostre, unite poi a un destino cinico e baro, hanno voluto relegarci in questi ultimi lunghissimi, terrificanti, umilianti, agghiaccianti, avvilenti anni di oscurità calcistica.
Unico modo per allontanare pensieri negativi? Reagire da uomini, vincendo e convincendo domenica prossima al "Massimino" contro il Latina. Non fasciamoci la testa, rimaniamo positivi, ma pretendiamo una risposta adeguata. Let's go, Liotru, let's go!!!
