Gabriel Lunetta, esulta dopo aver segnato il quarto gol della serata

Lunetta rossa

Max Licari sul rotondo successo al cospetto del Monopoli. Sostituzioni decisive, Aloi e Lunetta sugli scudi, pubblico da Serie A.

11-0

Due numeri che, per adesso, dicono tutto o quasi di questo nuovo Catania targato Zarbano-Pastore e sapientemente condotto da un ringalluzzito Toscano. Undici reti realizzate, nessuna subita, qui si racchiude la sintesi dell'inizio di torneo della ciurma rossazzurra, inevitabilmente caricata, in condominio con Benevento e Salernitana, dei favori del pronostico. Capitan Di Gennaro e soci hanno approcciato le prime tre gare come meglio non si potesse fare, con la giusta dose di "cattiveria" frammista a umiltà richieste a queste latitudini per poter avere chance concrete di raggiungere l'obiettivo prefissato. Una squadra, dunque, in grado di soffrire quando necessario, perché in Serie C fuoriclasse capaci di dominare per 90' l'avversario non ve ne sono, ma contestualmente di "uccidere" il match al momento giusto. Emblematico quanto accaduto al "Massimino", gremito di quasi 18.000 palpitanti cuori rossazzurri (splendide le coreografie delle due curve, così come lo striscione della Tribuna B, in memoria di Concetto, storico tifoso purtroppo scomparso dopo lunga lotta contro un male inesorabile, con particolare menzione per il magnifico "lenzuolo" della Nord raffigurante Battiato, con dicitura "Ed io avrò cura di te"), al cospetto di un coriaceo Monopoli, squadra compatta e ben allenata. Dopo un primo tempo ben giocato dal Catania e chiuso in vantaggio grazie al gran colpo di testa di Ierardi (già alla seconda soddisfazione personale) sul solito corner magistralmente battuto da Cicerelli, nei primi 20' della ripresa gli uomini di mister Colombo, complice un calo del Catania, dovuto alla necessità di mister Toscano di sostituire l'ammonito Corbari con l'arretramento in mediana di Jimenez (non avendo, purtroppo, centrocampisti di ruolo, a parte il duttile Martic), sono riusciti a guadagnare campo grazie a giocatori fisici e anche bravi nel palleggio come Fall, Valenti, Viteritti o l'ex Greco, mettendo davvero in ambasce i padroni di casa, salvati solo dall'unico intervento, decisivo, di Dini al 59' sulla stoccata da due passi dell'attaccante senegalese, nettamente il migliore dei suoi. 

Sostituzioni decisive

Proprio in questi frangenti viene fuori la forza di un gruppo, forza che quest'anno gli etnei paiono possedere. Grazie alla duttilità della rosa a disposizione, Toscano ha infatti potuto giostrare ruoli e posizioni non perdendo qualità; anzi, forse, addirittura incrementandola. Jimenez che fa prima il trequartista, poi il mediano e successivamente di nuovo il fantasista; Martic che entra al posto di Cicerelli per fare il centrocampista e, dopo qualche minuto, arretra in difesa per sostituire Di Gennaro (ammonito), avvicendato con Stoppa; D'Ausilio, pressoché imprendibile nel finale, che rileva già a inizio ripresa Corbari, lasciando allo spagnolo in maglia numero 7 il compito di amministrare in mezzo al campo; Lunetta, centravanti all'occorrenza, ma anche esterno o trequartista, che entra per Forte e si procura il rigore "scacciapensieri" del 2-0 e poi sigla, alla Robben (assist di Casasola), la sua seconda rete stagionale. Insomma, "tanta roba", roba di cui obiettivamente l'allenatore calabrese durante la scorsa stagione non poteva disporre. "Tanta roba" che, giustamente, fa sognare i tifosi, dato che si è passato un sabato sera da capolista, ma che non deve in alcun modo illudere o distrarre. Il percorso è lungo e siamo solo agli albori...

Rigore, spartiacque di una ripresa cominciata in tono minore

Ovviamente, il punteggio largo, forse troppo penalizzante per i pur volenterosi pugliesi, rimane figlio del rigore, quarto in tre gare, siglato da Cicerelli al 78' (il "diez" di San Giovanni Rotondo riscatta, così, l'errore dal dischetto di Cava e, con un delizioso "cucchiaio", mette in cascina il secondo gol stagionale), quando "chirurgicamente, il Catania ha "ammazzato" la partita, virtualmente chiudendola; tuttavia, appare innegabile la forza mentale e tecnica di un gruppo finalmente dotato delle alternative giuste per portare a termine un campionato di vertice. Certo, a centrocampo, come detto, si è al momento corti, e la volontà di Toscano, a fine mercato, di rilevare un altro mediano con determinate caratteristiche non può essere sottaciuta; però, non bisogna dimenticare che a Quaini rimane adesso l'ultimo turno di squalifica da scontare e che Capitan Di Tacchio ha fatto capire di essere prossimo al rientro in campo, due "innesti" non da poco nelle rotazioni del tecnico etneo. A questo proposito, a nostro avviso apprezzabile, per tanti motivi, in primis psicologici, la decisione di Toscano di mantenere sul terreno di gioco per tutto il match Jimenez, anche quando molti, visto il calo dei primi 20' del secondo tempo, pensavano che sarebbe stato rilevato in mediana dal più robusto Martic. Un'iniezione di fiducia non indifferente per un ragazzo, "chiacchierato" in termini di rinnovo del contratto, che comunque sta dimostrandosi pronto a sacrificarsi in più ruoli con l'abnegazione dovuta in questa categoria. Categoria in cui spiccano "per natura" combattenti come Aloi, probabilmente il migliore dei suoi, autore anche di una rete (la terza, su assistenza magica di D'Ausilio) che ne impreziosisce la prestazione, nonché il jolly difensivo Pieraccini, ragazzo fortemente voluto da Toscano, subito titolare al posto di Celli, vittima di un risentimento muscolare nella rifinitura prepartita, un guaio che dovrebbe essere di leggera entità, a detta dello stesso difensore ex Ternana; pur non essendo un mancino, l'ex cesenate ha svolto i propri compiti con vigore fisico e diligenza (rispetto al più esperto compagno pare avere, forse, piedi meno educati, ma atletismo e velocità a profusione). 

La regola delle tre consapevolezze

Una partita, in definitiva, che programmaticamente traccia il percorso del Catania in questo torneo, secindo quella che potremmo ribattezzare come "regola delle tre consapevolezze": consapevolezza di competitività ai massimi livelli; consapevolezza delle difficoltà che ogni avversario ti pone davanti, con conseguente imperativo categorico di non sottovalutare nessuno; consapevolezza che, anche nei momenti difficili (che naturalmente arriveranno), si dovrà mettere in campo quella forza mentale che costituisce forse il requisito primario per poter raggiungere il risultato agognato. In questo senso, da monito dovrebbe suonare la sconfitta del Benevento di mister Auteri a Casarano. Campi difficili, squadre ostiche (come lo stesso Monopoli) dove può accadere di tutto. Quindi, silenzio e olio di gomito... anche perché la prossima trasferta sarà insidiosissima. A Cosenza, in uno stadio caldo e contro una buona squadra, scottata dalla retrocessione dalla B dello scorso anno. Non hanno cominciato alla grande, i rossoblù, ma hanno qualità. Pensare di andare al "San Vito-Marulla" (nella speranza che la trasferta calabrese possa essere libera, in modo da avere una folta rappresentanza di tifo rossazzurro presente) a fare un sol boccone degli avversari, forti di una solo supposta superiorità tecnica, sarebbe esiziale. Umiltà, unica parola d'ordine, per tutti! Let's go, Liotru, let's go!!!

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