Il Catania FC deve acquisire il simbolo storico del Calcio Catania. Non per sostituire quello attuale e neppure per nostalgia: deve farlo perché nessun altro possa appropriarsi di una parte della storia rossazzurra.
C’è un equivoco dal quale sarebbe utile liberarsi subito, perché altrimenti tutta la discussione sul vecchio logo del Calcio Catania rischia di diventare una di quelle discussioni catanesi interminabili nelle quali, dopo un po’, nessuno ricorda più esattamente quale fosse la domanda.
La domanda non è: vogliamo indietro il vecchio logo? No.
A noi il simbolo del Catania FC piace. Ci piace molto. È il simbolo della società che abbiamo scelto di seguire, della squadra per la quale siamo tornati allo stadio, delle trasferte, delle promozioni inseguite, delle vittorie e delle delusioni di questi anni. È ormai entrato nella quotidianità rossazzurra e sarebbe perfino sbagliato contrapporlo al vecchio stemma come se dovessimo scegliere da quale parte della storia stare.
La questione è un’altra. Il vecchio logo deve appartenere al Catania FC perché non deve appartenere a nessun altro.
Sembra una differenza semantica. Non lo è affatto. Quel marchio è ancora nella disponibilità della curatela fallimentare del vecchio Calcio Catania. E un simbolo del genere non è semplicemente un disegno con un elefante, un pallone di cuoio e dei colori. È un formidabile contenitore di memoria collettiva. Dentro ci sono promozioni, retrocessioni, la Serie A, trasferte, generazioni di calciatori e soprattutto generazioni di catanesi che, guardandolo, riconoscono immediatamente qualcosa che appartiene alla propria biografia.
Ed è esattamente per questo che possiede un valore. Anche per chi volesse usarlo male.
Catania, del resto, ha già imparato quanto possa essere pericoloso lasciare pezzi della propria storia calcistica nella disponibilità di soggetti estranei al progetto sportivo della città. La vicenda di Torre del Grifo dovrebbe averci insegnato qualcosa: quando un bene identitario diventa contendibile sul mercato, non possiamo presumere che chi lo acquisterà lo farà perché ama il Catania.
Potrebbe farlo semplicemente perché ha capito quanto vale per chi lo ama.
Immaginiamo allora uno scenario che oggi può sembrare fantasioso e che proprio per questo sarebbe irresponsabile ignorare: un imprenditore acquista il vecchio marchio. Costituisce una società. La chiama, poniamo, “Catania 46”. O, con una scelta ancora più suggestiva, “Catania 1929”. Le mette addosso rosso e azzurro, recupera il vecchio elefante e riparte dalle categorie dilettantistiche.
All’inizio probabilmente susciterebbe qualche sorriso. Poi magari vince. Sale. E così, un giorno, si trova in Serie C.
Ed ecco che ciò che sembrava una bizzarria commerciale diventa improvvisamente un problema identitario. Perché avremmo il Catania FC, quello che la città ha accompagnato dalla rinascita e che nel frattempo ha costruito una propria storia, e contemporaneamente un altro “Catania” che potrebbe presentarsi al pubblico indossando materialmente i segni del vecchio Calcio Catania.
A quel punto comincerebbe l’inevitabile discussione su chi sia il “vero” Catania. Una discussione che conosciamo bene e che non dovrebbe mai avere la possibilità di nascere.
Ecco perché l’acquisizione del logo storico non sarebbe un’operazione nostalgica. Sarebbe esattamente il contrario: un’operazione di tutela del futuro.
Acquistarlo non significa necessariamente rimetterlo sulle maglie. Non significa rinnegare il nuovo stemma. Non significa fingere che il fallimento non sia mai avvenuto o ricostruire artificiosamente una continuità societaria che appartiene ad altre categorie giuridiche e sportive. Significa custodire.
Mettere quel simbolo dentro la casa rossazzurra e impedire che qualcuno possa utilizzarlo domani contro quella stessa casa.
E forse il paradosso più interessante è proprio questo: per difendere il Catania nuovo bisogna mettere al sicuro un pezzo del Catania vecchio.
Durante l’incontro con i tifosi, Vincenzo Grella ha manifestato la volontà della società di arrivare all’acquisizione del logo. È una prospettiva importante, soprattutto perché dimostra che il tema non viene considerato soltanto sentimentale.
Il resto appartiene alle procedure, alle valutazioni economiche e ai tempi necessari.
Ma sul principio, almeno per noi, ci sono pochi dubbi. Non chiediamo al Catania FC di tornare indietro. Gli chiediamo di impedire che qualcun altro possa prendere il nostro passato e usarlo per costruire un Catania alternativo.
Perché un logo può stare su una maglia. Può stare in un museo. Può restare custodito in un archivio. Può perfino non essere utilizzato mai.
Ma quello stemma, con tutto ciò che significa per questa città, dovrebbe poter stare in un solo posto: a casa.
