Rosario Pelligra

Coraggio e chiarezza.

Max Licari sul dopo Catania-Ascoli e sulle risposte richieste alla società rossazzurra dopo il fallimento stagionale.

dopo il fallimento, il tempo della chiarezza e del coraggio

Si è concluso un campionato, l’ennesimo nell’inferno della C, da definire con un solo aggettivo, “fallimentare”. Fallimentare perché l’unico obiettivo possibile, a fronte degli ingenti investimenti profusi da Pelligra, sia in termini tecnici sia strutturali (Torre del Grifo), era da considerarsi la promozione in B, dopo tre lunghi anni di “apprendistato”. Non è giunta a fronte di una serie di evidenti errori gestionali e tecnici, addebitabili in primis alla dirigenza, a chi prende le decisioni più importanti, in seconda battuta allo staff tecnico, incapace di dare una fisionomia e un gioco credibile a una squadra costruita per vincere. La delusione profondissima della tifoseria, ancora una volta splendida nel riempire di entusiasmo il “Massimino”, risulta quindi giustificata, così come ineludibile la richiesta di chiarezza alla proprietà in merito ai programmi relativi all’immediato futuro. Pare doveroso, oltre che potenzialmente proficuo, avviare un nuovo percorso di comunicazione con la città, un dialogo franco con chi ama (e finanzia) i colori rossazzurri, oramai stanco di 12 anni di campetti di periferia autorappresentantisi come incroci fra il Bernabeu e Wembley.

La prossima stagione vedrà (in aggiunta a quelli già “esperiti”) il Catania confrontarsi con Scafati, Torre Annunziata, Barletta, luoghi fantastici e pieni di storia e cultura, degni del più profondo rispetto, ma non certo il massimo dei sogni pallonari della gente etnea. Anche basta. E, per dire finalmente basta, è necessario confrontarsi, capire, soprattutto “dire”. Dire come sia possibile il perpetrarsi di determinati errori e come evitare di riproporli in futuro. I fatti dicono che il binomio Grella-Zarbano, almeno per quanto riguarda la prima squadra (il core business più rilevante, perché fa da traino a tutto comparto societario), non abbia funzionato, al di là della valenza e dell’incidenza di un Direttore Sportivo come Pastore, esonerato in corso d’opera. Sembra evidente come sia opportuno che la proprietà faccia un “check” complessivo a livello dirigenziale, a nostro parere la “base” per poter cambiare le prospettive. Un percorso di analisi che porti all’affidamento dell’area tecnica a un uomo di calcio in grado di gestire in modo sicuro le situazioni più delicate in una piazza così calda e difficile.

tifosi

Necessario anche alla luce delle chiare affermazioni di Toscano al termine della gara di ritorno della semifinale playoff al cospetto dell’Ascoli, indirizzate con precise stilettate verso chi gestisce la società, accusato/i di non aver assicurato, da gennaio in poi, compattezza e sicurezza al tecnico stesso e alla squadra. Accuse gravi. Accuse che prefigurano, per esempio, un mercato di gennaio non condiviso, tanto che i nuovi acquisti (il cui rendimento è realmente risultato complessivamente deficitario) non sono entrati stabilmente nelle “corde” tecniche del trainer calabrese. Accuse che, comunque, non possono e non devono “affrancare” lo stesso Toscano da precise responsabilità, che non possono essere alleggerite da alcun alibi, dagli infortuni agli indubbi torti arbitrali, finanche alla scellerata e tardiva decisione societaria di “rimuoverlo” a poche giornate dalla fine della “regular season” e sostituirlo con un autentico flop come Viali.

Diciamolo chiaramente, questa squadra ha sempre fatto fatica a fare gioco e in trasferta ha generalmente fatto male. E, quando una squadra ha il rendimento esterno del Catania, il campionato nell’era dei tre punti non lo vince mai, anche se in casa si rivela un rullo compressore e non subisce gol. Contestualmente, i giocatori non possono tirarsi fuori da questo “concorso di colpa”, giacché loro vanno in campo e spesso hanno deluso. In particolare, coloro che avrebbero dovuto fare la differenza in attacco, uno dei talloni d’Achille stagionali (davvero poca personalità in taluni casi), e gli acquisti di gennaio, tutti deludenti per un verso o l’altro. In particolar modo, sarà necessario, mantenendo una base di una decina di elementi forti d’esperienza (da Di Gennaro a Cicerelli, da Casasola a Quaini, da Ierardi a Jimenez, tanto per fare qualche nome), ringiovanire un organico la cui età media è fra le più alte della categoria.

Si deve attuare un autentico cambio di mentalità. Ci vuole gente giovane, forte, dinamica, affamata. Solo un mix del genere ti assicurerebbe grandi chance di promozione in un torneo in cui ci saranno competitor come Bari e Salernitana. Certo, la grande stagione della Primavera 3 di Biagianti e la promozione in B delle ragazze di Reitano non deve essere messa in secondo piano e i meriti vanno assegnati a tutti i protagonisti di queste fantastiche “galoppate”. Ma, come detto, deve essere la prima squadra maschile, come accade in tutta Europa, a fare da apripista al movimento societario. E lì si è fallito, gettando nella prostrazione tutti i tifosi. Bisogna rimediare, in fretta, comunicando i  programmi e le decisioni in modo celere. Chiarezza, franchezza, umiltà, questo si richiede alla proprietà. Oggi. Non domani. Let’s go, Liotru, let’s go!!!

Partita collegata