Batosta che deve far riflettere, senza farne una tragedia né sottovalutarne troppo i contenuti
Una "sveglia" sonora, quattro "sberle" rumorosissime, che, si spera, possano fungere da monito per tutti. Forse qualcuno, a tutti i livelli intendiamoci, dalla dirigenza allo staff tecnico, dalla squadra ai giornalisti o ai tifosi, si era illuso che potesse dipanarsi una sorta di cavalcata trionfale alla volta dell'agognata promozione diretta, fin troppo attesa dopo undicianni di inferno; ebbene, la pesante sconfitta subita dai rossazzurri a Cosenza, in uno stadio vuoto e in un ambiente in piena contestazione nei confronti della proprietà Guarascio, dovrebbe rappresentare un segnale decisivo: solo con la determinazione, la corsa e l'umiltà si potrà raggiungere il risultato finale. Esattamente tutto ciò che é mancato al "San Vito-Marulla". Non bastano le doti tecniche, il nome, gli elogi per vincere le partite, soprattutto al cospetto di formazioni come quella di mister Buscè, dotate di giocatori forti ed esperti. Il match si è rivelato un piccolo disastro tattico, tecnico e caratteriale che, ci si auspica, possa rimanere un "unicum", giacché troppo brutta alla vista è risultato questo Catania, squadra che, nelle prime tre giornate, aveva inanellato tre vittorie, undici reti realizzate e nessuna subita. Non ha funzionato nulla, dalle scelte di Toscano, privo di alcuni giocatori chiave, alle prestazioni dei singoli, dall'approccio alla gara troppo guardingo all'eccessiva "mollezza" nei contrasti. La verità è che il Cosenza ha meritato il largo successo, ha dato la sensazione di arrivare sempre in anticipo sulle seconde palle e ha mostrato individualità di spicco, come l'atteso esterno Florenzi, il bravo centravanti Mazzocchi, il promettente Contiliano o lo sgusciante Ricciardi. Insomma, una vera e propria (inattesa) batosta che non può e non deve aprire processi prematuri, ma che è necessario offra spunti di riflessione in primis all'allenatore calabrese, tornato a casa sua e, di certo, non trattato con i guanti gialli. Non guardiamo, per ora, la classifica, né i risultati positivi o negativi delle ipotetiche contendenti (segnaliamo solo che l'imbattuto Trapani, con la netta vittoria ottenuta in casa contro la Casertana, sarebbe in testa alla classifica), rimaniamo focalizzati su noi stessi. È necessario migliorarsi.
Un 3-4-2-1 fragile
Che il pomeriggio silano non fosse iniziato sotto i migliori auspici lo si era compreso immediatamente, all'atto della consegna delle distinte: Aloi out (pare abbia avuto un problema in mattinata) e centrocampo sempre più "sperimentale", con l'arretramento di Jimenez al fianco di Corbari, considerata l'assenza di Quaini per squalifica (l'ultimo dei quattro turni iniziali) e il rientro da infortunio del capitano designato Di Tacchio. Il centrocampo a quattro di Toscano, fiaccamente supportato da i due trequartisti D'Ausilio e Cicerelli in giornata decisamente no, è andato subito in difficoltà di fronte all'aggressività del 4-3-2-1 di Buscè, molto folto in mediana e pronto a ripartire anche con palle lunghe capaci di mettere spesso in difficoltà la tenera difesa etnea (male, questa volta, soprattutto Di Gennaro e Pieraccini), peraltro sollecitamente gravata di un paio di cartellini gialli assai pesanti. Gente come Florenzi, Contiliano, Kouan, grazie alla freschezza di gamba, hanno fin da subito posto sotto pressione difesa e (lento) centrocampo rossazzurri, facendo correre alcuni brividi sulla schiena di Dini, mentre il Catania talora ha tentato l'affondo con gli esterni a supporto di Cicerelli e Forte, senza mai trovare l'ultimo passaggio. Manca qualità, e dovrebbe essercene tanta, considerato il valore dei trequartisti in campo, ipoteticamente potenziato dalla presenza di Jimenez in mediana. Così, il vantaggio di Ricciardi, al termine di un'azione rocambolesca con doppio palo, complice una difesa etnea veramente in ambasce (Pieraccini buca l'intervento), non è giunto come un fulmine a ciel sereno. Le scelte di Toscano si sono rivelate non azzeccate, tanto che il doppio cambio di inizio ripresa, Martic per l'ammonito Di Gennaro e Stoppa per D'Ausilio, è parso inevitabile. Tuttavia, gli etnei non sono riusciti ad approcciare nel modo giusto nemmeno la seconda parte della gara. Il gol di Florenzi al 50', con un tiro dalla distanza che coglie impreparato Dini (chiaro l'errore dell'estremo difensore rossazzurro), ha indirizzato il match dalle parti della Sila; un vero peccato, perché, anche nell'ambito di un pomeriggjo grigissimo, il Catania, con i cambi del 67' (Di Tacchio per Jimenez, Lunetta per Cicerelli), avrebbe anche potuto (immeritatamente, sottolineiamolo) "sfangarla". Tuttavia, il doppio svantaggio, si è dimostrato un valico troppo difficile da oltrepassare. Il gol di Lunetta (con la sua energia nettamente il migliore di questo inizio di torneo) al 69', terzo stagionale, poteva mettere qualche pulce nell'orecchio dei padroni casa, anche perché subito dopo i rossazzurri hanno avuto un paio di potenziali occasioni pericolose, ma l'incredibile errore complessivo di squadra, susseguente ad azione di corner favorevole, ha chiuso al 78' tutti i discorsi. Kouan se n'è potuto andare in solitaria in contropiede e superare agevolmente Dini, segnando il terzo gol rossoblù. Partita chiusa, il quarto gol finale di Langella a tempo scaduto non ne è stato altro che un suggello. E, se le cose dovevano andare male, per la famosa Legge di Murphy, sono andate pure peggio, visto che si è infortunato (pare un acciacco muscolare non di poco conto) Martic, andando ad aggiungersi alle indisponibilità di Caturano, Aloi e Rolfini. La speranza è che almeno questi ultimi tre possano rendersi disponibili al più presto, essendo pedine fondamentali dello scacchiere di Toscano, uscito nettamente superato tatticamente dal collega cosentino. L'importante, in questo primo momento di difficoltà, sarà mantenere l'equilibrio nei giudizi e chiedere ai ragazzi di rialzarsi subito in occasione del match di sabato prossimo al "Massimino" contro il Sorrento, facendo tesoro degli errori commessi a Cosenza. Let's go, Liotru, let's go!!!
