La sconfitta contro la Scafatese riapre immediatamente gli interrogativi sul Catania. Dopo il 4-0 rifilato al Cosenza, i rossazzurri cadono nuovamente al Massimino, battuti 2-1 dal gol di Toscano arrivato al 90’. Nel dopogara Emmanuele Cicerelli prova a indicare la strada da seguire, partendo soprattutto dall’atteggiamento.
«All’interno dello spogliatoio non possiamo usare la parola preoccupazione, ma dobbiamo avere la lucidità per uscirne fuori», spiega il capitano rossazzurro.
Un concetto che si lega inevitabilmente alle difficoltà mostrate dal Catania in questo avvio di campionato. Cicerelli non cerca scorciatoie e individua uno degli aspetti sui quali la squadra deve crescere: «Stiamo iniziando a capire cosa ci manca, a iniziare dalla ferocia in campo».
Parole che trovano un punto di contatto con quelle pronunciate poco prima da Emilio Longo. Anche il tecnico ha insistito sulla necessità di aumentare la cattiveria agonistica e sulla difficoltà della squadra nel modificare l’inerzia delle partite quando attraversa un momento negativo.
Cicerelli, però, guarda soprattutto dentro lo spogliatoio e alla responsabilità dei calciatori. Il Catania dispone di una rosa costruita per avere ambizioni importanti, ma il valore teorico deve ancora tradursi con continuità sul terreno di gioco.
«Dobbiamo dimostrare di essere più forti», è la sintesi del capitano.
Una frase breve che fotografa bene il momento. Dopo quattro giornate non è più sufficiente interrogarsi soltanto sulle qualità individuali della squadra: il Catania deve trovare continuità, intensità e quella ferocia richiamata dallo stesso Cicerelli.
La traversa colpita sull’ultima azione avrebbe potuto cambiare il risultato contro la Scafatese, ma non modifica il tema posto dal capitano. La risposta dovrà arrivare sul campo, trasformando il potenziale della squadra in prestazioni più solide e continue.
