Cartellino Rosa
Foto Barbagallo
Il Gladiatore di Riposto contro il Pescara.
Escludendo il fatto che sono tutti calciatori, indovinate cosa accomuna Vieri e Brocchi, Gattuso, Abbiati, Seejdorf, Costacurta, Liverani, Pagliuca, Ciro Ferrara a Maurizio Anastasi?

Ok, giocano o giocavano tutti in serie A e hanno tutti un ristorante! Gattuso e Abbiati hanno aperto il ristorante “3jolie”. Vieri e Brocchi “Baci e Abbracci”. Seedorf il “Fingher”. Costacurta l’“Ibiza”. Pagliuca, insieme a Simona Ventura, il “Giallo”. Tutti a Milano. Liverani il “Cosmopolitan” a Roma. Ciro Ferrara la pizzeria “Gennaro Esposito” a Torino.

E Maurizio Anastasi, il Gladiatore di Riposto? Facile: “Atmosfera” a Mascali in provincia di Catania. Un locale in cui è facile incontrare anche altri giocatori del Catania e persino il presidente.

Ed è lì che sono andata per intervistarlo. Lui c’è quasi ogni sera. E’ possibile vederlo spesso in consolle, perché Maurizio ama la musica. Nel suo locale si diverte a fare il DJ e quando è a casa a suona la chitarra, e compone anche musiche e testi. Nel ristorante, molto accogliente e con un’atmosfera calda, salta subito all’occhio il soffitto rossazzurro, creato alternando drappi rossi e azzurri. Con Maurizio ci accomodiamo di fronte al grande bancone, in un angolo dall’arredamento arabegiante, tra baldacchini, arazzi e cuscinoni. La luce è soffusa e la musica in sottofondo è molto rilassante. Tutto è perfetto e Maurizio sembra anche di buon umore. Comincia a raccontarmi come ha iniziato: “Sono partito dagli esordienti, pulcini e via dicendo, le fasi ‘naturali’ del calcio. Poi giocavo nella primavera a Riposto. Ero uno dei tanti….Successivamente sono andato a Mascali e poi a Catania con gli allievi nazionali. Abbiamo fatto un gran campionato e da lì è partito tutto! Ci allenava mister Merenda. Che tuttora rivedo con piacere”.

Quale allenatore ha lasciato di più il segno nella tua carriera?
Sonetti per i principi. Inoltre ti trasmette una carica impressionante. Ha la capacità di trasmettere un flusso di cattiveria agonistica contro l’avversario. Anche se in queste categorie devi trovare gli stimoli da solo. Lo apprezzo anche come persona.

E tatticamente?
Marino è bravo. Prepara molto bene la partita.

Un consiglio di Sonetti e di Marino che non scorderai mai?
Sonetti mi disse che se volevo giocare ad alti livelli dovevo eliminare alcuni atteggiamenti…

Un centrocampista a cui ti ispiri?
Rijkaard.

Ci sveli qualche curiosità sui tuoi compagni, per esempio chi parla di più al telefono?
Sono tanti quelli che parlano molto al telefono. Soprattutto chi ha famiglia. E tanti anche con il videofonino:(manca spazio) “Amore ciao, come stai?”…

Chi è il più “Brontolo”?
Tu lo sai?

No. Ce lo segnali tu?
Per gli allenamenti ci lamentiamo tutti. Ma alla fine li facciamo.

Non mi hai fatto neanche un nome…
Eh…Sono siciliano!

Qualche soprannome che circola negli spogliatoi?
Baiocco chiama Spinesi “Smigol”, come il personaggio de“il signore degli anelli”. Quando ci allenava Sonetti circolavano più soprannomi perché lui li amava e perché è una persona fantasiosa ed estrosa. Sonetti mi chiamava: ananas, pannocchia, girasole…Me ne metteva di tutti i tipi. A Russo aveva dato “Clotilde” e a Paschetta “Giovanni dalle bande nere”.

E a Sonetti avete dato un soprannome, a parte “Sergente di ferro”?
Sì, Napoleone.

Cosa pensi del tuo soprannome “gladiatore di Riposto”, ti piace?
Sì, e penso che rispecchi le mie caratteristiche come giocatore.

Chi è il tuo compagno più carismatico?
Baiocco e Pantanelli. Ed in campo tutta la squadra!

Il più allegro?
Spinesi. E’ ironico, inventa storie, è peggio di me!

Tu come ti definiresti?
Sono una persona normale, sono umile, socievole.

Cosa fate in ritiro, allenamenti a parte?
In ritiro siamo robotizzati, siamo programmati. E’come se ci fossero delle tabelle: alle 19,45 si mangia; alle 22,30 a letto…
C’è chi guarda la TV, chi il computer portatile, chi si porta la PlayStation, c’è chi parla sempre al telefono con la fidanzata, con la moglie, con le fans. Non c’è molto da fare…

Ti capita di leggere qualche striscione allo stadio?
Quando gioco, No! Se sono in panchina do un’occhiata in curva nord, anche perché è molto affascinante.

Ci descrivi le emozioni che provi durante il tragitto dallo spogliatoio al campo prima di una partita?
L’emozione più forte la provo quando esco e vedo la curva di fronte. Vedo il pubblico che sembra voler entrare in campo insieme a noi. Perché i tifosi a Catania sono il dodicesimo uomo in campo! Tifosi che vengono in trasferta numerosi a sostenerci. Sono molto calorosi e lo dimostrano sempre.

So che hai dei tatuaggi…qual è il più significativo?
Quello che mi piace di più è l’ultimo che ho fatto, rappresenta dei fiori uno sull’altro. E non chiedermi il significato perché ho dimenticato di chiederlo a chi me lo ha tatuato. Glielo chiederò quando andrò per il prossimo tatuaggio.

Agli Oscar del calcio chi voteresti come miglior portiere?
Buffon.

Miglior giovane?
Messi.

Miglior straniero?
Ronaldinho.

Miglior giocatore assoluto?
Maradona.

Il Catania è quarto in classifica, cos’è necessario per continuare con questi ritmi? Pantanelli ha risposto: “Restare concentrati e continuare a giocare bene”…
Restare concentrati è normale. Non bisogna perdere mai la continuità e la mentalità. E poi ci vuole anche un pizzico di fortuna.

Chi ti sta intorno come ha vissuto il tuo amore per il calcio?
In maniera abbastanza forte. Ricordo che mio padre, che adesso non c’è più, aveva un rapporto morboso. Lui era legatissimo a me, mi seguiva in tutte le trasferte, litigava con tutti in tribuna, era proprio “un pazzo scatenato”. Anche mia madre è stata, per me, un sostegno, un supporto. Non mi ha fatto mollare mai, anche quando, dopo il servizio di leva, ho attraversato un momento in cui volevo lasciare il calcio. Mi ha sempre dato consigli positivi e la forza di continuare.

Chi ti ha scoperto?
Pino Arrera, Pippo Merlino e Camarda sono le persone che mi hanno preso tra i dilettanti e mi hanno portato a Milazzo. Da lì in poi Lo Monaco e Pulvirenti.

Quali sono i vantaggi di un giocatore che gioca in casa?
Dormire nel tuo letto è sempre bello! Finire l’allenamento, tornare a casa e vedere la tua famiglia, è importante.

A chi il Cartellino Rosa?
Questa è una domanda difficile! Col cuore lo darei a Lo Monaco che mi ha portato nel mondo del professionismo. Mi ha dato fiducia e ha creduto sempre in me.
Con la testa do il cartellino rosa a tutta la squadra.


Clementina Speranza


 

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