Aggiornato: Nov 22, 2009

Un bel Catania


Palermo-Catania 1-1


Siciliatoday.net
Malaka, il "castiga-Palermo"

Malaka, seconda rete regolare
Probabilmente si sarebbe vinto, senza un'interpretazione troppo severa del collaboratore di linea. Il secondo gol di Martinez era, a mio parere, regolare e, per di più, meritato. Le motivazioni del suo annullamento risiedono in un'allucinazione del collaboratore di linea, capace di "intravedere" un fuorigioco attivo di Spolli, che non tocca il pallone, non interviene. Ha ragione il "calimeriano" Atzori a lamentarsi a fine partita, perchè obiettivamente troppe "sviste" stanno accumulandosi sul groppone di un Catania penultimo (e i risultati delle dirette concorrenti alla salvezza, purtroppo, non aiutano), spesso bello e quasi sempre "mazziato". Il dubbio, anche non volendo indugiare nel "vittimismo" più bieco, comincia ad aleggiare pure nelle menti più lineari e semplici: che sia già stato scritto da qualche parte che il Catania debba per forza retrocedere al di là dei suoi demeriti (che ci sono, ma non nella seconda parte di questo primo scorcio di stagione)? Se è vero, senza ombra di smentita, che il peggior nemico del Catania è l'insipienza sotto porta, anche oggi evidente, non si può certamente disconoscere che gli erorri arbitrali, fino a questo momento, siano tutti in una direzione. Una direzione opposta rispetto alla parte rossazzurra. Facciamo una cosa, mettiamo, per gioco, in parallelo le due "problematiche" emerse. Se Morimoto, un singolo giocatore purtroppo finora decisivo per le sorti della propria squadra, avesse messo dentro le facilissime conclusioni a porta quasi vuota con Lazio, Atalanta e Napoli (non citiamo altre gare in cui lo stesso nipponico, Mascara e Plasmati hanno fallito gol altrettanto facili...), il Catania adesso avrebbe 15 punti, dalle parti del Palermo e dell'Udinese... Se, continuando a non citare le molte altre "pecche" arbitrali, Petrella e Romeo (precisamente, il suo collaboratore di linea) non avessero mostrato al mondo la propria inadeguatezza, agli ipotetici 15 punti ne andrebbero assommati altri 4 provenienti dalle nette e meritate vittorie su Roma e Palermo. Totale, 19. Squadra rivelazione, Atzori genio della lampada, Lo Monaco mago dei quattro continenti, etc. Facciamo un ulteriore passo. Eliminiamo i 6 punti persi a causa del grave errore di prospettiva compiuto a gennaio dalla dirigenza rossazzurra (l'attaccante "dimenticato") e manteniamo i 4 dovuti a marchiani errori arbitrali. Ecco materializzarsi 13 punti, non un bottino da Eden, ma pur sempre un punto sopra la zona retrocessione e, cosa ancor più importante, un patrimonio di fiducia e consapevolezza nei propri mezzi di gran lunga superiore a quello attuale, caratterizzato dall'ansia di non poter sbagliare nulla a causa dell'assai deficitaria classifica. Mi rendo conto che con i "se" e con i "ma" non si va da nessuna parte, ma un'analisi serena deve per forza partire dallo "specchio" oggettivo della realtà. E la realtà è questa. Una realtà che trova compendio in un'amara riflessione: mandiamo Atzori a Lourdes, per favore! Perché troppo, troppo pesante appare il fardello di iella che fino a questo momento si è portato dietro! La verità, infatti, è una e una sola: il Catania ha 9 punti in classifica, adesso a 3 lunghezze dalla zona salvezza occupata addirittura da quattro squadre dopo le pesanti vittorie ottenute da Atalanta e Livorno. Buon gioco, risultati in evidente controtendenza. E nel calcio così non va...

Paradosso 1 marzo
Potrebbe sembrare una provocazione, ma dire che, a livello di gioco, l'odierna esibizione del Catania si sia rivelata superiore rispetto all'epopea dello 0-4 "zenghiano", indelebile nella mente dei tifosi etnei, mi sembra corretto. In buona sostanza, il Catania, paradossalmente, ha giocato meglio oggi, pareggiando ma lasciando al Palermo due sole occasioni nei primi 20' (il gol di Migliaccio al 4', complice un'indecisione in comproprietà fra Terlizzi e Andujar, e la traversa di Miccoli), piuttosto che l'1 marzo scorso, quando, avvantaggiato dalla giusta espulsione di Bresciano, pur concesse molte palle-gol ai rosanero (Bizzarri fu fra gli eroi di quel match). I rossazzurri hanno ampiamente dominato il secondo tempo, tirando una ventina di volte in porta (contro una decina dei rosanero), impazzando sui legnosi avversari, apparsi molli e poco reattivi. E segnando due reti che ne avrebbero giustificato ampiamente la vittoria... I fischi finali del "Barbera" ai propri beniamini dicono tutto sulla prestazione delle due squadre.

Il riscatto di Atzori
Una riflessione emerge netta da questa partita: indipendentemente dal valore dell'organico (superiore quello del Palermo) e dalla classifica contingente (una conseguenza delle migliori individualità a disposizione dei rosanero), il Catania di Atzori gioca assai meglio della compagine di Zenga. Cioè: il Catania ha un gioco, un'idea; il Palermo no, nella maniera più assoluta. Fra quelle viste quest'anno, pare la squadra più scombinata tatticamente, meno coesa, più "spaccata" in due e, dal punto di vista atletico, maggiormente "sulle gambe". A parte i primi 20', Atzori ha inflitto un'autentica lezione di calcio al suo "predecessore", fatta di compattezza, coesione, schemi e, finalmente, anche di "lettura" della gara. Infatti, dopo aver cominciato la partita, comprensibilmente, con la stessa squadra che aveva ben fatto contro il Napoli (un 3-5-2 con Izco e Alvarez sulle fasce, Llama in mezzo e il tandem Morimoto-Mascara in attacco), il tecnico di Collepardo si è accorto del non perfetto funzionamento del "sistema" adottato, proponendo subito due cambi a inizio ripresa: Capuano e Martinez per Terlizzi e Llama, questi ultimi lontani dal buon rendimento mostrato nelle ultime partite. Con il 4-3-3 il Catania è rifiorito, mettendo sotto il Palermo in ogni zona del campo, pareggiando meritatamente con il Malaka (obiettivamente, il rossazzurro più "freddo" sotto porta in questo campionato), fallendo diverse occasioni (una clamorosa con Morimoto) e vedendosi annullato, come accennato, il regolare gol della vittoria. Il 4-4-2 finale, con il difensore Bellusci al posto dell'acciaccato Carboni (anche oggi fra i migliori), è apparso come un "sigillo" alla buona condotta di gara del Catania. Insomma, un passo avanti evidente, sotto il profilo della bontà della guida tecnica, perché si evince che Atzori, alla buon'ora, sembra aver concluso il suo apprendistato in Serie A.

Malaka dance
Martinez è il "castiga-Palermo" per eccellenza. Ancora una volta è l'uruguagio a ballare la sua "Malaka dance" in faccia ai rosanero. Come detto sopra, appare finora il più concreto sotto misura, assecondando caratteristiche tecniche incontestabili: è una punta da area, magari non centrale, ma non un centrocampista o un trequartista. Deve stare "in the box", dove sa far male sia di testa, sia di piede. Non solo, quando gioca al fianco di Morimoto, il giapponese ne beneficia. Anche oggi il ragazzo del "Sol Levante" ha fatto bene, giocando di sponda, muovendosi alla grande (Bovo, in pratica, non lo ha mai visto), propiziando la rete del pareggio, purtroppo però senza trovare l'acuto vincente. Ma la presenza del Malaka lo ha agevolato, a testimonianza del fatto che non può giocare da solo in avanti, ma deve essere abbinato a un'altra punta vera, non un centrocampista aggiunto come l'attuale Topolinik Mascara (che, fra l'altro, oggi ha giocato assai bene). In prospettiva mercato di gennaio, questa appare un'indicazione importantissima, anche a livello di caratteristiche: Morimoto abbisogna di spazi, gli stessi che il Malaka gli ha garantito oggi. Fermo restando il fatto che Martinez, quando sta bene, è giocatore importante. Il problema è, tuttavia, un altro: ma quando sta bene Martinez? Finora, una partita ogni cinque. Troppo poco. Deve assolutamente superare i propri problemi fisici per poter fornire il giusto apporto al Catania. Un apporto da giocatore di ottimo livello.

Con il Milan ci vuole coraggio
A questo punto, non si può guardare in faccia nessuno, "rispettare" nessuno. E' necessario fare punti contro chiunque. Anche contro il Milan scintillante di questo periodo. Il prossimo posticipo domenicale proporrà al "Massimino" una sfida solo apprentemente impossibile. Il Catania visto oggi può giocarsela pure contro Pato e Ronaldinho (non Pirlo, perché sarà squalificato...). Ma, a un patto: che Atzori abbia coraggio. Ormai non si possono più fare calcoli, il tempo vola e il "campionato" scappa. Bisogna far punti e per far punti è necessario segnare. Morimoto deve giocoforza essere affiancato da un'altra punta. E se sta bene Martinez, deve essere proprio il Malaka. Pensare, di contro, a una tattica timorosa e sparagnina, sul modello di quella iniziale proposta al "Barbera", potrebbe condurre al disastro. Coraggio. Coraggio! Sarà una grande kermesse, condita dal pubblico delle "grandi occasioni" (cioè, dai tifosi catanesi della squadra rossonera, in questo caso) e non ci sarà tempo per timori e "cattivi pensieri". Il Catania delle ultime partite può risalire la china, ne ha le qualità. Ma deve trovare una svolta. Una svolta vera. Con il Milan sarebbe il massimo... Let's go, Liotru, let's go!!!



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