Aggiornato: May 4, 2008

Attacco: solo ai tifosi!

di Max Licari


Catania-Reggina 1-2


Foto Free Lens/Barbagallo
Rigore?

Limiti incontrovertibili e invalicabili
Amarezza. Profonda amarezza per una sconfitta grave sia per i riflessi sulla classifica che per quelli sul morale. Uno scontro decisivo, un match point fallito fra le mura amiche, giacché una vittoria avrebbe significato certezza quasi matematica della permanenza. Questa dolorosa sconfitta interna ha lo stesso, identico significato di quello che è il “succo” del disastroso girone di ritorno del Catania: stesso copione, stesso risultato di tante, troppe gare, in particolar modo di quelle dell’era Zenga. Riteniamo che dal punto di vista dell’impegno e della volontà anche oggi nulla possa essere imputato ai ragazzi in maglia rossazzurra. Hanno lottato, hanno sputato sangue fino al 90’. Ma non basta. La realtà è che il Catania, in questa fase cruciale, si ritrova senza attacco. Lo ripetiamo da inizio campionato e, quasi quasi, ci sembra inutile continuare a ripeterlo adesso. I numeri, che non mentono mai, dicono che il Catania ha, dopo l’Empoli (quasi retrocesso dopo la sconfitta interna contro l’Udinese), il peggior reparto offensivo del campionato. Questi numeri erano chiari anche a gennaio, quando sarebbe stato assolutamente necessario rinforzare il reparto, mettendosi al sicuro, appunto che un po’ tutti muoviamo al Catania da mesi e mesi. Si è voluto scegliere un’altra strada che, finora, ha prodotto poco e niente, come incontestabilmente attestano i numeri del deludentissimo 2008 etneo. In pratica, il Catania rischia seriamente di retrocedere, dopo aver dilapidato l’enorme vantaggio costruito nel girone d’andata, per non avere in rosa un finalizzatore in grado di mettere la palla dentro nei momenti cruciali. Ma noi rimaniamo convinti del fatto che continuare a ripetercelo fra di noi, a due giornate dalla fine, con i giochi ancora aperti, serva veramente a poco. Nel match odierno giocato contro una Reggina ordinata e fortunata, capace di cancellare la “casella zero” dal suo score esterno grazie a due tiri-due gol di Amoruso, i rossazzurri hanno prodotto una gran mole di gioco, sostanziata da almeno 5 nitide palle-gol, senza riuscire a “bucare” Campagnolo. Tuttavia, diciamolo subito, non per sfortuna, bensì per poca lucidità ed evidente sterilità offensiva, figlia di limiti ben precisi, chiari e incontrovertibili. Non regge nemmeno l’alibi dell’assenza di Spinesi (stagione finita), giacché il Gabbiano si è segnalato per la sua peggior stagione in maglia etnea. Se Mascara, piuttosto che tirare e segnare dopo aver saltato Campagnolo (sullo 0-0), pensa sia più utile cadere a terra, beh, c’è poco da fare; se lo stesso Topolinik a inizio ripresa cicca la palla del pareggio davanti all’estremo difensore reggino, beh, c’è poco da fare; se su 30 cross dalle fasce (bravi Vargas e Sabato, soprattutto) non trovi mai nessuno al centro dell’area, beh, c’è poco da fare; se l’unico centrocampista ad aver segnato quest’anno in campionato è Baiocco alla seconda giornata del girone d’andata (e oggi, pur avendone l’occasione propizia, Colucci e compagni hanno sempre fallito la porta), beh, c’è poco da fare. Un dato deve far riflettere, a supporto della tesi che vuole nella sterilità offensiva la principale pecca stagionale: il Catania nel girone di ritorno ha vinto un solo scontro diretto con le principali antagoniste nella lotta-salvezza (quello interno con il Cagliari, grazie a una clamorosa autorete), perdendo o pareggiando tutti gli altri. In particolare gli ultimi due, con Torino e Reggina al “Massimino”, dopo aver sicuramente dominato e confezionato molte più azioni da rete degli avversari. In entrambe le occasioni, con un attaccante in grado di finalizzare, si sarebbero portati a casa punti decisivi, anche solo 2 (due pareggi); oggi, con quei due punti, i rossazzurri sarebbero a una passo dalla salvezza.

Con Zenga si gioca meglio
Addirittura oggi in tribuna si discuteva sulle scelte iniziali di Zenga. In particolare sull’opzione di utilizzare Baiocco al posto di Izco. Ebbene, fermo restando che noi avremmo fatto giocare l’argentino (anche oggi il capitano è apparso sotto tono), non ci sembra che il tecnico milanese abbia scelto di non far giocare Ballack per inserire Napolioni. Stiamo discutendo di giocatori dello stesso tenore tecnico. Se Mascara avesse segnato, il Catania avrebbe vinto con Baiocco in campo. Poi, barzelletta delle barzellette, qualcuno avrebbe voluto Morimoto in campo, essendo l’unico “centravanti” a disposizione! Ma stiamo scherzando? Un ragazzo proveniente da infiniti acciacchi, che ha giocato poco e niente, sarebbe dovuto divenire il salvatore della Patria? Facciamo i seri. La realtà è che Zenga ha fatto giocare i due che stavano meglio (Colucci e Mascara), pur non essendo attaccanti purissimi, dato che Martinez, poi in rete nel finale, purtroppo non è in condizione. Non poteva far altro, visto l’organico a disposizione. Oltre tutto, nessuno può negare che il Catania stia giocando meglio, sia più propositivo, produca più azioni da rete, sia più grintoso da quando c’è Zenga. Il problema è, anzi, opposto: lo si doveva chiamare con almeno un mese d’anticipo; se lo si fosse fatto, siamo sicuri che, malgrado tutti i limiti della squadra, adesso avremmo punti essenziali in più. In ogni caso, come avevamo più volte segnalato qualche mese fa, si sono rivelate assai azzardate alcune dichiarazioni dell’entourage rossazzurro in merito alla certezza che la salvezza del Catania passasse per il “Massimino”. Nelle gare decisive, negli scontri diretti da “dentro o fuori” si è perso malgrado l’apporto del pubblico amico (confermando il trend che voleva gli etnei vittoriosi nel 50% dei match interni) e il perdurare delle debacle esterne (11 su 12) risulta oggi pesantissimo.

Cozza-Brienza-Amoruso: la qualità paga
La Reggina non ha rubato nulla, ma ci sia permesso di dire che non meritava, per quello che si è visto in campo, i tre punti. Però, una differenza fra le due squadre c’è: il tridente calabrese è da Serie A e punisce l’avversario anche avendo poche palle a disposizione. Il Catania, a livello qualitativo, considerata la poca vena di Mascara, i problemi fisici di Martinez e l’involuzione di Colucci, ha un solo giocatore in grado di fare la differenza, Vargas (pur immenso anche oggi), il quale al momento pensa di dover fare tutto da solo, vista la desolante pochezza dell’attacco. E da solo non ha mai vinto nessuno, a parte Diego Armando Maradona. I tre della Reggina hanno confezionato quelle poche azioni utili a far male al Catania, nell’ambito di un undici di pari livello rispetto agli etnei, come la stessa classifica indica. In buona sostanza, la qualità in Serie A è necessaria e non puoi pensare di vincere senza di essa. Lo stesso Tedesco, giocatore dai piedi non malvagi, ha fallito la prova contro la sua ex squadra, lasciando da solo a cantare e portare la croce il povero Biagianti, alla fine risultato il migliore dei suoi. Il centrocampista palermitano, sebbene con Zenga abbia fatto meglio, non è riuscito ancora a essere decisivo in fase di tiro, dote peraltro riconosciutagli (un paio di reti a campionato le ha sempre realizzate), sigillando una stagione non certo esaltante. Se a ciò si aggiungono la solita gara difensivamente incomprensibile di Sardo (male sul cross di Cozza in occasione della prima rete, protagonista del fallo da rigore nel finale, mai qualitativo nelle discese, sua prerogativa principale) e la non impeccabile posizione dei centrali difensivi (che non hanno giocato male, in ogni caso) sulla prima rete di Amoruso, si comprende come la giornata non si presentasse fin dall’inizio delle più “fortunate”. Difficile cambiare a gara in corsa e, infatti, Morimoto e Martinez poco hanno mutato, al di là dell’inutile rete quasi a tempo scaduto dell’uruguagio (sesta stagionale). Una cosa è certa: perdere in casa con una diretta concorrente che non aveva mai vinto fuori dalle mura amiche è grave, assai grave. Anche perché, a parte i tre davanti, la Reggina è squadra assai modesta.

Non più artefici del proprio destino
Fino a questo match interno contro i calabresi si era ripetuto quasi ossessivamente che il Catania fosse artefice del proprio destino. Ebbene, adesso ci pare che così non sia più. Sebbene, infatti, i rossazzurri siano quart’ultimi a un punto dal Parma e a due dall’Empoli, per ottenere la salvezza certa si dovrebbe pensare alla conquista di 6 punti nelle ultime due gare con la terza (Juventus, al “Delle Alpi”) e seconda (Roma, al “Massimino”) in classifica. Matematicamente possibile, ma realisticamente non pronosticabilissimo, visto il trend esterno. Ecco che diventano protagonisti i “giochi” di calendario. E la prossima giornata risulta fondamentale. L’analisi della classifica alla luce delle sconfitte di Livorno ed Empoli, impone di pensare che una fra Catania e Parma retrocederà insieme alle due toscane. L’Empoli, difatti, andrà a Reggio e ci pare improbabile che possa vincere, mentre gli emiliani giocheranno quella che probabilmente diverrà la gara cruciale del torneo etneo: Fiorentina-Parma, con l’undici di Prandelli ancora in corsa per la Champions League. Rossazzurri e gialloblù sono le due uniche compagini a non aver mai vinto in trasferta: sapranno farlo contro la quinta e la terza della classifica? A vantaggio del Catania solo la constatazione che la Juve di Ranieri (oggi sconfitta a Siena), a differenza dei gigliati, non ha più stimoli di classifica. Ma conta poco o nulla, dato che anche il Palermo non ne aveva... Il risultato di Firenze conta molto di più per il Catania in proiezione ultima giornata, quando entrambe le compagini se la vedranno con le prime due in graduatoria. Se il Parma non vincerà al “Franchi”, anche in caso di sconfitta del Catania a Torino, una vittoria con la Roma basterebbe a rimanere in A, avendo gli etnei, in caso di arrivo a pari punti, un buon margine (31-43 contro 41-57, + 4 totale) di vantaggio nella differenza reti generale (ma occorrerà non dilapidarlo al "Delle Alpi"...). In questo caso, sarebbe più agevole il compito di Zenga e compagni se l’Inter chiudesse il conto in campionato domenica prossima battendo il Siena al “Meazza”, così conquistando lo scudetto. In caso contrario, comunque, anche il Parma avrebbe una gara “impossibile”, dovendo giocare contro i nerazzurri non ancora campioni e bisognosi dei tre punti. Naturalmente, ciò avrebbe un senso solo nel caso Parma e Catania giungessero al massimo a pari punti all’ultima giornata di campionato. Un dato è scontato: conta incommensurabilmente di più Catania-Roma del 18 maggio che Catania-Roma dell’8 maggio, semifinale di ritorno di Coppa Italia... Si poteva giocare questa partita storica in piena tranquillità vincendo oggi, adesso invece le priorità sono altre... Malgrado la cocente delusione odierna e la consapevolezza dei limiti della squadra, figli di alcuni evidenti errori di prospettiva generale, noi sosterremo fino alla fine il Catania, credendo fermamente nella possibilità di staccare il biglietto per il terzo anno di fila in Serie A. Poi, si darà Cesare quel che è di Cesare sia in caso positivo che (tocchiamo ferro) in caso negativo. Con equilibrio e civiltà, ma con fermezza e senza sconti di comodo si analizzeranno i “pro” e i “contro” (abbondantemente, peraltro, fatti presente “in corso d’opera”, come testimoniano gli editoriali e le pagelle del sottoscritto) di una stagione che poteva, in ogni caso, concludersi in maniera meno “orgasmica”... Però, prima il sostegno. Come sempre. E questo faranno tutti i veri tifosi del Catania. Let’s go, Liotru, let’s go!!!



blog comments powered by Disqus

Contattaci | CalcioCatania.com è un sito non ufficiale sullo sport catanese Copyright 2006-2010 CalcioCatania.com. Tutti i diritti riservati


Warning: Unknown: failed to open stream: No such file or directory in Unknown on line 0

Warning: Unknown: failed to open stream: No such file or directory in Unknown on line 0

Fatal error: Unknown: Failed opening required 'google_verify.php' (include_path='/home/calciocatania/commentscript/configuration:/home/calciocatania/commentscript/include:/home/calciocatania/commentscript/include/library:./:.:/usr/share/pear:/usr/share/php:') in Unknown on line 0