Un Catania da film horror.
Nemmeno nei peggiori incubi del più pessimista dei tifosi rossazzurri si sarebbe potuto materializzare un avvio di campionato così terrificante. E sotto tutti i punti di vista… Due sconfitte al cospetto di squadre non certamente “top”, condizione fisica imbarazzante, rendimento dei giocatori “vecchi” quasi da casa di riposo e impatto dei nuovi innesti sostanzialmente inesistente. In aggiunta, quella sconfortante sensazione di impotenza cui si aggiunge l’inevitabile fatalismo legato alla cosiddetta “maledizione degli infortuni”, quella “nuvola di Fantozzi” che pare incombere sul Catania da anni. La vicenda di Di Marco, ragazzo che si infortuna gravemente dopo qualche decina di minuti, sembra costituire il compendio di più di dieci anni di Serie C e, purtroppo, anche di questa incipiente stagione nata su presupposti che si mostrano non certo “sfavillanti”.
Record

Un solo dato fotografa il momento no del Catania: mai, nelle 27 partecipazioni al campionato di Serie C dal 1946 ad oggi, gli etnei avevano perso le prime due gare. Un record che, siamo certi, Longo non avrebbe voluto battere… Tuttavia, ciò che preoccupa maggiormente è l’incapacità di reazione che questa squadra esibisce quando capita un “inconveniente”. Al “San Nicola”, infatti, dopo un buon quarto d’ora, al primo errore (sconsiderato passaggio in orizzontale nei pressi della propria area di un deludente capitan Cicerelli, con conseguente mancato intervento difensivo di Perrotta) puntualmente punito dall’esperto Garritano, gli uomini di Longo si sono sciolti come cera davanti all’ordinata compattezza di una non trascendentale compagine biancoverde, cominciando a imbarcare troppe ripartenze potenzialmente letali portate dagli esterni Tosi e Valenti accanto a Scipioni, Fall e lo stesso Garritano.
La verità è che il Catania è apparso latitante non solo a centrocampo, tradizionalmente vero e proprio “tallone d’Achille” dell’era Pelligra, ma in tutti i reparti. Se è vero che, in specie dopo l’uscita per infortunio del promettente Di Marco, Quaini, Jimenez e Corbari hanno confermato tutte le perplessità emerse dopo la prima giornata (è stato sufficiente un Battocchio per farsi dominare nella zona nevralgica del terreno di gioco), non si può certo dire che la difesa e l’attacco abbiano “rubato l’occhio”.
Male Perrotta e Ierardi, lenti e prevedibili, malissimo Raimo e Pagliai (e poi anche Masciangelo) sugli esterni bassi, deludenti i laterali d’attacco titolari Cicerelli e Bruzzaniti (anche se quest’ultimo qualcosina in più l’ha fatta vedere) e ancor peggio i sostituti Lunetta e Liguori, troppo isolato Flavio Russo al centro del reparto avanzato.

Anche il passaggio al 4-2-3-1 nella ripresa, con Leonardi sottopunta al posto dell’evanescente Jiménez, il quale avrebbe potuto portare in vantaggio nel primo tempo i suoi, non scartando a due passi dall’estremo difensore di casa un clamoroso regalo della retroguardia pugliese, pur producendo una quindicina di minuti di pressing, non ha convinto granché. Troppa poca cattiveria in area di rigore avversaria (una sola gran parata di Tommasi su deviazione aerea di Leonardi nel finale) e tanto spazio alle ripartenze dei padroni di casa non finalizzate per un nonnulla, ma comunque sufficienti a confezionare il raddoppio “tagliagambe” di Greco sull’ennesima incertezza difensiva di Perrotta e Pagliai, in difficoltà sia a destra che a sinistra.
No ad alcun alibi
Non basta il “solito” 64% di sterile possesso palla, non bastano nel postgara le ammissioni di colpa del tecnico, volte a sottolineare la preoccupazione per un processo di crescita ancora troppo embrionale, non bastano gli alibi di un undici orfano di pedine importanti a centrocampo e in attacco (Di Gennaro e i nuovi arrivati Torrasi, Caligara e Coda). La sensazione è che questo organico sia ancora incompleto. Non convincono i laterali bassi, tanto che Longo ha dovuto inserire la riserva Raimo e spostare il pur deludente Pagliai a sinistra. Non convincono i centrali difensivi e non sappiamo se possa essere sufficiente il rientro di Di Gennaro. Non convincono le mezzali Corbari e Jimenez, oggi sostituito dopo 45’ per disperazione. Non convincono gli esterni alti, tutti “di nome” ma attualmente non di rendimento (in particolare, Liguori sembra ancora spaesato e Lunetta lontanissimo da una condizione accettabile). In questo contesto, poi, appare ovvio che possano essere coinvolti nel naufragio pure i volenterosi giovanotti catanesi, Russo a Leonardi, cui non è giusto addossare responsabilità che non sono ancora in grado di assumersi.
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Ancora mercato
Pertanto, l’auspicio è che, accanto alle necessarie uscite (da Dini a Di Tacchio, da Mihai a forse Caturano), si possa anche fare qualcosina d’altro, in specie sugli esterni difensivi e a centrocampo, soprattutto se l’infortunio di Di Marco dovesse rivelarsi importante. Una cosa è chiara: così non si va da nessuna parte, con l’aggravante che la squadra pare che non stia recependo con celerità le direttive dell’allenatore. Come si potrà comprendere, non propriamente una situazione idilliaca. Il tempo per rimediare ci sarebbe, ma servono risorse e competenza. Riusciranno Grella, Varrà e Longo a metterci una pezza? Il tempo stringe e urgono risposte… Let’s go, Liotru, let’s go!!!
