Totò Criniti: "A Catania si vince col gruppo, altrimenti fai fatica"

Totò Criniti in azione nel match del

Totò Criniti in azione nel match del "Flaminio" con la Lodigiani del 2001  Foto: CalcioCatania.com

Piacevole chiacchierata con il fantasista di Pinerolo, ultimo rossazzurro in rete alla Viterbese. All'interno l'intervista video.

Un digiuno lungo 379 minuti
Catania, 13 Maggio 2001. Al “Cibali” il Catania di mister Vincenzo Guerini ospita la Viterbese nella gara valida per l’ultima giornata del Girone B di Serie C1. I rossazzurri, già certi della qualificazione ai play-off, conquistata dopo una lunga ed altrettanto entusiasmante rimonta, hanno bisogno dei tre punti per difendere il terzo posto dagli attacchi di Avellino e Ascoli, rispettivamente impegnate con Messina e Palermo prime della classe. L’obiettivo, al di là del 2 a 1 finale, viene centrato con scioltezza grazie a una doppietta di Totò Criniti, autore, tra l’altro, di un errore dagli undici metri sullo 0 a 0. Dal minuto 71’, ovvero dal tap-in vincente del fantasista di Pinerolo sulla respinta difettosa del portiere laziale Di Bitonto sulla conclusione di Massimiliano De Silvestro, la porta della Viterbese diventa stregata. Infatti, nelle successive quattro gare con i laziali, fra il “Rocchi” e il “Massimino”, il Catania non è più riuscito ad andare a segno: 0 a 0 in casa il 4 Novembre dello stesso anno; sconfitta per 1 a 0 al ritorno a Viterbo; 2 a 0 e 0 a 1 per i laziali nel doppio confronto relativo alla scorsa stagione. Un digiuno lunghissimo giunto, senza considerare i minuti di recupero, a 379 minuti.

Ne abbiamo parlato con il diretto interessato, in una piacevolissima chiacchierata dal sapore nostalgico: “La ricordo bene, quella fu anche la mia unica doppietta in maglia rossazzurra – sottolinea Totò Criniti –. Quello era un Catania che doveva vincere ed era attrezzato per vincere. Avevamo instaurato un bel gruppo, creando con mister Guerini una sinergia importante attraverso la quale ‘vincevamo come gruppo’ così come volevano i Gaucci e la piazza. A mio avviso il segreto per far bene in una piazza esigente e importante come Catania è proprio avere un grande gruppo, altrimenti fai fatica. Noi a quei tempi ce lo avevamo, oltre alla qualità dei vari giocatori con un passato importante alle spalle”.



Impossibile dire di no al Catania
Dopo aver iniziato la stagione con la maglia della Vis Pesaro, affrontando tra l’altro i rossazzurri al “Benelli” alla prima di campionato, Totò Criniti giunse a Catania in pieno autunno, esordendo nella ‘stracittadina’ con l’Atletico vinta per 1 a 0 in virtù della rete di Gianni Orfei: “Ero andato a Pesaro facendo una scelta di vita ben precisa: c’era un progetto a lungo termine che prevedeva anche la mia permanenza in società. Quando ti chiama il Catania cosa fai, non ci vai? È impossibile dire di no. Al mio arrivo trovai un ambiente ostile, in contestazione dopo le sconfitte con Palermo e Giulianova (5 a 1 coi rosanero, 1-3 coi giallorossi in casa, ndr), che ci costrinse ad andare in ritiro a Caltanissetta, lo ricordo bene. Non ti nascondo che questa situazione ci preoccupava un po’. E invece è bastata quella vittoria con l’Atletico per ricompattarci con il pubblico. Con il ritorno di mister Guerini abbiamo poi incamerato una serie di vittorie diventando una squadra da battere”.

Quella parata di Cecere…
Una lunga cavalcata, una rimonta mozzafiato, con 37 punti su 51 nel solo girone di ritorno, finita con la lingua di fuori al “Celeste” di Messina. Una gara nella quale fu proprio lui a creare l’occasione migliore per il Catania, con una punizione all’incrocio dei pali sventata da Cecere (video in basso, al minuto 1:17: 35): “La punizione era ben calibrata, ma lui fece una gran parata. Se avessi segnato probabilmente avremmo poi vinto noi. Purtroppo siamo arrivati alla finale spompati e stanchi per la lunga rincorsa fatta. L’ abbiamo persa perché loro erano molto più freschi di noi, ma…coi ‘se’ e coi ‘ma’ non vinci. Io ce l’ho messa tutta, anche perché al mio arrivo mi diedero la fascia di capitano, ero forte caratterialmente ed ero anche l’idolo della piazza, avevo un sacco di responsabilità. Quindi, se avessi fatto quel gol, se fossi riuscito a portare in B il Catania, avrei messo le radici in quella città. Quella squadra avremmo meritato la promozione, anche perché i Gaucci avevano investito molto in quel progetto”.



Gol decisivi
Oltre alla doppietta alla Viterbese nel bottino rossazzurro ci furono altri tre gol tutti decisivi. Alla Vis Pesaro su punizione e i rigori a Benevento e Nocerina, trasformati all’89’ e all’86’, che diedero altrettante vittorie agli etnei: “Il mio compito non era segnare ma far segnare. Ero un assist-man, un leader che doveva prendere per mano la squadra. Non ero un attaccante vero, nessuno mi chiedeva i gol. Nel corso della mia carriera, comunque, ho realizzato un buon numero di reti, alcune delle quali su calcio di punizione, ma quasi tutte importanti. Sono soddisfatto della mia carriera di calciatore e Catania è stata una tappa importante. Non ti nascondo però, che se avessimo vinto quella partita sarebbe stato il coronamento di quella carriera, l’apoteosi, un sogno. È questo il rammarico più grande della mia carriera”.

Lo Monaco è una garanzia
Da cinque stagioni il Catania annaspa in terza serie, che cosa serve per venirne fuori? “Non conosco la proprietà e che tipo di disponibilità economica possiedono, ma conosco Pietro Lo Monaco e lui è una garanzia. Quest’anno ci sono tante squadre importanti, come il Bari, la Ternana, la Reggina e il Catanzaro. Ogni anno è sempre una rincorsa, non è facile vincere. Anche attraverso i play-off è dura, sono tante partite, e se non arrivi fresco fai fatica. Due anni fa poteva essere l’anno giusto, ma non è facile. Già domenica scorsa, la battuta d’arresto di Potenza, è un’indicazione chiara. Le partite bisogna giocarle sempre e comunque”.

Insegno calcio ai giovani
Appese le scarpette al chiodo anche per Totò Criniti si sono spalancate le porte della panchina: “Ho fatto l’allenatore fino a due anni fa, poi mi sono reso conto che amo investire il mio tempo nei giovani. Spendo il tempo a insegnare calcio, perché mi piace. Nelle scuole calcio, ma soprattutto nei vari settori giovanili, mi rendo conto che c’è poca gente competente, pochi ex calciatori in grado di trasmettere la loro competenza e entusiasmo. C’è gente che allena e non ha mai giocato a pallone, e non è poco. Quindi mi dedico ai giovani, non disdegnando tuttavia una possibile chiamata per allenare i ‘grandi’. Sinceramente, però, le chiamate che mi sono arrivate non mi soddisfano e preferisco stare coi giovani. Per giocare a calcio non basta dare due calci al pallone. Un ‘giocatorino’ bisogna costruirlo non solo a livello tecnico, bisogna lavorare anche sull’aspetto morale, sul comportamento, sul temperamento, e questo mi piace parecchio”.

Totò Criniti esulta dopo la doppietta alla Viterbese, sullo sfondo si riconosce Karassavidis 




TOTÒ CRINITI
Curriculum: 25 presenze (24 in Serie C1, una in Coppa Italia C) e 5 reti nel Catania 2000/01
Esordio: Atletico Catania-Catania 0-1 (5 Novembre 2000)
Congedo: Messina-Catania 1-0 (17 Giugno 2001)