Senza luce

Max Licari sul deludente pari al cospetto della Casertana. Una prestazione negativa su cui riflettere con attenzione.

Una prestazione su cui riflettere con attenzione

Perdonerete lo scrivente, ma questa volta proporre una seconda parte di editoriale rivolta alla descrizione di una gara del genere sarebbe inutile e, allo stesso tempo, deleterio per le arterie del giornalista e dell’innamorato dei colori rossazzurri. Il titolo della celebre canzone dei Dik Dik “Senza luce” esprime plasticamente il “succo” di una partita inguardabile per essenziale demerito rel Catania. Si potrebbe, infatti, riassumere il tutto in tal guisa: una grande confusione mista a sterilità di gioco e di conclusioni a rete da parte di una compagine etnea povera di sostanza tecnica e agonistica; la solita tragicomica pantomima inscenata negli ultimi venti minuti dall’ennesima “specialista della Serie C”, indegna rappresentazione di “anticalcio” di cui siamo ormai nauseati dopo undici anni di inferno da saga strapaesana; una sola, tristissima parata prodotta dal portiere avversario De Lucia su di una conclusione del difensore centrale Miceli a seguito di azione da corner. Stop. Praticamente, nulla, zero patata. Un attentato, sostanzialmente, alla stabilita psicologica del tifoso rossazzurro proprio in occasione della gara del cosiddetto “riscatto”, a seguito della doppia sfortunata trasferta campana. Sinceramente, ne viene fuori un quadro preoccupante in direzione di un futuro che non potrà e non dovrà veder fallire il Catania nei prossimi playoff. I fischi finali dei 16.000 del “Massimino” fotografano il momento e non possono non chiamare in causa una società che, dopo aver sostenuto spese rilevanti per costruire un roster da promozione diretta, rischia veramente di rimanere con un pugno di mosche in mano.

C’è davvero, con urgenza, da capire se la squadra è ancora con Toscano oppure no, perché la prestazione sciorinata contro una ordinata Casertana giunta a Catania solo per difendersi e portare a casa un punto, lascia molto su cui riflettere. Troppo “prosciugata” di contenuti, anche a livello mentale, questa esibizione di capitan Di Tacchio e soci per non proporre inquietanti quesiti a tifosi e addetti ai lavori. Anche le scelte iniziali dell’allenatore sembrano figlie di una volontà, magari anche comprensibile, di “mostrare” ai contestatori il perché non si avanzassero determinate opzioni, perché non si facessero giocare determinati elementi. I 60’ di Bruzzaniti e i quasi 100’ di Caturano paiono vestire lo scomodo abito con su attaccato il cartellino “vedete, ve li ho messi in campo…”, piuttosto che la reale convinzione di sfruttarli secondo caratteristiche, considerato che l’ex Pineto, esterno d’attacco puro, sembri soffrire particolarmente il ruolo di trequartista e al capocannoniere dello scorso campionato non giunga in area una palla giocabile che una. Il problema rimane sempre quello e, a marzo, rimane irrisolto.

Il Catania gode di poca qualità a centrocampo e, se i laterali non funzionano (e Casasola e Donnarumma danno l’impressione di essere “arrivati”), le squadre avversarie, qualunque sia il loro livello, riescono a reggere botta con relativa semplicità. Corbari e Di Tacchio non funzionano se non in fase difensiva, la mancanza dello squalificato Quaini si rivela devastante, mentre meglio va quando gioca Jimenez, l’unico in grado di accendere la luce, ma nei due di mediana può giostrare solo quando si affronta un avversario esclusivamente rintanato nella propria metà campo (come, appunto, il team allenato da Coppitelli), senza affidargli mansioni di contenimento. I vari D’Ausilio e Lunetta sono ottimi giocatori per la categoria, ma se non vengono “attivati” nel modo giusto, con le giocate corrette, si consente agli avversari di neutralizzarli. Insomma, l’assetto classico toscaniano al momento sembra essere in una fase di “down” e i tecnici avversari riescono a leggerlo con maggior efficacia. Inoltre, pare che il “piano B”, considerato ciò che si è visto da Salerno a Benevento alla Casertana, non si mostri del tutto “introiettato” dai giocatori.

Certo, mancano due attaccanti come Forte e Rolfini, entrambi infortunati, manca Cicerelli, che potrebbe riaccendere la luce da fine marzo in poi, ma indulgere in alibi in questa fase cruciale sarebbe potenzialmente letale. La classifica dice che il Cosenza dista soli cinque punti, quindi il secondo posto, a sette giornate dal termine della regular season, appare tutt’altro che blindato e sarebbe un peccato mortale rovinare definitivamente la stagione, dopo aver precocemente abdicato al primario obiettivo stagionale, la sospirata promozione diretta. La verità è che questa prestazione, dopo le buone sensazioni non suffragate dal risultato ricevute dalla doppia trasferta campana, ci “perplime” alquanto, sebbene permanga il famoso record di imbattibilità interna che certamente non assegna alcun alloro. E, soprattutto, non riusciamo proprio a comprendere il motivo per cui fosse necessario mantenere tre difensori centrali più due esterni non certo d’attacco fino al 100’ contro una squadra incapace di superare la linea di centrocampo nemmeno per scommessa.

Francamente, quando si è visto entrare in campo all’ora di gioco Celli al posto di Allegretto nell’ambito di un match similare, si è rimasti un po’ tutti interdetti. Non vorremmo che si perda troppa lucidità, si rimanga troppo ancorati a moduli e stilemi granitici anche quando sarebbe il caso di cambiare qualcosa. Una cosa appare certa: il Catania “ammirato” in questo lunedì sera al “Massimino” è quanto di più alieno dai “desiderata” della tifoseria rossazzurra nell’ambito dei quasi due anni di gestione Toscano. La preoccupazione, dunque, non risulta eccessiva, giacché affrontare così la prossima trasferta di Altamura significherebbe rischiare, rischiare grosso una sconfitta che aprirebbe scenari foschi che noi tutti vorremmo si evitassero.

Pertanto, alla società “in primis” il compito di gestire il delicato frangente e di fornire le risposte adeguate. Let’s go, Liotru, let’s go!!!

Partita collegata