Recidiva reiterata

Mister Raffaele

Mister Raffaele  Foto: CalcioCatania.com

Il commento sulla sconfitta maturata al "Liguori", con Raffaele sul banco degli imputati.

La crisi di risultati non si arresta, anzi si aggrava, con il secondo k.o. consecutivo. Non accadeva dallo scorso ottobre, quando i rossazzurri rimediarono due sconfitte di fila contro le prime della classe Ternana e Bari. Stavolta, invece, le protagoniste sono state una pari grado come il Teramo ed una formazione di medio-bassa classifica come la Turris. Il 17 febbraio, proprio un mese fa, con la scoppola rimediata al "Liberati" di Terni, il Catania di Raffaele entrava in un tunnel dal quale non è più uscito, collezionando soltanto 6 punti in 8 gare e sprofondando al 7° posto in classifica. La quarta piazza, attualmente occupata dal Catanzaro, comincia ad apparire come un miraggio e in questo momento tutti firmerebbero per concludere la stagione al 5° posto, per il quale ci sarà da sgomitare con Juve Stabia, Teramo e il sorprendente Foggia di Marchionni, a patto di sapersi riprendere dal blackout vissuto nelle ultime settimane.

Esonerare Raffaele, a che pro?
Un blackout che ha messo nell'occhio del ciclone mister Raffaele, il quale non ha parlato a fine gara e sul quale la società pare che stia facendo le opportune valutazioni. Non sono in pochi, tra i tifosi, coloro i quali auspicano un esonero del tecnico di Barcellona Pozzo di Gotto. Eppure, nonostante la crisi di risultati, questa decisione non apparirebbe giustificata, sulla base di quelle che sono state le premesse di questa stagione ed i programmi dichiarati dalla società. In fin dei conti il Catania è lì, a lottare per un discreto piazzamento in zona playoff, e se non fosse stato per il pessimo andamento nei derby si parlerebbe di cammino ampiamente in linea con le attese e le speranze iniziali. Peraltro, considerando che l'attuale proprietà non è nelle condizioni - né economiche, né strategiche - di individuare un tecnico che non solo possa provare a raddrizzare il finale di stagione, ma anche porre le basi per quella successiva - della quale dovrebbe occuparsi lo "zio Joe" - ingaggiare un traghettatore non sembra la panacea per tutti i mali degli etnei, dal momento che non stiamo parlando di una squadra che naviga nei bassifondi della classifica. L'unico motivo che renderebbe ragionevole l'avvicendamento in panchina sarebbe uno scollamento tra il mister e lo spogliatoio. Ma bisogna essere onesti: se c'è stato, non si è notato, perché persino nelle prestazioni più scadenti, compresa quella odierna, i ragazzi ci hanno provato fino alla fine, non lesinando impegno e lasciando punti per strada soltanto a causa dei propri limiti tecnici.

Eppure il mister dovrebbe riflettere sui propri errori
Al netto delle superiori considerazioni, va in ogni caso rimarcato come ultimamente Raffaele ci abbia messo molto del suo per cacciarsi nei guai. Sorvolando sull'endemico problema dei primi tempi regalati e delle formazioni iniziali spesso sbagliate, il tecnico etneo è parso peccare di testardaggine nel momento in cui ha deciso di proseguire con la difesa a 3 nonostante avesse a disposizione i soli Sales, Claiton e Giosa. L'assenza di Silvestri, unico ad eccellere in entrambe le fasi, si è fatta sentire oltremodo, ma era prevedibile. Ed era emerso in tutta evidenza già nella gara contro il Teramo. Sia sabato scorso che contro i corallini si è avuto modo di appurare che la difesa a 3 sostanzialmente paralizza la capacità di produrre azioni degne di nota, mancando un uomo come Silvestri in grado di accompagnare l'azione con una discreta qualità ed una rapidità superiore a quella dei compagni di reparto, e rendendo pertanto vano l'utilizzo di tornanti di spinta. Ed inoltre la maggior lentezza del reparto fa sì che questo incontri più difficoltà del solito contro squadre che utilizzano esterni alti. Lo si sapeva dopo la deludente sconfitta col Teramo, che comunque rappresentava la prima prova post-infortunio del numero 5, lo si sarebbe dovuto evitare contro la Turris, come dimostrato dalla prestazione nettamente migliore offerta al "Liguori" nella ripresa da Claiton e compagni, quando hanno cambiato diversi moduli mantenendo però una linea a 4 fissa dietro, con la quale si sono trovati gli sbocchi (vedi azione del rigore) che nel primo tempo mancavano. Invece Raffaele ha proseguito sulla propria strada, preferendo schierarsi a specchio e lasciando trasparire la necessità di un'ingiustificata prudenza. Non sappiamo se contro l'Avellino ci sarà ancora lui in panchina, ma in tal caso speriamo che abbia compreso definitivamente questa lezione.

Il Catania regala un tempo e paga gli errori individuali
Sulla partita non c'è poi molto da dire. Nella prima frazione di gioco, come detto, un Catania contratto ha faticato a trovare spazi, penalizzato dal modulo adottato e dall'atteggiamento degli avversari, che hanno interpretato alla perfezione il classico gioco di rimessa predicato da Caneo, non concedendo spazi e ripartendo puntualmente con pericolosità, grazie a giocatori di gamba e rapidità e alla regia sopraffina di Giannone. Eppure, per la seconda volta consecutiva, il gol che ha decretato la sconfitta lo si è subito per un pasticcio del portiere. Altra crepa nelle scelte recenti di Raffaele. E' evidente che Confente in questo momento non è sereno e a questo punto sarebbe opportuno concedere una nuova occasione a Martinez che, in verità, in precedenza non aveva demeritato. Senza gli errori del numero 32 gli etnei avrebbero due punti in più in classifica e la panchina del mister traballerebbe di meno. Anche questo è un dato da valutare e sul quale riflettere.
Nella ripresa, un Catania ridisegnato col 4-2-3-1 ha avuto la possibilità di sfruttare al meglio le qualità di Piccolo (molto abulico nei primi 45'), che alla prima occasione ha servito la solita palla d'oro a Calapai (schema ormai consolidato), contribuendo alla conquista del penalty che avrebbe potuto regalare il pari. Ultimamente ci sono state parecchie polemiche sui rigoristi: ebbene, proprio Piccolo è quello designato, ma si è esibito in una rincorsa alla Zaza che non ha garantito esiti migliori di quelli ottenuti dall'attaccante del Torino agli europei del 2016. Evidentemente anche la sfiga e il destino devono metterci lo zampino. Dopo la staffetta Sarao-Di Piazza (quantomeno opinabile se sei sotto di un gol), Raffaele ha inserito Maldonado e Izco, arretrando Manneh nel ruolo di terzino sinistro e proponendo quel 4-3-3 che subito dopo l'infortunio di Silvestri abbiamo indicato come soluzione ideale. Ebbene, sarà un caso, ma per una decina di minuti il Catania ha finalmente preso in mano il pallino del gioco e schiacciato la Turris nella propria metà campo, esponendosi a qualche pericoloso contropiede ma sfiorando il pari con Di Piazza. Dopodiché il tecnico ha, forse frettolosamente, voluto giocarsi la carta della disperazione puntando su Reginaldo e perdendo così la superiorità numerica a centrocampo. Ciò nonostante, è arrivata un'altra grande chance, sciupata da Claiton. Nel complesso, ai punti, il Catania avrebbe meritato il pareggio, non avendo avuto la Turris un numero di occasioni superiore a quelle dei rossazzurri. Così, alla fine, pesano come un macigno gli errori del guardiapali...e del rigorista.

Contro l'Avellino servirà un'impresa
Nel momento più critico della stagione, ecco arrivare il peggior avversario possibile. L'Avellino di Braglia, che mentre scriviamo queste righe sta asfaltando il Potenza, non perde dallo scorso 20 dicembre (contro il Bari). Da allora, ha collezionato ben quattordici risultati utili, di cui undici vittorie, che hanno proiettato gli uomini di Braglia al 2° posto in classifica, quasi ipotecato considerando il brusco rallentamento del Bari di Carrera. Che gli irpini fossero una delle squadre più temibili in ottica playoff lo si sapeva, ma all'andata il Catania era riuscito ad espugnare il "Partenio" con una bella prestazione e la squadra biancoverde non appariva qualitativamente superiore a quella etnea. Il campo ha poi detto decisamente il contrario. Al "Massimino", i lupi viaggeranno sulle ali dell'entusiasmo e cercheranno ad ogni costo i tre punti per proseguire il loro cammino da sogno. Il Catania arriva al match nella condizione peggiore: affamato di punti, in crisi di identità, con una squadra fisicamente e mentalmente alle corde e con alcune assenze pesanti. Ma il tempo degli alibi è finito. Che ci sia ancora Raffaele o meno, la squadra avrà il dovere di mostrare qualcosa di diverso.