Pisseri solitario

Pisseri, prestazione da 8 in pagella...

Pisseri, prestazione da 8 in pagella...  Fonte: Nino Russo

Max Licari sul pareggio conquistato dal Catania ad Andria. Punto prezioso, prestazione in tono minore. Difesa da registrare.

Buon punto, ma meno bene che una settimana fa…
Finisce come in occasione della scorsa stagione, ma al termine di due gare completamente diverse. Il Catania di Pancaro giocò una gara prettamente difensiva contro un avversario ancora più ermetico e scarsamente incline a fare gioco, cogliendo solo nel finale un palo con Plasmati. I rossazzurri di Rigoli disputano, invece, un match assai più aperto, al cospetto di una compagine andriese di gran lunga più propositiva, mettendo a referto tre grandi occasioni (Russotto poco lucido davanti a Cilli a fine prima frazione; rigore apparso netto su Paolucci e palo in extremis di Biagianti nella ripresa), tuttavia concedendo troppo, almeno cinque palle gol limpide, di cui tre con l’uomo davanti a Pisseri, protagonista di una gara da 8 in pagella. Facendo un raffronto rapido: non convincente “quel” Catania, non convincente “questo” Catania. Si sapeva che l’undici di Favarin fosse impostato in assoluta controtendenza rispetto alla versione precedente, tutto proteso al pressing e all’attacco e, di conseguenza, non mi sembra che le contromisure approntate da Rigoli abbiano particolarmente funzionato. Ci teniamo il preziosissimo punto, la media inglese intatta, l’imbattibilità che fa morale, il -2 che domenica prossima potrebbe diventare +1. Ma una squadra che vuole vincere il campionato può e deve fare molto meglio in trasferta. In special modo, meglio in fatto di personalità. È una pecca “storica” degli etnei, lo sappiamo; ciò non significa che, alla buon’ora, non sia giunto il momento di migliorare! La verità è che i tifosi vorrebbero finalmente cominciare a soffrire di meno quando il Catania gioca fuori dalle mura amiche. Il primo “tentativo” non si può dire che sia riuscito alla perfezione. La squadra tonica e spavalda vista contro la Juve Stabia non si ripresenta al “Degli Ulivi”, dove molti dei protagonisti del rotondo 3-1 ai campani (a proposito, l’inequivocabile 4-0 rifilato al Melfi dalle “vespe” testimonia la bontà dell’attrezzatura di base) non concedono il bis, finendo nell’anonimato di una prestazione per larghi tratti poco incisiva.

Primo tempo in sofferenza
Pino Rigoli, a mio parere giustamente, ripropone la stessa formazione dell’esordio, in modo da fornire continuità all’undici ipoteticamente titolare. Però, il 4-3-1-2 di partenza, fin dall’inizio, mostra di soffrire in mediana e sui tagli centrali il pressing dello spregiudicato 4-2-3-1 di Favarin, senza quasi mai riuscire a trovare gli spunti giusti per bucare la non certo ermetica difesa di casa, In difficoltà Russotto e Calil, isolato Paolucci, poche idee da uno Scoppa troppo compassato e da un Silva sotto tono, lontano parente dal dinamico interno ammirato contro la Juve Stabia. Molto spesso, Piccinni, Matera, Onescu e, soprattutto, Mancino, supportati dai tagli del buon Cianci, rubano palla e si fiondano in avanti, trovando terreno fertile nell’incerta coppia centrale Bastrini-Drausio e nel timido Djordjevic. I soli Nava e capitan Biagianti sembrano comprendere cosa ci sia realmente da fare in un match del genere: correre e randellare. Sostanzialmente, per tutta la prima frazione i padroni di casa premono e tirano in porta, magari in modo non così pericoloso da sorprendere l’attento Pisseri, ma sufficiente per tenere in apprensione Rigoli. Paradossalmente, come spesso succede, è il Catania ad avere la migliore occasione nel finale, in contropiede, con Russotto che si presenta davanti a Cilli, tirando in modo fiacco ed esaltandone le doti. Una squadra matura, cinica, occasioni del genere non se le fa scappare…

Ripresa “aperta”, ma troppe palle gol concesse agli uomini di Favarin
Evidentemente Rigoli si fa sentire negli spogliatoi, perché rientra in campo un Catania più volitivo. Più compattezza, più predisposizione alla corsa, più capacità di far correre gli esterni, in specie Nava e Russotto. Ma dura una decina di minuti perché, al primo lancio in profondità, la coppia centrale difensiva, protagonista di una gara pienamente insufficiente, si fa scappare Mancino, abile a presentarsi davanti a Pisseri, il quale compie un miracolo in uscita. Errore marchiano. Non il primo. E nemmeno l’ultimo. Un paio di minuti dopo, lo stesso estremo difensore devia un diagonale insidiosissimo di Cianci sull’ennesima “infilata” presa dalla difesa etnea. Il Catania sembra sulle gambe a centrocampo, dove il solo Biagianti canta e porta la croce, rispetto agli spenti Scoppa e Silva. Così, sembra quasi un fulmine a ciel sereno, al 58’, il netto intervento, su una palla vagante in piena area, di Cilli a danno di Paolucci: il rigore appare sacrosanto, ma l’incerto arbitro della gara, Luciano di Lamezia Terme, lascia correre. La partita, da questo momento in poi, diventa nervosa, fra piccole scaramucce, provocazioni e ammonizioni più o meno centrate. Nemmeno le sostituzioni, a mio parere coerenti, di Rigoli (Fornito-Silva, Piscitella-Calil, Barisic-Russotto) apportano concreti benefici al gioco dei rossazzurri, sempre piuttosto lento e farraginoso, spesso incline a subire il pressing della mediana avversaria. Non è un caso che, per l’ennesima volta, su azione da corner, si faccia saltare Piccinni solo davanti a Pisseri, azione che fortunatamente non provoca guai seri per la centralità e la debolezza dell’inzuccata del centrocampista pugliese. Se, poi, come nel finale del primo tempo, all’88’ ti ritrovi la palla del gol vittoria e non la sfrutti, allora vuol dire che non è la partita giusta! Biagianti, solo davanti a Cilli, spara un diagonale sul palo. Peccato, ma si poteva far meglio. Rimane, tuttavia, preoccupante che, trenta secondi dopo, la coppia centrale etnea si faccia ancora una volta infilare in ripartenza, consentendo al neoentrato Fall (un ex) di presentarsi solitario davanti a Pisseri. In questo caso, il palo “benedice” il Catania, ma francamente concedere tutte queste occasioni nitide a una squadra come l’Andria deve far pensare l’allenatore rossazzurro. E molto.

Spunti decisivi per Rigoli
Probabilmente, dovrà essere accelerato il reinserimento di Bergamelli al posto di uno dei due centrali, in modo da ridonare sicurezza a tutta la difesa che, obiettivamente, pare priva di un leader. Anche il terzino mancino serbo, a mio avviso, deve cercare di entrare un po’ di più nei meccanismi del modulo voluto da Rigoli. Allo stesso modo, Scoppa e Silva devono al più presto calarsi nella mentalità della categoria: in casa, il Catania in genere domina l’avversario e c’è più tempo per la giocata; in trasferta, bisogna velocizzare le operazioni, mostrare più personalità. Per quanto concerne Russotto e Calil, mi pare di poter dire di averli rivisti più o meno ai livelli delle trasferte della scorsa stagione. E ciò non va per niente bene. Paolucci non lo giudico: ha lottato, ma non gli è stata servita una palla una. Infine. Pisseri. Dopo la prima gara avevo scritto di volerlo rivedere: l’ho rivisto, migliore in campo. Punto.

Il Fondi per “riveder le stelle"
Il punto lo prendiamo tutto. È importante, in ogni caso, per mantenere tonico il morale e, soprattutto, per consentire ai rossazzurri, in caso di vittoria domenica prossima sul Fondi, di tornare a respirare “aria di classifica”. Sarebbe un +1 importantissimo, sette punti in tre gare, iniezione di fiducia all’ambiente; insomma: non si può fallire. Il Catania, al “Massimino”, ha tutte le carte in regola per farla da padrone, ma mi auguro che possano riscontrarsi miglioramenti rispetto alla non eccelsa prova di Andria, magari con i necessari correttivi del tecnico. Non ritroveremo l’ex Calderini, espulso a Vibo e quindi squalificato: ce ne faremo una ragione. Forza e coraggio… Let’s go, Liotru, let’s go!!!