Pietre, petardi e fumogeni sul Catania: adesso basta!

La becera coreografia ideata dai reggini

La becera coreografia ideata dai reggini  Foto: Nino Russo

Dopo i fattacci di Siracusa a Reggio Calabria è arrivato il triste bis. Bisogna intervenire, l'Elefante va salvaguardato

“Siamo abituati a questo genere di accoglienza. Sappiamo che quando arriva il Catania è come se arrivasse la Juventus. Certo, non fa piacere ricevere in trasferta sempre fumogeni, petardi e pietrate. Questo non è calcio!”. Così, con queste eloquenti parole, dal retrogusto di rassegnazione e consapevolezza di un qualcosa che si potrà verificare ancora, Davis Curiale ha commentato quanto accaduto nei primi minuti del secondo tempo della partita di Reggio Calabria, decisa al novantaquattresimo da Bianchimano. Dopo i fattacci del “Nicola De Simone” di Siracusa dello scorso 14 ottobre, quando dalla Curva Anna – il settore più “caldo” occupato dai tifosi aretusei – arrivarono in campo anche dei calcinacci (uno dei quali “andato a segno” sull’obiettivo Matteo Pisseri), nella notte del “Granillo” di qualche giorno fa è arrivato puntualmente il bis. Puntualmente, proprio così. Perché dopo la sconcertante punizione comminata dal Giudice Sportivo alla società aretusea, ovvero un’ammenda di appena duemila euro, a Reggio si è consumato un nuovo triste episodio, accentuato dalla becera coreografia (eufemismo) di un’ Etna in eruzione pronta a distruggere la città di Catania. “Nessun Elefante vi protegge, prima o poi l’Etna vi distrugge!”.

I fumogeni lanciati in campo dai tifosi reggini 



Immagini e testi di discriminazione territoriale, corredati dalla successiva distruzione della medesima coreografia, lancio di fumogeni in campo ed esplosione di petardi a pochi passi dal “perseguitato” Pisseri, tutte cose che con il calcio hanno poco a che vedere. Tutta roba di basso costo, di imbecilli travestiti da appassionati di sport pronti ad esaltarsi ogni qual volta la propria squadra (prima il Siracusa, poi la Reggina, domani chissà...) incontra sul proprio cammino il Catania, società che per tradizione e blasone fa scattare in questi quattro idioti il peggio che la menta umana possa concepire. Il peggio del peggio, la feccia che è presente in ogni tifoseria del globo terrestre, che si nasconde nella parte sana del tifo, come mela marcia in un cesto rigoglioso. Discorsi vecchi, triti e ritriti, che rimangono tristemente attuali perché chi di dovere, nella fattispecie i vertici della giustizia sportiva e della Lega di terza serie, non riescono a troncare con decisione così come dovrebbe essere fatto. Infliggere duemila euro di multa "perché i propri sostenitori durante la gara Siracusa-Catania lanciavano sul terreno di gioco numerosi oggetti tra i quali in particolare alcune pietre ed una bottiglia piena d'acqua" è come dire, in altre parole, che tutto rientra nei limiti del consentito, manna dal cielo per gli emulatori di turno. Parole su parole, in attesa delle decisioni attese nella giornata di domani e del prossimo impegno in trasferta degli etnei, in quel di Pagani, il prossimo 7 di novembre. Una la soluzione auspicabile: punizioni severe ed esemplari, alias squalifica del campo o disputa della partita a porte chiuse. Due le soluzioni ipotizzabili seguendo il filo illogico fino a questo momento adottato: trasferte vietate parzialmente o integralmente alla tifoseria rossazzurra (così come avvenuto a Siracusa) o… dare in dotazione a Matteo Pisseri, oltre ai guantoni, anche un caschetto così come quello indossato dal portiere ceco Petr Čech, anche se per ragioni ben diverse. Frasi come la “Serie C è questa” o “l’inferno della terza serie è questo” non sono più accettabili. Alle soglie del 2018 non è più tollerabile assistere ad episodi del genere senza apportare i giusti provvedimenti. Il Catania, così come tutto il calcio, va salvaguardato e protetto da questi attentatori dello sport. Amen.

La Curva Anna di Siracusa