Oliveira: "Catania quanto affetto! Quel gol a Palermo..."

Lulù Oliveira a segno contro l'Ascoli

Lulù Oliveira a segno contro l'Ascoli  Foto: CalcioCatania.com

Piacevole chiacchierata con il 'falco' Lulù Oliveira, attaccante del Catania dal 2002 al 2004

Siamo (ancora) tutti matti
“Siamo tutti matti, stasera. Mi chiamo Lulù, Oliveira. Dipingerò Catania rossazzurra. Come un Falco volerò, stasera”. Cantava così, Luís Airton Oliveira Barroso o, semplicemente, Lulù Oliveira, nel pezzo a lui dedicato dai “Figli di un Do Minore”, cover della celebre “Quanti anni hai” di Vasco Rossi. Siamo ancora tutti matti di te, Lulù. Siamo matti ogni qualvolta rivediamo e riammiriamo nuovamente le tue 27 tele d’autore distribuite in 75 presenze. Nato il 24 marzo 1969 nella terra di Pelé e Garrincha, esploso e naturalizzato in quella dei Pfaff e Preud'homme, il Falco è stato un tra gli attaccanti più rapaci transitati nell’italico stivale, e non solo per via del soprannome. Colpi da maestro, di un calciatore di livello internazionale, tra i migliori transitati ai piedi dell’Etna.

Como, un addio traumatico
Una storia d’amore intensa, sbocciata nell’estate del 2002, con il Catania fresco di promozione in B, e con Oliveira ‘costretto’ a lasciare una formazione appena condotta in Serie A a suon di reti: “Venivo dal Como dopo aver vinto il campionato e la classifica dei cannonieri con 23 reti – ha sottolineato Lulù Oliveira ai nostri microfoni – e onestamente non mi aspettavo di esser ceduto, anche perché volevo giocare ancora un campionato in Serie A. Quando il mio procuratore mi disse che il Catania era interessatissimo al sottoscritto ho preso in grandissima considerazione questa possibilità. L’incontro avvenne a Como, davanti allo stadio, in presenze dei direttori sportivi dei due club. Quando i tifosi lariani seppero della mia cessione si arrabbiarono tantissimo, in molti strapparono anche l’abbonamento appena fatto chiedendosi ‘Ha portato il Como in Serie A e va via? Cos’è successo?’. Quell’anno arrivò un nuovo direttore sportivo, di cui non ricordo il nome, che portò con sé i suoi giocatori, tra i quali Benny Carbone, un grande calciatore che giocava dietro le due punte. Aveva un ruolo diverso dal mio, ma la verità era che non c’era più posto per me. A distanza di anni la gente di Como mi chiede ancora il perché della mia cessione. Così, insieme al mio procuratore, presi la decisione di andare via”.

Un bagno di folla mai visto
“Il mio arrivo all’aeroporto di Catania è stato bellissimo – ha proseguito nel proprio racconto Lulù Oliveira – c’era tantissima gente. A Cagliari e Firenze c’era qualche tifoso, ma non come a Catania… Rimasi impressionato. Vedere tutte quelle persone, lì per me, mi fece scattare qualcosa dentro. Mi presero sulle spalle, mi fecero fare un giro, è stato qualcosa di indimenticabile. Il mio procuratore, prima di arrivare in Sicilia, mi disse che giocare al sud non è come farlo al nord, perché i tifosi ci tengono di più e vogliono grandi prestazioni e vittorie. Io gli risposi ‘Tu mi conosci bene, quando non ho più voglia dico basta, ma quando do la mia parola quella è’. È stato fantastico”.

Lulù Oliveira vs Gionatha Spinesi, indimenticabili rossazzurri 



Il ‘dono’ di Zeoli, fratello Gennaro e l’esordio col Grifone
“Un altro momento bellissimo che non dimenticherò mai è legato a Michele Zeoli che si tolse la fascia di capitano per darla a me. Un’altra persona che mi ha dato tantissimo è Gennaro Monaco, un fratello, così come lo chiamo ancora oggi. La mia prima partita in rossazzurro fu col Genoa, in casa, avevo una voglia immensa di segnare e di guadagnare sul campo la fiducia della tifoseria del Catania. Alla fine vincemmo per 3-2, ma io non segnai…”

La tripletta al “Celeste” di Messina
“Dopo quella gara ci fu la partita di Messina, un derby molto sentito in quel periodo. In passato, quando giocavo a Firenze, ho vissuto diversi Fiorentina-Juventus, gare con una rivalità immensa simile a un derby, ma quel col Messina fu bella bella, in tutti i sensi. I tifosi, prima della partita, vennero al campo di allenamento in massa, ripetendoci che si tratta di una gara che non dovevamo perdere. Una dimostrazione, questa, dell’attaccamento enorme che ha la tifoseria per questa maglia, per questa città. Quel giorno, a Messina, realizzai tre reti, una bella soddisfazione. Dopo la partita, i miei compagni del Como, che stavano andando in trasferta col pullman, mi raccontarono che quando seppero dalla radio che avevo fatto tre gol esultarono di gioia, dicendo ‘Guardate, avete mandato via qualcuno che serviva ancora tanto!’. Da quel giorno, da quella tripletta, la gente di Catania mi fermava per strada facendomi i complimenti. Quanto affetto…”

La ‘danza’ del “Renzo Barbera”
“ Il gol segnato a Palermo è uno dei più belli segnati in tutta la mia carriera. Ricordo tutto: palla lunga di Gatti in profondità, io parto in velocità, davanti al portiere faccio finta di tirare, lui cade a terra, lo dribblo, arriva un difensore, faccio finta di tirare, arriva un altro difensore, faccio un’altra finta, ne arriva un altro che va da una parte e il pallone dall’altra. È stato un gol veramente spettacolare, un qualcosa che fa parte di me. Prima di tirare in porta guardavo sempre quel che faceva il portiere, era una mia caratteristica. Adesso, invece, i calciatori, quando arrivano davanti alla porta, chiudono gli occhi e tirano una sassata che dal mio punto di vista non serve a niente.”

Lulù Oliveira in azione contro la Sampdoria nel 2002-03 



Quel 5-0 che brucia ancora…
“Due gol al Palermo ma anche quella sconfitta per 5-0 e quel rigore sbagliato nella stagione seguente. Sono tutte cose che fanno male, non si dovrebbe mai perdere un derby per cinque a zero. Ti rosica, rosica dentro, tantissimo. Loro, sinceramente, erano superiori a noi. Avevano dei giocatori straordinari, non potevamo fare assolutamente niente”.

2003-2018: estati infuocate
“Questa estate ho visto le immagini della festa per il ripescaggio del Catania, una festa immensa… In Italia, però, capita di avere problemi questi problemi. Col Muravera, due anni fa, abbiamo fatto domanda di ripescaggio in D. Dopo una ventina di giorni arrivò la bastonata, col ritorno in Eccellenza. Dopo altri quattro giorni nuovamente in D, poi ancora Eccellenza con molti giocatori che avevano già lasciato la squadra. La verità è che loro non sanno neanche quel che fanno. Vuol dire che non sono persone serie. Non conoscono cosa sia il rispetto. Anche ai tempi di Riccardo Gaucci ricordo una situazione simile: un giorno eravamo dentro (in B, ndr), l’altro fuori… Alla fine si è passati da una B a 20 squadre a una a 24. Dispiace. Il Mondo del calcio ha tantissimi problemi. Se il giudice dice che il Catania è in B, o che il Muravera è in D, bisogna rispettare quelle decisioni. Non puoi cambiare idea dopo 10 giorni, che figura di merda fai?”

Il Catania di oggi
“Seguo ancora le sorti del Catania – ha proseguito Lulù Oliveira – la Juve Stabia sta comandando il campionato, ma il Catania deve continuare a lavorare così come sta facendo con mister Sottil, un tecnico che sta facendo molto bene. Se non arriva al primo posto bisogna cercare di arrivare nelle primissime posizioni, secondo o terzo, per disputare al meglio i play-off”.

Un amore che continua
“Se a distanza di anni la gente mi ricorda ancora vuol dire che prima di esser calciatore ho dimostrato di essere uomo. Di Catania mi piace il calore e l’affetto della gente. Ho ancora tanti amici lì che ricordano ancora i gol di Lulù”.