Lo Monaco: "La squadra è con Lucarelli. I giornalisti non devono fare i giudici"

Pietro Lo Monaco, oggi in sala stampa

Pietro Lo Monaco, oggi in sala stampa  Foto: CalcioCatania.com

La conferenza stampa dell'amministratore delegato rossazzurro Pietro Lo Monaco

A quattro giorni dal rovinoso pomeriggio di Monopoli, che ha generato un susseguirsi di voci riguardanti il futuro della panchina rossazzurra, l’amministratore delegato del Catania, Pietro Lo Monaco, ha incontrato i giornalisti presso la sala stampa del centro sportivo di Torre del Grifo per fare il punto della situazione in casa degli etnei: “Quando si perde per 5-0 – ha esordito l’ad etneo – e soprattutto quando lo fa una squadra in lotta per il campionato, capace di fare 8 vittorie in trasferta e di tenere una media punti di altissimo livello (basta vedere il punteggio in classifica delle prime in classifica degli altri gironi e il campionato stratosferico del Lecce), è necessario fare le giuste riflessioni. Il sistema del calcio italiano è talmente bacato che ha preso una direzione incontrollabile e fuori da ogni schema. Subito Monopoli, una sconfitta imprevedibile, inaspettata e vergognosa, c’è stata una caccia all’esonero dell’allenatore. Ho ricevuto un centinaio di telefonate da giornalisti, addetti ai lavori e, addirittura, anche da parte di tecnici che si proponevano come allenatori del Catania. Sconfitte del genere bisogna analizzarle per bene. Nelle riflessioni ci sta anche che una società possa valutare più soluzioni, non solo per quel che riguarda la guida tecnica. Questa società non ha mai inteso cambiare la guida tecnica, lo si fa solo se la squadra non è più con l’allenatore. Abbiamo confermato la fiducia a Lucarelli. La squadra si è assunta le proprie responsabilità, chiedendo scusa a tutti. I calciatori hanno chiesto scusa, insieme al tecnico, perché effettivamente è stata una sconfitta troppo pesante. Mi aspetto che tutti prendano per mano la squadra, non solo gli ‘anziani’. Lucarelli è tranquillo ed esce da questa situazione rafforzato. Il bingo? È stato un modo colorito, sbagliato. Oggi voleva venire qui per spiegare meglio quelle parole. È un tipo che si fa prendere troppo dalla gara, non voleva mancare di rispetto alla nostra gente di Catania”.

L'ad rossazzurro Pietro Lo Monaco 



I giornalisti devono fare i giornalisti, non i giudici
“Abbiamo visto che quattro anni di non regole, che hanno portato il Catania sull’orlo del fallimento, hanno fatto male anche ai media. Ho letto cose allucinanti. Chi mi dava a Reggio Calabria, chi a Pordenone. Carta stampata, siti e siterelli, scrivono tutti. Tutti, come morsi dalla tarantola, dicendomi che doveva andare via l’allenatore. Il momento delle riflessioni non vuol dire che sia quello del cambiamento. È stata una caccia pazzesca. Addirittura sono usciti fuori sei tecnici! Questa è una maniera selvaggia di fare giornalismo, è terrorismo. Dico, quando scrivete la testa è collegata? Quando si scrive bisogna sapere cosa si scrive, perché si fa opinione che genera dibattiti e discussioni. Ognuno faccia il suo mestiere: i giudici facciano i giudici, mentre i giornalisti facciano i giornalisti. Chi non vuole perdonare ha la libertà di farlo. Adesso siamo in un momento di costruzione e di risalita. Il Catania si può permettere di prendere tutti i duecentocinquantamila allenatori che sono in giro, a Catania vengono di corsa. Questo a dimostrazione del fatto che il Catania è tornato, è una società forte che proverà in tutti i modi di andare in Serie B. Il Catania è secondo in classifica, sta combattendo; ha un settore giovanile che cresce, con quasi tutte le sue squadre ai primi posti. Questa è programmazione, è il futuro. Oggi, il Catania, in maniera ufficiale, sta spiegando tutto”.

Non si va in B per concessione divina
“Qui non c’è nessuna opera dello spirito santo che dice che il Catania deve andare in Serie A. Il Catania ha fatto splash, è passato dalla A alla C tramite situazioni più o meno simpatiche. L’anno scorso il Catania era tecnicamente fallito, nessuno poteva salvarlo. Abbiamo detto più volte che non ci può essere rilancio senza risanamento. Non si va in B per concessione divina, questa società ci sta provando in tutti i modi. Non è semplice, basta leggere la storia: il Foggia è retrocesso in C nel 1998 ed è ritornato in B soltanto l’anno scorso, dopo diciannove anni! Benevento ha lottato per 10-12 anni spendendo cifre pazzesche e solo nel 2016 ha conquistato la B. Il Lecce retrocesso in C nel 2012, sta ancora combattendo. La Cremonese nel 2006 è tornata in B dopo 11 anni, sfiorando due volte l’accesso. Reggina, Cosenza, Venezia e Salernitana, sono passate dai fallimenti. Potrei citare anche i casi di Siena, Modena e Messina. A questi signorini che scrivo ‘Catania deve vincere per forza’, per opera divina, li inviterei a rileggersi. I campionati si vincono programmando, gettando sangue. Quando si opera ci sta anche che si sbagli, la forza è rialzarsi sempre. Noi non molliamo, siamo come l’erba cattiva che non muore mai”.

L'ad rossazzurro Pietro Lo Monaco 



Tra quattro mesi fuori dal tunnel
“Oggi il Catania ha ancora tre o quattro mesi di sofferenza, dopodiché, se Dio vuole, possiamo dire di esser usciti dal tunnel dopo 2 anni. L’ho detto ad inizio stagione e lo ribadisco adesso: alla luce degli investimenti fatti, in passato e in questa stagione, il Lecce deve andare in B, mentre il Catania vuole andare, perché noi abbiamo altre priorità, quelle del risanamento economico e successivamente del rilancio. Abbiamo tirato fuori tanto, chi ha fatto forza è stata la proprietà che qualcuno ancora non perdona. Sono stati messi tanti soldi perché c’è la volontà di rilanciare il Catania. Se dovessimo andare in B quest’anno bisognerebbe scrivere un libro, da guinness dei primati: dal fallimento in B in due anni. In ogni catanese c’è anche il Catania, le diecimila presenze allo stadio lo dimostrano. Questo è un qualcosa che ci inorgoglisce. Per questa gente faremo l’impossibile per provare a fare questo salto. Alle chiacchiere e alle illazioni io rispondo solo in un modo: l’anno scorso eravamo falliti, adesso ci restano ancora tre o quattro mesi di sacrifici. Che senso avrebbe risanare 19 mesi, pagando milioni di euro, per poi lasciare tutto? A questa gente, dico, non vi rispondiamo nemmeno. Andremo avanti, anche se non dovessimo conquistare la B in questa stagione”.

Il campionato non è ancora finito
“La sconfitta di Monopoli è stato uno smacco feroce, nessuno se lo aspettava. Anche mister Scienza lo ha detto. Per 25 minuti ha avuto paura, poi si è spenta la luce. Una sconfitta del genere merita di essere analizzata e noi lo abbiamo fatto prendendoci tre giorni di riflessione. A parte Monopoli questa squadra ha fatto un grande campionato, nessuno può dire il contrario. Faremo in modo che quello di domenica rimanga un episodio. Nonostante i sette punti non è ancora finito. Fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata non lasceremo nulla di intentato. Noi non molliamo, andiamo avanti. Non è semplicissimo ma noi ci proveremo, comunque vada. Fosse l’ultima cosa che faccio nella mia vita, non so quanto impiegherò, ma il Catania tornerà in A”.