Le idi di Marzo: le tappe di un "elefanticidio" non ancora consumato

Giovanni Marchese a capo chino, così non va

Giovanni Marchese a capo chino, così non va  Foto: Nino Russo

Dal successo illusorio di Messina alle quattro sconfitte di fila: un tracollo verticale che si può ancora arrestare...

Illusione sullo Stretto
Ormai manca poco. Ancora qualche ora e questo infausto marzo 2017 sarà definitivamente messo alle spalle. Mese devastante, nel quale il Catania ha dilapidato quanto di buono fatto in precedenza, mettendo a serio rischio la partecipazione alla ‘lotteria’ dei play-off. Nulla di trascendentale, per carità, un onesto campionato di medio-alta classifica, il cui picco era stato raggiunto al termine della battaglia di Messina del 26 febbraio: vittoria pesantissima, l’unica sotto la gestione Mario Petrone, costruita più con carattere e nervi che con tattica e tecnica. Tre punti pesantissimi che avevano catapultato l’Elefante rossazzurro al sesto posto in classifica a quota 39 (in coabitazione con Casertana, Cosenza e Fondi), a sei lunghezze dalla Virtus Francavilla, tutta ‘sola’ al quinto posto e messa nel mirino anche per via dello scontro diretto in programma proprio al “Massimino” il prossimo cinque di aprile. Sogni bellici, di rimonte entusiasmanti e vertiginose, spezzati bruscamente dal mese più pazzo dell’anno. Marzo e le sue idi, dal Cesarecidio – avvenuto il 15 marzo del 44 a.C. – all’elefanticidio del 2017 tuttavia non ancora consumato del tutto.

L'esultanza rossazzurra a Messina, l'illusione più grande 



Dal Melfi al Foggia: il tracollo
Cinque marzo, la prova del nove: al “Massimino” arriva il Melfi, fanalino di coda del Girone C della Lega Pro e reduce da una striscia negativa lunga undici sconfitte di fila. A sorpresa, ma con indiscutibile merito, i ragazzotti di lucania di mister Aimo Diana ridicolizzano i rossazzurri firmando una delle sconfitte più umilianti della storia del calcio catanese. I risvolti sono catastrofici: Mario Petrone, Sergente di ferro napoletano, si dimette a sorpresa lasciando l’Etna dopo appena tre giornate nelle quali ha conseguito tutti i risultati possibili: una vittoria (a Messina), un pareggio (all’esordio con il Taranto) e la sconfitta contro i gialloverdi. È il pomeriggio dell’otto marzo, è un mercoledì e il tempo per preparare al meglio la gara di Lecce (capolista del girone) è davvero pochissimo. Tra un nome e l’altro, il Catania viene affidato a Giovanni Pulvirenti, storico allenatore delle giovanili rossazzurre. Al “Via del Mare”, il 12 marzo, contro un Lecce tutt’altro che trascendentale e contestato da parte della propria tifoseria, gli etnei vanno incontro ad una sconfitta annunciata. Sette giorni più tardi, il 19, ancora con mister Pulvirenti in panchina – nel frattempo confermato fino al termine della stagione dall’ad Lo Monaco –, arriva a Pagani una sconfitta che andava evitata in tutti i modi: i campani, alla vigilia del match sotto di due punti, vincono con due reti su calcio piazzato scavalcando in classifica i rossazzurri. Il poker negativo arriva puntuale domenica 26: al “Massimino” il Catania lascia i tre punti (per la prima volta nella storia) alla capolista Foggia, che sul green catanese non dimostra lo strapotere con il quale aveva maramaldeggiato del Lecce nel big-match dello “Zaccheria” di sette giorni prima. Un mese dopo Messina il Catania si ritrova dal sesto al dodicesimo posto: un tracollo verticale impensabile dopo il successo sui giallorossi.

Mario Petrone, tecnico etneo per tre gare 



Aprile: rinascere o sprofondare definitivamente
I numeri di un marzo da incubo: quattro sconfitte di fila; sei gol subiti; un gol realizzato (il tiro sporco di Andrea Di Grazia a Pagani, con deviazione decisiva ‘spiazza-Liverani’ di un difensore campano). Al di là del peso dei dati numerici, l’aspetto più inquietante percepito in queste quattro giornate, è la fragilità di una squadra impaurita priva di un vero leader nello spogliatoio ‘alla Baiocco’ – così come ammesso dallo stesso Pietro Lo Monaco in conferenza stampa – in grado di dare quella scossa che neanche un doppio cambio tecnico (da Rigoli a Petrone, da Petrone a Pulvirenti) ha saputo dare. Così, a sette giornate dalla fine della conclusione della stagione regolare, all’alba di un Aprile decisivo – sei le partite previste nell’arco di trenta giorni – la classifica concede ancora chance di agganciare i play-off agli etnei. Siracusa e Paganese a parte (tredici punti nelle ultime cinque gare per entrambe, con i campani con una partita ancora da recuperare) le altre pretendenti non corrono; in tal senso, Fidelis Andria e Fondi, rispettivamente a quota 41 e 40, sono quelle che se la passano peggio con tre sconfitte nelle ultime tre giornate. A dare ‘una mano’ alla compagine etnea ci ha pensato il Matera, finalista della Coppa Italia contro il Venezia (lagunari già con un piede in Serie B), ad allargare la zona play-off del Girone C fino all’undicesimo posto. In definitiva, non conquistare un posto negli spareggi promozione, oltre ad essere un'impresa a dir poco epica, sancirebbe il fallimento del progetto sportivo 2016-17.Testa bassa e pedalare, fuori orgoglio e personalità, per il bene della maglia e di quello della città, per riscattare una stagione altalenate e per conquistarsi una conferma per la prossima, sfruttando al meglio un calendario che da qui alla fine del campionato vedrà gli etnei impegnati in quattro scontri diretti (contro Virtus Francavilla, Cosenza, Siracusa ed a Caserta), tre dei quali al “Massimino”. Marzo è finalmente alle spalle; mentre Aprile, il mese della verità, è ormai alle porte: sul piatto, il destino di un Elefante assai provato dai fendenti presi nelle ultime quattro gare, galleggiante nel limbo in attesa di conoscere la propria sorte. Aprile, sarà rinascita o lenta agonia? A Catanzaro il primo capitolo...