Il nodo Pozzebon

Un velleitario pallonetto di Pozzebon a Pagani

Un velleitario pallonetto di Pozzebon a Pagani  Fonte: CalcioCatania.com

La conferma o meno dell’ex Messina è uno degli argomenti più chiacchierati dai tifosi etnei.

Pozzebon si, Pozzebon no. In attesa che si apra ufficialmente il calciomercato la sorte dell’attaccante romano è il principale argomento di confronto (e di scontro) tra i tifosi rossazzurri. Da una parte c’è chi sostiene che l’ex Messina, con le sole 2 reti realizzate in 14 partite e con un rendimento nettamente al di sotto della sufficienza, non meriterebbe la riconferma ed è auspicabile che la società acquisti un nuovo numero 9. Dall’altra parte si sottolinea che le prestazioni negative di Pozzebon sono da addebitare alla crisi tecnica attraversata dal Catania durante il girone di ritorno del campionato da poco concluso e che il giocatore, qualora restasse, si rilancerebbe nel caso in cui gli si costruisca attorno una squadra che gira a dovere e che lo serva con puntualità.

Pozzebon: un centravanti atipico, inadatto al Catania 2016/17
Per poter dirimere al meglio la controversia è opportuno innanzitutto chiarire un equivoco di fondo: come si evinceva già dai video che giravano ai tempi della trattativa col Messina, Pozzebon non è il classico attaccante d’area di rigore, ma un centravanti atipico, molto tecnico, specializzato nei dribbling e nei tiri da fuori, bravo a crearsi le occasioni da sé, ma raramente in grado di siglare “gol di rapina”. Un prototipo di bomber più adatto a stili di gioco basati sulla manovra collettiva come quelli adottati, ad esempio, da Foggia e Matera, che non a squadre dal “non-gioco” e dalla “palla lunga e pedalare” come il Catania 2016/17, al quale sarebbe invece servito un giocatore come Anastasi, l’unico in grado di duellare realmente sul piano fisico e aereo con le difese avversarie.

La fiera dei gol divorati
Prelevato lo scorso gennaio per risolvere i problemi di sterilità offensiva che affliggevano il reparto d’attacco rossazzurro, ha iniziato col piede giusto, risolvendo i match contro Matera e Messina, ma poi si è letteralmente perso. E non solo perché, insieme a lui, ha mollato il gruppo a seguito dell’esonero di Rigoli prima e delle dimissioni di Petrone poi. L’attaccante ci ha messo del suo, divorandosi diverse clamorose occasioni. A partire da Catania-Taranto, “prima” di Petrone sulla panchina etnea: all’85°, col risultato fermo sullo 0-0, Pozzebon, tutto solo davanti a Maurantonio a seguito di una sponda di Di Grazia, si è fatto murare la propria sforbiciata. È andata ancora peggio il 19 marzo sul campo della Paganese: dopo aver fallito già due palle gol, il numero 9 si è fatto ipnotizzare da Liverani al 61° calciandogli addosso da posizione favorevolissima. Sarebbe stato il gol dell’1-2 (la partita si è conclusa invece con la vittoria della Paganese). Altro svarione una settimana dopo contro il Foggia al “Massimino”: entrato a dieci minuti dalla fine, Demiro si è esibito nell’area rossonera insieme a Marchese in una rovesciata congiunta alla “Holly & Benji” che ha prodotto risultati ben differenti da quelli solitamente raccolti dai mitici gemelli Derrick. Sette giorni dopo altro grave errore a Catanzaro, dove non ha consentito al Catania di pareggiare immediatamente il gol siglato in avvio di partita dai giallorossi: su cross di Russotto, a pochi passi dalla porta protetta da De Lucia, Pozzebon ha colpito debolmente di testa centrando il palo. L’errore più imbarazzante, probabilmente, quello commesso il 23 aprile a Monopoli, dove ha sparato alle stelle a due passi dalla linea di porta sul cross teso di Manneh. La stagione si è conclusa con un tiro ciabattato in area di rigore contro il Siracusa su assist di Parisi e con un possibile “a tu per tu” con Ginestra sventato dal difensore della Casertana Rainone.

A Lucarelli il responso
Questa rapida carrellata di “disastri” sfata il mito secondo il quale Pozzebon non è stato servito sufficientemente dai compagni. Il Catania, nel girone di ritorno, non ha certamente prodotto calcio-champagne, ma se l’attaccante avesse fatto il proprio dovere realizzando almeno 4-5 dei gol che mancano all’appello, la sua esperienza alle falde dell’Etna sarebbe stata valutata diversamente e la squadra rossazzurra avrebbe concluso la stagione con diversi punti in più (e quindi con una posizione di classifica leggermente migliore, con relative ripercussioni sui playoff). Non c’è dubbio che il romano abbia le potenzialità per arrivare in doppia cifra ed affermarsi in Lega Pro, ma la valutazione sulla riconferma non può certo basarsi sugli alibi ai quali si appiglia qualche estimatore del giocatore. In questo senso, l’ingaggio di Lucarelli può ritenersi una garanzia: solo un tecnico col quale Pozzebon ha ben figurato può dare autorevolmente il proprio benestare ad una seconda chance. Ma se ciò non dovesse accadere, allora ci sarà poco da rimpiangere. Purché la società si premuri di acquistare un attaccante all’altezza della situazione. E, soprattutto, visti i precedenti, funzionale alle idee tattiche del nuovo allenatore…