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Opinioni

Ierardi fa giustizia al “Pinto”

Max Licari sul successo in extremis a Caserta. Risultato giusto, ok il carattere. Non concesso un gol regolare ai rossazzurri.

Giustizia è fatta

Non vincere o, addirittura, perdere una partita del genere sarebbe stato da psicodramma, per Longo, per i suoi uomini e per tutti i tifosi rossazzurri seduti a palpitare d’emozione davanti alla televisione, considerato che, more solito, i supporters etnei al “Pinto” di Caserta non potevano presenziare per la nota squalifica, attiva fino a febbraio prossimo. Eppure, questo “pazzo”Catania ha prima sprecato l’impossibile nella prima frazione, complice anche una direzione arbitrale quantomeno sconcertante, e poi quasi gettato alle ortiche nella ripresa tutto ciò che di buono aveva costruito, in virtù del calo atletico di prammatica, figlio di una condizione ancora approssimativa in molti dei suoi elementi più rappresentativi. Il gol al 93’ di Ierardi, congiunto a un paio di “paratissime” di Dini su Manconi, dunque, consegna alla giustizia pallonara il verdetto più equo, donando al Catania un pieno di autostima da utilizzare per avviare finalmente quel percorso virtuoso verso le posizioni di vertice della classifica che tutti auspicano, attesa la forza dell’organico. Tre punti d’oro che proiettano i rossazzurri a quota 10 in graduatoria, non lontanissimi dalle prime posizioni occupate da Potenza, Bari e Sorrento.

Un “colpo” importantissimo, pertanto, tanto più rilevante quanto ormai inatteso, a poche battute dal termine di una gara incredibile e densa di occasioni, errori e sorprese. Inoltre, un successo così “emotivo” contribuisce a cementare la panchina di Longo, sempre discussa e chiacchierata, sulla scorta di risultati fin qui traballanti. Del resto, le dichiarazioni postpartita dello stesso trainer etneo, sempre proteso a dipingere con onestà le risultanze delle prestazioni dei suoi giocatori, ci dicono quanto fosse cruciale mostrare, al di là di scelte tattiche e tecniche, miglioramenti in termini di coesione e continuità all’interno del processo di crescita della squadra.

Non tutto è andato alla perfezione, per esempio la prima mezzora della ripresa ha manifestato “buchi” già noti a livello di fase difensiva e attenzione nelle marcature, ma il fatto medesimo di aver resistito e, poi, con personalità ripreso in mano la situazione alla ricerca della vittoria in extremis, ci restituisce fiducia nel prossimo futuro.

Tante occasioni, poca lucidità sotto porta, ma la strada della propositività va perseguita

Si può dire che la linea di condotta accennata a Picerno e interrotta al “Massimino” al cospetto del Barletta (peraltro pesantemente sconfitto in casa dal Potenza) sia stata riabbracciata in terra campana, perché il primo tempo del “Pinto” vede in campo la versione “doc” della potenziale proposta propagandata dal tecnico ex Crotone. Il 3-4-2-1 “ibrido”, durante la scorsa gara pericolosamente “abbassatosi” a livello di baricentro, avvicinandosi pericolosamente a una fisionomia tattica, quella “toscaniana”, non appartenente al DNA dell’attuale allenatore rossazzurro, a Caserta torna, almeno per i primi 45’, a proporsi bello “alto”, saldamente “piantato” sulla trequarti campana, costringendo la statica difesa di Espinal a disimpegnarsi con inutili lanci lunghi, spesso preda dei tre difensori centrali, poi pronti ad appoggiare a Quaini o Vallocchia, a loro volta lesti a innescare letali transizioni incentrate sui vari Bruzzaniti, Cavuoti e Cicerelli, supportati da un monumentale Lunetta, centravanti mobile autore di una prestazione sontuosa in appoggio, seppur parzialmente “ovattata” da un paio di errori decisivi a tu per tu con il bravo De Lucia.

La scelta di Longo, comunque, risulta vincente, consentendo fin dalle prime battute al Catania di “martellare” l’imbattuta Casertana, perennemente in difficoltà anche a centrocampo, dove gli ex Di Tacchio e Piovanello, insieme al pur bravo Sandri, quasi mai riescono a trovare il bandolo della matassa. Peccato che, dopo il sacrosanto rigore fischiato dal non “colliniano” signor Restaldo di Ivrea per netto fallo su Masciangelo e realizzato da Cicerelli già al 6’, venga consentito ai padroni di casa il fallo sistematico e, soprattutto, i rossazzurri falliscano almeno quattro occasioni pazzesche. Se la prima frazione si fosse chiusa sul tre a zero per gli etnei, nessuno avrebbe potuto avere alcunché da obiettare.

Certo, non è colpa di Cicerelli e compagni se lo stesso direttore di gara, a fronte di una chiarissima prova video disponibile tramite FVS, non abbia il coraggio di assegnare un lapalissiano gol siglato dal capitano su assist di Vallocchia: la palla respinta dall’ex difensore rossazzurro Kontek senza alcun dubbio oltrepassa la linea di porta. Non assegnare la rete rientra nelle autentiche assurdità di questa stramaledetta palude chiamata Serie C, in cui da più di un decennio siamo condannati, nostro malgrado, a sguazzare. Dispiace dirlo, ma la scusa della mancanza della GLT, in casi del genere, non regge proprio; le immagini parlano chiarissimo, manca invece la volontà di prendersi responsabilità pure minime in campi “caldi” come Caserta. A Vado o a Sesto San Giovanni, con tutta probabilità, il gol alla squadra in trasferta sarebbe stato convalidato. Pur tuttavia, il Catania avrebbe dovuto fare di più in fase di conclusione, se consideriamo un altro salvataggio sulla linea su conclusione di Bruzzaniti e le battute a rete da buona posizione di Lunetta, Quaini e dello stesso attaccante ex Pineto. A referto dei rossoblù, una sola ciabattata di Manconi facilmente parata da Dini. La ripresa si apre con una scelta a sorpresa, poi spiegata da Longo in termini puramente tecnici (una bella “lavata di capo” al ragazzo di proprietà del Cagliari, al quale si chiede maggior incisività): Caligara al posto di Cavuoti, ai più parso comunque discretamente efficace nei primi 45’. Una opzione più “conservativa”, volta a potenziare il centrocampo, passando a una sorta di 3-5-2, con Cicerelli e Lunetta di punta. In questo modo, anche per la comprensibile mancanza di condizione atletica naturalmente esibita dalla mezzala ex Pescara, unita allo scontato calo fisico che in ogni caso ci si attendeva (i rossazzurri non hanno ancora raggiunto nemmeno il 60% del loro potenziale atletico), il Catania comincia a perdere campo, a sfilacciarsi in difesa (con un Perrotta obiettivamente troppo poco mobile), consentendo alla Casertana di guadagnare fiducia e cominciare a firmare qualche pericolosa sortita in avanti. Dopo l’avvisaglia costituita dalla paratissima di Dini sulla zuccata da due passi di Manconi, i rossazzurri vanno a subire in modo incredibile il pareggio, a seguito di un corner che trova Castelli liberissimo di saltare al centro dell’area tra un nugolo di giocatori in maglia rossazzurra.

L’imprendibile parabola beffa Dini, ma l’errore di marcatura rimane vistosissimo e assolutamente da sottolineare. A centrocampo, adesso, si comincia ad arrancare e il contributo proveniente dalle corsie laterali, in special modo da Bruzzaniti e Cicerelli, si affievolisce. Tuttavia, a dimostrazione che comunque questa squadra sotto il profilo della voglia e del carattere la partita non l’abbia fallita, se Lunetta riuscisse a non farsi respingere da De Lucia una facile battuta a rete one-to-one in solitario contropiede, il Catania ritornerebbe subito in vantaggio. Ma la squadra appare in difficoltà, soprattutto in difesa. L’occasione concessa a Manconi, anche lui in ripartenza solitaria concessa dalla evidente lentezza di Perrotta, ancora una volta sventata da Dini, racconta di questa problematica, a nostro avviso più fisica che tecnico-tattica. Come detto sopra, di contro, quello che è piaciuto questa volta è stata la voglia di non arrendersi e di cercare di vincere ugualmente, grazie pure all’innesto di gente d’esperienza come Insigne e Coda, non pronta ancora a livello fisico, ma caratterialmente già inserita nel gruppo. Gli ultimi venti minuti ci confortano sulle possibilità future della squadra, perché si è riscontrata la volontà di cambiare le sorti di un match pericolosamente ingarbugliatosi, seppur in mancanza di energie. Il Catania ha pressato, ha tentato, ha pure sbagliato più di qualcosa in area campana, ma ha raccolto il meritato guiderdone grazie al colpo di testa di Ierardi su gran corner di Insigne, mostrando caparbietà e amor proprio.

Un segnale importante. La speranza è che questa filosofia offensiva “longhiana, indipendentemente dal modulo adottato, possa essere introiettata dalla squadra e non smarrita come accaduto nel match casalingo al cospetto del Barletta. La prima riprova di continuità la si avrà sabato prossimo al “Massimino” contro un Crotone capace già di aver azzerato la penalizzazione di sei punti e di aver regolato allo “Scida” l’ambiziosa Salernitana di Cosmi. Vincere dovrà essere l’obiettivo categorico.

Let’s go, Liotru, let’s go!!!

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