Game over, testa ai playoff

Max Licari sulla sconfitta di Benevento. Gara gagliarda, ma manca qualcosa a livello di mentalità vincente.

Sconfitta assolutamente immeritata, ma il Benevento merita la promozione diretta

Il Catania non perde il treno per il primo posto certamente in questa gara. La sfida del "Vigorito", preceduta da polemiche infinite per il tardivo divieto di trasferta ai 1.400 tifosi etnei già muniti di regolare biglietto, dimostra che quella di Toscano è una compagine forte e costruita per il primato, cui però manca qualcosa per poter fare il definitivo salto di qualità. Non meritavano la sconfitta i rossazzurri, ma il Benevento mostra maggior cinismo e porta a casa, nel finale, la vittoria che ne sancisce la virtuale promozione. Questa sì meritata, giacché i ragazzi di Floro Flores, complessivamente, nel momento decisivo del campionato, evidenziano una migliore attitudine offensiva (la differenza reti è lì a dimostrarlo), dote fondamentale per vincere le partite e ottenere grandi risultati. Il rammarico è tanto, ma obiettivamente affidare il proprio destino a una gara secca da vincere a tutti i costi solitamente conduce a esiti similari.

Ti può andare bene una volta su cento andare "all in"... non si è rivelato questo il caso! I dieci punti di distacco affossano definitivamente le speranze di gloria del sodalizio comandato da Pelligra che, da Catania (dove ha assistito al match dal maxischermo allestito al "Massimino"), dovrà riannodare le fila del discorso interrotto in questa serata campana, indicando la rotta giusta per affrontare nel modo più corretto i prossimi playoff. Diciamolo subito, allo scopo di risollevarci su il morale, se il Catania è quello visto a Salerno e a Benevento, le chance di vittoria permangono solide. L'importante sarà mantenere salda la rotta fisicamente e mentalmente fino a giugno, nella consapevolezza che comunque gli spareggi promozione rimangono un grande "terno al lotto".

Game over, testa ai playoff

Attenzione, la prestazione dei ragazzi in maglia rossazzurra non può non essere giudicata volitiva. Sicuramente, non hanno lesinato impegno e abnegazione, con alcuni "picchi" (capitan Quaini, purtroppo ammonito in diffida; Lunetta, autore dell'effimero gol del vantaggio; Pieraccini, "tosto" sul pericoloso Lamesta) e qualche "défaillance" (Dini, incerto su entrambe le reti giallorosse; Casasola, meno brillante del solito; Di Noia, in difficoltà contro il giovane Prisco, migliore dei suoi). Riassorbire la "botta" e ripartire già da lunedì prossimo al "Massimino", al cospetto di una Casertana capace di battere al "Pinto" la Salernitana, sarà l'imperativo categorico per tutti, squadra e ambiente.

Buon primo tempo, ripresa in calando

Game over, testa ai playoff

Toscano, rispetto al match di Salerno, sceglie Ierardi in difesa, spostando Pieraccini sul centrosinistra e inserendo Lunetta come centravanti; Floro Flores, di contro, conferma il 4-2-3-1 previsto alla vigilia, con Della Morte e Lamesta sulle fasce e Tumminello dietro Salvemini. Il Catania parte forte come allo stadio "Arechi" e fa comprendere subito ai 10.000 del "Vigorito" che sarà in ogni caso una serata di sofferenza. Il gol di testa di Lunetta al 22', su cross di D'Ausilio (male Vannucchi in uscita), non giunge quindi inatteso. Tuttavia, il Catania, come accaduto spesso in trasferta, non riesce a tenere il vantaggio se non per pochi minuti. E quando ciò accade significa che qualcosa manca... La punizione di Lamesta al 25', peraltro l'unica "accensione" di una gara di grande sacrificio, è molto bella, ma Dini appare in ritardo nella reattività.

Raggiunto immediatamente il pari, il Benevento può sviluppare il suo piano gara impostato sulla consapevolezza di avere a disposizione due risultati su tre, mentre il Catania, con lo scorrere dei minuti, vede le proprie speranze sempre più assottigliarsi. Quaini e compagni profondono grandi energie, non si risparmiano, e talora si fanno pericolosi in specie sulla destra con Jimenez e Casasola, ma il problema di fondo si rivela sempre il solito: l'area avversaria rimane sguarnita. Si attacca, ma lo si fa con troppo pochi giocatori "in the box", con scarsi inserimenti dal centrocampo e dalle corsie laterali. Il solo Lunetta, accompagnato alternativamente da D'Ausilio o Jiménez, si fanno vedere dalle parti di Vannucchi. Nella ripresa, Toscano cerca di fornire maggior peso alla mediana, inserendo Di Tacchio per Di Noia, ma il Catania fa un po' più fatica a farsi vedere in avanti (il solo Quaini, con un tiro dal limite deviato fortunosamente, esprime una certa pericolosità), consentendo alla difesa del Benevento, ben schermata da Prisco e Maita, di controllare le folate rossazzurre. Poche le occasioni per gli etnei di far male a Vannucchi, anche quando la disperazione consiglia a Toscano di rischiare il tutto per tutto, passando al 4-2-4, senza un difensore (Pieraccini) e con un attaccante in più. La linea D'Ausilio-Caturano-Lunetta-Bruzzaniti (ancora una volta il sacrificato è Jiménez, non il peggiore dei suoi...) non riesce a sfondare e il Catania, ovviamente, tende a scoprirsi. Così, i giallorossi, mai pericolosi fino alle fasi finali, prima sfiorano il gol con il neoentrato Kouan e poi realizzano a 5' dal termine la rete dell'apoteosi con l'altro subentrato Mignani, abile a ribadire in rete una respinta centrale di Dini. Game over, sebbene il Catania meriti l'onore delle armi nell'ambito di una gara gagliarda e interpretata con la giusta grinta.

Testa alla Casertana, ma si rifletta seriamente sul perché un organico come quello rossazzurro abbia dovuto abdicare ai sogni di primato già a otto gare dalla conclusione del torneo. A livello di mentalità, è doveroso dirlo, il Benevento ha "subissato" i rossazzurri nelle precedenti cinque, sei partite, quelle decisive. E senza mentalità vincente, una dote fondamentale che deve essere "costruita" in primis dall'allenatore, i campionati non si portano a casa. Let's go, Liotru, let's go!!!

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