Ciao 2018, anno delle illusioni...

23 aprile 2018: l'imponente coreografia della Curva Nord prima del match col Trapani

23 aprile 2018: l'imponente coreografia della Curva Nord prima del match col Trapani   Foto: Nino Russo

Resoconto dell'anno appena trascorso, foriero di troppe illusioni tramutatesi in delusioni...

Un altro anno rossazzurro volge al termine lasciando in eredità 365 giorni di ricordi. Un misto di giornate esaltanti, alternate ad altre nelle quali lo sconforto gongolava irriverente. Il filo conduttore è stato sempre lo stesso: la seconda lettera dell’alfaBeto. Pensiero fisso, da non dormirci la notte. Ritornare lì, in quella categoria – che tuttavia rappresenta solo una tappa di passaggio – dalla quale l’Elefante è stato strappato barbaramente dopo lo scandalo de “I Treni del Gol” del 23 giugno 2015. Il sipario del 2018 rossazzurro si è alzato il pomeriggio del 21 gennaio al “Via del Mare” di Lecce, nell’attesissimo scontro al vertice coi salentini. La storia di quella gara la ricordiamo tutti: vantaggio catanese con Ciccio Lodi, pari pugliese con Di Piazza lesto a sfruttare l’unica ingenuità della retroguardia siciliana. Quel pareggio, che alla fine è stato d’oro solo per i giallorossi, ha lasciato il Catania nel limbo del “volere ma…non ce la faccio”. Infatti, per tutto il girone di ritorno dello scorso campionato (così come accaduto del resto anche in quello di andata), gli etnei di Cristiano Lucarelli non sono mai riusciti ad approfittare dei passi falsi dei salentini. La sagra delle occasioni mancate ha trovato l’apice nella gara con la Juve Stabia dell’8 aprile: uno 0-0 dal sapore di sconfitta che privò il Liotru della consapevolezza di essere “padrone del proprio destino”. Qualche settimana più tardi, nella notte del 23 aprile, toccò al Trapani il compito di eliminare definitivamente gli etnei dalla corsa verso la promozione diretta.

L’illusione di raggiungere la B attraverso i play-off diventò delusione in una delle notti più amare che il popolo catanese ricordi. Il 10 giugno, al “Massimino”, contro la Robur Siena del futuro etneo Alessandro Marotta, gli errori dagli undici metri di Blondett e Mazzarani misero la parola fine alla stagione 2017-18. Fine? Giammai! La sera del 17 luglio, con società, squadra, stampa, istituzioni e tifosi già proiettati ad affrontare il quarto campionato di C di fila, iniziò la lunghissima storia del possibile e clamoroso ripescaggio in Serie B. Quella sera, grazie al verdetto positivo del TFN in merito al ricorso presentato dal Novara, anche il Catania rientrò clamorosamente in gioco. I tredici giorni che seguirono furono carichi di speranze. La delusione si tramutò nuovamente in illusione e, il primo di agosto, giorno dell’attesissimo verdetto della CAF, in esaltazione. Catania ufficiosamente in B con una esplosione di gioia per le strade e con tanto di passerella festosa al “Massimino” con il Biancavilla. Quando Elefante e “carta bollata” s’incontrano la felicità dura poco, anzi, non esiste proprio. Il 10 agosto il Consiglio di Garanzia del CONI sospende la decisione della CFA dando inizio alla più grottesca farsa calcistica di sempre, la cui parola fine sembra arrivare quando già l’estate ha lasciato spazio all’autunno. Il Catania rimane in C, l’esaltazione ritorna illusione e si trasforma rapidamente in delusione.

Il 29 settembre, in quel di Rende, il Catania di Andrea Sottil inaugura con una vittoria quello che dovrà esser il campionato del ritorno in cadetteria. I buoni propositi della vigilia si scontrano però con la realtà di una squadra che non riesce ad essere continua, a dispetto di una Juve Stabia che non conosce ostacoli. L’illusione, ancora lei, di vincere a mani basse il torneo si trasforma in timore di aver bruciato un campionato già nel mese di dicembre. Gli ultimi tre vittoriosi incontri del 2018, coincisi con il ritorno al 4-3-3, danno nuova linfa ai tifosi rossazzurri, speranzosi in una possibile rimonta nel nuovo anno. Nessuna illusione, per favore, basta così, lasciamole a questo 2018 che sta andando via. Al 2019 non chiediamo nulla, lui sa già cosa vuole l’Elefante. Mezza parola.