Che serva da lezione...e ora fly down

  Foto: CalcioCatania.com

Scongiurata miracolosamente la perdita della matricola, s’impone un approccio basato sulla trasparenza e su obiettivi realistici.

Dimenticare ciò che è accaduto negli ultimi mesi, per i tifosi del Catania, sarà difficile, anzi, impossibile. 1993 a parte, mai la matricola 11700 è stata così vicina al proprio epilogo. E se nel 1993 è stato molto più duro il "post-tentata radiazione", nel 2020 è stato decisamente più complicato il "pre-possibile fallimento". Nel 1993, infatti, la radiazione arrivò quasi come un fulmine a ciel sereno. Il Catania non navigava in buone acque, un anno prima era stato ad un passo dal crack, ma il ritorno del Cavaliere aveva tranquillizzato l'ambiente, che non sospettava che la Federazione potesse perpetrare un simile abuso di potere. Quest'anno, invece, i tifosi etnei hanno sudato freddo a lungo, sin dallo scorso inverno, quando è deflagrata la crisi Finaria, che ha messo a nudo la disperata situazione in cui versava la società rossazzurra.

Salvezza matricola 11700: un vero e proprio miracolo, compiuto sul gong
Nonostante già nell'immediatezza di tali fatti si fosse diffusa la notizia della costituzione di un comitato per l'acquisto del club (successivamente evolutosi nella S.I.G.I. S.p.A.), le vicende contorte dei mesi successivi non hanno fatto dormire la notte i veri innamorati del Catania, consapevoli dei diversi ostacoli che si frapponevano al passaggio di proprietà, essenziale per la salvaguardia della gloriosa matricola. Innanzitutto le incertezze che aleggiavano intorno allo stesso Comitato, per il prolungato riserbo sulla composizione della propria compagine; quindi un dialogo apparentemente poco proficuo con Finaria; la scelta, da parte di quest'ultima, della strada del concordato preventivo, che se da un lato offriva determinate garanzie, dall'altro allungava i tempi in modo potenzialmente letale. Quest'ultimo aspetto è stato paradossalmente risolto dalle conseguenze generate nel mondo del calcio dalla pandemia del Covid-19, che ha consentito uno slittamento dei termini per l'iscrizione al prossimo campionato.
Ma a ridosso della fase calda, potenzialmente decisiva, l'istanza di fallimento presentata dalla Procura di Catania nei confronti del club ha fatto tremare le coronarie della tifoseria, che non ha potuto "festeggiare" il successivo accoglimento, da parte del Tribunale, della domanda di concordato preventivo, perché poi si è dovuto aspettare oltremodo per l'emanazione del bando per la procedura competitiva, con conseguenti appuntamenti e adempimenti da espletare in tempi ristrettissimi, tra mille incognite. E per non farci mancare niente, ecco anche lo scossone interno alla S.I.G.I. (con relativo riassestamento) e il fallimento di Finaria che rischiava di far saltare per aria tutto, in extremis. Ma il Tribunale ha salvato capre e cavoli e con una corsa all'ultimo bonifico e all'ultima Pec la nuova proprietà è riuscita nella mastodontica impresa di conservare 74 anni di storia.
Tutto ciò al netto di una serie incontrollata di rumors - rectius, minchiate - che per mesi hanno imperato sui social...e purtroppo non solo su essi.
La continuità storico-societaria, che è il leitmotiv che lega buona parte della tifoseria al Catania, rappresenta un vero e proprio unicum in un panorama calcistico nazionale che riduce la storia e con essa la passione di una tifoseria al concetto di "tradizione sportiva della città", senza battere ciglio di fronte alle rifondazioni societarie, cagionate nella maggior parte dei casi da gestioni scriteriate di personaggi senza scrupoli che entrano nel mondo del calcio per puro tornaconto personale, speculando sulla fede dei tifosi. Catania ed il Catania, per l'ennesima volta, sono riusciti a salvaguardare e dare continuità a quello che potrà anche essere considerato, dall'esterno, un dogma, ma intriso di un attaccamento che la maggior parte delle altre piazze può solo sognare. E' dovere di tutto l'ambiente contribuire affinché il lavoro svolto dalla S.I.G.I. non sia vano e costituisca un punto di (ri)partenza.

La lezione di cui fare tesoro e la priorità della trasparenza
In questo senso, tutte le componenti tanto care all'ex ad Pietro Lo Monaco dovranno fare tesoro di quanto accaduto ed avere come priorità la trasparenza sulla situazione economica della società. Fino a quando la nuova proprietà non ridurrà i debiti ad un livello accettabile e sostenibile, che prescinde dai risultati in campo, i conti dovranno essere l'argomento principale delle conferenze stampa, dei confronti con la società, degli approfondimenti giornalistici, dei talk tra tifosi. Potrà sembrare un pensiero duro, d'altronde Catania è satura di extra-campo e non vede l'ora di tornare a parlare esclusivamente di schemi, mercato e calciatori, ma si tratta di un sacrificio necessario, perché sarebbe delittuoso se a stretto giro di posta si finisse nuovamente a rischio fallimento e sarebbe ancor più grave se ciò accadesse inaspettatamente. Un po' come il Covid-19: fino a quando non verrà introdotto il relativo vaccino, occorrerà prendere le dovute precauzioni per scongiurare un nuovo lockdown.
La prima cosa da appurare, dunque, sarà la reale consistenza economica della S.I.G.I.. Negli scorsi mesi i rappresentanti della stessa hanno spesso ventilato il possibile ingresso di nuovi soci: sul punto non vi è stata una comunicazione sufficientemente trasparente e non si ha una conoscenza esatta dell'attuale composizione societaria e delle quote possedute dai vari soci. Da indiscrezioni di stampa, è emerso come l'azionista di maggioranza sia Gaetano Nicolosi, al quale è stato attribuito prima il 15% e poi il 40% delle quote. La società di riferimento di quest'ultimo, la Nicolosi Trasporti S.r.l., secondo quanto riportato da alcuni portali di informazione commerciale (come BigProfiles e Reportaziende), nell'ultimo anno di rilevazione, il 2018, aveva un fatturato di 13,44 milioni ed un utile di 1,5 milioni, con un trend del fatturato che registrava un calo di circa la metà rispetto al 2015. Con ciò non si vogliono alimentare dubbi sulla solidità di una società grazie alla quale, è bene ricordarlo, il Catania è ancora vivo. Ma è chiaro che, dopo tutto quello che ha vissuto, la piazza merita la massima chiarezza sulle risorse a disposizione e sul piano di risanamento che la nuova proprietà intende adottare.

Fly down, imperativo categorico
Eppure, nonostante il travaglio di cui sopra, nonostante la situazione economica rimanga complessa, in molti forse non hanno compreso la lezione e farfugliano di "promozione", "squadra da primato", ritenendolo quasi un obbligo morale, oltreché materiale, del nuovo corso. Opinioni ed aspirazioni legittime, per carità, ma evidentemente non si è capito fino in fondo ciò che si è rischiato e quanto si è rischiato. Oppure, semplicemente, si mette l'ambizione, il risultato sportivo, davanti al già citato leitmotiv. Alcuni elevano ad assioma il principio secondo cui se non vinci immediatamente aggravi la situazione debitoria, ma ignorano il rovescio della medaglia, cioè che se investi di più e perdi ti cacci nei guai in misura maggiore (un po' come il Catania di Pulvirenti e Lo Monaco degli ultimi anni). Peraltro, non è assolutamente detto che i debiti dipendano strettamente dai risultati. E' vero, la terza serie è un campionato a perdere, ma con una gestione oculata il passivo si può contenere e, soprattutto, si può programmare a medio termine, costruendo un progetto vincente.
I campionati di Serie C non si vincono facendo collezione di figurine, ma coniugando il lavoro e le idee del tecnico con un gruppo di giocatori a lui funzionali (la stessa Reggina vantava tra i giocatori più impiegati gente del calibro di Garufo e Blondett, che a Catania non hanno lasciato un ricordo straordinario). E gli ultimi anni dimostrano che in genere occorre un biennio per raggiungere l'obiettivo. Questa possibilità è difficile che il Catania ce l'abbia immediatamente, per tanti motivi: l'ossatura della squadra è buona, ma ricordiamoci quanta fatica i ragazzi di Lucarelli hanno fatto a lungo per trovare un gol su azione, date le notevoli pecche nel reparto avanzato; la permanenza del tecnico labronico avrebbe potuto portare a compimento il lavoro iniziato dallo stesso, in sua assenza non è scontato che i suoi giocatori rinnovino i medesimi exploit; il cambio di proprietà, oltreché la situazione economica, imporrà un deciso rinnovo dell'organico. Non si partirà da zero, ma quasi, con un nuovo allenatore che avrà bisogno di tempo per forgiare la sua creatura. E la competitività della stessa dipenderà dalle scelte operate con le risorse a disposizione, sulle quali, al momento, non vi è e non vi può essere chiarezza.
Spetterà alla S.I.G.I. garantirla nelle prossime settimane, organizzandosi al proprio interno e comunicando onestamente con una piazza che, se da un lato ha il dovere di essere paziente ed offrire il proprio sostegno a chi si è sobbarcato il salvataggio della matricola, dall'altro è stata investita negli ultimi anni da troppi proclami e non merita altro che serietà e trasparenza.