L’inizio di un percorso?
Sussuriamolo a bassissima voce, forse in questo lunedì sera settembrino potrebbe essere nato il Catania di Longo. Un Catania che, onestamente, non sappiamo dove possa realmente giungere, sebbene la forza “sulla carta” dell’organico sia sotto gli occhi di tutti, ma che almeno dovrebbe rappresentare un universo identitario ben definito. Diciamolo piano perché quello che il Catania rappresentava in campo fino a mercoledì scorso lo abbiamo riscontrato tutti e, soprattutto, perché l’avversario odierno, il disastrato Cosenza di Coppitelli, ancora a zero punti in classifica, costituisce al momento il minimo cimento affrontabile in campionato. Esaltarsi per il 4-0 rifilato ai “lupi” silani sarebbe, dunque, quanto di più pericoloso e stupido da esperire; tuttavia, manifestare moderata soddisfazione per il raggiungimento dell’obiettivo di base, cioè la vittoria “scaccia crisi”, non ci parrebbe troppo “eretico”. Anche perché il successo giunge a seguito di un aggiustamento di modulo e di conseguente disposizione in campo, a nostro avviso, rimarchevole.
4-2-3-1, la svolta?

Al netto degli inserimenti degli ultimi arrivati che, indubbiamente, innalzano il tono tecnico del team, il 4-2-3-1 con vertice alto in mediana ha funzionato molto meglio del 4-3-3 con vertice basso impiegato finora. La robusta coppia di mediani costituita dal “cagnaccio” Quaini e dal più geometrico Torrasi consente alla squadra di rimanere più compatta e imbarcare meno imbucate centrali, mentre il “collante” Cavuoti, la nota più lieta della serata, permette di innescare creatività sulla trequarti, agevolando l’inserimento degli esterni come in occasione del raddoppio di Lunetta o andando dritti sulla punta centrale. Il lavoro di raccordo praticamente a tutto campo del ventitreenne di proprietà del Cagliari cambia davvero il volto di una squadra probabilmente meno dedita allo sterile possesso palla e contestualmente un tantino più votata alla verticalità. Non a caso, i gol giungono tutti da azioni ben articolate sugli esterni e, in special modo, portano la firma degli attaccanti: Cicerelli su rigore procurato da Russo, Lunetta su assist di Cavuoti, Russo su assist di Lunetta e Insigne su gran tiro dalla distanza (e complicità dell’incerto estremo difensore rossoblù Iliev).
Ma, in generale, sono parecchie le azioni pericolose confezionate, compresa una rete annullata a Massimo Coda nel finale. La sensazione è che adesso le frecce all’arco di Longo siano molteplici, garantendo una più ampia scelta anche in corso d’opera. Basti pensare come nella ripresa il tecnico inserisca giocatori come gli stessi Coda e Insigne o Vallocchia, potenziali titolari ancora lontani dalla condizione ideale, non potendo comunque disporre di elementi di livello come Cabianca, Caligara, Liguori e Caturano e non dimenticando, altresì, come Di Gennaro, a disposizione in panchina, non venga ancora impiegato.
Certo, l’opposizione dei calabresi, in specie in mediana, è scarsa, così come la pericolosità in avanti (solo qualcosina nel finale, con un Catania ormai distratto dalla corposità del risultato conseguito), però “in nuce” si cominciano a vedere alcuni movimenti, talune “idee” che potrebbero diventare interessanti con il crescere della condizione e l’inserimento sempre più massiccio dei nuovi arrivati. Unica nota negativa, l’ennesimo infortunio, questa volta di Pagliai nella ripresa. La speranza è che non sia grave come quello dello sfortunato Di Marco.

Quaini, Cavuoti e Lunetta sugli scudi, bene anche Donnarumma, Cicerelli e Russo
Di contro, tale iattura ha consentito un esperimento che lo scrivente ha più volte ipotizzato durante le trasmissioni di “Pianeta Catania”: l’impiego di Ierardi come terzino destro e lo spostamento di Quaini al centro della difesa. L’ex vicentino ha fatto bene, così come il numero 16 rossazzurro, ancora una volta nettamente il migliore in campo sia a centrocampo sia al centro del reparto arretrato. Ma bene hanno fatto Donnarumma sulla sinistra, finalmente apparso meno preoccupato tatticamente e piuttosto libero di interpretare alla sua maniera il ruolo; Torrasi in cabina di regia; Lunetta, gol e assist per lui; Russo, sfrenato nella gioia esibita dopo il suo secondo gol stagionale, secondo al “Massimino”; Cicerelli, tenuto in campo fino alla fine per fargli fare minutaggio. Oltre, naturalmente, al già citato Cavuoti, uscito con standing ovation da parte dei quasi 15.000 tifosi presenti allo stadio. Insomma, un buon “inizio”, da trattare con cura e prendere con le molle, proponendo tutti i “distinguo” del caso. Una iniezione di fiducia e autostima indispensabile che deve portare a voler a tutti i costi “crescere” come squadra.
Parola d’ordine: continuità
Adesso, è necessario, assolutamente ineludibile, dare un seguito a questa vittoria, avendo a disposizione un’occasione ghiotta: la seconda partita interna consecutiva in campionato al cospetto della Scafatese ormai orfana dell’ex tecnico etneo Ferraro, amatissimo alle falde dell’Etna. Un vero peccato non poterlo abbracciare e assegnargli il giusto tributo. Attenzione, pensare che ormai si sia diventati “fenomeni” e che sia facile sopraffare la matricola campana sarebbe errore esiziale. Sarà una gara di gran lunga più difficile di quella giocata contro il Cosenza, contro una compagine al momento più in forma e più attrezzata tecnicamente. L’auspicio è che veramente si sia intrapreso un certo percorso… Let’s go, Liotru, let’s go!!!
