Catania: la presentazione di Mazzarani e Martinez

L'esultanza di Andrea Mazzarani al

L'esultanza di Andrea Mazzarani al "Partenio"  Foto: Nino Russo

Le dichiarazioni dei due rossazzurri tornati ai piedi dell'Etna. A far da padrone di casa il direttore generale Pietro Lo Monaco

Si è svolta nel pomeriggio a Torre del Grifo la presentazione alla stampa di Andrea Mazzarani e Miguel Ángel Martinez, due "ritorni" per l'Elefante. A fare da padrone di casa, l'amministratore delegato Pietro Lo Monaco che ha presentato anche due partner della società, Volkswagen Italia e la concessionaria Comer Sud.

Pietro Lo Monaco:
«Mazzarani e Martinez rientravano nei nostri programmi al di là delle scelte degli Under. C’è l’obbligo di far giocare per 270 minuti a partita giocatori nati dal 98 in poi. Noi abbiamo una squadra giovane, Di Molfetta è un 96, Saporetti un 97, Mbende un 96, Calapai 93, Pinto 91.
Mazzarani ha ancora tanti margini di miglioramento, può giocare in un ruolo che hanno trascurato durante la sua carriera. Lui è un interno di centrocampo, secondo me, che appoggia la fase offensiva con tanta autorevolezza. Sono sicuro che può dare tanto al Catania. Lui dice che ha sbagliato il rigore (nella semifinale play off di due stagioni fa con il Siena, ndr) ma noi avevamo già perso prima il campionato. Ci può stare che Rizzo rimanga con noi. Liguori oggi è stato ceduto in prestito al San Marino, noi crediamo in lui ed è giusto che in questo momento vada a giocare. Mujkic andrà in prestito ad una squadra slovena e a breve si andrà a chiudere un discorso per quanto attiene Brodic. Quindi rimangono Fornito e Rizzo, qualora riuscissimo a piazzare tutti avremmo fatto un gran lavoro».

Andrea Mazzarani:
«Quando c’è stata l’opportunità di poter rientrare non me la sono fatta sfuggire. Parenti e amici mi hanno detto di pensarci bene a tornare ma loro non sanno quello che si prova a indossare questi colori. Io se dovessi mai andar via voglio farlo con un campionato vinto e con la Serie B sulla maglia e festeggiare con tutta la città. Quando sono venuto a Catania, il 7 luglio, per il battesimo del figlio di Andrea Russotto, ho parlato con alcuni miei compagni e anche con il direttore Argurio. Ho manifestato la mia volontà di ritornare, poi ho sentito Lo Monaco e si è fatta questa operazione.
Una squadra che deve vincere il campionato deve perdere quanto meno possibile, con Lucarelli ci siamo andati vicino, non ce l’abbiamo fatta per qualche punto. Quello che provo a trasmettere ai miei compagni e soprattutto ai più giovani è l’importanza di indossare questa maglia.
Due anni fa ero in scadenza, c’era la volontà di rinnovare, da parte mia e della società, poi ci sono stati i play off e abbiamo messo davanti l’obiettivo della squadra. Poi per forza di cose non ne abbiamo più parlato, io ho vissuto una settimana difficile e forse il fatto di allontanarsi, per metabolizzare tutto quello che era successo (rigore decisivo calciato sul palo nella semifinale del "Massimino" contro il Siena, ndr), era la cosa migliore. Io non auguro a nessuno di passare quello che ho passato io. Non so se ho fatto bene. Ma a Salerno mi mancava Catania, mi mancava Torre del Grifo, mi mancava un po’ tutto. Non è facile per me ritornare qui, vuoi o non vuoi la piazza è rimasta scottata. Ma quello che provo per questa maglia lo so solo io, darò il massimo.
Il calcio di Camplone è molto propositivo e io mi trovo bene, per me è molto più facile giocare con una squadra che gioca palla a terra e che propone. Il mister mi ha proposto in vari ruoli, dove serve io darò il mio contributo.
Il gol di domenica è stata una gioia incredibile: fare gol alla prima, seconda palla toccata è una cosa bellissima e che non vedevo l’ora di riprovare.
Fisicamente sto bene, il cento per cento lo si raggiunge anche giocando, il campionato è iniziato adesso, penso che in poco tempo tutta la squadra sarà al cento per cento.
A Salerno ho provato per la prima volta in carriera la panchina, il ché è un’esperienza formativa molto importante. L’anno scorso ho capito l’importanza che hanno anche quelli che stanno fuori, sono molto cresciuto da questo punto di vista e mi porterò dietro questa esperienza anche quest’anno.
In Serie B avrò calciato undici rigori senza sbagliarne uno, a Catania ne ho sbagliato qualcuno. Sì penso di essere tra i rigoristi di questa squadra».

Miguel Ángel Martinez:
«Sono ritornato per prendermi una rivincita. Nella mia carriera ho giocato in squadre importanti. Ma a Catania ho passato momenti che mi hanno fatto credere nell’obiettivo. È molto importante il lavoro quotidiano per stimolare anche il compagno.
Il mister è come pochi qui in Italia che ha questa idea di gioco, il portiere non deve buttare il pallone, ma deve giocarlo, il portiere diventa una figura importantissima, deve rimanere molto vicino alla difesa e giocare continuamente. Abbiamo le qualità per fare del gioco, il nostro calcio è molto bello da vedere, diverso rispetto a quello che si vede in queste categorie. Io conosco tanti ragazzi ma non li conosco tutti, siamo un bel gruppo e dal primo giorno che sono arrivato mi sono trovato benissimo. Stiamo lavorando tanto e godendo del gioco che facciamo. Il gruppo che avete visto domenica è quello che c’è all’interno dello spogliatoio.
Il mister dei portieri deve adattare i suoi allenamenti a quelli del resto della squadra. Noi portieri cerchiamo di adattarci al mister dei portieri, ma da chiunque c’è da imparare. Quest’anno ho pensato tantissimo, si dice che molte volte non ti rendi conto di quello che hai se non lo perdi. A volte facciamo delle scelte, io pensavo che avessi avuto bisogno di giocare e sono andato via. Avevo lasciato una sfida ancora aperta e per questo mi sono ripresentato qui questa estate.
Pisseri e Furlan sono molto diversi ma entrambi forti e possono aiutare tantissimo la squadra».