Catania, cosa resterà di questi anni Dieci?

Grafica: Alfio Lombardo

Grafica: Alfio Lombardo  Foto: CalcioCatania.com

Ripercorriamo le tappe salienti del decennio, con la mente rivolta verso il nebuloso futuro.

Dicembre 2009. Il Catania, che ha iniziato in modo disastroso il proprio campionato con Atzori in panchina, esonera il tecnico di Collepardo, affidando a Sinisa Mihajlovic il compito di portare la squadra fuori dalla zona retrocessione. Il serbo esordisce con un'amarissima sconfitta interna nella scontro diretto col Livorno. Gli etnei sono i fanalini di coda e la salvezza dista 6 lunghezze. E' il punto più basso fin qui, sotto il profilo dei risultati, per la gestione Pulvirenti. Quest'ultimo, solitamente restio ad uscire allo scoperto, sferza lo scoramento generale con una dichiarazione energica: ”Nel giro di cinque anni questa società andrà in Europa, anche qualora dovesse accadere l'irreparabile”. L'irreparabile non accadrà, ma cinque anni dopo la società si ritroverà in Serie B. E dieci anni più tardi i tifosi vivranno una nuova vigilia tormentata del nuovo decennio, molto di più di quella precedente. Allora era in ballo "soltanto" una retrocessione, la cui sola idea a quei tempi veniva vissuta come un disastro. Adesso, invece, c'è in gioco ben altro: c'è in gioco la sopravvivenza del club e di quella matricola 11700 che per la stragrande maggioranza degli appassionati ha rappresentato non solo il più grande motivo d'orgoglio, ma anche il senso delle mille battaglie vissute dagli anni '90 in avanti.

Gli anni d'oro del piccolo Barcellona
E dire che gli anni '10 del nuovo millennio erano iniziati con ben altri auspici. La vittoria rigenerante contro il Bologna, la seconda consecutiva dopo l'exploit di Torino contro la Vecchia Signora, aveva dato il via ad una rimonta entusiasmante, che aveva trovato l'apice nella piovosa e magica sera del 12 marzo 2010, durante la quale il cucchiaio di Mascara e la serpentina del Malaka Martinez avevano sancito l'indimenticabile 3-1 contro l'Inter di Mourinho, destinata alla conquista del triplete. Il record di punti fissato dai ragazzi di Sinisa è stato poi migliorato, di anno in anno, da coloro i quali si sono succeduti sulla panchina del Catania. Tutti allenatori promettenti, che hanno trovato nella società di via Magenta il trampolino di lancio per spiccare il volo verso importanti carriere: per primo il Cholo Simeone, il quale, dopo aver rimpiazzato Giampaolo, ha conquistato non senza difficoltà la salvezza, ma è in seguito divenuto uno dei tecnici più iconici del decennio, portando l'Atletico Madrid alla conquista della Liga e sfiorando per due volte la Champions League, accontentandosi (si fa per dire) di due Europa League; poi è stato il turno dell'aeroplanino Montella, sotto la cui gestione il Catania è stato ribattezzato dagli addetti ai lavori "il piccolo Barcellona" per il gioco espresso, con un 4-3-3 che valorizzava le geometrie (e i calci piazzati) di Lodi, l'intensità di Izco, l'intelligenza di Almiron, la fantasia del Pitu Barrientos, le scorribande del Papu Gomez (poi consacratosi nella super Atalanta di Gasperini, dopo un passaggio a vuoto in Ucraina), la generosità del Lavandina Bergessio, le sovrapposizioni e i cross di Giovannino Marchese, il tutto protetto da una difesa attenta, guidata dal veterano Fratel Nicola Legrottaglie. Un gruppo straordinario che per qualche settimana fece sognare ai tifosi l'Europa.

L'Europa sfiorata con Maran
Poi qualcosa del magnifico giocattolo costruito dalla coppia Pulvirenti-Lo Monaco ha cominciato a rompersi. In primo luogo, è scoppiata la stessa coppia, che dopo le frizioni iniziate l'estate precedente ha ufficializzato una clamorosa ed inaspettata separazione nella primavera del 2012. Nello stesso anno iniziano i problemi per il gruppo del patron, colpito dalla crisi che porterà alla chiusura della compagna aerea Wind Jet, per la quale pende un processo per bancarotta fraudolenta. Ma sul fronte calcistico il Catania sembra vivere di luce riflessa: al posto di Lo Monaco arriva l'apprezzatissimo Gasparin, che oltre al bon ton contribuisce ad un ulteriore miglioramento dei risultati. L'organico viene modificato poco e niente, affidato all'emergente Rolando Maran (un altro che sarà capace di farsi apprezzare anche lontano dalla Sicilia) ed oltre a ritoccare ulteriormente il record di punti lotta in modo più concreto per la qualificazione all'Europa League, mancata per alcuni torti arbitrali subiti (incredibile lo scandalo del gol annullato a Bergessio in Catania-Juventus del 28 ottobre 2012) e per alcuni match clou gettati alle ortiche (su tutti la rimonta subita in casa dall'Inter, da 2-0 a 2-3 nel marzo 2013).

Cosentino, l'inizio del tracollo
L'acquisto del lungodegente e svincolato Sebastian Leto, assistito dall'agente Pablo Cosentino, sembra il preludio ad un ulteriore salto di qualità, invece sarà l'inizio del crollo verticale. Pulvirenti ci ripensa e caccia Gasparin, che non condivide la nuova struttura societaria ideata dal presidente, nella quale viene affidato un ruolo preponderante proprio a Cosentino, il quale sveste i panni di procuratore per intraprendere la carriera da dirigente. Alcuni pezzi pregiati (Marchese, Lodi, Gomez) vanno via, gli acquisti altisonanti del tatuato (Peruzzi, Monzon, Tachtsidis, oltre allo stesso Leto) si riveleranno dei flop, anche la gestione lascia a desiderare (viene dato il benservito a Maran, poi richiamato per rimediare ai disastri della gestione De Canio), cosicché il Catania si ritrova coinvolto nella lotta per non retrocedere. Servirebbero rinforzi importanti a gennaio: torna Lodi, arriva Rinaudo, che farà bene, ma servirebbe un attaccante, invece la dirigenza si accontenta di Fedato. Troppo poco. Eppure la salvezza sarebbe potuta arrivare lo stesso, se il tiro di Biraghi o il colpo di testa di Rolin contro il Cagliari non si fossero stampati sui legni; se la squadra avesse difeso il vantaggio nello scontro diretto contro il Sassuolo; se la Lega non avesse imposto alla Fiorentina di scendere in campo contro lo stesso Sassuolo a pochissimi giorni di distanza dalla finale di Coppa Italia, con una formazione necessariamente rabberciata. Ma in quell'annata tutto quel che deve andare male, va male e la società paga caro i propri gravi errori.

La vergogna dei Treni del gol
Il problema, però, è che non se ne fa tesoro: Cosentino, sul banco degli imputati per la tifoseria, anziché essere allontanato viene promosso ad amministratore delegato plenipotenziario. Sulla carta, la formazione allestita per l'immediato ritorno in A (al quale, secondo l'argentino, dovrebbe seguire l'approdo in Europa League) è competitiva. Alla prova del campo, si rivelerà un disastro, complicato dai guai fisici indotti dal discusso preparatore atletico Ventrone e da una nuova cervellotica gestione tecnica, con l'aziendalista Pellegrino sacrificato sull'altare del sergente di ferro Sannino, il quale però arriverà ben presto ai ferri corti con la proprietà, che lo delegittimerà pubblicamente inducendolo alle dimissioni.
I gruppi organizzati cominciano una feroce contestazione, disertano lo stadio, nel frattempo il Catania langue in zona retrocessione e rischia il doppio capitombolo. Pulvirenti difende il suo operato e quello di Cosentino, prima di chiudersi in un lungo silenzio che alimenta varie illazioni. A gennaio arriva un nuovo ds, Delli Carri, e la rosa viene rivoluzionata: tutti gli argentini (tranne Rinaudo) e i reduci dalla Serie A salutano, arriva un manipolo di giocatori di categoria che, almeno inizialmente, fa ben sperare, per poi precipitare nuovamente nelle ultime posizioni.
"Non ci siamo con la testa", ammette uno sconfortato Calaiò agli inviperiti tifosi accorsi a Chiavari al termine della sconfitta rimediata contro la Virtus Entella. Non c'è con la testa neanche il presidente, che nelle successive settimane architetta insieme ai loschi personaggi coinvolti le tentate combine che a fine stagione costeranno l'umiliante e vergognosa retrocessione per illecito sportivo. E poco importa se a distanza di anni non sono stati individuati i calciatori corrotti: anche se si è trattata di una truffa, resta la macchia ed in ogni caso l'ordinamento sportivo equipara il tentativo alla consumazione, quindi c'è poco spazio per chiacchiere e recriminazioni, anche alla luce della stessa confessione servita su un piatto d'argento da Pulvirenti a Palazzi.

Il clamoroso ritorno di Pietro Lo Monaco
Il Catania viene messo in vendita, ma si affacciano soltanto avventurieri a caccia di notorietà. Nel frattempo la gestione viene affidata alla triade Pitino-Bonanno-Ferrigno che di concerto col tecnico Pancaro, in poche settimane, oltre a smaltire l'immane lavoro di azzeramento dei contratti in essere, mette in piedi una squadra più che dignitosa che in avvio di campionato, al netto della forte penalizzazione, sembra promettere bene. Una crisi di risultati porta all'avvicendamento in panchina e ad un girone di ritorno complicatissimo, in un clima deprimente, con la squadra lasciata quasi da sola, che riesce ad acciuffare la salvezza soltanto all'ultima giornata, anche grazie al contributo del Matera che ferma sul pari il Monopoli.
Nel frattempo Pulvirenti, sempre più alle prese con le difficoltà del proprio gruppo, si affida al commercialista romano Davide Franco, che ha il compito di rilanciare Finaria e con essa anche il Catania, del quale assume la presidenza. A stretto giro di posta si materializza l'inimmaginabile: il patron fa pace con Pietro Lo Monaco, il quale dopo le esperienze tumultuose vissute a Genova, Palermo e Messina torna alla base, promettendo di riportare in alto la squadra dell'Elefante.

Maledette traverse
Rilancio e risanamento sono le parole recitate come un mantra per anni. L'ad torna ad avere un ruolo preponderante nei rapporti con tutte le componenti e snocciola i - secondo lui - positivi risultati economici della sua gestione, grazie alla quale il Catania avrebbe evitato il fallimento. Sul campo, invece, le cose si fanno complicate. Le operazioni nostalgiche, caratterizzate dai ritorni di diversi ex senatori (spiccano quelli di Biagianti, Marchese e Lodi) non si riveleranno decisive o adeguate alla terza serie, così come buona parte delle scommesse operate sul mercato. La prima stagione è complicata: l'esperimento Rigoli non funziona, Petrone scappa dopo poche settimane, chiude il campionato il tecnico della Berretti Giovanni Pulvirenti, che viene estromesso al primo turno playoff dalla Juve Stabia. La seconda invece sembra in linea con le promesse sventolate dall'ad: la squadra affidata a Lucarelli è competitiva, ma non quanto il Lecce, e non è priva di lacune; il tecnico labronico ha comunque il merito di giocarsi la promozione diretta quasi fino alla fine, con l'unico demerito di toppare le partite decisive. Ai playoff i rossazzurri raggiungono la semifinale e con la Robur Siena soltanto una traversa, colta da Lodi su punizione ai supplementari, e successivamente i tiri dal dischetto con gli errori decisivi di Blondett e Mazzarani, impediscono agli etnei di raggiungere la finalissima. E' la prima svolta in negativo della nuova gestione Lo Monaco.

Dal mancato ripescaggio al fallimento tecnico
La seconda arriva pochi mesi dopo. Sulla base di una sentenza del TFN il Catania avrebbe diritto al ripescaggio in B, la FIGC apre la relativa procedura, ma la Lega B fa muro e alla lunga riesce a convincere la stessa Federazione che fa marcia indietro, avallando l'orrenda B a 19 squadre. Un pasticcio giuridico che da il là ad una lunga serie di ricorsi che lasceranno le ripescabili con un pugno di mosche in mano: non solo il danno della permanenza in terza serie con la stagione 2018/19 compromessa dal ritardato inizio, ma anche la beffa del mancato risarcimento. Il Catania, comunque, avrebbe tutte le carte in regola per dominare il campionato, ma col senno di poi si rivela errata la scelta di sostituire Lucarelli (la cui testa, comunque, era stata invocata da stampa e tifosi) con Sottil e di cambiare oltremodo un organico che si era rivelato competitivo. La nuova rosa viene costruita male, è piena di doppioni ed equivoci tattici, e non riesce a tenere il passo della rivelazione Juve Stabia. Sia le vespe che il Trapani, con risorse economiche ben più modeste rispetto a quelle degli etnei, riescono a predisporre un progetto tecnico coerente e vincente e conquistano a fine stagione la promozione. I rossazzurri sbagliano anche il mercato di gennaio, non cavano un ragno dal buco con l'innesto in corsa di Novellino al posto di Sottil, poi richiamato per i playoff, ai quali si arriva nuovamente a un passo dalla finale, venendo estromessi dal Trapani.

Esplode la crisi economica
I troppi errori commessi imporrebbero quantomeno di mettere in discussione la permanenza di Lo Monaco e del comparto tecnico, che invece viene riconfermato in blocco, ad eccezione del tecnico. Anche l'organico andrebbe rivisto in lungo e in largo, ma molti senatori e "passeggianti" restano a disposizione del nuovo trainer Andrea Camplone. Si respira un'aria di parziale ridimensionamento, lo stesso ad comincia ad attenuare i proclami, puntando maggiormente l'indice sul risanamento e dimostrando di mal digerire le critiche ricevute, contribuendo in tal modo ad avvelenare un ambiente che, di per sé, non è proprio salubre. Il campionato comincia tra alti (3-6 ad Avellino) e bassi (ripetute sconfitte in trasferta), la squadra si rivela meno competitiva di quel che appariva in estate e lo scollamento col gruppo costa il posto a Camplone. Torna un po' a sorpresa Lucarelli ma comincia a diventare evidente che quel che accade in campo sta assumendo ormai una rilevanza secondaria. Si susseguono infatti le voci sulla crisi di Meridi, società del gruppo Pulvirenti che, a seguito della cessione degli alberghi ad Alpitour avvenuta in estate, era rimasta in sostanza quale unico "rubinetto" per il Catania. Il patron smentisce, minaccia querele, afferma di aver raggiunto un accordo per la cessione dei supermercati Fortè, ma dopo qualche settimana tale ipotesi si scioglierà come neve al sole, complicando una situazione già resa allarmante dalla pendenza di una procedura intentata dai creditori. A ciò si aggiunge la rottura del contratto con la società che gestiva il servizio steward per morosità del club, che non riesce a garantire in tempo il medesimo servizio per la gara casalinga con la Casertana, che si disputa a porte chiuse. Uno dei tanti punti bassi di questi ultimi mesi. In tutto questo ambaradan, Lo Monaco, visibilmente stanco degli attacchi ricevuti, annuncia le proprie clamorose dimissioni e viene poi aggredito da dei facinorosi sul traghetto che lo stava conducendo a Potenza, in vista della gara di Coppa Italia di Serie C. Un minimo di sorriso lo riporta la squadra che, guidata da un indomito Lucarelli, riesce a risalire timidamente in classifica e, soprattutto, a raggiungere le semifinali in coppa.

Un unico obiettivo: salvare il Catania
Ma l'impresa sportiva cede inevitabilmente il passo agli eventi degli ultimi giorni, che "regalano" un Natale amarissimo ai sostenitori etnei. Prima è Pulvirenti ad uscire allo scoperto e dichiarare a "La Sicilia" che le difficoltà legate a Meridi lo obbligano, suo malgrado, a mettere in vendita il Catania. Poi viene diffuso sul web il famoso messaggio rivolto dalla società ad alcuni giocatori, che evidenzia le difficoltà economiche della società, invitandoli a trovare altra sistemazione. Infine giungono conferme da parte dello stesso Lo Monaco sulla necessità di contenere i costi per portare a termine la stagione. Come mai - viene da chiedersi - la proprietà in estate aveva avallato determinati investimenti, di fronte allo scenario grave che si stava per manifestare? Una delle tante domande, forse tardive, forse inutili, che vengono alla mente, mentre il decennio sta per finire, con la paura che avanza in merito alla sopravvivenza della matricola, e la speranza che dei seri interlocutori si affaccino ai cancelli di Torre del Grifo per rilevare la società. E per permettere al Calcio Catania 1946 di spegnere, il prossimo 24 settembre, la sua settantaquattresima candelina, e dopo di essa tantissime altre. Un obiettivo per il quale tutto l'ambiente dovrebbe unirsi, piuttosto che perdere del tempo ad individuare colpevoli o fare processi. Mentre in tanti litigano, il Catania rischia di morire. Accorriamo al suo capezzale ed adoperiamoci tutti, ognuno con le proprie possibilità, affinché questo non accada.