Catania-Melfi 0-2: Il rovescio della medaglia

Pozzebon ci prova in acrobazia

Pozzebon ci prova in acrobazia  Foto: Nino Russo

La squadra materasso del girone infligge una sonora lezione ai concetti fin troppo esasperati di Petrone.

Ci vuole tanto per costruire, pochissimo per distruggere. Una delle poche regole fisse della vita si è materializzata oggi pomeriggio al “Massimino”. La svolta psicologica del Catania, propiziata dalla vittoria conquistata a Messina appena sette giorni fa, si è sciolta come neve al sole a seguito della nefasta sconfitta contro il derelitto Melfi, compagine che proveniva da undici sconfitte consecutive, che l'avevano fatta precipitare all'ultimo posto in graduatoria. Il nuovo tecnico Aimo Diana, insediatosi lo scorso 20 febbraio, aveva “bagnato” il proprio esordio con una scoppola interna contro la Paganese (0-4). Ma oggi i suoi ragazzi hanno smentito ogni pronostico, facendo in modo che nessuno si accorgesse dei 29 punti di differenza ed assestando un colpo che gli etnei difficilmente potranno digerire in fretta. Le prime conseguenze, sul piano pratico, di questa disfatta, sono testimoniate dalla nuova classifica: i rossazzurri perdono nuovamente di vista il 5° posto, in virtù dell'ennesimo colpaccio della Virtus Francavilla che batte il Lecce (capolista e prossimo avversario), si fanno scavalcare da Siracusa e Fondi (il 6° posto, presidiato dagli aretusei di Sottil, dista ora due lunghezze) e in attesa delle partite di Andria e Cosenza si attestano in ottava posizione, con la prospettiva di mantenere in ogni caso la zona playoff grazie al vantaggio negli scontri diretti con la Casertana. Dato statistico che, ovviamente, non può costituire una consolazione.

Petrone conferma e rivisita, Diana cambia radicalmente
Domenica scorsa, a Messina, l'intempestiva espulsione di Drausio ci aveva privato della possibilità di apprezzare pregi e difetti dell'inedito 4-3-1-2 adottato da Petrone. Il tecnico napoletano, contro l'ultima della classe, decide di riproporre gli stessi uomini, eccezion fatta proprio per il brasiliano, squalificato, che viene rimpiazzato da un “vero” terzino destro come Parisi. Sin dai primi minuti però si evince lo schema prescelto è un 4-3-3 in cui Russotto fa l'ala destra, Tavares l'attaccante sinistro con licenza di giocare più vicino a Pozzebon, mentre in fase di non possesso Fornito si allarga a sinistra trasformando il modulo in un 4-4-2.
In casa Melfi, le quattro “sberle” ricevute dalla Paganese inducono Diana ad abbandonare il 3-5-2, adottare un coraggioso 4-3-3 e cambiare diverse pedine rispetto a quelle scese in campo lo scorso turno. In particolare, la difesa a 4 comporta il rilancio del terzino destro Bruno e l'esclusione del centrale difensivo De Giosa, mentre in mediana la cabina di regia viene affidata all'ex Akragas Vicente. Novità anche in avanti dove per il ruolo si centravanti si opta su Foggia, a discapito di De Angelis, con De Vena e Gammone a completare il tridente.

Marchese “tuttofare”, un'arma a doppio taglio
Nel primo tempo si assiste ad una parziale replica di Catania-Taranto. I padroni di casa appaiono spaccati in due tronconi, si affidano quasi esclusivamente ai lanci dalle retrovie e non provano a macinare gioco a centrocampo, mancando sia un vero e proprio regista, sia mezzali in grado di garantire il cambio di passo e fare da tramite con l'attacco. Quello che colpisce, in particolare, è il fatto che questa squadra poggi quasi esclusivamente su Giovanni Marchese. E' il deliano che quasi sempre scaraventa palloni verso l'area avversaria; è sempre lui a spingersi in avanti e sostituirsi sia a Djordjevic quando è il caso di effettuare traversoni, sia a Fornito quando il serbo ha la necessità di scaricare dietro il pallone. La versatilità del numero 16 etneo è certamente un potenziale vantaggio per il Catania, come abbiamo visto a Messina, ma dev'essere sfruttata in modo razionale e non abusandone, altrimenti, paradossalmente, finisce col pregiudicare l'apporto degli altri compagni che agiscono in zone di campo limitrofe alla sua. Se Marchese viene schierato in qualità di difensore centrale in una difesa a 4, è opportuno che, ancor prima di dedicarsi ad altro, faccia il centrale di difesa.

I rischi del pressing alto
Il Catania spaccato in due tronconi e Marchese-dipendente non riesce ad effettuare neanche un tiro nello specchio della porta, né tanto meno a impensierire seriamente Gragnaniello. Il Melfi invece, oltre a difendersi con ordine, dimostra di saper ripartire e prende le misure della porta difesa da Pisseri, sprecando un paio di occasioni dalla distanza prima di arrivare al gol del vantaggio, che si materializza al minuto numero 30 grazie ad un fortunoso rimpallo che consente a Foggia di insaccare a porta vuota, approfittando dell'immobilismo della difesa etnea a seguito delle precedenti conclusioni di Gammone e Marano, che avevano trovato pronto l'estremo difensore rossazzurro. La rete dei federiciani mette in evidenza un altro grave limite dell'atteggiamento voluto da Petrone: mandare sistematicamente in avanscoperta nella metà campo un difensore centrale come Marchese e il tuo mediano d'interdizione (Bucolo), se da un lato aumenta le probabilità di immediato recupero del pallone e conseguente pericoloso assalto alla porta avversaria, dall'altro lato ti espone ad un'inferiorità numerica autolesionistica nel caso in cui, malauguratamente, l'avversario riesca a proteggere la sfera ed avviare il capovolgimento di fronte.

Petrone all'arrembaggio
Con due pedine del calibro di Mazzarani e Di Grazia in panchina ci si attendono mosse immediate da parte di Petrone nell'intervallo per provare a ribaltare lo svantaggio. In effetti un cambio al 1° della ripresa si materializza, ma è sorprendente sia dal punto di vista tecnico che da quello tattico. Esce, infatti, Bucolo, l'unico elemento che era riuscito a dare un apporto utile al centrocampo nella prima frazione (al netto di alcuni fisiologici errori in fase di impostazione), ed al suo posto entra Barisic, “l'eroe di Messina”. Quel che più stupisce, però, è la disposizione in campo dei ragazzi in maglia rossazzurra: un 3-4-3 in cui Parisi stringe verso il centro della difesa e lo stesso Barisic viene utilizzato da tornante. Una squadra che ha nel lancio l'unica soluzione beneficia della maggior presenza “fisica” nell'area avversaria ma i tentativi di Pozzebon sono controllati dalla retroguardia ospite. Così, Petrone mantiene la propria fama di “kamikaze” inserendo Di Grazia al posto di Djordjevic. In fase offensiva, in pratica, si attua un 3-2-5. L'ingresso del folletto di San Giovanni Galermo sembra dare una scossa: è proprio lui a mettere in difficoltà Gragnaniello al 57°, a battere insidiosi corner e sprecare una buona occasione in area al 60°, quando si ritrova il pallone sul piede sbagliato.

La razionalità ha la meglio
Diana capisce che forse è meglio coprirsi e rinuncia ad un esterno offensivo (De Vena) per rimpolpare la difesa con De Giosa. A questo punto, il Melfi si affida ad un 5-3-1-1 che, a dispetto delle sembianze, garantisce buone trame di gioco, grazie alla giornata di grazia vissuta dagli applauditi Gammone e Marano. Petrone si gioca l'ultima carta della disperazione (Mazzarani), richiamando in panchina uno spento Russotto. Il numero 32 si piazza sulla trequarti, non si capisce bene con quali compiti, ma d'altronde nel confusionario modulo adottato dal tecnico etneo non ci si può formalizzare più di tanto. Giocare con un numero maggiore di attaccanti non garantisce automaticamente maggiori chances nell'area avversaria, in quanto per segnare è necessario che le palle gol vengano create, e con una squadra così sfilacciata ci si può affidare soltanto alle iniziative personali, ai lanci e alle preghiere. Queste ultime non sortiscono gli effetti sperati perché Di Grazia non riesce a capitalizzare, di testa, l'unico buco difensivo concesso dall'avversario nel secondo tempo. Nel finale c'è gloria per De Angelis, entrato all'83° al posto di Gammone, che conclude nel migliore dei modi un'azione di rimessa orchestrata dai suoi compagni, chiudendo il match in modo trionfale per i suoi e indecoroso per i padroni di casa.

Difendere la zona playoff, a prescindere dalle potenzialità
Se Atene piange, Sparta non ride. Il prossimo turno, al “Via del Mare”, il Catania affronterà un Lecce ferito dal passo falso con la Virtus Francavilla, che espone i giallorossi al possibile sorpasso del Foggia (impegnato mentre scriviamo queste righe con la Juve Stabia). Se Biagianti e compagni dovranno essere animati da una grandissima voglia di rivalsa, certamente non saranno da meno i quotati avversari. Visto l'andazzo, forse è un bene che si giochi contro una squadra d'alta classifica. Eccezion fatta la sciagurata trasferta di Castellammare, infatti, gli etnei in questa stagione hanno sempre fatto bene con le “prime delle classe”, palesando invece un andamento a dir poco mediocre contro le “matricole”. L'equilibrio che regna in classifica in zona playoff impone di evitare ulteriori passi falsi, altrimenti anche l'obiettivo minimo stagionale rischia di essere disatteso. E nonostante in questo momento nessuno scommetterebbe un euro su un ruolo da protagonista dei rossazzurri nella coda di stagione, sarebbe comunque delittuoso privarsi della pur flebile possibilità di provare a smentire i disillusi.