Catan 0-0

Pancaro, altra delusione...

Pancaro, altra delusione... 

Max Licari sull'ennesimo deludente pareggio di Catanzaro. Prestazione anonima, risultato inadeguato, classifica pericolosa...

Soddisfatti?
Dati di fatto:

-sestultimo posto in classifica a 1 punto dalla zona play-out
-3 vittorie nelle ultime 15 partite
-ultime 3 gare senza segnare
-11 pareggi complessivi di cui 8 (!!!) a reti bianche

Domanda: una piazza come Catania può ritenersi così soddisfatta in una categoria come la Lega Pro?

Risposta: sì…

…per Pancaro, sì. C’è da essere soddisfatti delle prestazioni e dei risultati fin qui ottenuti da un organico a detta di tutti gli “addetti ai lavori” di pari livello rispetto alle prime della classe. Il tecnico rossazzurro lo ripete sostanzialmente a ogni intervista, tanto che quasi quasi sto convincendomi anch’io.

Mondi parallelli
Sto convincendomi di vivere in un mondo parallelo in cui il Catania gioca bene, merita sempre di vincere, viene bersagliato dalla sfortuna. Poi, mi sovviene il dubbio cartesiano: “Cogito, ergo sum”. Penso, dunque sono. Penso. Vado a sciacquarmi un attimo la faccia con acqua gelata e il turbinio dei pensieri mi si fa sempre più intenso. Ripercorro il deprimente 0-0 di Andria, il terrificante pari interno (sempre 0-0, se ricordo bene…) con il Monopoli, la prestazione da “Lido Tre Gabbiani” di Ischia, il secondo tempo con il Lecce (altro 0-0?), la sonnolenta e ventosa sferragliata da “nonnina in salotto con gomitolo di lana” di Catanzaro (ennesimo 0-0, mi pare). E, quindi, mi arrischio a pensare che forse non sono io che vivo in un mondo parallelo. Probabilmente, non ci vive nemmeno il 99,9% dei tifosi e dei giornalisti etnei. La realtà è che, in questo momento, guardare una partita del Catania è come trascorrere un fine settimana in un bivani a Carate Brianza con compagna rompipalle e "suocera" incorporata. Il Catania gioca male, non produce occasioni da rete (al “Ceravolo” una sola, al 91’, con il neo entrato Bombagi), rischia di subire perennemente la “beffa” (anche in terra calabra un paio di occasioni nette concesse ai non trascendentali avversari) e ottiene risultati deludenti. Il Catanzaro, così come l’Andria, il Monopoli o l’Ischia, proveniva da un periodo di crisi evidente; eppure, il Catania poco o niente (come sempre) ha fatto per vincere la partita. Questa è la verità. Questo è quello che emerge dall’analisi della gara. Non altro. Accontentarsi di vivacchiare in questo modo e, contestualmente, rischiare seriamente di essere coinvolti in zona retrocessione, NON può soddisfare i tifosi del Catania. È reato affermarlo con forza? Non penso. Poi, vado a vedere l’Akragas di Pino Rigoli, alla quinta vittoria consecutiva (ancora in gol Di Grazia), con un organico nettamente inferiore a quello rossazzurro e mi domando: perché? Perché gli agrigentini riescono a vincere ad Andria e a Catanzaro e il Catania, nelle stesse partite, letteralmente NON fa un tiro in porta? Che cos’ha in più l’Akragas??? E per quale misterioso motivo dovremmo essere “soddisfatti” di pareggiare ad Andria, a Melfi o a Catanzaro? Misteri che solo Adam Kadmon potrebbe svelare…

Esperimenti da non ripetere
Pancaro, al netto delle indisponibilità, questa volta sorprende. Non nel modulo, indiscutibile come un dogma, ma negli uomini. Turno di riposo a Garufo, Nunzella e Calil. Difesa inedita con Pelagatti terzino destro e Parisi a sinistra. Attacco con Calderini centravanti, il rientrante Russotto e Falcone ai lati. Ebbene, mi permetto di dire che si è trattato di un esperimento assai deludente che, mi auguro, non verrà ripetuto (sebbene Pancaro abbia affermato che Pelagatti terzino sia un’ipotesi percorribile…). Nunzella è altra cosa rispetto a Parisi a Sinistra e Pelagatti da terzino non convince. Non convince, a dire il vero, nemmeno Calderini da centravanti (l’unica azione da rete, già citata, è giunta proprio quando l’ex cosentino è stato spostato a sinistra con l’ingresso di Lupoli), così come Falcone sembra il cugino del giocatore ammirato qualche mese fa. Ma il vero “busillis” è il centrocampo. Ripetere sempre le stesse cose è avvilente, ma quante volte ancora si dovranno ancora vedere contestualmente in campo Agazzi e Musacci? Di quante altre “prove” avrà bisogno l’allenatore rossazzurro? La mediana non funziona per niente e non è accanimento ribadirlo "enne volte". È mera constatazione dei fatti. Non ha dinamismo, non ha forza atletica, non ha geometrie, non ha fantasia. L’assortimento è inadeguato alla categoria non in quanto i singoli non abbiano doti tecniche, perché ne hanno anche di superiori alla media, ma per il semplice fatto che INSIEME non “quagliano”. Agazzi rende di più da metronomo davanti alla difesa, non ha gli inserimenti della mezzala, Musacci è sempre lontano da un rendimento accettabile in cabina di regia, mentre Di Cecco è un abile recuperatore di palloni (a mio avviso, si è rivelato il più in palla dei tre), ma NON un inventore di gioco o un geometra. Chi deve fare gioco? Non lo si può demandare al solo Russotto, bravo, ma discontinuo e, al momento, comunque in ritardo di condizione. Non è possibile, alla ventitreesima giornata di campionato, non aver ancora risolto il problema principale della squadra, senza aver pensato a un mutamento di schema, a un assortimento diverso di uomini, a un qualcosa di diverso rispetto alla solita solfa che NON assicura risultati tangibili. Quello di Catanzaro si è risolto nel solito match in cui i rossazzurri hanno ruminato calcio, inciso pochissimo e rischiato di beccare il gol (un paio di volte clamorosamente) che fa saltare il banco. Stessa partita, UGUALE, a quelle di Andria, di Cosenza, di Ischia, etc. Sostanzialmente, se non segna Calil, lasciato a riposo, questo team non ha soluzioni alternative, anche perché ancora, in tre spezzoni di partita, Lupoli non ha toccato una palla. Quando si riuscirà a cambiare registro?

Dente avvelenato
Il prossimo match, se le premesse sono quelle di Catanzaro, non nasce sotto i migliori auspici. Squadra spenta, grigia, senza accensioni; avversario tosto e con il dente avvelenato a seguito delle polemiche innescate dallo stesso presidente della Casertana dopo l’incredibile sconfitta interna con il Cosenza. Ripetere l’ennesima partita scialba, senz’anima, magari priva di reti, sarebbe una iattura, anche sotto il profilo della classifica e del morale della squadra e della piazza. Si rischia, diciamolo con forza. Così, si rischia. E sarebbe un peccato mortale. Necessita una svolta, una vittoria convincente figlia di una gara finalmente “viva”. L’auspicio è che Pancaro e i giocatori, chiunque scenda in campo, traducano sul campo i guerreschi propositi verbali, fin qui “lettera morta”. I tifosi non sono contenti, questo è certo. Let’s go, Liotru, let’s go!!!