Casarano-Catania 1-0: etnei puniti dall’arbitro

La traversa nega il gol del pareggio

Il Catania rincorre il ritmo, ma prova a restare fedele alla propria identità

Non è un pomeriggio leggero al “Capozza”. Ventisei tifosi rossazzurri arrivati dal “Continente” si fanno largo nel piccolo settore ospiti aperto per l’occasione, mentre dall’altra parte la curva casaranese colora l’ingresso in campo. Una cornice calda per una gara che, sin dai primi giri di lancette, mostra i suoi denti.

Il Catania entra con la solita maglia bianca da trasferta e un’idea precisa: imporre ritmo, occupare gli spazi, togliere aria a una squadra ferita ma orgogliosa. Ma il primo strappo è del Casarano. Al 5’ Cicerelli pennella una punizione velenosa nel cuore dell’area.  È solo un lampo: tre minuti dopo arriva la scena che ribalta l’equilibrio emotivo della gara.

Casarano-Catania 1-0: etnei puniti dall’arbitro

All’8’, Cajazzo brucia Dini in uscita, complice un’intesa imperfetta con la linea difensiva. È un gol che pesa: non solo perché nasce da una ripartenza resa possibile da un errore, ma perché galvanizza un ambiente che aspettava da settimane un segnale. L’esterno canadese, già al secondo gol della stagione, apre la gara e incendia la panchina di Di Bari.

Il Catania, colpito, impiega qualche minuto per rimettere ordine. Il Casarano cavalca l’inerzia e al 19’ sfiora il raddoppio: ancora Cajazzo, ancora lui, pescato dal lavoro sporco di Perez. Toscano richiama i suoi alla calma, a restare fedeli alle distanze e al piano tattico: non disunirsi, non inseguire il pallone ma recuperare le proprie linee.

Da lì in avanti, lentamente, i rossazzurri ritrovano fiato. Cicerelli accende la luce al 26’ su punizione: traiettoria elegante, pallone che si abbassa nel finale e sfiora il palo. Lunetta, al 29’, ha la palla del pari dopo un cross scolpito da Casasola, ma il piattone si spegne largo. Sono segnali: non ancora affondi decisivi, ma una risalita emotiva  

Casarano-Catania 1-0: etnei puniti dall’arbitro

La mezz’ora è un campo di battaglia: contrasti, duelli, seconde palle contese metro su metro. Il Catania ci entra con la durezza necessaria, cercando le mezzali alle spalle del centrocampo pugliese e provando ad ampliare il campo con Donnarumma, sempre più centrale nell’alzare la manovra.

Il primo vero brivido arriva al 34’: cross velenoso dello stesso Donnarumma, Bacchin sbaglia i tempi, la traversa salva il Casarano due volte. È il momento in cui il Catania dà la sensazione di essere tornato pienamente dentro la partita. Gli ultimi quindici minuti sono quasi un monologo: il pallone staziona stabilmente nei piedi dei rossazzurri, mentre il Casarano abbassa il baricentro e prova a difendere l’inerzia del vantaggio.

La ripresa si apre con un copione chiaro: Catania alto, Casarano raccolto. L’uscita per infortunio di Ferrara, dopo appena tre minuti, toglie ai pugliesi un riferimento laterale importante. Al 50’ arriva il momento che cambia tutto: in area, Gega impatta Rolfini. L’arbitro Frasynyak viene richiamato al monitor. Toscano, dopo un confronto col quarto uomo, accetta la revisione. La sensazione è netta, immediata: contatto evidente, dinamica punibile. Un episodio sovrapponibile – quasi in fotocopia – al rigore assegnato alla Casertana al 94’ nell’ultima trasferta.

Casarano-Catania 1-0: etnei puniti dall’arbitro


Ma stavolta no. Il direttore di gara nega il penalty tra lo sconcerto generale, con gli stessi commentatori Sky increduli. È un errore grave, determinante, che sposta la narrazione della gara e congela il flusso della capolista. L’inerzia psicologica pende verso i pugliesi.

Il Catania, però, non molla. Di Gennaro ha sul piede il pallone dell’1-1 al 60’, ma la conclusione da pochi passi finisce alta. Toscano inserisce Forte, poi D’Ausilio al posto di un generoso Cicerelli. Quaini – diffidato – si prende il giallo che gli costerà la prossima gara; Dini, Donnarumma e Pieraccini insistono sulle seconde palle per tenere il Catania stabilmente nella metà campo avversaria.

La partita si incattivisce. All’83’ scintille sulla laterale tra Casasola e Di Bari. Sette minuti di recupero non bastano: l’ultimo sussulto è un intervento di Celli su Cajazzo che gli costa il giallo. Il Casarano difende il risultato col corpo, con l’orgoglio e – bisogna dirlo – con la protezione indiretta garantita dalla svista arbitrale del 50’.

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