Camplone: "Spero di poter entrare nella storia di questa società"

Mister Camplone

Mister Camplone  Foto: Nino Russo

Le prime parole da tecnico dell'Elefante da parte dell'ex mister di Perugia, Benevento e Cesena

Di seguito le prime parole 'rossazzurre' di Andrea Camplone, allenatore del Calcio Catania per la stagione 2019/2020, presentato questa mattina nella sala stampa di Torre del Grifo:

«Sono felicissimo di stare qua. Quando mi ha chiamato il direttore, cosa che non mi aspettavo, ho preso il primo aereo e sono corso qua. Non me l’aspettavo di essere chiamato quest’anno, ma l’anno scorso (ride, ndr). Questa è una società che non merita questa categoria e ha tanta voglia di risalire. Stiamo cercando di costruire una squadra competitiva, cosa che stanno facendo anche le nostre rivali. Spero di poter entrare nella storia di questa società. Non si può dire di no a Catania. Dopo aver visto una struttura del genere è stato facile mettersi d’accordo».

«Le ricette giuste non esistono, bisogna che tutte le componenti vadano per il verso giusto. Il calcio è classe e corsa, non è solo classe. Ci sono i 'portatori d’acqua' e poi quelli che devono inventare. Per questa categoria ci vuole tanta corsa. Credo nel lavoro e in questo progetto, ho firmato per un anno perché non mi piace rubare da nessuna parte, mi piacciono le sfide e questa è una grandissima sfida e voglio guadagnarmi la riconferma. Con me un giocatore non gioca se non fa quello che dico io in campo, se non corre. Se un giocatore si allena al 40% non credo possa giocare la domenica».

«La mia esperienza è cominciata con il 4-3-3. Ho avuto un cambio a Perugia perché la squadra era diventata piatta, e poi ho vinto il campionato. Secondo me un allenatore deve lavorare su due moduli. Il nostro secondo modulo sarà anche offensivo. Io non cambio giusto per cambiare, cercherò di inculcare una mentalità propositiva sia in casa che fuori. A me piace attaccare con più uomini. Mi piace attaccare anche se dovessimo rimanere in dieci. Per quanto riguarda gli esterni d’attacco abbiamo diverse soluzioni, forse serve una pedina, bisogna puntellare un po’ più il centrocampo, ma non dimentichiamoci che questa squadra l’anno scorso è arrivata quarta, quindi non c’è da smantellare. Dobbiamo avere una mentalità nostra».

«A me piace parlare poco, non sono un chiacchierone, ma un testone, un metodico e non mi piace giudicarmi. Son cresciuto con Galeone. Lui ci diceva sempre di pensare a noi stessi e mai all’avversario. Oggi il calcio è cambiato, si studia tanto l’avversario, ma i giocatori non dobbiamo appesantirli troppo, del resto è una partita, un gioco, che rispecchia anche la scuola. Se tu hai un esame e non studi non lo passi. Se hai una partita e ti alleni al massimo fai bene».

«Se un giocatore ha le qualità e la personalità per giocare, può farlo anche nei campi difficili. A me non piace chi butta la palla e basta. Chi viene qui sa che deve fare un calcio diverso e dare il massimo. Io ho avuto sempre squadre abbastanza giovani. Se un ragazzino è bravo lo faccio giocare, non mi faccio problemi. Io non guardo nessuno, se il ragazzino è bravo che ben venga».

«Lodi per le qualità che ha potrebbe fare più ruoli, il problema è che i calciatori devono sposare quei ruoli. Per me dovrebbe giocare davanti la difesa e toccare minimo cento palloni a partita, deve essere un play maker di costruzione. E per me il play maker è fondamentale nel mio 4-3-3. Nessuno ha il posto assicurato, parla il campo, il collettivo è molto importante per raggiungere i risultati».

«Farò una riunione tecnica con la squadra e inizierò a lavorare sulla testa dei giocatori inculcando il mio pensiero. Valuteremo tutti i giocatori. Io sono stato a Benevento, che ha vinto il campionato quando ha speso meno. Quindi non è detto che bisogna spendere tanto per vincere. La Juve ha preso Ronaldo e non ha vinto niente, solo il campionato».

«Il portiere non è quello di una volta, oggi è un giocatore come un altro, deve fare allenamenti con la squadra, è un giocatore a tutti gli effetti, bisogna fargli fare la tecnica, perché quando gli arriva la palla deve saperla gestire».

«Il calcio femminile è stata una bella cosa, non gli si dava mai importanza. Mi sono divertito a vedere le loro partite».