“Speravo de morì prima…” (cit.)
Il famoso striscione in romanesco di “tottiana” memoria ben si attaglia a rappresentare l’umore del tifoso catanese dopo l’ennesima umiliazione di questo infinito calvario laico che qualche malevola divinità pallonara, da più di una decina d’anni, ha voluto perfidamente infliggergli. Tuttavia, questa volta, si potrebbe essere giunti all’ultima stazione, giacché il clamore del flagello risulta essere troppo alto, oltre i limiti della sopportazione. Provate, infatti, a pronunciare queste fatidiche parole: Catania-Scafatese 1-2. Provate a ripeterle e ripeterle e ripeterle nel vostro povero cervello ormai spossato da questa mostruosa “reiterazione del male”. E, poi, rispondete con onestà: non si tratta del punto più basso della storia della nostra città? No? Mah, noi pensiamo, invece, di sì. C’è gran senso di rabbia; c’è amarezza, frustrazione; si prova una sensazione di ignominia, la vergogna raggiunge livelli di guardia, probabilmente inimmaginabili. Siamo stanchi, stanchi, stanchissimi, affranti, quasi impotenti di fronte a tale deflagrante esplosione di insipienza tecnico-tattica e, soprattutto, atletica. Questa squadra non corre, giunge sempre seconda sulla palla e lo fa con tutti, con chiunque le si ponga a tiro.
Solo il disastrato Cosenza, peggiore sotto tutti i punti di vista rispetto a questo orribile Catania, riesce a fare peggio. Evidentemente, nella serata della “richiesta di continuità”, la risposta ottenuta non poteva che essere quella che non avremmo mai voluto autoinfliggerci: ebbene sì, erano troppo modesti i lupi silani. Purtroppo, non erano così forti i nostri. Di contro, i nostri, al momento, rappresentano una raccogliticcia compagnia di istrioni recitanti a soggetto, messa su all’ultimo gong da impresari in difficoltà di cassa e affidata a un regista promettente ma ancora alla ricerca di copioni convincenti in termini di soluzioni e risposte.
Addossare tutte le colpe a Longo, ovviamente, sarebbe ingeneroso, considerato come gli sia stata consegnata una squadra “a rate”, in buona parte con scadenza all’ultimo secondo. Ma anche lui dovrà darsi una mossa giacché tre sconfitte (di cui due interne) in quattro partite contro avversari di non altissimo profilo, a Catania, non puoi permettertele nemmeno se ti chiami Simeone, non (con tutto il rispetto) Longo. A chi scrive il tecnico ex Crotone piace e vi ripone grandi aspettative, ma i risultati e le prestazioni, il sempre veritiero campo, determinano il destino di un progetto tecnico. Nel frangente attuale, non v’è riscontro né rispetto ai primi né riguardo alle seconde. Solo grande confusione, errori e quella classica “malasorte” che spesso accompagna il demerito. Perché è vero, forse la matricola Scafatese non avrebbe meritato la vittoria, così come il Catania la sconfitta, considerata la mole di gioco, i tiri in porta e le occasioni, ma se arranchi in campo, se manchi di lucidità, la “sfortuna” sarà sempre tua fedele sodale. Inesorabile accompagnatrice delle tue sconclusionate evoluzioni.
Due passi indietro
Dispiace dirlo, ma a parte Russo, autore della sua terza rete stagionale (tutte al “Massimino”), Vallocchia, fuori condizione ma commovente a livello di impegno, nonché il solito Quaini al centro della difesa, tutti gli altri giocatori non confermano le attese, deludendo profondamente e mostrando una preoccupante incapacità di reazione ai colpi dell’avversario di turno. Il 4-2-3-1 del primo tempo ha evidenziato grandi lacune sugli esterni difensivi, con Ierardi e Donnarumma in ambasce su Emmausso e Palmieri; scarsa attenzione in Perrotta, il cui “buco” in uscita dà la stura alla percussione che induce Torrasi a provocare il rigore del vantaggio campano, poi trasformato al 17’ dallo spigoloso (e assai “beccato” dai 15.000 presenti allo stadio) ex rossazzurro in maglia numero 90; poca lucidità nella regia di Torrasi, obiettivamente messo in difficoltà da un Toscano poi risultato il migliore in campo; molto “fumo” nei tre trequartisti dietro Russo, sia nel prematuramente celebrato Cavuoti, sia nei due esterni Cicerelli e Lunetta , francamente ancora lontani da una condizione decente. Le scarsissime occasioni prodotte nella prima frazione ne sono plastica dimostrazione, così come i primi venti minuti, tutti appannaggio degli ospiti. Anche il minestrone tattico preparato dall’allenatore rossazzurro nella ripresa lascia perplessi. Il passaggio alla difesa a tre con Lunetta a tutta fascia mancina al posto del deludentissimo Donnarumma e l’ingresso di Bruzzaniti a destra non convince, sebbene lo stesso ex Pineto riesca a confezionare l’assist a Russo al 54’ per il momentaneo pareggio.
Troppo aleatoria la presenza in mediana e scarsa la pericolosità in avanti, malgrado con gli inserimenti di Insigne, Corbari, Masciangelo e Coda, Longo cerchi di mescolare le carte. Il “jolly” pescato da Toscano al 90’, un gran tiro dalla distanza all’incrocio dei pali, premia gli uomini dell’ex Zeoli, in panca a sostituzione dello squalificato Facciolo e giustamente applaudito con affetto dai supporter etnei (bellissimo il ricordo di Orazio Russo proferito da Michele nel postpartita), mentre la traversa di Insigne al 95’ non può far altro che acuire il rammarico e la rabbia di chi ama i colori del fuoco e del mare. Le espulsioni di Varrà nel primo tempo e di Emmausso nel finale suggellano un match brutto e teso, mal diretto dal signor Cerbasi di Arezzo, incapace di non spezzettare infinitamente la fluidità del gioco (nella prima frazione si sarà giunti al massimo a un quarto d’ora di tempo effettivo). Una gara dai contenuti quasi dilettantistici, condotta stancamente e nervosamente a termine da due formazioni oggi assai modeste.
Una pena autentica, se si considera che “sulla carta” il Catania dovrebbe essere di altra categoria, ma la carta rimane carta, i nomi rimangono nomi e il campo dice sempre altro. La realtà è questa: tre punti in quattro gare, zona retrocessione, vetta a nove punti (Sorrento), Bari a +6, possibile penalizzazione in arrivo. Oggi, il Catania deve pensare alla sopravvivenza, altro che sogni di grandezza o voli pindarici! E le parole di Longo nel postgara, sebbene oggettivamente oneste, non possono essere sufficienti. Ci vogliono i fatti e il match di Picerno di martedì prossimo diventa un crocevia. Diciamocelo con onestà, “questo” Catania squinternato e squilibrato andrà in Lucania, al cospetto di un team “vivace” e in un campo ostico, da sfavorito. Sapranno i nostri “eroi” ribaltare la situazione? Auguriamocelo, per noi e per loro. Let’s go, Liotru, let’s go!!!
