Akragas-Catania 2-1: Morale sotto i tacchi

Scoramento a fine partita all'Esseneto.

Scoramento a fine partita all'Esseneto.  Foto: Nino Russo

Il limite dell'atteggiamento in trasferta sembra irrisolvibile dall'attuale gestione tecnica. Urgono riflessioni della società.

Tanti erano i motivi di interesse che gravitavano su Akragas-Catania alla vigilia del match. Su tutti, la necessità di riscontrare anche in trasferta – tallone d'Achille stagionale – quei progressi evidenziati dal Catania al “Massimino” grazie agli innesti del mercato di gennaio e al cambio di modulo varato da Rigoli. Una vittoria avrebbe consentito di raggiungere la Juve Stabia nel computo dei punti conquistati sul campo e avrebbe fatto coltivare legittime ambizioni di rimonta (almeno per quanto concerne la quinta posizione). Infine, si avvertiva l'esigenza di “vendicare” la sconfitta della sfida d'andata, unica battuta d'arresto stagionale tra le mura amiche, a dir poco immeritata. L'esatto opposto di quanto accaduto oggi allo stadio “Esseneto”, dove i padroni di casa non hanno rubato proprio nulla, conquistando tre punti vitali in un momento delicatissimo sotto il profilo societario. Gli etnei scivolano così all'8° posto, rinviando per l'ennesima volta i propositi di risalita, e soprattutto danno l'impressione di essere impotenti di fronte ai loro limiti. Forse solo un cambio della guida tecnica potrebbe garantire quel cambio di passo necessario al fine di poter affrontare con maggiore ottimismo i playoff. Non sappiamo ancora se la società intenda confermare la fiducia al tecnico di Raccuja, ma è indubbio che in queste ore perlomeno una profonda riflessione andrà fatta.

Stesso modulo, diverse interpretazioni
Un problema accusato in extremis da Djordjevic non consente a Rigoli di riproporre la stessa formazione che con una prestazione gagliarda qualche giorno fa ha avuto la meglio sull'ex capolista Matera. In compenso il trainer rossazzurro può contare su Pozzebon, rientrato in gruppo giovedì, e Di Grazia, che ha smaltito uno stato febbrile. Confermato il 3-5-2 con Scoppa a dettare i tempi, Biagianti a lottare in mediana, Mazzarani a fare da collante con l'attacco, reparto in cui trova conferma la coppia “di peso” composta da Tavares e Pozzebon. Ma il ruolo chiave è quello degli esterni, che hanno (soprattutto Di Grazia) licenza di offendere, senza tuttavia trascurare la fase difensiva.
Stesso modulo anche per Di Napoli che da tempo ha accantonato il 4-3-3 con cui aveva iniziato la stagione, ripiegando su una disposizione più accorta e consona alla pochezza tecnica della sua squadra. Pesanti le assenze in difesa di Thiago Cazé e Genny Russo, squalificati e sostituiti da Mileto e Sepe (quest'ultimo, esterno sinistro, arretra nella linea a 3 difensiva). Cabina di regia affidata a Pezzella, mentre a Longo e Salvemini hanno il compito di aggredire lo spazio sull'out offensivo di sinistra.

Avvio illusorio
In avvio di partita le premesse sono incoraggianti. Il Catania pressa alto, tiene in mano il pallino del gioco, cerca di sfondare sulle fasce e schiaccia l'Akragas nella propria metà campo. Sembra finalmente giunto il momento in cui Biagianti e compagni riescono a disimpegnarsi fuori casa allo stesso modo in cui riescono a farlo davanti al proprio pubblico. A furia di spingere, arriva il vantaggio. Marchese, sempre abile e costante nelle sue sortite in avanti, effettua un cross dei suoi inducendo all'errore Sepe, che istintivamente tocca il pallone con la mano per evitare l'intervento dell'accorrente Tavares. Rigore netto, trasformato da Mazzarani. Ci sarebbero i presupposti per portare a casa i tre punti in scioltezza, ma minuto dopo minuto gli etnei rinunciano ad andare a caccia del raddoppio e concedono campo all'avversario, che non sta a guardare, trovando pericolose inserimenti a sinistra dove Longo e Salvemini approfittano della giornata no di Drausio e della scarso contributo in copertura di Di Grazia. Sull'unico vera occasione dell'Akragas ci mette una pezza Pisseri, chiudendo in uscita su Longo, ma è chiaro che occorre invertire l'andazzo per proteggere meglio il risultato.

Atteggiamento letale
Invece a inizio ripresa la situazione peggiora. I ragazzi di Rigoli si rintanano e quasi invitano i biancazzurri ad avvicinarsi dalle parti di Pisseri, il quale dopo soli quattro minuti salva per la seconda volta il vantaggio opponendosi a un tiro violento di Salvemini. Nessun correttivo tattico viene apportato e Pezzella continua a scorrazzare indisturbato sulla metà campo, fino a trovare una conclusione incredibile che muore sotto l'incrocio dei pali al minuto numero 59, dopo aver vinto un contrasto con Biagianti. Lo schiaffo risveglia gli ospiti che si proiettano immediatamente dalla parti di Pane. Ciò costituisce la dimostrazione del fatto che l'atteggiamento rinunciatario non è frutto di scarsa qualità o di idee tattiche errate, ma più semplicemente di una mentalità inadeguata agli obiettivi coltivati dalla piazza. A differenza del Catania, l'Akragas conosce meglio l'arte del catenaccio e del contropiede e corre pericoli soltanto sui calci piazzati. Un pasticcio di Drausio al 72° consente poi alla squadra di Di Napoli di portarsi in vantaggio su calcio di rigore. Rigoli, che in precedenza aveva inserito Barisic per Pozzebon passando al 3-4-3, dopo il 2-1 avversario perde dieci minuti per decidere i cambi della disperazione: fuori gli spenti Scoppa e Di Grazia, dentro Fornito e l'esordiente Manneh. Da un'iniziativa dell'esterno sinistro nasce, grazie anche alla generosità di capitan Biagianti, l'occasione per raggiungere il pari attraverso un nuovo calcio di rigore. Mazzarani però calcia male e Pane respinge, garantendo ai compagni una vittoria più che meritata.

E' giunto il momento delle riflessioni
Difficile pensare già al prossimo match, in programma al “Massimino” contro una squadra paragonabile all'Akragas per mezzi tecnici e situazione di classifica: il Taranto. E' vero che tra le mura amiche la squadra di Rigoli ha schiacciato anche le big del campionato, ma è proprio contro avversarie poco quotate che i rossazzurri, anche in casa, hanno incontrato maggiori difficoltà. Prima di programmare questa sfida però è necessario che la dirigenza risolva il nodo della guida tecnica. Se si dovesse decidere di non cambiare – momentaneamente – allenatore, prudenza imporrebbe di attribuire a Rigoli, se non altro, una “fiducia a tempo”. Dai prossimi tre impegni (Taranto, Messina e Melfi) il Catania deve pretendere 9 punti, senza se e senza ma. Qualora sfortunatamente non dovessero arrivare, ciò rappresenterebbe l'ennesima conferma del fatto che con questa gestione tecnica non si possono coltivare serie prospettive da qui a fine stagione. La piazza non si aspetta certo la garanzia della promozione in Serie B, ma pretende di arrivare ai playoff nella migliore condizione possibile. La società ha la medesima aspirazione?