A.A.A. Cercasi identità

Un arduo compito attende mister Petrone

Un arduo compito attende mister Petrone  Foto: CalcioCatania.com

Focus sui tanti, troppi cambi di modulo della stagione, che hanno fin qui privato il Catania della necessaria identità.

Dal palco di Sanremo Francesco Gabbani lancia un appello. “A.A.A. cercasi storie dal gran finale sperasi”. Il messaggio non passa inosservato e giunge fino agli spalti dello stadio “Massimino” di Catania, sui quali però, ancor prima del lieto fine, ci si auspica di trovare ciò che fin qui è mancato ai ragazzi che indossano la maglia rossazzurra: l'identità. Il 4-2-3-1 schierato da mister Petrone contro il Taranto, in occasione del suo esordio sulla panchina del Catania, è il sesto modulo che i giocatori etnei hanno cambiato nel corso di questa stagione. Se dal mero posizionamento di partenza dovessimo allargare la nostra indagine alle scelte tecniche che, a seconda delle caratteristiche dei giocatori impiegati, vanno a mutare ulteriormente la fisionomia dell'11 che scende in campo, allora potremmo dire che Biagianti e compagni hanno fin qui alternato almeno una decina di “filosofie di gioco”. Un dato eloquente, che spiega perché ancora oggi, quasi a fine febbraio, questa squadra non abbia ancora un'identità. Si tratta, in ottica playoff, del più grosso limite del Catania, determinato anche dai diversi scossoni che ha subito l'organico dalla scorsa estate fino al mercato di gennaio e, per ultimo, dal cambio della guida tecnica avvenuto sette giorni fa.

Il mercato estivo basato sul 4-3-3
Quando, durante l'ultima settimana di giugno del 2016, Pietro Lo Monaco sceglie Pino Rigoli come primo nocchiero della sua seconda gestione, il tecnico di Raccuja è stato da poco insignito del premio di miglior allenatore della Lega Pro 2015/16, in virtù della brillante salvezza conquistata con l'Akragas. Ad Agrigento Rigoli ha utilizzato il 4-3-3, schema in cui, tra gli altri, ha valorizzato in particolar modo Andrea Di Grazia, poi rientrato proprio a Catania per fine prestito. Si presume che anche alle falde dell'Etna intenda proseguire su questo solco e il mercato condotto dalla società va in questa direzione: la difesa viene rifondata con ritocchi che rinnovano sia le fasce (Nava, Djordjevic) che il centro (Drausio); a centrocampo arrivano Scoppa e Bucolo, due mediani dalle caratteristiche differenti, pronti ad alternarsi davanti alla difesa ed essere affiancati da capitan Biagianti e da un'altra mezzala (Silva o Fornito); in attacco viene rinforzato sia il settore degli esterni offensivi, con Piscitella (che si aggiunge ai vari Russotto, Di Grazia e Barisic), sia quello degli attaccanti. Dopo aver inseguito a vuoto Torregrossa, la dirigenza affida al cavallo di ritorno Paolucci e all'ariete 'marca liotru' Anastasi il compito di contendere il posto a Calil, reduce da un girone di ritorno a dir poco opaco nella stagione appena conclusa.

Pietro Lo Monaco e Pino Rigoli a inizio stagione 



Per far convivere Paolucci e Calil, ecco il 4-3-1-2
Nelle amichevoli precampionato e in occasione dell'interlocutoria sfida di Coppa Italia di Lega Pro col Siracusa viene confermato l'atteso 4-3-3, che si espone però ad una lacuna: uno tra Calil e Paolucci (nei confronti dei quali vi è, in quel momento, un'altissima considerazione da parte della società) è destinato a restare fuori. Così, già nella seconda partita di Coppa, Rigoli tira fuori dal cilindro un 4-3-1-2 in cui Russotto svaria da una parte all'altra della trequarti, Calil funge da seconda punta e Paolucci da riferimento offensivo. Il Catania, adottando questo sistema di gioco, batte l'Akragas e poi vince e convince contro la quotata Juve Stabia all'esordio in campionato. In quest'ultima circostanza vengono decantate le lodi del centrocampo, in cui Silva fa bene entrambe le fasi, Scoppa dimostra buona visione di gioco e Biagianti offre la consueta quantità.

Russotto-Calil-Paolucci: i primi segnali sono incoraggianti 



Dopo qualche esitazione, si torna al 4-3-3 “duro e puro”
Alla prima gara in trasferta (ad Andria), tuttavia, la stessa formazione offre una prova opaca. Gli etnei tornano in campo dopo dieci giorni (per il rinvio di Catania-Fondi, causa festa de l'Unità) e a Reggio Calabria Rigoli mette in pratica quanto auspicato in estate da Lo Monaco: la possibilità – garantita dall'ampiezza dell'organico – di variare modulo a seconda delle esigenze del momento. Contro gli amaranto viene schierato un 4-3-3 che punta sull'utilizzo di due esterni (Russotto e Piscitella) e un'unica punta (Paolucci, preferito a Calil). La prestazione è discreta e la vittoria sfuma per un'amnesia difensiva che fa rimpiangere la mancata ricerca del raddoppio. Le partite che seguono sono di assestamento. Tra una settimana e l'altra, Rigoli passa al 4-3-3 ad un 4-3-2-1 in cui, da un lato, lancia Di Grazia e, dall'altro, cerca di trovare il modo per far coesistere Calil e Paolucci. Il problema è che entrambi gli attaccanti offrono prove alquanto opache. Così, dal match di Taranto di inizio ottobre in avanti, si adotta senza indugi il 4-3-3 e nel ruolo di centravanti ha inizio una staffetta tra il brasiliano e il marchigiano che in questo periodo vede prevalere il secondo.

Catania-Fondi: qualcosa non va per il verso giusto, è ora di cambiare... 



Le prerogative del 4-3-3 “rigoliano”
Dualismo Calil-Paolucci a parte, il 4-3-3 di Pino Rigoli si fonda su diversi elementi chiave: nel settore difensivo destro, le prestazioni incerte di Nava e Parisi schiudono le porte della titolarità a Di Cecco, che stupisce per l'adattamento in un ruolo non suo; al centro della difesa, dopo qualche settimana di ambientamento, Drausio riesce a trovare il dovuto feeling con Bergamelli; a sinistra si impone Djordjevic, un altro straniero che sembra in grado di progredire in fretta; davanti alla difesa, archiviata la squalifica di inizio stagione, si consacra Bucolo, preferito a Scoppa non solo per ragioni di equilibrio, ma anche perché le concorrenti non fanno respirare l'argentino facendolo puntualmente pressare quando utilizzato; Biagianti si dimostra imprescindibile, così l'altro posto da mezzala resta appannaggio di Fornito, autore di un buon avvio di campionato, mentre Silva sparisce dai radar; l'esplosione di Di Grazia manda in panchina in Russotto, anche perché a metà ottobre è arrivato lo svincolato Mazzarani, che Rigoli utilizza prevalentemente da esterno sinistro d'attacco (e in alcune occasioni da mezzala, dove però non rende); l'abbondanza nel settore offensivo finisce col mettere ai margini Piscitella, al quale viene preferito Barisic quale opzione alternativa da utilizzare a partita in corso. Con questo canovaccio il Catania al “Massimino” non teme rivali, ma fuori casa non riesce mai a fare risultato pieno.

Di Grazia e Mazzarani, due punti fermi nella positiva striscia casalinga 



Anastasi: soluzione frenata immediatamente da un infortunio
Così, il 20 novembre a Francavilla Fontana, Rigoli prova ancora una volta la strada della convivenza tra Paolucci e Calil. L'esperimento si conferma un fiasco e dal successivo impegno, in casa con la Vibonese, giunge finalmente l'ora di Valerio Anastasi, fin lì indietro nelle gerarchie anche a causa di alcuni problemi fisici. L'ariete catanese disputa una splendida prova contro il Cosenza e il Catania sembra aver trovato finalmente la quadratura del cerchio, come dimostrato dal primo successo esterno: questo 4-3-3 necessita di una punta “vecchio stampo”, in grado di far valere il proprio fisico ed aprire gli spazi agli inserimenti degli esterni. In questo contesto viene rilanciato anche Scoppa, dal momento che servono i suoi lanci e il proprio contributo in fase di impostazione. Sfortunatamente per Rigoli e per lo stesso Catania, proprio in occasione dell'azione del gol-vittoria Anastasi si fa male e ciò costringe il tecnico etneo a ripensare per l'ennesima volta la formazione. Stante l'apatia dei soliti noti (Calil e Paolucci), per un paio di giornate si alternano nel ruolo di falso “nueve” Barisic e Mazzarani, con risultati scadenti (in particolar modo il secondo, nel derby col Siracusa).

L'infortunio di Anastasi a Cosenza arresta sul nascere una possibile svolta 



Agli allarmi di fine 2016 si risponde col 3-5-2 “imposto” dal mercato
Giunti nel periodo natalizio, con la mente già rivolta al mercato di gennaio, non si può fare a meno di provare a rilanciare Calil, ma il brasiliano toppa sia la gara con la Casertana che quella di Castellammare di Stabia. Nel 4-0 subito dalle “vespe”, al di là del solito problema in attacco, non giungono segnali positivi anche dal resto della squadra, come confermato poi dal deludente 0-0 contro l'Andria che chiude il 2016 e apre la pausa invernale. Il primo colpo di mercato è il ritorno di Giovanni Marchese, che già da un paio di mesi si allenava a Torre del Grifo e con il quale Rigoli aveva provato la difesa a 3, con Djordjevic avanzato sulla linea dei centrocampisti. La società si muove in questa direzione e mette a disposizione del proprio allenatore un esterno destro d'esperienza, Baldanzeddu, chiamato a colmare una lacuna fin lì rattoppata da Di Cecco. In attesa di arrivare al centravanti titolare, viene acquistato quello di riserva: Tavares, che rimpiazza Paolucci, prontamente dirottato ad Ancona. Vanno via i giovani arrivati in prestito in estate (Nava, De Santis, Piscitella) e saluta anche Bastrini, che aveva reso al di sotto della attese. Nella prima partita post-pausa e post-primi movimenti di mercato, Rigoli vara l'atteso 3-5-2, affidandosi alla coppia d'attacco composta da Anastasi (recuperato dall'infortunio) e Mazzarani. I due deludono e con loro anche il nuovo assetto tattico: per rimontare lo svantaggio, il tecnico di Raccuja nella ripresa inserisce il nuovo acquisto Tavares al posto di Anastasi e toglie un centrocampista per far spazio a Di Grazia. Si passa così a un 3-4-2-1 grazie al quale gli etnei raggiungono il pareggio e sfiorano anche la vittoria. Nella successiva sfida con la Reggina viene riproposto questo modulo, con gli interpreti del secondo tempo di Fondi. Eccezion fatta per la pecca della scarsa copertura che i due mediani Biagianti e Scoppa riescono a dare a centrocampo, la squadra gira e sembra aver trovato finalmente la propria fisionomia. Ma nel post-partita si registrano due avvisaglie che fungono da preludio ad un nuovo cambio di rotta.

Il mercato di gennaio ridisegna il Catania... 



Out Baldanzeddu, il 3-5-2 viene rivisitato in chiave “moderna”
La prima avvisaglia è data dall'infortunio di Balzanzeddu, che priva Rigoli dell'unico elemento in grado di fare agevolmente le due fasi sulla corsia destra. La seconda invece riguarda radio mercato: il tanto atteso centravanti è Pozzebon, che arriva nel corso dell'ultimo giorno della sessione di riparazione. Nella trattativa rientrano Anastasi e Silva che vengono spediti in prestito al Messina, mentre l'altro “epurato” Calil trova collocazione, sempre in prestito, nel Livorno. Per poter vedere all'opera il “nuovo” Catania, in virtù delle festività agatine, occorre aspettare sette giorni, al termine dei quali si presenta al “Massimino” la capolista Matera. La buona prova offerta contro la Reggina e la duttilità di Tavares inducono Rigoli a non rinunciarvi e a schierare il portoghese insieme a Pozzebon in un 3-5-2 caratterizzato dall'utilizzo di Di Grazia nell'inedito ruolo di tornante destro, sulla falsa riga di quanto già sperimentato da Conte in nazionale con Candreva e da Paulo Sousa nella Fiorentina con Bernardeschi prima e Federico Chiesa poi. La partita è un trionfo e sembra il definitivo riscatto di un trainer fino a quel momento parecchio contestato dalla piazza per il gioco poco spettacolare e per il deficitario rendimento esterno. Appena cinque giorni dopo, però, contro il derelitto Akragas, si consuma l'ennesima disfatta che induce la dirigenza a risolvere il rapporto col tecnico.

Il nuovo modulo sembra funzionare, ma è un fuoco di paglia... 



Petrone: un 4-2-3-1 che spacca in due tronconi la squadra
Si arriva così agli ultimi giorni. Al posto di Rigoli viene chiamato Mario Petrone, allenatore che in terza serie si è costruito la fama di “sergente di ferro” ed ha sempre adottato una filosofia di gioco offensiva. Non a caso, a dispetto delle poche sedute di allenamento dirette, non ci pensa due volte a schierare in occasione del suo esordio in panchina il proprio modulo preferito, il 4-2-3-1. Nonostante la scarsa cifra tecnica dell'avversario (il Taranto), a nulla serve schierare contemporaneamente i “tre tenori” Di Grazia, Mazzarani e Russotto sulla trequarti a sostegno di Pozzebon, in quanto è evidente che la squadra soffra di eccessive distanze tra i reparti e di scarsa intesa tra gli stessi singoli interpreti. Manca il famigerato “amalgama”, insomma, e da ciò scaturiscono gli inutili e ripetitivi lanci dalle retrovie che non producono alcun risultato, se non un'occasione sciupata da Pozzebon.

Al termine di questa panoramica sorgono diversi interrogativi:
1) Perché a inizio stagione il 4-3-1-2 in cui Russotto, Calil e Paolucci tutto sommato non demeritavano è stato accantonato così in fretta?
2) Dal momento che il rendimento del reparto difensivo costituiva il fiore all'occhiello del girone d'andata targato Rigoli e il principale problema sembrava essere dettato dalla mancanza di un vero centravanti, perché passare alla difesa a 3 e non confermare, piuttosto, il 4-3-3 con l'aggiunta dell'attaccante nuovo di zecca? Forse per giustificare l'acquisto di Marchese e non sacrificare Djordjevic?
3) Di fronte al rendimento altalenante di Scoppa, perché limitarsi ad aspettare fino all'ultimo momento utile la risoluzione di Lodi con l'Udinese e non battere anche altre strade?
Al di là di ogni possibile risposta, resta una certezza: il problema del Catania non sta nel modulo né tantomeno negli uomini. Sta nella mancanza di identità, e la ricerca della stessa rappresenta la più importante missione che Petrone è chiamato ad assolvere. La gestione Moriero del girone di ritorno della scorsa stagione insegna quanto quest'impresa possa risultare complicata, se intrapresa dopo il giro di boa. Se l'ex tecnico dell'Ascoli ci dovesse riuscire, forse l'auspicio lanciato da Gabbani e raccolto anche dai tifosi rossazzurri potrebbe diventare realtà...