9 Giugno 2002, Taranto-Catania 0-0: il ricordo di Michele Zeoli

Michele Zeoli in marcatura sul ternano Borgobello

Michele Zeoli in marcatura sul ternano Borgobello  Foto: CalcioCatania.com

Il ricordo della battaglia dello Iacovone attraverso le parole dell'ex difensore rossazzurro. In esclusiva per CalcioCatania.Com

Quindici anni fa, era il 9 giugno del 2002, si giocava la finale di ritorno dei play-off di serie C1 tra Taranto e Catania. Allo "Iacovone" la gara terminò a reti inviolate e grazie alla splendida rete di Michele Fini, nella partita d'andata al "Cibali", che regalò la vittoria ai rossazzurri, il Catania poté festeggiare il ritorno tra i cadetti dopo 15 anni. Per l'occasione abbiamo sentito uno dei protagonisti di quel match, il difensore Michele Zeoli.

Michele, raccontami di quel giorno, quali sono i tuoi ricordi?
«Di quel giorno mi ricordo tutto, dalla mattina alla sera. Mi ricordo anche l'albergo, l'ansia del pre-partita, la mattina già alle sette eravamo tutti in piedi perché aspettavamo questo evento. Ricordo benissimo anche il percorso del pullman per arrivare allo "Iacovone", era pieno in ogni ordine di posto, eravamo accompagnati dalla DIGOS e mi ricordo anche l'entrata allo stadio dove abbiamo ricevuto di tutto e di più, però quella cosa lì ci ha caricato molto. Quel gruppo era un gruppo particolare, speciale! Ancora oggi ci sentiamo, abbiamo creato un gruppo su Whatsapp e ogni nove giugno ci facciamo gli auguri (come si fa tra veri tifosi, ndr)».

Lo spogliatoio: come avete vissuto la vigilia?
«Come ti dicevo mi ricordo l'arrivo al campo perché ci hanno tirato di tutto, nello spogliatoio ognuno di noi è entrato in trance e obiettivamente non mi ricordo neanche come erano gli spogliatoi, eravamo completamente concentrati per raggiungere l'obiettivo che avevamo perso l'anno prima. Dunque sapevamo che per ognuno di noi quella poteva essere una delle ultime possibilità a livello calcistico. E poi la partita l'avevamo preparata benissimo a livello tattico, abbiamo rischiato un po' alla fine. E poi c'era quel cronometro su in alto quando l'arbitro Mazzoleni da il recupero, Iezzo blocca quella palla a terra, poi ci fu l'espulsione di Parente e io guardando quel cronometro in alto ho fatto i conti, mancano venti secondi, rilancia Iezzo ed è finita la partita. Infatti gridai in area di rigore è fatta è fatta! Però Baronchelli, che era il capitano, mi disse stai zitto che ancora non è finita! Però lo sentivamo che era fatta. Quando rivedo le cassette, perché c'ho le cassette di quella partita, l'esplosione finale è qualcosa di bello, di unico».

Una formazione del Catania 2001-02 



Hai accennato alla promozione mancata l'anno precedente, fu una delusione la partita di Messina, c'è stato un pensiero a quella gara prima della sfida col Taranto?
«In quella stagione (2000/2001, ndr) abbiamo fatto una rincorsa impressionante e siamo arrivati a giocarci gli spareggi. Il Messina l'avevamo battuto sia l'andata che il ritorno, 4-0 e 2-0 (ricorda nitidamente, ndr), invece ai play-off loro sono arrivati più pronti. All'epoca io avevo 29 anni e con alcuni miei compagni come Pane e Baronchelli, sapevamo che quella contro il Taranto poteva essere l'ultima occasione per le nostre carriere, per poter lasciare un segno e questo per me ha influito tantissimo. Poi eravamo un gruppo affiatato, la maggior parte giocavamo insieme anche l'anno prima: io, Cicconi, Baronchelli, Cordone, Pane, Bussi, De Martis. Insomma l'esperienza dei play-off del 2001 c'è servita».

Veniamo ai novanta minuti dello "Iacovone", cosa ricordi?
«Della partita mi ricordo il pericolo sul colpo di testa di Riganò, la palla passò a fil di palo, credo mancassero due, tre minuti alla fine; l'occasione di Baggio all' inizio del secondo tempo, con parata di Di Bitonto. Per il resto è stata una partita brutta, sia a livello tattico che calcistico, una gara da fine stagione dove appena sbagli vieni punito. Noi in difesa eravamo una corazzata. Quel giorno Bonomi si abbassò a sinistra, io e Baronchelli eravamo i centrali di difesa con De Martis terzino destro. Cordone andò a fare il quarto a sinistra, dall'altra parte c'era Fini, in mezzo al campo Pane e Bussi, davanti Cicconi e Baggio».

Eravate convinti dei vostri mezzi o c'era un po' di paura di rivivere la delusione del 2001?
«A noi paradossalmente ci hanno caricato le dichiarazioni di qualche giocatore loro durante la settimana. E alla fine vedere un giocatore come Galeoto, che non aveva problemi di corsa, di capacità aerobica, a dieci minuti dalla fine con i crampi ti faceva capire che loro avevano una tensione e un'ansia che probabilmente non hanno saputo gestire. Lui era un giocatore che poteva fare la fascia ventisettemila volte. E poi c'erano quelle B disegnate sul campo, che ci hanno caricato ulteriormente. . . per fare la festa bisogna essere in due e noi non eravamo d'accordo».

I festeggiamenti: nel dopo partita ci sono stati momenti di tensione, tutti ci ricordiamo di quell'immagine di Riccardo Gaucci che fugge scortato ma felice. Voi avete percepito la paura o la gioia ha preso il sopravvento?
«Sì, il presidente sembrava fosse ammanettato. Noi invece eravamo stanchi, esausti. All'aeroporto, siamo tornati alle due di notte, ci hanno accolto in tanti, siamo arrivati cantando a squarciagola ma eravamo davvero esausti. Bellissima anche l'accoglienza allo stadio a notte fonda. Io comunque dei festeggiamenti ricordo poco, noi dovevamo raggiungere l'obiettivo, avevamo dato tutto. Ci sono delle foto dove sembriamo scheletrici. Quello nostro era un gruppo di persone fantastiche, umili, con dei valori importanti».

Tifosi rossazzurri allo Iacovone di Taranto 



Avete regalato una gioia immensa ai tifosi, te ne rendi conto tutt'oggi?
«Sì sì certo. Quando ti chiamano, ti ricordano il passato è qualcosa di bello. Ma noi lo sapevamo che stavamo nella gloriosa storia del Catania. Nel nostro piccolo sapevamo che ci stavamo. E questo ci ha fatto dare il massimo».

Segui ancora il Catania?.
«Certo, certo che lo seguo. Lo seguo sempre! Il mio augurio è che le cose vadano sempre meglio. Spero che l'anno prossimo succeda la stessa cosa che è successa a noi 15 anni fa».

Per risalire dall' "inferno" della serie C, tu che l'hai giocata, quanti Zeoli servirebbero a questo Catania?
(Ride, ndr) «Questo è un complimento, ma per me servono soltanto giocatori che abbiano determinate caratteristiche, cioè rispetto nei confronti dell'ambiente e per ambiente intendo le persone e rispetto per il passato. Io quando ero a Catania mi sono emozionato rivedendo le immagini degli spareggi di Roma per la promozione in serie A, ma anche per quelle della promozione dalla C2. Se tu rispetti il passato, ovvero quello che hanno fatto gli altri prima di te, vai in campo con valori diversi. Se oggi vai da un ragazzo, da un giovane e gli dici, sai chi è Mastalli? Conosci Cantarutti? Possibilmente non ti sanno rispondere, invece li devi conoscere! Io la vedo così».

Oggi cosa fa Michele Zeoli?
«Ho una scuola calcio, gestisco un centro sportivo a Roma e alleno il Santa Severa (squadra laziale che milita in Promozione, ndr). Ma la mia passione principale è la scuola calcio, i bambini. . . Sono il responsabile e seguo i bambini a tempo pieno. Sono impegnato anche con la scuola calcio del Santa Severa».

Se un giorno dovesse chiamarti il Catania per allenare. . . ?
«Non farmi neanche la domanda! Pure per allenare i piccolini, non prenderei neanche l'aereo, vengo con la nave, anche a piedi!»

Ringraziamo di cuore Michele Zeoli, campione di disponibilità e umiltà. Un vero esempio da seguire per tutti i giovani che vogliono fare strada nel mondo del calcio.


Il tabellino del match:

TARANTO: Di Bitonto, Galeoto, Pisano, Marziano, Siroti, Bennardo, Cazzarò (23’ Andrisani), Giugliano, (46’Parente), Riganò, Triuzzi, Cariello (82’ De Liguori). All: Simonelli

CATANIA: Iezzo, De Martis, Zeoli, Pane, Bussi, Baronchelli, E. Baggio (87’ Breda), Cordone, Cicconi, C. Bonomi, Fini.

ARBITRO: Mazzoleni di Bergamo.