#70CATANIA: cronistoria seconda metà anni '2010

Pulvirenti-Cosentino: la coppia del disastro

Pulvirenti-Cosentino: la coppia del disastro  Foto: CalcioCatania.com

Il capitombolo della gestione Cosentino, i treni del gol, il caos societario, fino al ritorno di Pietro Lo Monaco...

GIRONE DI RITORNO 2013/14: UN CAPITOMBOLO EVITABILISSIMO
Nella settimana che precede lo scontro diretto col Bologna quartultimo, un colpo a sorpresa restituisce entusiasmo e speranza alla piazza: Ciccio Lodi torna al Catania. Il regista si riprende anche la maglia numero 10, nonostante quest’ultima sia in dotazione a Maxi Lopez da inizio campionato. Il biondo argentino, in uscita, ripiega sul 12, mentre Tachtsidis ritorna alla base e viene girato al Torino. L’innesto del regista ed il rientro tra i titolari di Bergessio si rivelano decisivi nella sfida coi felsinei: proprio il “Lavandina”, su assist di Lodi da calcio piazzato, porta in vantaggio i suoi; nella ripresa il figliol prodigo chiude i conti trasformando un rigore. In tal modo gli etnei si portano a -2 dai rossoblù e coltivano concrete ambizioni di salvezza. Sette giorni dopo, però, si cade contro l’Atalanta in mezzo ad una fitta nebbia, rovinando l’importante traguardo raggiunto da capitan Izco, che tocca quota 200 presenze in massima serie. Intanto, arriva un secondo rinforzo: il mediano incontrista Fabian Rinaudo, prelevato dallo Sporting Lisbona in prestito con diritto di riscatto. L’argentino esordisce immediatamente negli ottavi di Coppa Italia. Grazie all’8° posto conquistato l’anno prima, i rossazzurri partono direttamente dalla fase finale della competizione ed avrebbero la possibilità di fare un buon cammino, poiché incrociano una formazione di Serie B (il Siena) e ai quarti giocherebbero in casa nella gara secca contro la vincente di Fiorentina-Chievo. Tutto però va a rotoli con una prestazione raccapricciante: i bianconeri toscani passano addirittura con un 1-4 (in gol, tra gli altri, l’ex Paolucci che non esulta e viene applaudito). Il pubblico contesta a gran voce ed invoca l’esonero di De Canio, che puntualmente avviene. L’indomani a Torre del Grifo ricompare Rolando Maran. Ma il trentino non ha la bacchetta magica e i suoi ragazzi soccombono in casa (0-3) contro la Fiorentina dell’ex Montella. E’ chiaro che la svolta deve arrivare dal mercato, di cui si occupa il vice-presidente Cosentino: servirebbe almeno un rinforzo di spessore per il reparto avanzato, ma passano i giorni e dall’Atahotel Executive di Milano, sede delle trattative, giungono soltanto voci. Nel frattempo la squadra ha un sussulto d’orgoglio e conquista un punto a San Siro contro l’Inter di Mazzarri. Dopo la chiusura delle operazioni di mercato è in programma la delicata partita “da dentro o fuori” contro il Livorno penultimo. I tifosi sperano fino all’ultimo in buone nuove, ma la sera del 31 gennaio la società, dopo essersi scrollata di dosso Guarente (girato al Chievo) e Maxi Lopez (prestato nuovamente alla Sampdoria), porta a casa il solo Fedato, giovane esterno offensivo che ha fatto bene in B col Bari. Decisamente troppo poco: manca l’alter ego di Bergessio, che era stato individuato nel promettente attaccante dell’Inter Belfodil, il quale passa in prestito in modo beffardo proprio al Livorno. La partita coi labronici mette a dura prova i deboli di cuore: gli ospiti la sbloccano all'inizio del secondo tempo con Emeghara, il quale approfitta di una corta respinta di Frison; Bergessio, con un guizzo caparbio, raddrizza le cose dieci minuti dopo; al 72° Paulinho trasforma un rigore, generosamente assegnato dal sig. Bergonzi per un intervento in uscita di Frison su Emeghara; dopo tre giri di orologio si torna sul pari, in virtù di una zampata di Barrientos sugli sviluppi di un corner; passano altri due minuti e ancora Frison, in giornata no, respinge un tiro sui piedi di Emeghara, consentendo allo svizzero di firmare il 2-3; all'88° giunge il definitivo pareggio del redivivo Almiron, peraltro in sospetta posizione di fuorigioco. Un punto a testa, dunque, che non accontenta nessuno: il Catania resta in fondo alla classifica, a tre lunghezze dalla zona salvezza. Ma i ragazzi di Maran sono in ripresa e lo dimostrano offrendo una bella prova e strappando un pari al "Tardini" contro il Parma, che è in lotta per un posto in Europa League. Nel turno seguente si torna alla vittoria superando al "Massimino" la Lazio: si risale così in terzultima posizione, a -1 dal Livorno quartultimo. I quattro risultati utili vengono bruciati con due k.o. di fila in trasferta, contro Chievo e Genoa: particolarmente dolorosa è la sconfitta coi gialloblù, anch'essi in corsa per evitare la B; contro i liguri, invece, l'assenza per squalifica di Bergessio costringe Maran ad adattare in attacco giocatori come Keko e Plasil. Ciò conferma la miopia della strategia di mercato adottata a gennaio. Anche la dea bendata non è d'aiuto, come dimostra l'infortunio di Castro, che costringe il "Pata" ai box per un mese. L'unico aspetto positivo è dato dal grande equilibrio che regna nei bassifondi: anche le rivali restano impantanate e i punti da recuperare Chievo e Livorno sono soltanto due. La squadra, però, non riesce più a vincere: in casa contro il Cagliari non si va oltre il pari (maledicendo i legni colpiti nel finale da Rolin e Biraghi); poi si sbaglia l'ennesimo scontro salvezza, subendo nella ripresa la rimonta (3-1) del Sassuolo, che annulla l'iniziale vantaggio di Bergessio. La battuta d'arresto di Reggio Emilia catapulta Legrottaglie e compagni al 20° posto. La società non molla e batte un colpo, comunicando l'acquisto del terreno su cui intende costruire il nuovo stadio, in contrada Jungetto. Ma sul campo i risultati non arrivano: dopo le prevedibili sconfitte contro le big Juventus e Napoli in casa, si perde anche al "Friuli" di Udine. Alla vigilia di Catania-Torino, gli etnei sono scivolati a -6 dalla quartultima posizione. Il 6 aprile, un gol al 2° minuto di Bergessio sembra porre le premesse per una nuova rinascita, ma gli uomini di Ventura mantengono la concentrazione e tra il 79° e l'83° ribaltano il risultato. Ultima posizione in graduatoria, cinque sconfitte di fila, sette punti di distacco da Chievo e Bologna, a sei giornate al termine.

Il quadro è così deprimente che la dirigenza attua una mossa che profuma di rassegnazione: Maran viene sollevato dall'incarico e per chiudere la stagione ci si affida a Maurizio Pellegrino, il quale faceva parte dell'organigramma in qualità di coordinatore dei tecnici del settore giovanile. Il nuovo esordio del tecnico della promozione in B del 2002 si tiene al "Meazza" contro il Milan, contro cui si rimedia la sesta sconfitta consecutiva. Tra i titolari si rivede Leto, che nel successivo impegno con la Sampdoria si mette in mostra con una splendida rovesciata che porta in vantaggio i suoi; nella ripresa, dopo il pareggio di uno scatenato Okaka, Bergessio firma il gol che riporta i rossazzurri alla vittoria e gli permette di scavalcare Mascara e fissare il nuovo record di marcature etnee in Serie A. Mancano quattro turni e si torna a sperare in un miracolo, mettendo nel mirino Bologna e Sassuolo, distanti cinque lunghezze. Poi, però, al “Bentegodi” contro il Verona di Mandorlini, che da neopromosso sogna l’aggancio alla zona Europa League, si naufraga: 4-0 con Iturbe che ridicolizza Monzon prima di infortunarsi e lasciare il campo; l’unico raggio di sole nel plumbeo pomeriggio scaligero è regalato dall’esordio in prima squadra dell’attaccante della primavera Simone Caruso, classe ’94 che lotta come un leone, a differenza di molti compagni. La débậcle alimenta l’ennesimo rimpianto, poiché tutte le rivali coinvolte nei bassifondi perdono e i distacchi rimangono inalterati, con una partita in meno da disputare. Intanto, si comincia a programmare il futuro: nonostante un contributo giudicato dai più negativo, Pablo Cosentino viene promosso da vice-presidente con delega al mercato ad amministratore delegato plenipotenziario. Il 4 maggio, alla terzultima giornata, ai piedi dell’Etna si presenta la Roma, costretta a vincere per scongiurare la vittoria anticipata dello scudetto da parte della Juventus. I gruppi organizzati della Curva Nord decidono di disertare la gara per protesta, ma si perdono l’unica grande prestazione stagionale, attraverso la quale Izco e compagni rimandano l’attesa retrocessione, travolgendo i giallorossi con un 4-1 (doppietta del capitano, zampata di Bergessio e staffilata da fuori area di Barrientos). Tutto sembra rimettersi in discussione: il Catania, con 26 punti, scavalca il Livorno e si porta a -2 dal Sassuolo terzultimo e a -3 dal Bologna, che dovrà affrontare sette giorni dopo. I neroverdi, però, hanno una partita in meno, da disputare fuori casa, contro la Fiorentina: con una cervellotica decisione, la Lega ha infatti fissato la finale di Coppa Italia, in cui i viola sono impegnati, nel sabato che precede il 36° turno, per poi far recuperare il match di campionato il martedì, a soli tre giorni di distanza. I sostenitori marca liotru si piazzano davanti alla tv sperando in un regalo di Montella, ma al “Franchi”, un mix di seconde linee e titolari a corto di fiato e motivazioni vengono travolti da una tripletta di Berardi nella prima frazione di gioco; nella ripresa l’aeroplanino manda in campo Pepito Rossi, faro della squadra al rientro da un brutto infortunio, e i padroni di casa sfiorano la rimonta, che però si ferma al 3-4 che consente ai ragazzi di Di Francesco di volare fuori dalla zona retrocessione. Nell’altalena di emozioni di fine stagione torna così lo sconforto: anche una vittoria al “Dall’Ara” non basterebbe, nel caso in cui Chievo e Sassuolo – impegnate contro squadre già salve come Cagliari e Genoa – mantenessero il rispettivo vantaggio (quattro e cinque punti). L’11 maggio 2014, in un pomeriggio rocambolesco, si materializza proprio la peggiore delle ipotesi. I ragazzi di Pellegrino conquistano un’eroica vittoria: dopo il vantaggio su punizione di Monzon al minuto numero 22, Peruzzi si fa cacciare e si soffre in inferiorità numerica per tutta la partita; il Bologna, dopo numerosi assalti, trova il pari con Morleo a dieci minuti dal termine, ma poco dopo Bergessio in contropiede sigla l’1-2 che vale il primo successo esterno. Ma non basta: Chievo e Sassuolo come da pronostico vincono (entrambe, peraltro, nel finale), facendo piangere ambedue le compagini presenti nell’impianto felsineo. L’ultimo impegno, in casa contro l’Atalanta davanti ad un pubblico in contestazione, consente a Lodi di siglare il primo gol su azione della sua carriera catanese, a Bergessio di firmare su rigore il gol vittoria che gli consente di raggiungere la doppia cifra, ai giovani Garufi e Aveni di esordire in campionato ed al Catania di chiudere al terzultimo posto, a -2 dal Sassuolo. Distacco che sottolinea quanto poco sarebbe bastato per evitare il disastro. A parte Izco, Bergessio, Rinaudo e, a tratti, Plasil, apprezzati per la loro grinta, rimediano una bocciatura tutti i compagni: i reduci degli anni di gloria (come Spolli, Almiron, Barrientos e Castro) vivono un’involuzione, anche a causa di problemi fisici; Frison non appare molto più affidabile del criticatissimo Andujar; la difesa, terzultima del campionato per gol subiti, è sempre fragile a prescindere da chi venga impiegato (Legrottaglie, Bellusci, Rolin, col solo Gyomber che conquista consensi); persino Lodi non garantisce l’apporto che ci si aspettava; gli argentini portati in dote da Cosentino (Peruzzi, Monzon e Leto) si adattano malissimo alla Serie A e si rivelano dei grandi flop.

Bergessio entra nella storia etnea come miglior marcatore nella massima serie 



2014/15: DAI PROCLAMI AL (DOPPIO) FALLIMENTO
“#ripartiAmo” è slogan adottato dalla società per la stagione del ritorno in cadetteria. Il nuovo ad Cosentino, che sbandiera ai quattro venti il doppio obiettivo di tornare in A e raggiungere poi l’Europa League, si muove con largo anticipo e già nel post-gara dell’ultimo match di Serie A conferma in panchina Pellegrino: una scelta che divide, perché se da un lato l’aretuseo ha fatto bene nelle poche partite in cui ha diretto i rossazzurri, dall’altro viene visto come un aziendalista, non dotato del necessario carisma per guidare un gruppo che deve puntare alla promozione. La prima mossa del “nuovo” corso è l’esercizio dell’opzione per il rinnovo del contratto di Leto, reduce da un buon finale di campionato e considerato un lusso per la categoria. Rinnova anche Capuano, in virtù dei stringenti limiti imposti dalla B per la composizione dell’organico (18 over 21, illimitati under 21 e 2 “bandiera”, categoria in cui rientra proprio il campano). Il primo acquisto è la scommessa Chrapek, centrocampista polacco del Wisla Cracovia. Complice l’abrogazione delle comproprietà, dopo due buone annate col Verona torna alle falde dell’Etna Martinho. L’inevitabile rivoluzione dettata dalla retrocessione impone una lunga serie di addi: i primi a salutare sono Plasil e Biraghi (che tornano alla base), Andujar (acquistato dal Napoli), Maxi Lopez e Barrientos (ceduti rispettivamente al Chievo e al San Lorenzo), Alvarez e Legrottaglie (svincolati, col secondo che appende gli scarpini al chiodo e comincia la propria carriera da allenatore). Il primo “botto”, invece, è rappresentato dall’ingaggio dell’esperto attaccante Emanuele Calaiò, reduce da un anno da vice-Gilardino al Genoa. L’arciere sostituisce Bergessio, che passa alla Sampdoria. La dirigenza decide di ricomporre il tandem d’attacco del Siena di qualche anno prima, tesserando il folletto mancino Alessandro Rosina, svincolatosi dalla Robur, appena fallita. Ma il vero colpo a sensazione è il ritorno di Rinaudo, dopo un tira e molla con lo Sporting Lisbona, legato al prezzo del cartellino: l’argentino passa al Catania a titolo definitivo e viene accolto trionfalmente dai tifosi al suo arrivo all’aeroporto. Per un beniamino che arriva, un altro parte: Mariano Izco, dopo otto anni conditi da 235 presenze (quarto assoluto, tre gettoni sotto Mascara) e 7 gol, viene ceduto al Chievo. La fascia passa sul braccio di Nicolas Spolli, uno dei tanti protagonisti della retrocessione in cerca di riscatto. Insieme a lui, vengono riconfermati Frison, Peruzzi, Rolin, Gyomber, Monzon, Almiron e Castro, oltre al già citato Leto. Parte invece Bellusci, che salpa nella Serie B inglese, trasferendosi al prestigioso Leeds (da poco acquistato da Massimo Cellino) insieme ad Antenucci e Doukara. L’organico viene completato con Gonzalo Escalante, giovane centrocampista del Boca Juniors, e con altri due innesti argentini che giungono poco prima dell’esordio ufficiale nel secondo turno eliminatorio di Coppa Italia col Sudtirol: il difensore centrale Sauro, in prestito dal Basilea, ed il mediano Calello, ex Siena e Chievo, svincolato. Dopo il successo di misura sui tirolesi, firmato Martinho, si abbandona la competizione nel turno successivo, con una sconfitta rimediata sul campo del Cagliari di Zeman, sul quale Almiron rimedia un infortunio che inaugura il secondo anno consecutivo da lungodegente. Nella settimana che precede l’inizio del campionato si risolve la “grana” Lodi: il regista, fuori dai piani tecnici, va al Parma in prestito con obbligo di riscatto; in parziale contropartita i ducali girano in prestito il giovane centrocampista offensivo Jankovic.

Il 30 agosto, nel vernissage con la Virtus Lanciano, si va sotto in virtù di due rigori che nella ripresa annullano il vantaggio siglato da Calaiò nel primo tempo; Martinho raddrizza la situazione, Rosina all’86° trasforma il rigore della possibile vittoria ma all’ultimo minuto di recupero Cerri beffa tutti firmando il definitivo 3-3. Una “prima” burrascosa, aggravata dall’espulsione a tempo scaduto di Calaiò e dall’infortunio alla mano di Pietro Terracciano, portiere da anni nei ranghi, schierato al posto dell’indisponibile Frison. Per correre ai ripari la società tessera lo svincolato Anania, classe ’80, girovago dei campi di periferia. I campanelli d’allarme della prima giornata trovano riscontro nel doppio turno esterno contro Pro Vercelli e Perugia, nel quale arrivano due sconfitte. La squadra è senza identità e si affida unicamente alle giocate individuali degli elementi di spicco (come Martinho o Rosina); come se non bastasse, anche i nervi non sono a posto, come dimostra la reazione fuori luogo di Leto nei confronti del mister dopo la sua sostituzione al “Curi”. Piuttosto che multare il giocatore, la società pensa bene di restituire il capro espiatorio Pellegrino al settore giovanile ed ingaggiare il cinquantasettenne Beppe Sannino, che in Italia si è ben distinto con Varese e Siena, non altrettanto con Palermo e Chievo, e che ha da poco lasciato spontaneamente la panchina del Watford, compagine d’alta classifica della Serie B inglese. L’ad Cosentino motiva la scelta spiegando che l’organico è forte ed ha soltanto bisogno di una scossa psicologica. In realtà sono evidenti le falle nella gestione, che finiscono col ripercuotersi sull’andamento del gruppo. L’avvio del nuovo nocchiero non è esplosivo, ma lascia intravede una possibile “rinascita”. Dopo il pari a reti bianche in casa col Modena, si sfiora la vittoria allo “Scida” di Crotone, dove il gol di Calaiò è compromesso da un rigore maldestramente causato dal giovane Garufi nel finale; i tre punti giungono finalmente al “Massimino” contro il Pescara, anche grazie al palo che a tempo scaduto nega a Pasquato il possibile 2-2. Le illusioni si spengono a Frosinone, dove registra un’altra brutta prestazione, condita da una nuova sconfitta. Sul banco degli imputati sale Giampiero Ventrone, preparatore atletico noto per aver fatto parte dello staff della Juventus di Lippi negli anni ’90, giudicato responsabile della scarsa condizione mostrata dalla squadra e dei tanti infortuni che costringono Sannino a schierare formazioni d’emergenza. Il “marine” è però difeso a spada tratta dalla dirigenza. Pur nondimeno, l’utilizzo di giocatori adattati pregiudica i due successivi match contro Bari e Spezia, porta a tre il numero di k.o. consecutivi e lascia Rosina e compagni in zona playout. L’obiettivo promozione diretta sembra già sfumato, ma con due convincenti vittorie nel doppio turno casalingo – con Vicenza (3-1) e Virtus Entella (5-1) – perlomeno si mettono nel mirino i playoff, che dall’anno precedente coinvolgono i club classificati tra il 3° e l’8° posto. Lontano dalle mura amiche, però, i rossazzurri non girano e ad Avellino si ingoia un nuovo boccone amaro. A novembre gli etnei imbeccano una mini-serie positiva, con due successi interni su Varese e Latina (protagonista Calaiò, che realizza una splendida rovesciata contro i lombardi e decide l’incontro coi pontini con una punizione) ed il pari in rimonta sul campo del Trapani, nel “derby dell’amicizia” (in cui si mette in luce Leto con una doppietta). Proprio il numero 11, che nelle ultime settimane stava lentamente conquistando un minimo di fiducia dal pubblico, rovina tutto a Terni, dove si fa cacciare dal sig. Candussio, ponendo le premesse per il successo dei rossoverdi. Stavolta una multa non gliela toglie nessuno, neanche Cosentino (espulso a sua volta). Al “Liberati”, grazie alla solita sfilza di indisponibili, fa il proprio esordio in prima squadra il promettente centrocampista ghanese classe ’96 Moses Odjer, che desta buone impressioni. A inizio dicembre, alla vigilia dello scontro col Bologna, 3° in classifica, il Catania staziona nel limbo di metà graduatoria, con cinque punti di distacco dall’ottava posizione ed altrettanti di vantaggio sulla quintultima, che apre la zona playout. Contro i felsinei, i ragazzi di Sannino, sotto di due gol a inizio ripresa, non si arrendono e raggiungono il pari. Una settimana dopo si va a Livorno, per sfidare un team che orbita in zona playoff. Il tecnico di Ottaviano forza il rientro di Martinho, una delle tante vittime dell’ecatombe infortuni, ma il brasiliano regge soltanto un tempo. Oltre a lui alzano bandiera bianca Capuano e Rosina, segno che qualcosa che non va nella gestione atletica dev’esserci per forza. Ciò nonostante, per più di un’ora gli elefanti reggono e si portano sull’1-2. Poi, nell’ultimo quarto d’ora, crollano sotto i colpi degli attaccanti di Gautieri. Il capitombolo fa scivolare al 17° posto, l’ultimo utile in chiave salvezza, con il Latina che insegue a due sole lunghezze. Il presidente Pulvirenti interrompe il silenzio in cui da un po’ di tempo si è chiusa la società e sulle pagine de La Sicilia difende Ventrone e sfiducia pubblicamente Sannino, imputandogli la responsabilità dei recenti fallimenti. Per tutta risposta, il giorno prima che si disputi la gara interna col Brescia l’allenatore rassegna le proprie dimissioni: ”Mi dimetto per dare serenità all’ambiente” si legge sul sito ufficiale. In fretta e furia si richiama Pellegrino, al quale viene affidato il compito di gestire le ultime tre partite del 2014, in attesa di trovare il trainer a cui affidare l’auspicato rilancio nel girone di ritorno. La frangia più passionale della tifoseria, di fronte a questo quadro, organizza un’aperta contestazione, disertando lo stadio nelle ultime due uscite casalinghe, in cui si pareggia col Brescia e si perde contro il Carpi di Castori, che sta dominando a sorpresa il campionato. Nel “Christmas Match” contro il Cittadella al “Tombolato”, il trentaquattrenne Sgrigna umilia un irriconoscibile Rolin realizzando una tripletta. Girone d’andata e anno solare si chiudono a 21 punti, gli stessi di Varese e Crotone, con le quali si condivide la zona playout.

La prima mossa del 2015 coinvolge la panchina, che viene affidata a Dario Marcolin, apprezzato vice Mihajlovic nel 2009/10, che da quando si è messo in proprio non ha raccolto però altrettanti consensi (esoneri a Modena e Padova). Insieme a lui arriva anche un ds, colmando la lacuna di un organigramma troppo concentrato attorno alla figura di Pablo Cosentino: si tratta di Daniele Delli Carri, uomo legato alla Gea di Alessandro Moggi, che collabora già da qualche mese col Catania, tra i mugugni della piazza. Prima che si concluda la sosta, giungono i primi rinforzi, che delineano una strategia in controtendenza col recente passato (non più scommesse straniere, ma giocatori italiani che conoscono bene la cadetteria): il terzino destro Nicola Belmonte dall’Udinese, il mediano Manuel Coppola dal Cesena e l’attaccante Riccardo Maniero, capitano del Pescara e capocannoniere della prima parte di stagione. Al contempo, comincia il repulisti della colonia sudamericana, con Rolin che passa in prestito al Boca Juniors. A stretto giro di posta, al club degli xeneizes lo raggiungono Peruzzi (a titolo definitivo) e Monzon (prestito). Anche Leto torna in patria, passando in prestito al Lanus, dove rimedia un trauma cranico per un incidente col bilanciere in palestra. Una squadra ancora in cantiere becca tre reti a Lanciano nella prima del girone di ritorno. Nei giorni seguenti si accelera il processo di ricostruzione: la difesa si rifà il look con i centrali Raffaele Schiavi (Frosinone) e Luca Ceccarelli (Spezia), nonché con il terzino sinistro palermitano Antonio Mazzotta, giunto in prestito dal Cesena; il rinforzo per il centrocampo si chiama Daniele Sciaudone, promettente mezzala ex Bari. Il 4-3-1-2 appositamente disegnato in funzione dei nuovi arrivi da Marcolin dà immediatamente i propri frutti: Pro Vercelli (4-0) e Perugia (2-0) cadono al “Massimino”. Gli etnei sembrano avere finalmente un gioco e la coppia Calaiò-Maniero appare già prolifica. Per acquisire la definitiva certezza sul cambio di rotta occorre affrontare l’esame trasferta, ma il 7 febbraio la gara di Modena viene rinviata a causa delle abbondanti nevicate dei giorni antecedenti. Nel frattempo si chiude il mercato: gli ultimi colpi sono Jean François Gillet, trentaseienne guardiapali belga proveniente dal Torino (che prende il posto di Frison, girato alla Sampdoria) e Lorenzo Del Prete, esterno difensivo prelevato dal Perugia. In uscita, salutano due totem come Spolli (che passa in prestito alla Roma) ed Almiron (che rescinde il contratto). A metà febbraio si ritorna in campo, sfidando il Crotone (penultimo) al "Massimino": un gol di Torregrossa in avvio gela gli spalti; la reazione dei padroni di casa non manca ma sbatte per due volte sui legni; alla fine si strappa soltanto un pari grazie a un colpo di testa su azione d'angolo di Castro, che ha da poco smaltito i fastidi alla schiena che gli hanno fatto saltare quasi tutto il girone d'andata. Un sempre più isterico Cosentino protesta veementemente per delle sviste del sig. Sacchi e nel post-partita interrompe una tantum il silenzio stampa societario per alzare la voce contro la classe arbitrale. Nel turno seguente si affronta finalmente la prova del nove: sul campo del Pescara non si approfitta della superiorità numerica acquisita alla fine del primo tempo per l'espulsione di Pasquato; poi, allo scadere Martinho divora clamorosamente il gol vittoria e sul ribaltamento di fronte il "sindaco" Sansovini realizza un eurogol dalla distanza che certifica la permanenza dello stato di crisi. Si rimane così inchiodati in zona playout, nella quale si resta per settimane, poiché non si riesce più a vincere. Dopo la battuta d'arresto interna col Frosinone (altra rivelazione d'annata), si concretizzano due svolte: gli infortuni di Coppola e Martinho durante l'incontro coi ciociari inducono la società ad ascoltare le richieste dei tifosi e sollevare dall'incarico il prof. Ventrone; Marcolin a sua volta passa ad un più coperto 3-4-1-2. Con questo canovaccio si raccolgono quattro pareggi di fila, il primo dei quali a inizio marzo al "San Nicola" di Bari, dove il gol del giovane attaccante della primavera Mattia Rossetti fa sperare nel ritorno ai tre punti, prima che il galletto De Luca sigli la beffa al 90°. Alla 32a giornata si rende visita alla Virtus Entella: una doppietta di Masucci interrompe la serie positiva e taglia le gambe ad una formazione ormai sprofondata al terzultimo posto, in piena zona retrocessione. Capitan Calaiò, turbante in testa, al fischio finale si reca sotto il settore ospiti del "Comunale" di Chiavari: "io sono qua a parlare con voi, gli altri se ne vanno; non ci siamo con la testa", afferma davanti ai supporter inferociti. Il clima non migliora nei giorni successivi, durante i quali a Torre del Grifo viene recapitata una busta contenente due proiettili e minacce di morte nei confronti del presidente Pulvirenti. Improvvisamente, gli etnei si svegliano e ad aprile collezionano inaspettatamente cinque vittorie consecutive, regolando in casa l'Avellino (squadra che orbita in zona playoff), il Trapani di Cosmi (con un sontuoso 4-1 in rimonta) e la Ternana, e sfatando il tabù trasferta grazie ai successi sul campo del derelitto Varese e del Latina. Il filotto fa compiere un balzo in classifica: si sale in undicesima posizione, con cinque punti di vantaggio sui playout. L'entusiasmo recuperato fa elaborare tabelle per il raggiungimento dei playoff, che distano sette lunghezze a cinque giornate dalla fine. A complicare i piani ci pensa il Bologna, che insegue la promozione diretta e fa valere al "Dall'Ara" la legge del più forte. Cinque giorni dopo è in programma lo scontro diretto col Livorno, 8° in coabitazione con l'Avellino. Il calendario apparentemente abbordabile negli ultimi tre turni fa credere che una vittoria contro i labronici rimetterebbe tutto in discussione. Contro gli uomini di Panucci, si sblocca la gara nel primo tempo con Sciaudone; poi, nella parte finale del secondo tempo, Marcolin si chiude a riccio e gli amaranto ne approfittano per assaltare la porta difesa da Terracciano; si resiste fino all'ultimo minuto di recupero, fintantoché il sig. Mariani assegna un rigore al Livorno, trasformato dopo mille proteste da Vantaggiato al 97°. E' la resa definitiva. La squadra molla gli ormeggi e rimedia un vergognoso 4-2 a Brescia contro un avversario che ha più di un piede in Lega Pro. In questo modo si viene nuovamente risucchiati nel vortice della lotta salvezza. Al penultimo turno si ospita un disperato Cittadella, che ha bisogno di un successo per sperare di evitare la retrocessione diretta. I ragazzi di Foscarini riescono nell'impresa, espugnando l'impianto di Piazza Spedini con un 2-3 che espone giocatori e società all'ennesima rabbiosa contestazione. Per evitare gli spareggi occorre adesso racimolare un punto al "Cabassi", contro un Carpi in festa per la prima storica promozione in massima serie. Il 22 maggio uno scialbo 0-0 mette la parola fine ad un campionato sconcertante.

I TRENI DEL GOL
23 giugno 2015, prime ore del mattino. Una notizia clamorosa sveglia bruscamente i catanesi: il presidente, l’ad e il ds del Catania sono agli arresti domiciliari, accusati di aver comprato alcune partite del campionato di Serie B appena concluso, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Catania. Sin dalla conferenza stampa dello stesso 23 giugno, la Procura indica le partite truccate (Varese-Catania, Catania-Trapani , Latina-Catania, Catania-Ternana e Catania-Livorno), alcuni giocatori finiti nel mirino delle indagini (Bernardini, Fiamozzi, Daì, Pagliarulo, Bruscagin, ma ne seguiranno altri, come Terlizzi, Janse, Barberis e Moscati) ed illustra anche il sistema attraverso cui i dirigenti del Catania, per raggiungere lo scopo, si servivano della collaborazione dell’agente di scommesse Impellizzeri e dell’intermediazione dei procuratori Arbotti e Milozzi e del dirigente sportivo Di Luzio. Seguono, nei primissimi giorni successivi allo scoppio della “bomba”, i titoli a caratteri cubitali sulle prime pagine dei quotidiani nazionali e la pubblicazione di numerose intercettazioni che sembrano avallare l’impianto accusatorio. Il 29 giugno, a seguito degli interrogatori di garanzia, il procuratore Salvi annuncia che Pulvirenti ha confessato di aver comprato le cinque partite oggetto dell’inchiesta, pagando centomila euro per ogni match. Qualche ora dopo, però, sul sito ufficiale del Catania i legali Grasso e Lattanzi specificano che ”Il signor Pulvirenti ha ammesso di aver avuto dei contatti con altri soggetti al fine di condizionare il risultato di alcuni incontri, e ciò al fine di salvare dalla retrocessione il Catania. Ha tuttavia manifestato la convinzione, anche alla luce della lettura degli atti, che tali contatti non abbiano avuto nessuna reale incidenza sull’esito degli incontri in questione.” La versione di Salvi è poi ulteriormente smentita dallo stesso Pulvirenti durante la conferenza stampa indetta il successivo 20 luglio, nel corso della quale l’ex presidente dichiara di aver pagato soltanto in due occasioni (le partite contro Varese e Trapani), rinnovando fortissimi dubbi sul fatto che siano stati realmente coinvolti dei calciatori (e che siano state quindi realmente alterate le relative gare).

Come da prassi, la procura federale apre immediatamente un fascicolo, dal quale scaturiranno gli inevitabili deferimenti. La procura decide di scindere dal deferimento principale (riguardante il Catania, Pulvirenti, Cosentino, Di Luzio e Arbotti) le posizioni di Delli Carri e Impellizzeri, per trattarle separatamente. Il 27 luglio Pulvirenti viene convocato dal procuratore federale Palazzi per un interrogatorio, nel quale adotta lo stesso spirito collaborativo già avviato con la Procura di Catania. Diversi organi di stampa rivelano che l’ex presidente del Catania ha presentato al procuratore un dossier contenente nomi ed episodi. Un dossier del quale non si saprà più nulla, in seguito. Quel che è certo che la collaborazione viene considerata proficua, in quanto Palazzi richiede al Tribunale Federale Nazionale una sanzione affievolita a carico dello stesso Pulvirenti (5 anni di inibizione, anziché la radiazione) e del Catania (retrocessione e 5 punti di penalizzazione). Nel processo sportivo che ne consegue, il 20 agosto il TFN condanna il Catania alla retrocessione in Lega Pro (con 12 punti di penalizzazione) e gli altri destinatari del deferimento all’inibizione (cinque anni per Pulvirenti, quattro per Cosentino). Caso più unico che raro, la pena comminata dall’organo giudicante risulta più grave di quella richiesta dall’inquirente. Nei motivi della sentenza pubblicata, si legge che ”Nel caso di specie, risulta incontrovertibilmente dimostrata sia la sussistenza del generico programma criminoso sia l'effettiva realizzazione dello stesso attraverso il contributo dei singoli con precisa e organizzata distribuzione di ruoli e attività all'interno dell'associazione. Risulta accertato che tutte le gare oggetto di contestazione (penale e) disciplinare sono state effettivamente alterate.” Secondo l’avv. Sergio Artico, che presiede la sezione disciplinare del TFN in occasione di tale pronuncia, la prova dell’illecito sportivo contestato si fonda, tra l’altro ed in particolare, sulle confessioni rese da Pulvirenti a Palazzi. La società etnea presenta ricorso alla Corte Federale d’Appello, che il 29 agosto riduce da 12 a 9 la penalizzazione, confermando per il resto la precedente decisione. Poco dopo, sul sito ufficiale del club di via Magenta si legge che "Il Calcio Catania prende atto del parziale accoglimento del ricorso inoltrato alla Corte Federale d’Appello e annuncia che ricorrerà ulteriormente. L’ampia collaborazione dell’ex Presidente Antonino Pulvirenti, riconosciuta dalla Procura Federale in entrambi i gradi di giudizio, e la certezza che nessun risultato delle partite contestato è stato alterato, inducono la Società a ritenere eccessiva la sanzione così determinata." Ci si rivolge dunque al Collegio di Garanzia del CONI, ultimo grado della giustizia sportiva, che si pronuncia il 24 novembre, quasi due mesi dopo, respingendo il ricorso. Passano altri quattro mesi ed ecco un beffardo colpo di scena. Il 24 marzo 2016 il TFN, la cui sezione disciplinare è presieduta anche in questo caso dall’avv. Artico, si pronuncia sulla posizione di Arbotti, trattata separatamente a seguito dell’accoglimento dell’istanza di stralcio presentata dallo stesso procuratore sportivo all’inizio del processo. Secondo quanto avevano ricostruito gli inquirenti, il termolese si sarebbe occupato di avvicinare i giocatori delle squadre avversarie del Catania e di assicurarsi la loro corruzione. La sentenza che lo riguarda cade in una clamorosa contraddizione con quella che ha condannato il Catania, poiché afferma che “manca del tutto la prova dei contatti dell'Arbotti con i singoli calciatori e dell'attività da lui posta in essere per comprare le partite in questione. Sicché non può affermarsi che l'Arbotti abbia posto in essere specifici atti diretti ad alterare il risultato o lo svolgimento di una delle cinque gare in esame, ovvero ad assicurare al Catania Calcio un vantaggio in classifica”. Non a caso la condotta dell’Arbotti viene derubricata a violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità, per la quale il Codice di giustizia sportiva non prevede come possibile sanzione – nei confronti delle società – la retrocessione.

2015/16: CAOS SOCIETARIO E PLAYOUT SCANSATI IN EXTREMIS
Il primo atto di una delle annate più lunghe e dolorose della storia rossazzurra si celebra pochi giorni dopo il pareggio di Carpi: il ds Delli Carri risolve il contratto e saluta da perfetto sconosciuto. Nonostante i disastri in serie, al timone del sodalizio etneo, accanto a Nino Pulvirenti, resta Pablo Cosentino, che comincia a programmare il secondo tentativo di riscatto. La mossa principe è quella di riportare alle pendici dell’Etna Pasquale Marino, il mister della promozione di dieci anni prima, reduce da una splendida cavalcata col Vicenza, con cui ha raggiunto le semifinali dei playoff. “Ho riflettuto, barcollato, pensato e ripensato – si legge l’11 giugno sulla sua pagina facebook – E credo che chiudere qui sia la cosa migliore, perché quello che abbiamo fatto è straordinario, è talmente bello che non voglio correre il rischio neanche per un solo istante di rovinarlo. Non so se è la cosa giusta, forse sarà sbagliato, ma ho deciso così. Vi abbraccio e vi ringrazio di cuore. Adesso torno a casa”. Per definire l'ingaggio del tecnico marsalese si attende il rientro da Miami di Cosentino, la cui assenza paralizza il mercato in entrata (incentrato attorno ad elementi allenati da Marino a Vicenza, come Brighenti, Di Gennaro e Ragusa). Intanto, la società prosegue l’indegno silenzio con città e stampa locale, che perdura dalla fine del 2014; Pulvirenti riappare in pubblico intervenendo in qualità di ospite in una trasmissione Sky, durante la quale conferma la scelta Marino e disserta su stadio nuovo e fondi d’investimento. E’ l’ultimo passaggio che precede lo scoppio dello scandalo dei “Treni del gol”, che come prima conseguenza induce alle dimissioni sia Pulvirenti che Cosentino (con l’argentino che abbandona definitivamente la squadra dell'Elefante). Cade l’intero cda e l’assemblea dei soci nomina amministratore unico Carmelo Milazzo, dirigente di lungo corso del club, chiamato a far fronte alle scadenze immediate (su tutte, la presentazione della fidejussione per l’iscrizione, senza la quale la società scomparirebbe). Il 20 luglio, nel bel mezzo del caos mediatico e giudiziario, Pulvirenti indice una conferenza stampa, durante la quale annuncia di aver messo in vendita il Catania, inaugurando il leit motiv che accompagnerà l'intera stagione. I primi a tirarsi indietro sono gli imprenditori locali che, secondo quanto dichiarato dal sindaco Bianco, "si erano messi a disposizione per rilevare la società". Nei mesi successivi si rincorreranno voci alimentate dalle manifestazioni d'interesse provenienti da una fiduciaria svizzera (Integra Consulting) e da una holding sudamericana guidata dal misterioso Villar d'Alvear. Nessuna di loro però proseguirà in modo concreto le trattative con lo studio legale Abramo, incaricato da Finaria (la holding che detiene le azioni del Catania) di ricevere le proposte di acquisto. Nell'attesa di un cambio di proprietà che non avverrà mai, si rinnova integralmente l'organigramma: la gestione tecnico-amministrativa viene affidata alla "triade" composta dal rientrante Pippo Bonanno, da Marcello Pitino (braccio destro di Proto negli anni '90 ed esperto uomo-mercato di terza serie), e da Fabrizio Ferrigno (ex collaboratore di Pietro Lo Monaco a Messina). Con loro, a metà luglio sbarca a Torre del Grifo il nuovo allenatore Pippo Pancaro, ex giocatore di alto livello che dopo un anno da vice-Marcolin a Modena ha allenato in Lega Pro la Juve Stabia, ben comportandosi per metà campionato, prima di incappare in un'involuzione che ha portato all'esonero. Con la collaborazione del mister, i dirigenti affrontano il mastodontico lavoro al quale sono chiamati: è necessario infatti azzerare il monte ingaggi, proibitivo per la terza serie, attraverso la cessione di quasi tutti i giocatori sotto contratto; al contempo occorre in tempi ristretti costruire una nuova rosa, missione complicata dall'attesa per la sentenza che giunge soltanto nella seconda metà di agosto. Gli unici che accettano a scatola chiusa la corte di via Magenta sono Elio Calderini, ventisettenne attaccante esterno ex Cosenza, e le meteore Bacchetti, De Rossi (cugino del più famoso Daniele, reduce dalla fresca vittoria della Serie D con l'Akragas), Lulli e Giuseppe Russo (esperto centrocampista catanese che corona il sogno di vestire la maglia della propria città). Inoltre, rientra nei ranghi Ficara, terzo portiere negli ultimi due anni, al quale era scaduto il contratto; sfuma invece, per scelta tecnica, il clamoroso ritorno di Davide Baiocco, che a quarant’anni si era messo a disposizione aggregandosi al gruppo. Prima che inizi il ritiro salutano Castro (ceduto al Chievo), Gillet (Mechelen), Rinaudo (Gimnasia), Escalante (Eibar), Spolli e Martinho (Carpi), Belmonte e Del Prete (Perugia). Nella settimana che precede il primo impegno ufficiale (il secondo turno eliminatorio di Coppa Italia con la Spal), partono Calaiò (Spezia), Schiavi e Sciaudone (Salernitana). Un mix di giocatori in uscita (Gyomber, Chrapek, Rosina), giovani (come il terzino Tino Parisi, insignito della fascia di capitano) e nuovi arrivi affronta gli estensi e rimedia una sconfitta, poi ribaltata a tavolino per l'utilizzo, da parte dei biancazzurri, di un giocatore che non aveva scontato una precedente squalifica. Lo stesso mix, orfano di Gyomber (passato alla Roma), soccombe al Cesena (1-4, con un rigore stampato sul palo da Maniero sull'1-1) e saluta la competizione. A sentenza acquisita, negli ultimi dieci giorni di mercato si accelerano le operazioni: vengono ingaggiati il terzino sinistro Leonardo Nunzella (in prestito dalla Virtus Lanciano), la mezzala Fabio Scarsella (10 gol con la Vigor Lamezia l'anno prima), gli esperti difensori Ferrario e Bastrini ed il centrocampista Ivan Castiglia (reduce dalla promozione conquistata ai playoff col Como). In un 31 agosto più che mai frenetico si concretizzano ulteriori trattative. Un maxi-scambio con la Salernitana, neopromossa in B, porta in dote a Pancaro il portiere Luca Liverani (in prestito), il fantasista Andrea Russotto (ex enfant prodige, da anni confinato in periferia) e l'attaccante brasiliano Caetano Calil, il quale ha contribuito a suon di gol alla promozione del club di proprietà di Lotito. Ai granata vengono girati Frison (che rescinderà immediatamente per motivi personali) e, soprattutto, la grande promessa Odjer. Dall'Atalanta, invece, arriva in prestito il giovane mediano Davide Agazzi. Non meno importanti, per ragioni si bilancio, sono le uscite: Chrapek torna in Polonia, Lodi (che era rientrato alla base in virtù del fallimento del Parma) risolve il contratto, l’attaccante Bruno Petkovic (ex promessa della primavera di Giovanni Pulvirenti) va in prestito alla Virtus Entella, mentre la coppia Rosina-Maniero si trasferisce al Bari. Al Catania e a tutte le squadre coinvolte nelle decisioni della giustizia sportiva, che hanno conosciuto soltanto a fine agosto la categoria di appartenenza, viene concessa una proroga di mercato di venti giorni; inoltre, vengono rinviati i primi due incontri, in programma a inizio settembre. I dirigenti approfittano della finestra per completare la squadra: firmano gli svincolati Luigi Falcone, esterno offensivo ex Varese, e Gianluca Musacci, esperto mediano che ha sempre giocato in categorie superiori; dalla B provengono Carlo Pelagatti, difensore dell’Ascoli, e due reduci dalla promozione col Novara, il terzino destro Desiderio Garufo e l’elegante stopper Dario Bergamelli; negli ultimi giorni, dopo la cessione di Terracciano alla “solita” Salernitana, si ingaggia il portiere classe 1991 Elia Bastianoni, mentre l’ultimo puntello per l’attacco è rappresentato dal ritorno dell’ormai ultratrentenne Plasmati, che negli anni precedenti ha girovagato in B, con una capatina nella serie C d’Oltremanica.

Il match del ritorno in terza serie a tredici anni di distanza dai playoff col Taranto è la trasferta di Matera, prevista per la 3a giornata. La Lega dispone il recupero delle due gare precedenti prevedendo due turni infrasettimanali che costringono Calil e compagni a disputare sei partite nell’arco di venti giorni. Pancaro imposta un 4-3-3 ricorrendo ad un ampio turnover e i suoi ragazzi iniziano alla grande, con tre vittorie nei primi sette giorni che annullano immediatamente il gap della penalizzazione. Sui campi di Matera e Monopoli si rivela decisivo Scarsella, che firma i gol vittoria (al “Veneziani” il colpo di testa che certifica l’1-2 in rimonta giunge al 93°). Con l’Ischia, nel debutto del “nuovo” Catania al “Massimino”, davanti a oltre 11.000 spettatori, salgono in cattedra gli attaccanti Calderini, Russotto (su punizione) e Calil, che insieme a Pelagatti firmano le reti che contribuiscono ad annullare il momentaneo vantaggio campano. Il quarto impegno è lo scontro al “Via del Mare” col Lecce, una delle principali candidate alla promozione, con la quale si impatta a reti bianche. Quattro giorni più tardi, con lo stesso risultato si chiude l’incontro casalingo col Cosenza: i silani, con una prestazione accorta, resistono agli assalti etnei. Intanto, prosegue la riorganizzazione societaria con l’investitura di Nicolò Micena in qualità di nuovo amministratore unico al posto dell’uscente Milazzo. Il tour de force si conclude l’11 ottobre col Catanzaro, strapazzato con un 4-1 che proietta i rossazzurri addirittura al primo posto in solitaria nella classifica virtuale; in quella reale, il -9 pesa a tal punto da far scivolare poco sopra la zona playout. L’altissima media punti induce all’ottimismo in chiave raggiungimento dei playoff, ai quali si qualificano le seconde, le terze e le due migliori quarte dei tre gironi. La squadra sembra aver già trovato il proprio assetto, con Bergamelli che comanda la difesa, Nunzella sgroppa a meraviglia sulla sinistra, Scarsella si inserisce con efficacia, Castiglia taglia e cuce, gli esterni offensivi (Russotto, Calderini, Falcone) a turno pungono in zona gol e Calil sembra di un’altra categoria e – a dispetto delle “pause” che si prende di tanto in tanto – buca la rete di frequente. In questo quadro si arriva allo scontro diretto con la Casertana di Romaniello, che a sorpresa guida la graduatoria “reale”. Al “Pinto” matura la prima svolta in negativo, con una sconfitta che alimenta i primi dubbi sulla possibilità di giocarsi la promozione. Una settimana dopo una prova gagliarda in casa contro il Martina Franca restituisce buone sensazioni: dopo aver chiuso il primo tempo sul 2-0, nella ripresa il sig. Viotti sventola un esagerato rosso a Scarsella per un fallo in area di rigore, col penalty poi trasformato da Baclet; in inferiorità numerica si soffre e si subisce il 2-2 del francese, stavolta su punizione; a dieci minuti dalla fine il solito Calil firma la rete del definitivo 3-2. La nota stonata è rappresentata dall’infortunio di Castiglia, elemento fondamentale per l’equilibrio del centrocampo. Tre giorni dopo si va ad Agrigento per il primo turno della fase a eliminazione diretta della Coppa Italia di Lega Pro: l’Akragas, allenata dall’ex Legrottaglie, vince 1-0, anche grazie ad un rigore di Russotto respinto da Vono, e passa il turno. Poi, a Castellammare di Stabia, si ingoia un altro boccone amaro: sul risultato di 1-1, al 94°, Garufo combina un pasticcio a metà campo e sugli sviluppi dell’azione Bombagi trova il gol vittoria. La sconfitta inaugura un periodo in cui gli etnei manifestano un’involuzione: la crisi di risultati che ne deriva pregiudica la rincorsa alla zona playoff e non consente di allontanarsi sensibilmente da quella playout. Ad aggravare la situazione ci pensa una nuova penalizzazione (di 2 punti), comminata dal TFN perché negli infuocati giorni di luglio l’allora amministratore unico Milazzo aveva omesso di presentare agli organi federali la documentazione riguardante il deposito della fidejussione e l’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef relative agli emolumenti dovuti ai dipendenti. Il dg Bonanno annuncia di voler presentare ricorso, giudicando iniqua la sanzione “considerando la situazione all'epoca dei fatti. Pensiamo che le nostre ragioni, legate all'impossibilità di provvedere agli adempimenti nei tempi richiesti, meritino di essere ulteriormente valutate e diversamente giudicate”. Nel mese di novembre si resta a galla coi pareggi contro Akragas (raggiunto al “Massimino” da una sventola di Plasmati a tre minuti dalla fine, con il successo negato da una traversa centrata poco dopo da Calil), Messina (davanti ad oltre 18.000 peloritani) e l’ambizioso e spettacolare Foggia di De Zerbi. Poi si espugna, non senza sofferenza, lo stadio di Rieti, dove disputa le proprie gare casalinghe la derelitta Lupa Castelli Romani. Si tratterà dell’ultimo colpo esterno, che precede un nuovo tabù trasferta che si prolungherà per oltre un anno. Il mese di dicembre si inaugura con la lezione del prof. Auteri: il suo Benevento passa al vecchio Cibali mettendo in mostra il talento cristallino del giovane Ciciretti. Nel turno seguente si rimedia una figuraccia all’”Arturio Valerio” di Melfi, dove si pareggia (3-3) contro una compagine di bassa classifica. In tale circostanza, sale sul banco degli imputati il portiere Bastianoni, che ha soffiato il posto da titolare al più affidabile Liverani in virtù del diverso status contrattuale: l’ex Varese è protagonista di una papera colossale sulla conclusione dalla distanza di Longo, che in tal modo firma il momentaneo 1-1. La fiducia a Bastianoni non è l’unica scelta di Pancaro che desta perplessità: nonostante le assenze o il cattivo di stato di forma di alcuni giocatori chiave per il 4-3-3, insiste su tale modulo senza sperimentare varianti, ricorrendo a soluzioni discutibili come quella di schierare insieme Musacci e Agazzi; in tal modo i suoi ragazzi diventano prevedibili e non sanno più come pungere le avversarie. Il 2016 si chiude col ritorno tra i pali di Liverani e col successo interno sulla Paganese, grazie al quale si esce dalla zona playout, con due punti di margine su Melfi ed Ischia. Il nuovo anno parte bene, con l’arrivo del primo innesto del mercato di riparazione, il trentatreenne centrocampista Mimmo Di Cecco (ex colonna della Virtus Lanciano), e con la restituzione di un punto da parte della CFA a seguito del ricorso contro la penalizzazione inflitta per inadempienze Covisoc. Il gap definitivo che si paga rispetto alle concorrenti è quindi di dieci punti. Nel mese di gennaio si continua a scontare la paralisi tecnico-tattica iniziata due mesi prima: giungono soltanto pareggi nelle trasferte di Andria e Cosenza e nel match casalingo col Monopoli (decisivo il rigore parato nel finale dall’imperforabile Matteo Pisseri a Calil). Nel frattempo la dirigenza continua a lavorare per garantire la sopravvivenza economica, cercando di risolvere le “grane” sudamericane: in quest’ottica si inquadra la cessione di Monzon all’Universidad de Chile. Un’altra uscita, seppur temporanea, è quella del giovane Andrea Di Grazia, uomo di punta della primavera nelle precedenti stagioni, che trova poco spazio e viene girato all’Akragas. Si cercano ulteriori rinforzi da affidare a Pancaro, ma il 29 gennaio la notizia dell’arresto del patron Pulvirenti per la bancarotta fraudolenta della compagnia aerea Wind Jet paralizza le trattative in entrata. Fortunatamente, nel confronto interno col Matera ritornano i tre punti, che permettono di portarsi a +4 sulla quintultima.

Il 2 febbraio si chiude il mercato e si assiste ad un nuovo viavai: dalla Juve Stabia viene prelevato il centrocampista offensivo Francesco Bombagi, pupillo del mister; salutano, non senza amarezza, sia Scarsella (ceduto alla Cremonese) che Russo (il quale passa in prestito al Messina, insieme a Barisic, altro prodotto incompiuto del settore giovanile); Petkovic viene girato in prestito con diritto di riscatto al Trapani; Leto, rientrato dal Lanus, risolve il contratto e torna al Panathinaikos, scongiurando così gravi pericoli per il bilancio; come uomo in più per l’attacco si punta su Arturo Lupoli, un’altra ex promessa del calcio italiano, cresciuta nell’Arsenal di Wenger. Il ds Pitino si sbilancia e dichiara di puntare a vincere tutte le partite in programma fino al termine del campionato, ma il primo match post mercato lo smentisce nel peggiore dei modi: si perde malamente sul campo della matricola Ischia. Con un po’ d’orgoglio si strappa un punto al Lecce di Braglia (anche grazie al rigore sciupato in avvio di gara da Moscardelli), poi si pareggia a reti bianche a Catanzaro. Non c’è verso di uscire dalla stasi e Pancaro, ormai inviso ai tifosi, perde anche il sostegno della società dopo il k.o. interno con la Casertana, in virtù del quale si ridiscende in zona playout. Diversi sono i nomi in ballo per sostituire il tecnico di Acri. Tra questi Gautieri, che tentenna perché aspetta chiamate dalla B. Non ha dubbi invece Francesco Moriero: "Quando è arrivata la chiamata del Catania non ci ho pensato sù due secondi. Ho preso l'auto facendo nove ore di strada”, confessa nel giorno della presentazione. L’ex ala dell’Inter e della nazionale ha tanta voglia di rilanciare la propria carriera da allenatore, in declino da diversi anni dopo un inizio promettente (culminato con la promozione in B col Crotone nel 2008/09). Sin dalla partita d’esordio cambia modulo, adottando il fido 4-2-3-1, con cui prova ad infondere più coraggio al gruppo. Ma gli atleti sono in evidente crisi psicologica: su tutti, chi perde di più lo smalto rispetto alla prima metà di stagione è Calil, cosicché l’attacco ha polveri bagnate. A Martina Franca, contro la penultima della classe, si perde (gol del solito Baclet) ma si accenna una reazione nella ripresa. Nella settimana che segue torna in auge l’ex ad Lo Monaco, ospite di una trasmissione in un’emittente locale. "Se io dico che voglio vendere e impongo a chiunque vuole parlare una fideiussione bancaria di 100 milioni di euro - afferma, riferendosi a Pulvirenti - vuol dire che non voglio vendere." A stretto giro di posta giunge la replica di Finaria: “il neonominato Consiglio di Amministrazione di Finaria S.p.A. conferma la disponibilità - già espressa dal precedente organo amministrativo - a valutare proposte di cessione del proprio pacchetto azionario in Calcio Catania S.p.A., purché i soggetti interessati all’acquisizione siano in possesso di credenziali e capacità economico-finanziarie, oltreché morali, adeguate a garantire la conservazione e il rilancio della società sportiva, patrimonio della città di Catania oltreché del gruppo imprenditoriale riferibile al signor Pulvirenti. Per quanto riferitoci dai nostri advisor, inoltre, non ci risulta che siano state richieste “esorbitanti fideiussioni” a soggetti interessati all’acquisizione della società sportiva, come dichiarato dallo stesso Lo Monaco nel corso della citata intervista”. Il comunicato è firmato dal dottore commercialista romano Davide Franco, neo nominato presidente della holding di Pulvirenti. Franco è specializzato nella gestione di aziende in crisi e ha già collaborato in passato con club calcistici. Sul campo non arriva la svolta che ci si attendeva dopo il cambio della guida tecnica: in casa con la Juve Stabia si pareggia (1-1) e poi si perde ad Agrigento contro l’Akragas di Pino Rigoli, in cui svolazza un certo Di Grazia, autore del gol del momentaneo 2-0. Contro i “giganti” il 3-2 è aggravato dal fatto di non aver sfruttato la superiorità numerica propiziata nel primo tempo dall’espulsione di Dyulgerov. A fine partita, però, il dirigente Ferrigno si scaglia contro le decisioni arbitrali (lamentando la mancata assegnazione di un rigore) e annuncia il silenzio stampa fino al termine della stagione, non nascondendo un certo nervosismo per il clima ambientale: ”Stiamo prendendo schiaffi da tutti e questo non va bene. Io voglio dire solamente che noi ci salveremo anche all'ultima giornata, il Catania sta lavorando ma sta subendo questa realtà. Quando le cose vanno bene salgono tutti sul carro, mentre nelle difficoltà si è solo bravi a contestare ed a giudicare”. Il 24 marzo al “Massimino” arriva il Messina di Lello Di Napoli, che naviga nella parte sinistra della classifica. In un clima surreale, indotto dallo sciopero della Curva Nord (che si protrarrà sino a fine stagione), si conquistano tre punti importantissimi, col gol decisivo firmato da Russotto all’80°. In questo modo ci si tira nuovamente fuori dai playoff, grazie agli scontri diretti favorevoli col Monopoli, che ha gli stessi punti. La situazione resta immutata dopo la disfatta di Foggia, grazie alla contemporanea sconfitta dei biancoverdi. Sei giorni dopo Russotto e compagni hanno la possibilità di sfruttare il “bonus Lupa Castelli”, ma per battere il fanalino di coda davanti ai propri tifosi si suda oltremodo: è un’uscita a vuoto del portiere Tassi a consentire a Plasmati di inzuccare in rete a pochi minuti dal termine un gol pesante in chiave salvezza. Il poco rassicurante braccetto col Monopoli prosegue anche a seguito della prevedibile sconfitta esterna al “Vigorito” col Benevento, contro una formazione lanciata verso la promozione diretta, al cospetto della quale, comunque, non si sfigura. Mancano tre giornate al termine ed il rush finale è anticipato da una nuova svolta societaria: nell’ambito dell’avviato processo di ristrutturazione finanziaria del proprio gruppo, Pulvirenti decide di mettere Davide Franco a capo anche del Catania. Il commercialista diventa così il nuovo presidente del sodalizio etneo, con Bonanno ad. Si arriva così al delicato scontro col Melfi, che insegue proprio i rossazzurri a -3. E’ ancora Russotto a siglare, stavolta in avvio, il gol vittoria. La vittoria del Monopoli a Catanzaro fa sì che si crei un terzetto a pari punti che comprende anche i giallorossi, i quali hanno la peggio nella classifica avulsa. Nella settimana che precede la trasferta di Pagani il presidente Franco in conferenza espone lo stato dell’arte: ”In questo momento siamo un gruppo di traghettatori. Per agevolare gli imprenditori sull'acquisto intendiamo scorporare Torre del Grifo e quindi mettere la società a disposizione degli acquirenti. Ad oggi non c'è alcun compratore. È chiaro che il percorso del Catania sarà legato al processo di vendita, se non dovesse avvenire questo valuteremo il mantenimento del gruppo di amministrazione”. Contro gli azzurrostellati, che hanno bisogno di un punto per assicurarsi la salvezza matematica, non si va oltre lo 0-0, con una prestazione deprimente sotto il profilo della cattiveria agonistica e con un palo centrato da Plasmati a porta sguarnita. I successi di Monopoli e Catanzaro disegnano una classifica da incubo, in vista dell’ultimo turno. Il Catania è quintultimo, a -2 dalle due rivali, e per evitare i playout deve battere in casa la Fidelis Andria (formazione senza più obiettivi) e sperare che almeno una delle squadre che insegue non vada oltre il pareggio, essendo in vantaggio negli scontri diretti con entrambe. Il problema è che il Catanzaro ospiterà il Melfi, già condannato ai playoff, mentre il Monopoli sfiderà in trasferta il Matera, altra squadra che non ha più nulla da chiedere al campionato. Il 7 maggio, di fronte all’ennesimo quadro desolante sugli spalti, si assiste alla partita coi federiciani con gli occhi puntati sugli aggiornamenti che arrivano dagli altri campi. Il primo sussulto lo provoca il Monopoli, che passa in vantaggio a Matera al minuto numero 22; più o meno negli stessi istanti, Dario Bergamelli, il vero leader della squadra di Moriero, porta in vantaggio i suoi; cinque minuti dopo giunge la notizia dell’espulsione di Pinto, che lascia in inferiorità numerica i biancoverdi al “Franco Salerno”; passano altri nove giri di orologio e si materializza il pari materano, firmato da Infantino; non si fa in tempo ad esultare, perché al “Massimino” Strambelli beffa Liverani con una conclusione dalla distanza; da Catanzaro tutto tace e si chiude così la prima frazione di gioco. In avvio di ripresa Russotto, ancora lui, raccoglie un assist di Calderini e realizza il 2-1 che restituisce speranze di salvezza diretta; poco importa del successivo vantaggio del Catanzaro sul Melfi, perché sia a Catania che a Matera non cambia nulla; l’ultimo brivido si corre nel finale, quando si apprende della traversa centrata dal difensore del Monopoli Mercadante sugli sviluppi di un corner. Al fischio finale, si tira dunque un sospirone di sollievo: il Catania raggiunge il Monopoli a quota 39 e manda i “gabbiani” pugliesi agli spareggi con l’Ischia. Si scongiura così la terza retrocessione di fila, che avrebbe verosimilmente determinato il fallimento societario, e si guarda al futuro con l’incertezza dettata dalla fase di transizione attraversata da Finaria e dalla mancanza di seri acquirenti.

Russotto firma il gol più pesante degli ultimi anni 



2016-17: PIETRO LO MONACO ATTO SECONDO di Salvo Emanuele
All’indomani della soffertissima salvezza conquistata all’ultimo respiro contro la Fidelis Andria l’imperativo categorico in casa rossazzurra è archiviare e ricostruire, dalle fondamenta. Una ricostruzione che potrebbe passare anche dal possibile passaggio di proprietà. In tal senso, prende corpo la ‘soluzione’ Jorge Vergara, magnate messicano che secondo parte della stampa locale avrebbe manifestato la volontà di acquistare la società di Via Magenta. È l’inizio di un tourbillon di voci e trattative in un mese di maggio che scorre con poche certezze sul futuro. Le uniche provengono da un comunicato ufficiale del club che sentenzia che non c’è ”nessuna trattativa in corso”. Il 23 maggio 2016 “Bacco”, società a responsabilità limitata di Bronte, produttrice di tipicità al pistacchio ed uno degli sponsor comparsi sulle maglie da gioco del Catania nella stagione appena conclusa, rende noto attraverso un comunicato di aver formalmente avanzato (tramite lo Studio Abramo) la richiesta di apertura di una trattativa per l’acquisto di quote societarie. Ne viene fuori un botta e risposta a suon di comunicati che non produce nulla di concreto. Domenica 5 giugno, all’improvviso, rimbalza la voce di un clamoroso ritorno di Pietro Lo Monaco a Catania. L’indiscrezione viene confermata dal club etneo con l’ufficializzazione del nuovo CdA. Contemporaneamente arrivano le dimissioni di Giuseppe Bonanno. Il 9 giugno, a Torre del Grifo, Lo Monaco si ripresenta così: “La situazione economica del Catania è abbastanza critica, dobbiamo rimboccarci le maniche. Il nostro obiettivo è il rilancio attraverso il risanamento della società. In Serie A tra quattro o cinque anni!”. La lenta e difficile ricostruzione di quella che era una ‘macchina perfetta’ passa attraverso una rivoluzione massiccia in tutti i settori. Ad affiancare l’ad nell’area tecnica ecco il nuovo ds Christian Argurio (che ha dei trascorsi da osservatore della compagine dell’Elefante). Il primo acquisto del nuovo Catania è Stefan Djordjevic, terzino sinistro serbo con un passato alla Stella Rossa di Belgrado. Oltre a Rolin, che aveva trovato già a maggio l’accordo col Nacional, i primi di una lunga serie a partire sono Gyomber, Petkovic e Odjer (riscattati da Roma, Trapani e Salernitana); Liverani, Nunzella ed Agazzi (fine prestito); Plasmati (fine contratto); Pelagatti, Garufo e Castiglia (risoluzione); Gillet (ceduto allo Standard Liegi). Il nuovo allenatore è Pino Rigoli: il tecnico di Raccuja, reduce da una brillante salvezza conseguita all’Akragas insieme al rientrante Andrea Di Grazia (esploso in biancazzurro con 4 reti e svariati assist in mezzo campionato), firma un biennale. Sul fronte acquisti si registrano gli arrivi dei portieri Matteo Pisseri, reduce da un grande campionato al Monopoli, e del giovane spagnolo Martínez; in difesa il terzino destro classe ’94 Valerio Nava (in prestito dall’Atalanta) ed i centrali Mbodj e Drausio Gil (venticinquenne brasiliano); in mediana il catanese Saro Bucolo, prodotto del vivaio etneo che torna a casa dopo aver girato diverse piazze di terza e quarta serie, l’argentino Federico Scoppa, regista giramondo reduce da un semestre nel massimo campionato albiceleste, e la mezzala mancina ex Messina Giuseppe Fornito; in attacco un altro ‘marca liotru’, Valerio Anastasi, punta centrale di peso proveniente dal Mantova, insieme all’esterno di proprietà della Roma Gianmario Piscitella. Su tutti, però, spiccano i graditi ritorni di due perni della squadra che splendeva in Serie A: l’attaccante Michele Paolucci (l’anno prima in Romania, dopo qualche stagione in B) e, soprattutto, Marco Biagianti, appena retrocesso in Lega Pro col Livorno, che si riprende la fascia di capitano. Innesti di spessore, uniti alle conferme dei ‘senatori’ Bergamelli, Russotto, Di Cecco e Calil, che manifestano la volontà del club di disputare un campionato di livello, così come sottolineato più volte da Pietro Lo Monaco con il suo ”Spariamo alle mosche coi cannoni…”. In mezzo ad un mercato in fermento, regolamentato dalle direttive provenienti dalla Lega, che prevedono il tesseramento di un numero massimo di 16 calciatori ‘over’ (nati antecedentemente al 1 gennaio 1994) insieme all’utilizzo illimitato di ‘under’, arriva il deferimento dalla CO.VI.SO.C per inadempienze Irpef risalenti ad un periodo critico della stagione precedente. In pieno agosto, intanto, salutano anche Calderini, Bombagi (che si trasferiscono in blocco all’Unicusano Fondi), Ferrario, Falcone e, soprattutto, Alessandro Rosina che risolve il contratto dopo una trattativa estenuante.

Le prime risposte dal campo sono positive. A cavallo di Ferragosto arriva il pareggio di Siracusa, primo impegno ufficiale della stagione (girone preliminare di Coppa Italia di Serie C), e il 2-0 casalingo contro l’Akragas che sancisce la qualificazione al secondo turno della competizione. A pochi giorni dall’inizio del campionato arriva il verdetto della Commissione Disciplinare della FIFA, in merito al ’Caso Castro’, che infligge agli etnei una penalizzazione di sei punti. La mazzata, comunque attesa, non ha ripercussioni in campo. Contro la Juve Stabia, al “Massimino”, nella gara valida per la prima giornata, Calil, Paolucci e Di Cecco ribaltano l’iniziale vantaggio dei campani siglato da Lisi. Alla bella impressione destata contro le vespe segue il sofferto 0-0 di Andria, con Pisseri in vena di miracoli. Il possibile riscatto casalingo, in programma contro il Fondi, salta per via del rinvio del match a causa della contemporanea ‘Festa dell’Unità’, ospitata alla Villa Bellini. Lo stop forzato costringe Bergamelli e compagni a disputare consecutivamente altre due trasferte, a Reggio Calabria e Matera. Al “Granillo”, in un campo al limite della praticabilità, arriva un 1-1 pieno di rimpianti, con un palo colpito da Russotto sullo 0-1. Di tutt’altro genere lo 0-0 di Matera con i ragazzi di Auteri che prendono a pallonate una squadra salvata da Pisseri e dagli errori degli attaccanti di casa. In mezzo alle due gare arriva puntale la sentenza del TFN riguardante il deferimento per mano della CO.VI.SO.C, che aumenta di un punto la penalizzazione degli etnei (da -6 a -7). Si arriva così alla gara casalinga contro l’Akragas del 25 settembre 2016, proprio all’indomani del settantesimo compleanno dell’Elefante, che la società, presa dalle scadenze finanziarie, si limita a ricordare attraverso una toppa sulle divise. La ‘festa’ è rovinata da un tiro velenoso del biancazzurro Zanini che al 94° infligge al Catania una sconfitta immeritatissima. Le cose non vanno meglio neanche nel recupero contro il Fondi, sempre in casa: Fornito illude con un gran gol dalla distanza, ma poi il ‘piccolo’ Tiscione agguanta di testa il pareggio. Il punto colto contro i pontini serve solo a eliminare l’odioso segno negativo dalla classifica. Dopo sei giornate gli etnei sono ultimi con zero punti e con tanti rimpianti per le occasioni sprecate. A Taranto la serie si allunga con uno 0-0 assai deludente, al cospetto di un avversario che non tira mai dalle parti di Pisseri. La settimana che segue, quella che porterà al derby casalingo contro il Messina, non è delle migliori. La FIFA respinge il ricorso del Catania in merito al ‘Caso Castro’, confermando la precedente penalizzazione. Fortuna vuole che contro i peloritani, nella gara del 9 ottobre, si accende la stella di Andrea Di Grazia che con tre reti una più bella dell’altra regala una vittoria fondamentale. Pochi giorni più tardi Lo Monaco mette sotto contratto lo svincolato Andrea Mazzarani, talentuoso trequartista romano con tanta esperienza tra A e B. Proprio dal piede dell’ex Crotone, entrato nella parte finale della gara di Melfi, parte l’azione che porta al gol di Barisic, che evita una clamorosa sconfitta in casa dei lucani. Parallelamente, a Torre del Grifo, si scorge la figura di un altro pezzo del Catania che fu: Giovanni Marchese, svincolatosi dal Genoa, si aggrega alla comitiva di mister Pino Rigoli in attesa di tesseramento. Al decimo turno, al “Massimino”, scende il Lecce, capolista del Girone C con i crismi del miglior attacco e della difesa meno perforata. Dopo settanta minuti di sofferenza, nei quali Pisseri para di tutto e di più, Da Silva e uno straordinario gol di Andrea Di Grazia spezzano l’imbattibilità dei salentini. I tre punti conquistati catapultano gli etnei dall’ultimo al quintultimo posto, a soli quattro punti dal 10° che vale l’ingresso ai play-off, da quest’anno allargati a 28 squadre (dalla seconda alla decima classifica di ogni girone, più la vincente della coppa di categoria). Nelle successive tre gare, contro Paganese e Catanzaro in casa e Foggia in trasferta, arrivano sette punti, con in mezzo l’eliminazione della Coppa Italia (per mano del Messina di Cristiano Lucarelli). La serie utile si ferma inaspettatamente sul sintetico di Francavilla Fontana, al cospetto di una combattiva Virtus che anche se in dieci per più di un tempo riesce a spuntarla (meritatamente) con un gol di Nzola al 92°. I colpi di scena sono uno dietro l’altro. Dal Friuli rimbalza impazzita la notizia secondo la quale Ciccio Lodi, in rotta di collisione con la società bianconera, avrebbe lasciato Udine per far capolino a Torre del Grifo. Inizia così una lunga ‘telenovela’ che durerà per tutto l’inverno. Sette giorni dopo la sconfitta in Puglia arriva puntuale il pronto riscatto contro la Vibonese, grazie ad una rete di Mazzarani. Il successo contro i calabri, colto a dispetto dei tre legni colpiti in 90 minuti (una costante nella prima parte di stagione), è bissato dalla vittoria in rimonta di Cosenza (la prima in trasferta, a più di un anno dall’ultimo colpo estero, contro la Lupa Castelli Romani) e dal roboante 4-1 al Monopoli nel pantano del “Massimino” con Russotto, Mazzarani, Barisic e Paolucci (su rigore) a segno. È il momento migliore della stagione per un Catania che, all’alba di dicembre, si riscopre ottava forza del torneo, con il rammarico malcelato derivante dai quei sette punti di penalizzazione, senza i quali sarebbe addirittura al 4° posto a -4 dal Lecce capolista. Il magic moment viene interrotto dalla sconfitta di Siracusa, k.o. al quale si reagisce con l’1-0 contro la Casertana (firmato dal ‘solito’ Mazzarani) che sancisce il settimo successo di fila davanti al proprio pubblico. Un andamento interno da “big” che sopperisce a quello zoppicante lontano dalle mura amiche. Al giro di boa il Catania è 7°, a quota 27 punti, in coabitazione con la Fidelis Andria. Nelle ultime due gare del 2016, nonché prime due giornate del girone di ritorno, giungono due risultati negativi: prima si perde malamente a Castellammare di Stabia, con un umiliante 4-0, poi si chiude con lo 0-0 casalingo proprio contro la Fidelis, con Mazzarani che fallisce un rigore. La lunga sosta invernale è quanto mai provvidenziale. In contemporanea si apre la campagna di rafforzamento, dalla quale si spera di trovare gli elementi giusti (in primis un attaccante da doppia cifra, stante le deludenti prestazioni di Calil e Paolucci) per fare il tanto agognato salto di qualità, necessario per competere con le grandi del torneo. In tal senso, il 14 gennaio arriva l’attesa firma di Marchese, il cui acquisto obbliga il tecnico Rigoli a cambiare il modulo utilizzato fino a quel momento (il 4-3-3, in cui sulla sinistra è inamovibile Djordjevic). Si passa così al 3-5-2 col difensore di Delia inserito nel terzetto difensivo in compagnia di Bergamelli e Gil. Lo scacchiere è completato dagli arrivi in prestito degli esperti Baldanzeddu (terzino destro del Venezia) e Diogo Tavares (centravanti del Catanzaro), nonché del bomber del Messina Demiro Pozzebon, che come Tavares ha segnato contro i rossazzurri nel corso del girone di andata. L’attaccante romano arriva a titolo definito, con Anastasi, Da Silva girati ai peloritani in prestito. Fanno le valigie anche Calil (in prestito al Livorno), Bastrini, Nava, Piscitella e Paolucci, con quest’ultimo che chiude in modo incolore la sua seconda avventura catanese, trasferendosi all’Ancona. La finestra di mercato si chiude col giallo Lodi, con l’Udinese che non libera in tempo il calciatore, pronto a lasciare il Friuli e la Serie A per ritornare a Catania.

Il mancato arrivo del regista campano – che comunque a fine febbraio si aggregherà al gruppo, senza poter essere tesserato per motivi regolamentari – salva il posto al regista argentino Scoppa, autentico flop della prima parte di stagione. Il 2017 parte con il pareggio in rimonta di Fondi grazie ad un rigore di Mazzarani, con l’ex Calderini che segna la rete del momentaneo 1-0 esultando come un matto. Nelle due partite successive, entrambe disputate in casa, arrivano altrettante vittorie: 3-1 alla Reggina, con i neoacquisti Marchese e Tavares in rete, e 2-0 alla capolista Matera proprio nel giorno del debutto (con gol) di Pozzebon. Il successo sui lucani, colto nell’atmosfera mistica dettata dal ricordo dello storico tifoso Ciccio Famoso scomparso da qualche giorno, consente ai ragazzi di Rigoli di riconquistare il 7° posto. In un clima di rinnovato ottimismo si giunge alla trasferta di Agrigento, con il chiaro obiettivo di conquistare la terza vittoria di fila al cospetto di una formazione in piena zona retrocessione. All’Esseneto la strada è subito in discesa, con il rigore trasformato da Mazzarani dopo dodici minuti. Conseguito il vantaggio i rossazzurri si ‘addormentano’, consegnando palesemente all’Akragas, squadra piena zeppa di giovani, il pallino del gioco. Nella ripresa Pezzella e Salvemini (su rigore) ribaltano il risultato; poi, allo scadere, Pane para un rigore a Mazzarani, sancendo così la clamorosa vittoria dei padroni di casa. “Sconfitta inaspettata – commenta pietrificato mister Rigoli negli spogliatoi – dopo il vantaggio abbiamo mollato, non doveva accadere questo”. Il giorno dopo arriva la risoluzione consensuale del rapporto con il tecnico di Raccuja, con la squadra, in evidente difficoltà lontano da casa (dove ha vinto soltanto una volta, a Cosenza), che viene affidata a Mario Petrone, tecnico napoletano dal carattere deciso e dalle idee tattiche ultra-offensive. Il suo esordio finisce tra i fischi, con Biagianti e compagni che non riescono ad andare oltre lo 0-0 nella gara casalinga contro il derelitto Taranto. La domenica seguente, al “Franco Scoglio” di Messina, reso un pantano dalla pioggia battente, arriva la partita più bella della stagione: in dieci dopo pochi minuti, per via dell’espulsione di Gil per un fallo da ultimo uomo sull’ex Anastasi, il Catania ribalta l’iniziale vantaggio peloritano (siglato da un rigore di Milinkovic), grazie alle reti di Pozzebon (che sbaglia un rigore sull’1-1) e Barisic, entrambi ex giallorossi, rovinando il debutto da presidente dell’ACR di Franco Pronto. Il successo in terra messinese lancia gli elefanti al 6° posto dopo ventisette giornate. L’esaltazione si tramuta in cocente delusione soltanto sette giorni più tardi: il Melfi, fanalino di coda del Girone C, reduce da undici sconfitte di fila, sbanca il “Massimino” tra lo stupore generale. Pochi giorni dopo altro colpo di scena, con Mario Petrone che rassegna irrevocabilmente le dimissioni. A dieci giornate dalla conclusione della regular season, con i rossazzurri settimi, il nuovo timoniere è Giovanni Pulvirenti, storico tecnico di Primavera e Berretti promosso in prima squadra, col quale si va di male in peggio. Nel giro di quattro giornate, contro Lecce, Paganese, Foggia e Catanzaro, arrivano altrettante sconfitte che fanno scivolare gli etnei all’11° posto. Ad arrestare l’emorragia ci pensano Andrea Di Grazia, con un gol dei suoi, che basta ad avere la meglio sulla Virtus Francavilla, e una rete di Barisic che serve ad evitare la sconfitta a Vibo Valentia contro un’altra pericolante. A cinque turni dalla fine, nonostante la zona playoff sia ampiamente alla portata, il sentimento comune è quello di voler concludere quanto prima una stagione ormai segnata negativamente, il cui finale potrebbe esser utile soltanto per lanciare qualche giovane del vivaio. Ciò si materializza nelle gare contro Cosenza e Monopoli, con il gambiano Kalifa Manneh e il catanese Davide Di Stefano che trovano finalmente spazio. Nei due incontri con rossoblù e biancoverdi arrivano altrettante sconfitte che si ripercuotono negativamente sulla graduatoria, alimentando la clamorosa ed alquanto concreta possibilità di scivolare in zona playout. A salvare baracca e burattini ci pensa il palermitano Cavallaro che con un gol decide la gara tra Cosenza ed Akragas (1-0 per i silani), scongiurando matematicamente il pericolo. Alla penultima giornata si ritrova smalto, gol e vittoria: Mazzarani, Gil e Di Grazia regolano con un netto 3-1 il Siracusa di Sottil (5° in classifica), aumentando le residue chance di conquistare all’ultimo respiro un posto per i playoff. Ciò si materializza negli ultimi surreali 90’ di campionato, a Caserta. In un clima da “volemose bene” le due contendenti chiudono con bruttissimo 0-0 che permette loro di partecipare alla coda degli spareggi. La qualificazione ai playoff, peraltro, giunge grazie alla finale di Coppa Italia di Lega Pro, giocata e persa dal Matera (squadra dello stesso girone) contro il Venezia, già promosso in B grazie al 1° posto nel girone B: in questo modo scatta un’ulteriore posto nel girone C, occupato proprio dal Catania (11° in graduatoria). Nel primo turno dei playoff, lotteria che coinvolge complessivamente 28 formazioni, gli uomini di Pulvirenti incrociano la Juve Stabia, quarta della classe. Il 14 maggio 2017, al “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia, si gioca in gara secca. Nel giro di quattordici minuti Tino Parisi si fa ammonire due volte, costringendo i compagni a giocare per oltre un tempo in dieci uomini. Lo 0-0 finale qualifica i campani, in virtù del miglior posizionamento conseguito nella stagione regolare, con gli etnei che chiudono amaramente una stagione di transizione, nella quale l’ad Pietro Lo Monaco ha privilegiato la cura della delicata situazione economico rispetto all’ambito tecnico.

GIRONE D’ANDATA 2017/18: ALL’INSEGUIMENTO DEL LECCE di Salvo Emanuele
“Da qui al trenta di giugno sarà un correre continuo per mettere tutto in regola, c’è un bel lavoro da fare. La maggior parte delle transazioni con le società affiliate alla FIFA sono state fatte, sono tutte ufficiali. Abbiamo avuto un intoppo con il consiglio direttivo dello Sporting Lisbona. Stiamo discutendo. Lo Sporting è la società che avanza la somma maggiore, un milione e quattrocentomila euro legato all’affare Rinaudo, e se non si arriva a un’intesa l’importo va pagato subito. Quindi, dobbiamo cercare necessariamente di fare questa transazione”. È il 25 maggio 2017 quando l’ad Pietro Lo Monaco, a margine della presentazione de “La Giovane Italia”, almanacco dedicato ai giovani calciatori italiani più promettenti, dà inizio ad una fase interlocutoria sul futuro del Catania. I dubbi e le incertezze vengono fugate qualche settimana più tardi, il 13 giugno, giorno dell’ufficializzazione del ritorno in rossazzurro di Ciccio Lodi, altro figliol prodigo. La firma del regista campano è la scintilla che accende la sessione estiva del calciomercato etneo: due giorni dopo arriva mister Cristiano Lucarelli, reduce da una salvezza sofferta (ma meritata) alla guida del Messina, conquistata tra mille vicissitudini, mentre la settimana successiva firma l’esperto centrocampista palermitano Cristian Caccetta. Ma l’annuncio tanto atteso, che scaccia via i fantasmi di una possibile esclusione dal campionato per motivi economici, arriva la sera del 23 giugno: Catania e Sporting Lisbona hanno trovato l’atteso accordo relativo all’affare Rinaudo. Sempre nella stessa serata arriva un altro volto nuovo: Luca Tedeschi, possente difensore centrale reduce da un ottimo triennio al Cosenza. Prende corpo così l’ennesima rivoluzione estiva, strettamente legata al regolamento imposto dalla Lega di Serie C che prevede il tesseramento di un limite massimo di 14 ‘over’ (nati antecedentemente al 1 gennaio 1995) che sfocia in una sorta di gioco ad incastri. Al ristretto numero dei riconfermati, composto da Pisseri, Marchese, Djordjevic, Bucolo, Biagianti, Mazzarani, Russotto, Pozzebon, Di Grazia e il giovanissimo Manneh, si aggiungono altri elementi di livello che non nascondono le intenzioni di disputare un campionato di vertice. In serie arrivano l’esterno destro Daniel Semenzato, reduce da una stagione brillante al Pordenone; il roccioso centrale difensivo italo-tunisino Ramzi Aya, ex capitano della Fidelis Andria; Luka Bogdan, giovane difensore croato; Mirko Esposito, terzino destro in prestito dal Crotone; in avanti i nomi nuovi sono quelli di Davis Curiale (classe ’87 esploso nel Frosinone e poi smarritosi a Lecce e Trapani), Ciccio Ripa (bomber di categoria, ex Juve Stabia, arrivato la seconda settimana di agosto) e Zé Turbo, giovane guineano proveniente in prestito dall’Inter. Al gruppo si aggiungono anche Gladestony Da Silva e Valerio Anastasi (entrambi rigenerati a Messina da mister Lucarelli) insieme a Lovric e Rossetti. A fare le valigie sono Bergamelli, Di Cecco (svincolati), Drausio Gil, Scoppa e Parisi (che risolvono il contratto, con quest’ultimo che si accasa al Siracusa). L’esordio ufficiale cade la notte del 13 agosto contro la Sicula Leonzio dell’ex Pino Rigoli, nella gara inaugurale del primo turno di Coppa Italia di categoria. Al “Massimino”, dopo aver impostato tutto il precampionato sul 3-5-2, mister Lucarelli schiera i suoi a sorpresa con il 4-3-1-2, con Mazzarani, Pozzebon e Russotto in avanti. Sotto di due reti dopo 65’, i rossazzurri ribaltano la partita segnando tre reti in otto giri d’orologio con Curiale, Pozzebon e Russotto.

Argurio, Lucarelli e Lo Monaco 



Il 26 agosto scatta ufficialmente il campionato di Serie C 2017/18, con il Catania inserito in un girone che in estate ha perso il Messina di Proto (fallimento) e che ha visto l’inserimento del Rende (ripescato dalla Serie D) ed il rifiuto alla domanda di ripescaggio della Vibonese. Si parte con 19 squadre e con un turno di riposo per ciascuna delle partecipanti. In casa contro il Racing Fondi gli attacchi dei ragazzi di Lucarelli s’infrangono sul muro eretto dal portiere Elezaj. L’1-1 finale, generato dalle reti di Curiale per gli etnei e De Sousa per i pontini, genera i primi mugugni e rimpianti per aver perso due punti alla portata. Qualche giorno dopo arriva la qualificazione in coppa, ufficializzata dal tennistico 0-6 rifilato al malcapitato Akragas, con Ripa che dopo aver segnato una doppietta in venti minuti è costretto a lasciare il campo per infortunio. Al termine della scorpacciata mister Lucarelli fa il pompiere: “Se domani mattina mi accorgo che qualcuno non è con il sangue agli occhi, non monterà sul pullman e non verrà convocato per la trasferta di Caserta. Questa vittoria mi fa enormemente paura, voliamo bassi”. Prima della trasferta campana si conclude la sessione estiva del calciomercato con non poche sorprese: dal Livorno arriva il difensore Edoardo Blondett (che fino all’anno prima componeva la coppia difensiva del Cosenza con Tedeschi), mentre dal Trapani, in tutta fretta, ritorna il centrocampista Fornito, che prende il posto di Da Silva, finito fuori rosa al pari di Calil. In uscita si registrano gli addii di Valerio Anastasi che passa definitivamente al Catanzaro e, nonostante il gol in coppa alla Sicula, di Demiro Pozzebon, che finisce in prestito alla Triestina. Le paure del tecnico labronico, evidenziate al termine della gara contro l’Akragas, diventano streghe al termine della gara del “Pinto” persa per 1-0. Dopo le prime due giornate i rossazzurri hanno appena un punto, mentre il ritardo dalla vetta, occupata dalle sorprendenti Monopoli, Bisceglie e Rende, è di ben cinque lunghezze. Paradossalmente il calendario dà una mano al Catania, portando al “Massimino” una delle grandi favorite per la vittoria finale: il Lecce. I ‘senatori’ Biagianti, Marchese e Russotto liquidano i salentini con un rotondo 3-0 che porta alle dimissioni del tecnico giallorosso Roberto Rizzo. Pochi giorni più tardi, è il 13 settembre, il patron Nino Pulvirenti, dopo più di due anni di silenzio, chiede scusa alla città: "Ho sbagliato, ma non cerco comprensione. Parleranno i fatti". Dopo l’exploit con il Lecce, nelle successive cinque partite arrivano altrettante vittorie, tutte senza subire reti: 0-3 a Brindisi contro la Virtus Francavilla; 1-0 alla Fidelis Andria con un rigore di Lodi allo scadere; 0-1 a Cosenza firmato da Mazzarani; ancora 1-0 in casa contro il Monopoli (a segno Curiale dopo pochi minuti) e, dopo il turno di sosta, è ancora Mazzarani a regalare i tre punti agli etnei a Siracusa, in un clima di tensione indotto dalle intemperanze dei sostenitori aretusei che prendono di mira Pisseri con un lancio di oggetti di diversa entità. Il successo colto al “Nicola De Simone”, il sesto di fila (che permette Lucarelli di eguagliare il filotto del Catania di Marino nel 2005/06), manda in orbita gli etnei, secondi a -1 dal Lecce capolista e con una gara ancora da recuperare. Le vittorie conseguite generano rinnovato entusiasmo in città. Al “Massimino”, alla decima giornata, sono oltre 15.000 i tifosi rossazzurri presenti per il match contro la Sicula Leonzio. I sogni di gloria, però, diventano incubi dinnanzi alle reti bianconere di Squillace (che mette fine alla lunga imbattibilità di Pisseri, che si ferma a 596 minuti) e Bollino, che firmano la vendetta perfetta dell’ex Pino Rigoli. Il capitombolo contro i lentinesi ha forti ripercussioni in classifica: il divario dal Lecce capolista, che nel frattempo ha espugnato Matera, è adesso di quattro lunghezze. A Reggio Calabria la distanza aumenta: i rossazzurri perdono all’ultimo istante per 2-1 (dopo aver dilapidato nel primo tempo almeno cinque palle gol nitide), mentre i giallorossi vincono 1-0 contro il Cosenza, portandosi a +7 sugli etnei. La rincorsa alla vetta riprende con decisione la settimana dopo. Contro il Bisceglie, al “Massimino”, il Catania avvia nel miglior dei modi quello che sarà un bellissimo novembre. La svolta dopo quattro minuti: Blondett si fa male, in campo entra Di Grazia con il Catania che passa dal 3-5-2 al 4-3-3. È la mossa vincente, l’ideale per esaltare le caratteristiche del folletto di San Giovanni Galermo e di Russotto. Al perentorio 4-1 ai nerazzurri, firmato da proprio dalle reti del numero 23, Russotto e dalla doppietta di Curiale, seguono il roboante 2-5 di Pagani (Di Grazia, Ripa, Aya e doppietta di Lodi), la vittoria casalinga sul Catanzaro (siglata da un colpo di testa di Caccetta), il successo in extremis di Castellammare di Stabia propiziato da un diabolico calcio di punizione di Mazzarani al 94° ed il 2-0 all’Akragas con reti dell’ex Di Grazia e di un Curiale che si riscopre sempre più bomber. L’eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Cosenza dell’ex Piero Braglia passa così in sordina: l’obiettivo principale è il campionato. Il filotto novembrino proietta Lodi e compagni al 2° posto, a tre punti dalla capolista, proprio alla vigilia del turno di riposo dei salentini imposto dal calendario. La settimana che porta alla gara di Trapani, con i granata terzi in classifica a -3 dagli etnei, è però turbata dall’improvviso deferimento di Andrea Russotto per dei fatti risalenti ad un Catanzaro-Avellino del maggio 2013. Al “Provinciale” il piano di un possibile aggancio alla vetta sfuma miseramente: Lucarelli toppa la formazione, schierando Semenzato nel tridente d’attacco, mentre i granata di Calori segnano due volte nel primo tempo agganciando il Catania al 2° posto. La domenica dopo, con il Lecce bloccato qualche ora prima sull’1-1 a Pagani, si spreca un’altra grossa occasione per avvicinarsi ai rivali: davanti al pubblico di casa ci pensa Curiale ad evitare la sconfitta contro il Matera di Auteri, bravo ad imbrigliare gli etnei a centrocampo. Gli ultimi 90’ del girone di andata non modificano le distanze: il Lecce vince in casa contro il Monopoli, mentre il Catania sbanca Rende con un netto 0-3 siglato da Curiale e da una doppietta di Ciccio Ripa, delusione della prima parte di stagione che risponde così alle voci di mercato circolate sul suo conto. Nel contempo, il 19 dicembre, arriva il proscioglimento di Russotto e di tutti i deferiti degli inchiesta 'Money-gate'. A Fondi, nella prima del girone di ritorno, arriva un altro successo convincente (1-3, con i due bomber ancora a segno), che consente di mantenere inalterate le distanze dai giallorossi. Nell’ultima gara dell’anno solare si fallisce l’ennesima grande occasione per ridurre il distacco dal Lecce, fermato dal Trapani il giorno prima sul pari. La Casertana, quintultima della classe, sbanca il “Massimino” bissando il successo colto nella gara di andata. L’inatteso e pesante k.o. porta da tre a quattro i punti di vantaggio dei salentini sui siciliani, proprio alla vigilia dello scontro diretto del “Via del Mare” in programma il 21 gennaio 2018 dopo la lunga sosta invernale. Il testa a testa tra lupi ed elefanti continua serrato anche durante il periodo di pausa. Domenica 14 gennaio i salentini affossano il Matera in Coppa Italia, mentre gli etnei vincono in rimonta contro gli svizzeri del Sion la sesta edizione del Memorial Massimino, trofeo ripristinato dopo tredici anni assenza. Registrati gli arrivi a Torre del Grifo di Giuseppe Caccavallo, attaccante esterno di categoria, e Giuseppe Rizzo, centrocampista proveniente dalla serie cadetta, siamo pronti a vivere una nuova pagina dell’infinita storia della squadra dell’Elefante, iniziata 71 anni e 4 mesi fa in via Costarelli…