#70CATANIA: cronistoria seconda metà anni '2000

Lo storico maxi-striscione esposto dalla Curva Nord il 28 maggio 2006

Lo storico maxi-striscione esposto dalla Curva Nord il 28 maggio 2006  Foto: CalcioCatania.com

Un lustro pieno di emozioni altalenanti, col ritorno in A, la tragedia del 2 febbraio e due salvezze epiche.

2005/06: SI TORNA IN PARADISO
Nel primo anno in cui professa l’obiettivo di tentare la scalata in massima serie, il Catania di Pulvirenti opera diverse scelte di rottura col recente passato. Cominciando dalla panchina: non viene rinnovata l’intesa col pur convincente Sonetti e al suo posto arriva una vecchia conoscenza della tifoseria etnea, Pasquale Marino. Il regista della promozione in C2 allena da pochi anni, ma ha già riscosso successo grazie al doppio salto di categoria col Paternò, portato in C1, e alla promozione nella medesima serie conquistata col Foggia. Nell’annata precedente, sulla panchina dell’Arezzo, ha confermato la propria vocazione al calcio spettacolare ed offensivo - improntato sul 3-4-3 - ma non avendo conseguito risultati convincenti ha subìto l’onta dell’esonero (poi “lavata”, avendo condotto gli amaranto alla salvezza dopo essere stato richiamato). Il gruppo che gli viene affidato è formato da un blocco di riconfermati e da alcuni giocatori di categoria funzionali alle sue idee tattiche, appositamente acquistati. Davanti alla coppia di portieri nuovamente composta da Pantanelli e Polito, l’ideale linea a 3 è composta da Silvestri, Cesar (riscattato dal Chievo) e Bianco. Per la corsia destra si punta sul tornante Giorgio Lucenti, trentenne svincolato reduce da un biennio al Piacenza (proprio alla formazione emiliana viene ceduto in comproprietà il promettente Padalino). Sulla fascia opposta, perso Manfredini per fine prestito, si insedia Rocco Sabato, fluidificante sinistro prelevato dal Cagliari. In mezzo al campo conferme per Anastasi e Caserta, mentre si rinuncia a Fernando, il quale dopo essersi messo in luce torna al Siena per essere immediatamente venduto al Bordeaux (dove conquisterà, da protagonista, uno scudetto nel 2009). In attacco resta il solo Orazio Russo, peraltro in qualità di riserva e uomo spogliatoio; si rinuncia al riscatto di Serafini e Jeda e si puntano tutte le fiches sui tre attaccanti provenienti dall’Arezzo, che Marino conosce bene: Roberto De Zerbi, fantasista mancino lanciato dallo stesso tecnico di Marsala ai tempi del Foggia; Gionatha Spinesi, capocannoniere uscente del campionato cadetto; Umberto Del Core, punta di movimento che si adatta agevolmente in posizione esterna. Come alternativa c’è anche l’uruguaiano Diego Perrone (autore di una doppietta nel precedente Trofeo Massimino), cognato del più famoso Alvaro Recoba, che però avrà pochissima fortuna. Con questi atleti a disposizione si vince l’ultima edizione del Memorial dedicato al Cavaliere (1-0 firmato Spinesi contro gli sloveni dell’Nsk Lubiana), ma si viene precocemente eliminati dalla Coppa Italia ad opera del Pisa, formazione di serie inferiore, che passa ai rigori dopo l’1-1 maturato al termine dei 120’. Da quest’anno la competizione è stata riformata, con l’abolizione del girone preliminare, sostituito da tre turni ad eliminazione diretta, con partita secca che si disputa sul campo della squadra peggio piazzata nel ranking (formulato in base ai piazzamenti in campionato dell’anno prima). Urgono dei rinforzi per aumentare competitività ed ambizioni, ma la dirigenza etnea, al pari di molte altre, attende di poter “saccheggiare” tre big come Genoa, Torino e Perugia, impelagate in guai di diversa natura (i grifoni rossoblù sono sotto processo per illecito sportivo e perderanno la promozione in A conquistata sul campo, ripartendo dalla C1; sulle altre due squadre pende il fallimento, dopo il quale si avvarranno del “Lodo Petrucci”, ripartendo con nuove società rispettivamente dalla B e dalla C1, ma perdendo l’intero parco giocatori). Così, a metà agosto, dalle ceneri del Perugia giungono alle pendici dell’Etna il carismatico centrocampista classe 1975 Davide Baiocco (oltre cento presenze in massima serie) ed il graditissimo cavallo di ritorno Peppe Mascara, che completa un tridente da sogno con De Zerbi e Spinesi. Nelle ultime battute della sessione di mercato, si puntella ulteriormente la rosa con l’esterno difensivo sinistro Luciano Zavagno, ventottenne argentino che girovaga da anni in Europa, e con due navigati protagonisti della promozione (poi revocata) del Genoa: il difensore centrale Andrea Sottil (215 gettoni in Serie A), ed il trentacinquenne mediano incontrista Ezio Brevi.

Dopo il rinvio di parte della prima giornata, cagionato dalla protesta di alcuni sindaci (compreso il primo cittadino di Catania Scapagnini), contrari all’introduzione del sabato pomeriggio quale giornata dedicata alla disputa degli incontri del campionato cadetto, i rossazzurri fanno il proprio esordio al Massimino contro il Brescia, una delle retrocesse dalla massima serie. De Zerbi mette in mostra una delle proprie migliori doti portando in vantaggio i suoi con un calcio di punizione, segue il raddoppio di Del Core ed è priva di conseguenze la rete della bandiera delle rondinelle, firmata dall’ex Bruno. Dopo due pareggi con Arezzo (decisivo un rigore sbagliato da Spinesi allo scadere) e Piacenza (raggiunto sull’1-1 da Brevi a pochi minuti dal termine), si spicca il volo: prima si espugna il “San Nicola” di Bari, poi si strapazza in casa l’Atalanta di Colantuono, principale avversaria nella lotta-promozione, con un 4-1 in cui si sblocca con una tripletta Spinesi, fin lì rimasto a secco. La squadra dell’Elefante si issa così in terza posizione, ad un punto dagli orobici e a due dal sorprendente Mantova di Mimmo Di Carlo: per conquistare la promozione diretta, occorre scalzare una delle due concorrenti, giacché il 3° posto garantisce soltanto i playoff. Tuttavia, allo “Scida” di Crotone, complice il pessimo arbitraggio del fischietto veronese Romeo, Pantanelli e compagni chiudono il match in sette contro dieci e rimediano il primo stop stagionale. Dopo aver battuto l’Avellino a dispetto delle molteplici squalifiche, i ragazzi di Marino cadono a Cesena nel recupero della 3a giornata, in virtù di un gol dalla distanza di Pestrin. Quattro giorni dopo si fatica anche col Vicenza in casa: i biancorossi si portano sullo 0-2 con una doppietta del paraguaiano Gonzalez; è Orazio Russo, subentrato subito dopo, a togliere le castagne dal fuoco propiziando l’1-2 con un cross deviato nella propria porta dal vicentino Drascek (con un colpo di tacco), per poi realizzare in pieno recupero il gol del pareggio, con una splendida conclusione di sinistro. Il rallentamento delle ultime settimane porta il Catania a -4 dal 2° posto (adesso occupato dal Modena), ma il peggio deve ancora arrivare: nel turno successivo, si rimedia una batosta sul campo del Mantova capolista, sempre più rivelazione, che si impone con un 3-0 sul quale pesa anche un’espulsione rimediata da Mascara. Adesso gli etnei sono estromessi dalla zona playoff e Marino decide di passare dal 3-4-3 al 4-3-3, rinunciando ad un tornante (Lucenti) e promuovendo titolare Caserta. La mossa produce i suoi effetti: in un primo momento si dà avvio ad una serie positiva, fatta però perlopiù da pareggi (come quelli casalinghi contro rivali come Bologna e Torino) e da un’unica, ma importante, vittoria esterna al “Nereo Rocco” di Trieste. Rimessi in questo modo nel mirino sia i playoff (-3) che la seconda piazza (-5 dal Torino), gli elefanti prolungano la loro striscia conseguendo ben sei vittorie di fila, che ridisegnano completamente le gerarchie del campionato. Particolarmente importante, in questa fase, si rivela l’apporto del bomber Spinesi, autore del gol decisivo in cinque delle suddette sei partite. Il primo successo giunge in quel di Rimini, dove Mascara è autore di una delle prime prodezze della sua stagione (una gran botta da fuori area). Si espugnano anche il “Bentedodi” di Verona e l’”Adriatico” di Pescara, mentre al Massimino si prevale su Cremonese, Modena e Catanzaro. In questo modo si scavalcano tutte le dirette concorrenti e si raggiunge la seconda piazza, poi difesa nell’ultimo turno del girone d’andata, a ridosso di Natale, con un pari raggiunto al 94° da Del Core in trasferta contro l’Albinoleffe. Al giro di boa, si chiude a -2 dal Mantova e a +1 sul Torino, primo inseguitore. Dopo la sosta natalizia, durante la quale Zavagno rescinde il contratto e torna in Argentina per problemi familiari, si comincia nel migliore dei modi il girone di ritorno: il Piacenza viene domato con una rimonta al cardiopalma negli ultimi minuti, realizzata grazie a due punizioni di De Zerbi (la prima ribadita in rete da Del Core) e ad un guizzo di Lucenti. In tal modo il Catania, per la prima volta, si proietta in cima alla graduatoria (seppur momentaneamente, a causa del posticipo poi vinto dai virgiliani). Sette giorni più tardi, però, dopo dodici risultati utili, si rimedia una sconfitta al “Rigamonti” di Brescia, in un match in cui Spinesi, pisano doc, viene espulso per proteste dal livornese Banti, il quale calca la mano nel referto propiziando tre turni di squalifica, poi comminati dal giudice sportivo.

La società intanto comincia ad intervenire per puntellare l’organico in vista della parte decisiva del campionato: al posto di Zavagno giunge in prestito dal Chievo il promettente terzino sinistro siciliano Giovanni Marchese, messosi in luce l’anno prima col Treviso; proprio dai biancocelesti, che militano in massima serie, si preleva, sempre in prestito, la torre Dall’Acqua, potenziale vice-Spinesi al quale però verrà sistematicamente preferito Del Core. Nelle tre partite senza il “Gabbiano” gli etnei perdono la loro vena realizzativa e frenano in classifica: dopo aver battuto, non senza sofferenza, il Cesena in casa (in una gara condizionata da intemperanze di alcuni tifosi, che provocano la sospensione dell’incontro e la successiva squalifica del campo per un turno), si pareggia a reti bianche ad Arezzo e si perde sul neutro di Reggio Calabria col Bari. Fortunatamente, neanche le rivali volano e si resta aggrappati al 3° posto, a due punti di distacco dalla coppia Mantova-Atalanta. Nelle ultime battute del mercato di riparazione arriva la ciliegina sulla torta: dall’Ascoli, che come il Treviso ha approfittato delle disgrazie di Genoa, Torino e Perugia per giocarsi le proprie carte in Serie A, viene acquistato il mediano Mattia Biso, capace di aggiungere alla cattiveria agonistica fin lì garantita da Anastasi e Brevi anche un’ottima visione di gioco. L’ultimo arrivato esordisce da titolare nello scontro diretto con l’Atalanta all’”Atleti Azzurri d’Italia” e lascia subito il segno, pareggiando in avvio di ripresa l’iniziale vantaggio dei nerazzurri; dopo meno di un quarto d’ora è Mascara, servito da Baiocco, a siglare la rete del sorpasso beffando Calderoni con un tocco sotto dopo la prima respinta del portiere orobico. La vittoria consente di issarsi da soli al 1° posto, grazie alla contemporanea sconfitta del Mantova, che cade in casa col Vicenza. Il primato viene difeso per un mese attraverso successi da incorniciare, a partire da quello conquistato al Massimino contro il Crotone di Gasperini, rivelazione del campionato. Rossazzurri e pitagorici fanno a gara a siglare il gol più bello (tiro al volo di Spinesi, punizione di Juric, tacco di Jeda), ma a risolvere la contesa ci pensa il solito Mascara, con una perfetta parabola su punizione che fissa il definitivo 3-2 a 10’ dalla fine. Dopo aver espugnato il settimo campo stagionale (il “Menti” di Vicenza), Baiocco e compagni colgono l’opportunità di vendicarsi del k.o. subito contro il Mantova all’andata. Il 6 marzo 2006 i ragazzi di Di Carlo vengono asfaltati da un Mascara in stato di grazia, che realizza una stratosferica tripletta (notevole, in particolare, l’azione personale propedeutica al 2-0). Un trionfo che ha doppio valore perché consente di creare un solco con la zona playoff e lasciare lo stesso Mantova, 3° in classifica, a cinque punti di distacco. Neanche il tempo di gustarsi il trionfo ed ecco che il Bologna, delusione di stagione, si impone al “Dall’Ara”, cagionando la perdita del 1° posto, arpionato dall’Atalanta. Nel doppio turno casalingo che segue si impatta con la Triestina e si regola la Ternana; dopodiché è il turno del Torino, che contro la squadra di Marino si gioca una fetta importante delle proprie ambizioni di risalita. Al “Delle Alpi” gli ospiti si portano in vantaggio con De Zerbi, ma subiscono poi la rimonta granata, certificata dal rigore del 2-1 di Rosina al 90°. Il periodo di appannamento prosegue nel successivo impegno col Rimini, con cui si impatta a reti bianche davanti ai propri tifosi. L’Atalanta, adesso è a +5; la medesima distanza separa il Catania dalle prime inseguitrici (Mantova e Cesena, col Torino due punti sotto). La vittoria scacciacrisi giunge sul campo della derelitta Cremonese, piegata con un 2-4 nel quale vanno a segno tutti i componenti del tridente d’attacco, oltre a Caserta con una bordata da fuori area. Ma le insidie sono dietro l’angolo: dopo un altro 0-0 al Massimino (contro il Verona), è il Modena, in piena lotta per i playoff, a ribaltare il risultato al “Braglia”, nonostante l’inferiorità numerica, grazie ad una doppietta del terzino Tamburini. Il Torino, che non sbaglia più un colpo e si accredita come unica e vera insidia per il 2° posto in vista del rush finale, si porta a -2, quando mancano tre giornate al termine.

Gli etnei serrano le fila e si liberano facilmente di avversarie prive di obiettivi come il già salvo Pescara ed il già retrocesso Catanzaro. La partita contro i giallorossi è la prima in cui si può sperare nella matematica promozione: il prevedibile esodo di tifosi “marca liotru” e la limitata capienza del “Ceravolo” inducono il Prefetto della città dei tre colli a vietare per motivi di ordine pubblico la disputa dell’incontro nell’impianto cittadino. La Lega così dispone che la gara abbia luogo al “Via del Mare” di Lecce, suscitando le polemiche del presidente del Torino Urbano Cairo. Tutto passa in secondo piano di fronte alla tragica notizia che colpisce la comunità rossazzurra: due sostenitori che si stavano recando a Lecce, Carmelo Ligreci e Fabio Seminara, perdono la vita a causa di un incidente stradale avvenuto alle prime luci dell’alba nei pressi di Roseto Capo Spulico. Il match si gioca in un’atmosfera surreale e si conclude con la prevedibile vittoria di Mascara e compagni. Il Torino vince a Brescia e tutto si rimanda all’ultima, decisiva, giornata: il Catania sfida l’Albinoleffe, compagine che si trova in zona playout ma che può sperare ancora nella salvezza diretta; di contro, gli uomini di De Biasi devono affrontare in casa l’ormai retrocessa Cremonese; in caso di vittoria dei granata, alla squadra di Marino non basterebbe un pari per difendere il 2° posto ed evitare i playoff, a causa degli scontri diretti a sfavore. Il 28 maggio 2006 oltre 23.000 spettatori fanno registrare il tutto esaurito e bardano il Massimino di rossazzurro (stupende le coreografie realizzate da entrambe le curve ed esposte ad inizio partita). Al 15° il solito Spinesi fa esplodere il primo boato, girando di testa in rete un lancio di Baiocco, anche grazie all’incerta risposta di Ginestra. Poco prima della fine del primo tempo l’attaccante avversario Nello Russo beffa Pantanelli con un pallonetto e cala il silenzio, dettato anche dal fatto che nel frattempo il Torino si è portato sul 2-0 grazie ad una doppietta di Vryzas. Nell’intervallo Marino inserisce Del Core al posto di Orazio Russo (che a sua volta rimpiazzava l’indisponibile De Zerbi): “l’uomo della provvidenza” lo ripaga ancora una volta e al 53°, dopo essersi fiondato su un pallone spedito in area da Caserta, vince il rimpallo con Ginestra in uscita: la palla entra “lemme lemme” in porta ed il Massimino impazzisce, mentre lo stesso numero 11 viene inseguito dall’ad Lo Monaco a bordocampo. La parte restante dell’incontro viene controllata senza affanni dagli etnei, che soffrono soltanto per l’eccessiva attesa, prolungata dal sig. Farina da Novi Ligure che assegna 3’ di recupero. Quando arriva il triplice fischio della giacchetta nera piemontese si scatena il tripudio generale: allo stadio, con l’inevitabile invasione di campo, e in città, nella quale partono i caroselli. Dopo ventidue anni il Catania ritorna in Serie A, completando la scalata iniziata dopo i fatti dell’estate 1993. Si chiude al 2° posto in classifica, dietro l’Atalanta, con il primato assoluto dei gol fatti; merito del calcio propositivo di Marino, che esalta il tridente da sogno De Zerbi-Spinesi-Mascara (il “Gabbiano”, coi suoi 23 gol, batte il record di reti segnate in una sola stagione all’ombra dell’Etna) ed anche le doti della mezzala Caserta.

2006/07: DAI SOGNI DI GLORIA AL ROTTO DELLA CUFFIA, CON LA MACCHIA DEL 2 FEBBRAIO
La filosofia adottata dalla dirigenza etnea per affrontare il primo impatto con la massima serie è quella di puntare sulla linea della continuità, confermando Marino (un esordiente, a questi livelli) e lo zoccolo duro della squadra che ha conquistato la promozione; i pochi giocatori di peso ceduti vengono rimpiazzati con colleghi esperti e con alcune scommesse. Davanti a Pantanelli, nel ruolo di terzino destro si alternano Silvestri e Gennaro Sardo, uno dei migliori profili della cadetteria, prelevato dal Piacenza in comproprietà (ai biancorossi va in cambio Padalino); al centro della difesa spazio a Sottil ed al navigato Lorenzo Stovini, da più di un lustro protagonista in Serie A con le maglie di Vicenza, Reggina e Lecce; in qualità di alternativa viene confermato Cesar, reduce da un infortunio, ed arriva dall’Atalanta l’ex colonna della difesa dell’Albinoleffe Minelli; saluta, invece, il vice-capitano Bianco, che raggiunge il proprio mentore Giampaolo al Cagliari; tutta rinnovata la fascia sinistra, con gli arrivederci di Sabato (che passa in prestito al Cesena) e Marchese (che torna al Chievo) e gli ingaggi dell’esperto Falsini e del giovane talento peruviano Juan Manuel Vargas, fluidificante del Colón de Santa Fe, dotato di un mancino potente, per il quale viene spesa una cifra record (superiore ai 2 milioni di euro). A centrocampo, confermato il trio Baiocco-Biso-Caserta (insieme alla riserva polivalente Lucenti e all’infortunato Anastasi), il reparto viene arricchito da Mark Edusei, mediano di quantità proveniente dalla Sampdoria e reduce dalla promozione conquistata ai playoff col Torino, e Mariano Izco, ventitreenne mezzala argentina pressoché sconosciuta, pescata nel San Telmo (club di Serie B). In attacco si punta nuovamente sulla prolifica coppia Spinesi-Mascara, mentre viene sacrificato De Zerbi, ceduto all’ambizioso Napoli di De Laurentiis, neopromosso in B; al posto del fantasista bresciano arriva il centrocampista offensivo Giuseppe Colucci, anch’egli presenza stabile del massimo campionato negli ultimi anni; completano il settore, oltre a Del Core, l’ultratrentenne ex Catanzaro Giorgio Corona, bomber girovago dei campi di periferia del meridione, e Fausto Rossini, ariete lanciato a cavallo del nuovo millennio dall’Atalanta e spesso frenato da problemi fisici; inoltre, viene acquistato in prestito con diritto di riscatto dai giapponesi del Tokyo Verdy Takayuki Morimoto, diciottenne attaccante inizialmente destinato alla primavera di Giovanni Pulvirenti, famoso in patria per aver battuto il record di esordiente e marcatore più giovane del campionato nipponico; non riesce a coronare il sogno di giocare col Catania in Serie A Orazio Russo, che non rientra nei piani tecnici e viene ceduto al Padova, in Serie C1.

I rossazzurri confermano la loro tradizione negativa in Coppa Italia e vengono eliminati al primo turno dal Taranto, che si impone a dispetto delle due categorie di differenza, anche grazie ai tre cartellini rossi collezionati dai ragazzi di Marino. L’esordio in una Serie A “mutilata” dalle scorie lasciate dallo scandalo Calciopoli (che ha comportato la retrocessione a tavolino della Juventus e penalizzazioni in classifica per Fiorentina, Reggina, Milan e Lazio) avviene il 10 settembre al “Sant’Elia” di Cagliari, dove si raccoglie un’inattesa vittoria, grazie ad una prodezza di Corona dal limite dell’area ed ai successivi salvataggi di capitan Pantanelli. Sette giorni dopo la massima serie torna nell’impianto di Piazza Spedini, ma la ricorrenza è rovinata dalle pessime condizioni del manto erboso, tra le principali cause del pari a reti bianche con l’Atalanta. Alla 3a giornata è in programma il derby col Palermo, che nel massimo campionato manca dagli anni ’60. I rosanero sono ormai consolidati ai piani medio-alti e puntano all’Europa, ma il 20 settembre al “Barbera” per due/terzi del match non si notano le differenti ambizioni: sono gli etnei a passare a metà primo tempo con un’iniziativa personale di Corona che “ubriaca” di finte Zaccardo e poi trafigge Agliardi; i padroni di casa pareggiano immediatamente con la loro bandiera Giovanni Tedesco e in avvio di ripresa si portano sul 2-1 con un tiro da lontano di Simplicio sul quale è evidente la complicità di Pantanelli; combina una frittata peggiore Agliardi, il quale venti minuti dopo non addomestica di petto un assist tentato da Mascara e fa carambolare il pallone in rete; passano solo due minuti ed il Palermo si riporta in vantaggio con rigore trasformato da capitan Corini, chiudendo poi i giochi con Amauri, tra le proteste catanesi (i padroni di casa avevano proseguito l’azione nonostante Mascara fosse rimasto a terra a seguito di un contrasto a centrocampo); le successive reti di Barzagli e Spinesi fissano il risultato sul 5-3. Non c’è il tempo di riprendersi dalla delusione perché incombe il turno infrasettimanale, nel quale è previsto l’altro derby, quello col Messina: al Massimino si vive un’altra serata altalenante, col Catania che nella ripresa rimonta l’iniziale vantaggio di Floccari grazie alla premiata ditta Mascara-Spinesi, ma perde il proprio numero 10, che viene espulso per doppia ammonizione dopo il momentaneo 1-1 per essersi tolto la maglietta; bastano pochi minuti ai giallorossi per siglare il definitivo 2-2. Seguono due trasferte contro squadre del calibro di Fiorentina ed Inter: in entrambe si torna a casa sconfitti, ma a San Siro si sfiora il colpaccio e si raccolgono i consensi della critica, grazie all’eurogol di Mascara e al rigore parato da Pantanelli al “Jardinero” Cruz. I complimenti però non bastano, per acquisire tranquillità in chiave salvezza servono punti e c’è da affrontare la grana della squalifica del campo per due turni, inflitta dopo gli incidenti verificatisi nella gara col Messina. Giungono quindi come una manna dal cielo i cinque risultati utili di fila inanellati da fine ottobre a metà novembre, frutto dei successi contro Lazio (sul neutro di Lecce), Reggina (al “Granillo” grazie ad una zampata di Corona) e Livorno (emozionante 3-2 casalingo deciso al 90° da Corona), nonché dei pareggi contro Siena (raggiunto al 93° al “Franchi" dal solito Corona) e Torino (nel secondo match disputato in campo neutro, a Bari). Neanche il tempo di godersi il 4° posto raggiunto in graduatoria – in coabitazione con le altre sorprese Siena, Atalanta e Livorno – che ci pensa la Roma di Spalletti a schiaffeggiare Pantanelli e compagni all’”Olimpico” con un umiliante 7-0, al quale contribuisce anche la terza espulsione stagionale di Mascara. Nonostante il pesantissimo passivo, gli oltre 12.000 sostenitori rossazzurri si distinguono in positivo cantando per tutta la durata dell’incontro. Il gruppo non risente del contraccolpo e reagisce con due vittorie interne ed un pari esterno, che valgono la quarta piazza in solitaria (posizione che vale l’accesso ai preliminari di Champions League). Il rinvio per impraticabilità del campo della gara con l’Empoli e la sconfitta contro il Milan a San Siro non pregiudicano i sogni natalizi, salvaguardati dal pirotecnico successo casalingo contro la Sampdoria (4-2), che consente di chiudere un 2006 da sogno con la conferma del piazzamento che vale la massima competizione europea.

L’anno nuovo si apre con un brusco risveglio, indotto dalle due sconfitte consecutive contro Chievo (al “Bentegodi”) e Cagliari (in casa). Come se non bastasse, a seguito della sfida coi sardi, Spinesi viene squalificato per tre giornate (per aver rivolto, secondo quanto riportato dal sig. Rosetti sul referto, “frasi irriguardose agli ufficiali di gara”). In questo modo il Gabbiano salterebbe l’attesissimo match di ritorno col Palermo, ma la società presenta reclamo. A riportare il dovuto entusiasmo ci pensa il recupero del match con l’Empoli, con i toscani che nel frattempo si sono issati al 4° posto e vorrebbero sottrarre lo scettro di sorpresa alla squadra dell’Elefante, ma cadono sotto i colpi di Caserta e Mascara (che segna in rovesciata). Riconquistata la quarta posizione, la si difende a Bergamo grazie al pari raggiunto da Morimoto, gettato nella mischia da Marino nel finale: per il giovanissimo nipponico, che nel post-partita dichiara ai giornalisti di avere come proprio idolo Spinesi (piuttosto che Ronaldo), è un esordio da incorniciare. Intanto, nel mercato di riparazione si salutano due protagonisti della promozione (Anastasi e Del Core, che passano in comproprietà al Cesena), si dà a Polito la possibilità di andare a giocare in prestito al Pescara e l’unico innesto è rappresentato da una scommessa proveniente dalla C2, il centrocampista Marco Biagianti, prelevato dalla Pro Vasto. Si arriva così al derby, col Palermo, altra grande rivelazione di stagione, che è 3° ed ha nove punti in più. In virtù della concomitanza con la Festa di Sant’Agata, il Comitato per l'ordine e la sicurezza decide di anticipare l’incontro a venerdì 2 febbraio, col calcio d’inizio fissato per le ore 15. La società etnea, tramite il proprio ad Lo Monaco, manifesta il proprio disappunto (legato alle oggettive difficoltà dei tifosi nel recarsi allo stadio in un giorno lavorativo, che priverebbero la squadra del necessario sostegno in una partita così importante) e chiede che si giochi di sera. Il comitato viene incontro a tali esigenze solo parzialmente, fissando il definitivo orario di inizio per le 18. Alla vigilia della gara, giunge finalmente una notizia positiva: la C.A.F. ha ridotto di una giornata la squalifica di Spinesi, permettendo al numero 24 (che aveva già scontato i primi due turni) di scendere in campo l’indomani. La grande festa dello sport siciliano viene rovinata da decine di vandali che, mentre la partita è in corso, attaccano le forze dell’ordine e cercano di venire a contatto con la tifoseria avversaria, giunta al “Massimino” dopo l’inizio della ripresa, quando il risultato è da poco cambiato a favore del Palermo grazie ad un gol di Caracciolo, viziato da un fuorigioco. Per disperdere gli scalmanati la polizia lancia dei fumogeni, alcuni dei quali finiscono all’interno della Curva Nord, scatenando il panico sugli spalti ed inducendo l’arbitro Farina a sospendere il match per l’aria divenuta irrespirabile. A seguito di ciò molti altri ultras si precipitano all’esterno dell’impianto di Piazza Spedini, inasprendo gli scontri con gli agenti nelle vie limitrofe. Nel frattempo la gara riprende ed il Catania pareggia immediatamente con una botta di Fabio Caserta, uno dei trascinatori dell’undici etneo. A una decina di minuti dalla fine, nuova doccia fredda: punizione di Corini, la palla rimbalza sul braccio di Di Michele ed entra in rete. Per la seconda volta, la terna arbitrale non si accorge dell’irregolarità e convalida il gol, tra le inutili proteste. Il derby finisce così, ma l’attenzione mediatica è rivolta altrove. In tarda serata arriva la tragica notizia: al termine della guerriglia urbana che ha provocato decine di feriti, perde la vita l’ispettore Filippo Raciti. La gravità inaudita del fatto scatena molteplici reazioni e conseguenze: la stessa sera, sia il presidente Pulvirenti che l’ad Lo Monaco, molto provati, dichiarano di voler abbandonare il mondo del calcio, salvo poi decidere nei giorni seguenti, a mente fredda, di non volerla dare vinta ai violenti; il commissario straordinario della F.I.G.C. Luca Pancalli dispone lo stop a tempo indeterminato di tutti i campionati (che riprenderanno dopo una settimana); il governo vara un decreto legge contro la violenza negli stadi, prevedendo delle norme più rigide in materia di sicurezza degli impianti e delle manifestazioni sportive; il 14 febbraio il giudice sportivo squalifica il “Massimino" fino al termine della stagione, condannando il Catania a giocare in campo neutro ed a porte chiuse. Tutto ciò ha serie ripercussioni sull’andamento della squadra, costretta a peregrinare in giro per l’Italia. Le prestazioni dei rossazzurri crollano verticalmente e nel giro di poche settimane, grazie anche al forte ritorno delle squadre penalizzate (Milan, Lazio, Fiorentina), si esce fuori dalla “zona Europa”, nella quale Baiocco e compagni stazionavano dal mese di novembre.

Il peggio, però, deve ancora venire: nei due mesi post 2 febbraio il Catania raccoglie soltanto due punti in nove partite: si tratta dei pareggi nel derby a porte chiuse al “San Filippo” di Messina e nella sfida col Siena, disputata a Rimini; per il resto si collezionano sconfitte in serie. Al termine della quinta delle sette batoste rimediate in questa fase (l’1-4 contro la Reggina a Rimini, caratterizzato dalla clamorosa papera di Pantanelli che si fa passare sotto le gambe un tiro da distanza siderale di Foggia), mister Marino molla la presa ma la dirigenza fa quadrato attorno al proprio tecnico, respingendo le dimissioni. Nel frattempo, un gruppo di tifosi abbonati propone un ricorso al T.A.R. di Catania, al fine di ottenere l’annullamento del provvedimento del giudice sportivo e far riaprire, così, le porte dello stadio di casa. Il giudice amministrativo sospende l’efficacia della sanzione, ma il decreto presidenziale viene a sua volta sospeso dal T.A.R. del Lazio, presso cui la F.I.G.C. ha fatto riassumere il processo. Dopo il buon punto conquistato al “Tardini” col Parma, che restituisce un po’ di fiducia, arriva la sentenza del T.A.R. di Catania che annulla la squalifica del “Massimino” e persino gli articoli del Codice di giustizia sportiva che prevedevano la responsabilità oggettiva delle società anche per fatti che le stesse non possono evitare né controllare. A questo punto si dovrebbe disputare la gara con l’Ascoli fanalino di coda, ma gli ispettori dell'osservatorio per la sicurezza del Viminale dichiarano lo stato d’inagibilità dell’impianto etneo ed il commissario ad acta nominato dal T.A.R. è costretto a rinviare la partita. La società decide quindi di intervenire, promuovendo un’istanza di conciliazione con la F.I.G.C. innanzi al C.O.N.I.. Mentre il Catania è fermo, i risultati della 33a giornata – favorevoli a tutte le inseguitrici impegnate nella lotta per non retrocedere (Torino, Chievo, Parma e Reggina) – rendono concreto il pericolo di precipitare al terzultimo posto (che adesso dista soltanto due punti) e finire così in Serie B. Per fortuna, nel successivo turno al “Friuli” contro l’Udinese si ritorna alla vittoria dopo oltre tre mesi, pur soffrendo più del dovuto contro un avversario che ha giocato quasi tutta la ripresa in 9 contro in 11, restando addirittura in 8 nel finale. Tre giorni dopo, al “Bentegodi” di Verona ed ancora a porte chiuse, si recupera il match con l’Ascoli: i marchigiani, virtualmente retrocessi, vendono cara la pelle ed i rossazzurri devono faticare per ottenere (in rimonta) il 3-3 che vale soltanto un punto e pregiudica la possibilità di distanziare in modo consistente le rivali. A quattro giornate dalla fine il vantaggio sulla zona retrocessione è di cinque lunghezze, ma le precarie condizioni della squadra non fanno dormire sonni tranquilli. Lo conferma il successivo impegno con l’Empoli: i ragazzi di Cagni hanno mantenuto le promesse del girone d’andata, sono in piena corsa per un posto in Coppa UEFA e si impongono con un 2-1 che riduce ulteriormente il gap con la terzultima (il Siena, che insegue a soli tre punti). In compenso, grazie al procedimento di conciliazione promosso in precedenza, si ottiene l’apertura delle porte (e quindi la presenza del proprio pubblico) nelle ultime due partite “casalinghe”, che però si disputeranno ancora in campo neutro, a Bologna. Nella prima si affronta il Milan di Ancelotti, atteso dieci giorni dopo dalla rivincita col Liverpool nella finale di Champions League. I rossoneri non si fanno distrarre e si portano subito in vantaggio con Seedorf; nel secondo tempo, però, una botta al volo di Spinesi garantisce un preziosissimo pareggio. Le cose però si complicano maledettamente una settimana dopo a Marassi contro una Sampdoria che, pur potendo puntare solo all’Intertoto, gioca a viso aperto e vince grazie alla complicità di un Pantanelli sempre più irriconoscibile, che si fa beffare sul proprio palo da un tiro scagliato da posizione laterale da Zenoni. Alla vigilia dell’ultimo turno le compagini impelagate nella contesa per evitare la B sono cinque: Chievo e Parma (39 punti), Catania (38), Reggina e Siena (37). Il calendario sorride ad emiliani, calabresi e toscani, che affronteranno rispettivamente Empoli, Milan e Lazio, tutte squadre già qualificate alle competizioni europee (i rossoneri, peraltro, devono smaltire la sbornia del successo conquistato nella finale di Atene). Catania e Chievo si affronteranno in uno scontro diretto al “Dall’Ara” ed è evidente che proprio dall’impianto felsineo uscirà la terza retrocessa, che seguirà Messina ed Ascoli in cadetteria. Il gruppo di Marino arriva alla gara da dentro o fuori in precarie condizioni mentali e deve fare a meno degli squalificati Silvestri, Edusei, Caserta e dell’infortunato Spinesi. Il tecnico di Marsala decide quindi di lanciare dal 1’ il giovane Biagianti. Il 27 maggio 2007 8.000 catanesi spingono sotto la pioggia i propri giocatori, impegnati in una gara tiratissima. La svolta arriva nella ripresa: Marino manda in campo Rossini ed è proprio l’ariete originario di Grosseto, che ha sin qui disputato una stagione abbastanza scialba, a svettare su un cross dalla destra di Lucenti e beffare Squizzi. Un gol vissuto come una liberazione, dalla squadra e dal pubblico. La fortuna sorride al mister che per proteggere il risultato fa entrare un’altra meteora, il difensore Minelli, il quale a dieci minuti dalla fine con una zampata su un traversone proveniente da una punizione battuta da Vargas realizza il 2-0 che mette in cassaforte partita e salvezza, dando il via al tripudio rossazzurro. Come previsto, la sconfitta costa al Chievo la retrocessione, ma i tifosi clivensi applaudono sportivamente gli avversari. Si chiude così una stagione contradditoria e sofferta, condizionata dalla tragedia del 2 febbraio. Al primo impatto con la massima serie, le idee tattiche di Marino esaltano ancora una volta l’attacco (Spinesi, coi suoi 17 gol, fissa il record etneo di marcature in una singola stagione di Serie A), ma pregiudicano oltre modo il reparto arretrato, che con 68 reti subite si distingue come il secondo più “buggerato” del campionato.

Rossini e Mascara esultano dopo il gol del vantaggio col Chievo 



2007/08: UN’ALTRA SALVEZZA ACCIUFFATA IN EXTREMIS
Per la prima volta dal periodo d’oro degli anni ’60, il Catania riesce a confermarsi nell’élite del calcio italiano. Diversi sono i cambiamenti adottati dalla società per proseguire il progetto di radicamento in Serie A. Salutato Pasquale Marino, promesso sposo dell’Udinese, l’ad Lo Monaco punta sulla voglia di riscatto di Silvio Baldini, tecnico sulla soglia dei cinquant’anni, il quale ha perso lo smalto dopo un ottimo lustro ad Empoli nei primi anni del nuovo millennio. Alcuni “eroi” della risalita in A e della salvezza vengono ceduti o messi in disparte: Pantanelli e Biso finiscono fuori rosa e intentano una causa per mobbing; Cesar torna definitivamente al Chievo; Lucenti e Corona scendono in Serie B, passando al Mantova; Rossini si accasa al Livorno. Tutti gli altri pilastri vengono invece riconfermati e la fascia di capitano passa – per volontà unanime di spogliatoio e tifoseria – sul braccio del trascinatore Baiocco. I rinforzi sono mirati e perlopiù low cost: a parametro zero vengono ingaggiati il trentenne guardiapali spagnolo Albano Bizzarri, che ha dei trascorsi da riserva nel Real Madrid ed è reduce da una retrocessione in Segunda Division col Nàstic di Tarragona, e l’esperto centrocampista Giacomo Tedesco, specializzato in salvezze grazie agli ultimi quattro anni passati a Reggio Calabria; rientrano dai rispettivi prestiti Polito, che si gioca il posto da titolare con Bizzarri, e Sabato, che rimane in qualità di vice-Vargas; la difesa si rinforza col lungagnone centrale Christian Terlizzi, esubero del Palermo, bloccato da un infortunio nella stagione precedente, trascorsa con la maglia della Sampdoria; non mancano le solite scommesse sudamericane, che portano i nomi di Cristian Llama, ventunenne esterno mancino strappato all’Arsenal de Sarandì, e soprattutto Jorge Martinez, funambolico fantasista del Nacional di Montevideo per il quale la società sborsa circa 3 milioni di euro, superando il record di spesa fissato un anno prima con Vargas. Il campionato comincia con un botta e risposta spettacolare col Parma al “Tardini” (2-2, Morimoto e Baiocco in gol per gli etnei) e con una scena poco edificante a bordocampo: Di Carlo e Baldini battibeccano ed il toscano perde la testa e rifila un calcio nel sedere al collega. L’episodio scatena l’ennesimo sciacallaggio mediatico fuori luogo nei confronti del Catania, al quale partecipa anche il noto volto televisivo Pippo Baudo, che chiede – invano – la testa del mister. Si volta pagina superando, dopo tempo immemore, il primo turno di Coppa Italia, grazie ad un Polito in versione para-rigori nella sfida risolta proprio ai tiri dal dischetto contro la Triestina al “Nereo Rocco”. Gli ultimi giorni di mercato consentono le ultime “epurazioni” (Pantanelli va all’Avellino, Biso allo Spezia) e registrano un addio amaro, quello di Fabio Caserta, idolo della piazza che tradisce i propri sostenitori accettando la corte del Palermo di Zamparini.

Il 2 settembre i tifosi riabbracciano la propria squadra al “Massimino”, ammodernato in estate per ottemperare alle nuove disposizioni sulla sicurezza. Il manto erboso, però, lascia ancora a desiderare e produce uno scialbo 0-0 col Genoa. Seguono due sconfitte con big come Inter e Fiorentina; alla 5a giornata, la sfida casalinga infrasettimanale con l’Empoli diventa già importante in chiave salvezza. La risolve Martinez regalando ai suoi il primo successo stagionale. Quattro giorni più tardi, a San Siro contro il Milan, si sfiora l’impresa, col Diavolo che grazie ad un dubbio rigore pareggia nella ripresa il vantaggio firmato da Martinez nel primo tempo. Una settimana dopo, col Livorno, nel giorno del ritorno in panchina di Baldini, vive una giornata di gloria il match-winner Gennaro Sardo, giocatore perennemente beccato dal pubblico. La scia di risultati positivi prosegue per tutto il mese di ottobre, durante il quale gli etnei mantengono una perfetta media inglese. Si torna a sentire profumo d’Europa, ma a riportare sulla terra ci pensa un mese di novembre poco proficuo, caratterizzato dalle sconfitte con Atalanta (in casa) e Napoli (al “San Paolo”), inframezzate dal pareggio di Torino coi granata. L’ultimo mese dell’anno si apre con l’attesissimo derby di Sicilia, il primo dopo i fatti del 2 febbraio. Le autorità di pubblica sicurezza vietano la presenza della tifoseria ospite (e continueranno a farlo, in occasione di ogni sfida tra Catania e Palermo, per i successivi tre anni). I rosanero sono reduci da un 5-0 rimediato contro la Juventus, che ha propiziato un ribaltone in panchina, col ritorno di Guidolin al posto dell’ex Colantuono. Cinque anni dopo l’ultima vittoria sui rivali, i rossazzurri si impongono con un perentorio 3-1, firmato Mascara, Spinesi (su rigore) e Martinez. Quest’ultimo allo scadere beffa Fontana con uno splendido destro a giro dal limite dell’area: una perla che chiude i giochi, che erano stati momentaneamente riaperti nella ripresa dall’ex Caserta, il quale però due minuti dopo il gol si era fatto cacciare dal sig. Trefoloni per un intervento scomposto su Colucci ed aveva abbandonato il terreno di gioco tra i fischi e gli improperi dei suoi ex tifosi. La classifica sorride alla squadra del vulcano, che si trova all’8° posto, a due soli punti dall’ultimo piazzamento utile per qualificazione alla Coppa UEFA. Contrariamente al predecessore, Baldini adotta uno stile di gioco improntato al contenimento, che sacrifica le qualità offensive di elementi come Mascara, costretto a ripiegare, o Spinesi, lasciato spesso senza supporto. Ciò garantisce continuità e risultati tra le mura amiche ma perenni difficoltà in trasferta, che compromettono aspirazioni più alte di una tranquilla salvezza. Lo testimoniano le sconfitte contro Lazio e Reggina, che affievoliscono l’entusiasmo per la vittoria interna contro l’Udinese dell’applaudito ex Marino, compagine che staziona in zona Champions League. A regalare un felice Natale ci pensa la Coppa Italia: nell’andata degli ottavi di finale, si affronta a San Siro un Milan appena rientrato da Yokohama, dove ha conquistato la Coppa del mondo per Club. Ancelotti è costretto a schierare un mix di giovani e seconde linee ed il Catania ne approfitta, cogliendo uno storico successo (1-2, firmato dai “simboli” Spinesi e Mascara) che ipoteca la qualificazione ai quarti. Al rientro dalle festività si ospita al “Massimino” la Juventus, che nella stagione del ritorno in A, guidata da Claudio Ranieri, sta viaggiando in alta classifica. Per l’occasione, la società indice la “Giornata rossazzurra”, in cui gli abbonamenti non sono validi: un’iniziativa introdotta dalla proprietà Pulvirenti sin dal primo anno di insediamento, che genera malumori nei supporters, i quali però accorrono lo stesso allo stadio. Dopo il vantaggio siglato in sospetta posizione da Spinesi su assist di Mascara al minuto numero 15, si sogna fino al 90°, ma un’entrata di Biagianti su Del Piero induce il sig. Rocchi ad assegnare un rigore un po’ generoso, che “Pinturicchio” trasforma. Quattro giorni dopo gli etnei dimenticano l’amarezza conquistando il passaggio al turno successivo di Coppa Italia, grazie all’1-1 contro il Milan, impreziosito da una gemma di Vargas che conclude uno spettacolare schema da calcio d’angolo segnando con una botta al volo da fuori area. Il peruviano, già messosi in mostra l’anno prima, sta vivendo la stagione della consacrazione ed attira le attenzioni delle big della Serie A e dei campionati esteri. La prosecuzione dell’impegno di coppa moltiplica le fatiche e rallenta la marcia in campionato: nelle tre sfide che precedono e seguono i quarti con l’Udinese (le trasferte contro Roma e Genoa e il match casalingo col Parma), si raccoglie soltanto un pari a reti bianche in casa e si finisce nel pericoloso limbo di metà classifica. In compenso, contro i friulani, al termine di un’emozionantissima doppia sfida, si conquista una storica qualificazione alle semifinali di Coppa Italia: dopo il 3-2 bianconero ad Udine nella gara d’andata, i rossazzurri ribaltano la situazione grazie al gol del definitivo 2-1 – che li premia in virtù della regola dei gol in trasferta – realizzato da Morimoto all’89°. Le principali operazioni del mercato di riparazione battono ancora una volta bandiera albiceleste: vengono ingaggiati due difensori classe ’84, il centrale difensivo Matias Silvestre (che arriva dal Boca Juniors) ed il terzino Pablo Alvarez, (prelevato dall’Estudiantes ed in grado di giocare su entrambe le fasce), mentre Llama viene spedito in prestito al Newell’s Old Boys. Il rinforzo per l’attacco, il reparto meno convincente, lascia a desiderare: giunge in prestito dal Napoli Pià, attaccante esterno con poca esperienza in A e non molto prolifico neanche in cadetteria.

I ragazzi di Baldini vivono un mese di febbraio da incubo, con quattro sconfitte consecutive: dopo quella col Genoa, si cede all’Inter in casa e si cade nelle due trasferte toscane di Firenze ed Empoli. Contro i campioni d’Italia allenati da Mancini, la partita è condizionata dalla mancata segnalazione del fuorigioco di Cambiasso che vizia lo 0-1 che sblocca il match e dalla direzione ostile nei confronti del Catania da parte dell’esperto direttore di gara Stefano Farina, già inviso ai sostenitori marca liotru per il pessimo arbitraggio della gara col Palermo del 2 febbraio. Gli spettatori presenti sugli spalti reagiscono con la tipica liscìa, applaudendo il fischietto piemontese ad ogni decisione contraria e intonando un sarcastico ”Farina, Farina!”. Il k.o. più grave è quello contro l’Empoli: la serie negativa ha risucchiato Baiocco e compagni nella lotta per non retrocedere e la formazione allenata da Malesani è una diretta concorrente; come se non bastasse, Spinesi sbaglia un rigore quando il risultato è fermo sull’1-0 e una decina di minuti dopo Budel fissa il raddoppio che consente agli azzurri di portarsi in vantaggio negli scontri diretti. A questo punto il Catania è 15°, con un solo punto di vantaggio su Siena e Parma, terzultime in coabitazione. Urge una reazione che arriva nel successivo turno infrasettimanale contro il Milan: dopo il vantaggio del baby Pato, si conquista un punto importante grazie a Spinesi, il quale, partito a sorpresa dalla panchina, pareggia pochi minuti dopo il suo ingresso in campo. Quattro giorni più tardi si rende visita al Livorno, che è terzultimo ed insegue proprio gli etnei a -1. Anche questo match-ball salvezza viene sprecato e si finisce per la prima volta in zona retrocessione, complice un Polito che, dopo aver sottratto a Bizzarri la maglia da titolare a inizio campionato, subisce per la terza volta in una settimana un gol dalla distanza, denotando una scarsa protezione della propria porta (dopo Giovinco e Pato, il carnefice stavolta è Alino Diamanti). La posizione di Baldini comincia ad essere messa seriamente in discussione dalla tifoseria, ma il tecnico viene sostenuto dalla società e salva la panchina nel successivo scontro diretto col Cagliari al “Massimino”: i ragazzi di Ballardini, che stanno compiendo una miracolosa rimonta salvezza, si portano in vantaggio con capitan Conti, ma subiscono il ritorno dei rossazzurri, che si impongono grazie una semi-rovesciata di Silvestri e ad un autogol di Canini. Il grande equilibrio che regna in coda fa sì che il Catania in un colpo solo si metta alle spalle ben tre concorrenti (Livorno, Parma ed Empoli). Ma la crisi non si placa: dopo la sconfitta esterna con la Sampdoria e due 0-0 consecutivi con Siena ed Atalanta, il mese di marzo si chiude con una battuta d’arresto interna col Torino che induce Baldini a rassegnare le dimissioni. La dirigenza si affida così a Walter Zenga, carismatico ex portiere dell’Inter e della nazionale, che da allenatore ha sin qui raccolto esperienze e successi soltanto all’estero (un campionato vinto sia con la Steaua Bucarest in Romania che con la Stella Rossa di Belgrado in Serbia). L’obiettivo è quello di scuotere sotto il profilo psicologico un gruppo che sembra aver scaricato le batterie. “Spiderman” vara un 4-1-4-1 che prevede per Vargas una posizione più avanzata, che consente al peruviano di sfruttare al massimo le proprie potenzialità offensive. La mossa si rivela azzeccata: in occasione dell’esordio del nuovo nocchiero, in casa contro il Napoli, si prevale sui partenopei con un rotondo 3-0 e proprio il “Loco” entra nel tabellino dei marcatori. Una settimana dopo si affronta il Palermo, sulla cui panchina è tornato Colantuono. L’atteggiamento prudente scelto da Zenga sembra poter fruttare un buon pari, ma a cinque minuti dal termine la stella rosanero Miccoli regala ai suoi i tre punti realizzando una punizione dal limite. Giunge così il momento di affrontare l’andata della semifinale di coppa. La delicata situazione in classifica compromette la possibilità di schierare tutti i titolari contro la Roma all’”Olimpico”. I giallorossi ne approfittano imponendosi 1-0 con una sventola di Totti. In campionato si torna a respirare con il successo interno sulla Lazio, in occasione del quale viene introdotta un’altra novità tattica, quella dell’impiego davanti alla difesa del giovane Biagianti – fin qui rimasto in naftalina – al posto di Edusei. Ma i piani salvezza vengono maldestramente complicati con due sconfitte di fila, contro l’Udinese al “Friuli” e, soprattutto, contro la Reggina in casa nello scontro diretto. Da un potenziale +4 sulla terzultima a due giornate dal termine – che sarebbe stato garantito in caso di vittoria sugli amaranto – si passa ad un poco tranquillizzante +1, con la prospettiva di dover giocare gli ultimi due impegni stagionali con due big come Juventus e Roma (quest’ultima, peraltro, ancora in corsa per lo scudetto) e con l’aggravante del grave infortunio al ginocchio che rende indisponibile Spinesi. Prima del tour de force finale si incontra proprio la squadra capitolina nel ritorno della semifinale: in porta si rivede Bizzarri, che ha smaltito un infortunio ed avrà il delicato compito di proteggere i pali etnei negli ultimi 180’; per il resto Zenga dimostra il proprio disinteresse alla competizione ricorrendo al turnover ed il match si conclude con un 1-1 che manda in finale gli uomini di Spalletti. Archiviato l’ottimo cammino di coppa, si va all’”Olimpico” di Torino: un gol alquanto bizzarro di Martinez, sugli sviluppi di un corner, porta in vantaggio gli etnei all’inizio della ripresa, ma la Juventus, nonostante non abbia più obiettivi da raggiungere, non ci sta a perdere e dopo svariati tentativi raggiunge l’1-1 col solito Del Piero all’88°. Si tratta di un’altra occasione sprecata: una vittoria avrebbe regalato al Catania la salvezza matematica; invece, a 90’ dalla fine, i due punti di vantaggio sul Parma e i tre sull’Empoli non bastano per affrontare con serenità l’ultimo turno. Tutt’altro: la lotta scudetto tra Inter e Roma è ancora aperta ed un eventuale sconfitta coi giallorossi farebbe dipendere la permanenza in A dai risultati degli altri campi. Poche preoccupazioni desta il Parma, che per uno strano incrocio del calendario dovrà affrontare proprio l’Inter; l’Empoli, invece, sfiderà in casa il già retrocesso Livorno, ed in un arrivo a pari punti prevarrebbe sulla squadra dell’Elefante grazie al vantaggio nella classifica avulsa. Complici delle aggressioni subite da alcuni catanesi nella trasferta romana dell’anno precedente, i rapporti tra le due tifoserie sono tesi: vista la delicatezza dell’incontro, viene vietata la trasferta ai tifosi romanisti. Il 18 maggio 2008, davanti a 21.000 spettatori, la Roma sblocca la partita nei primi minuti con una splendida azione personale di Vucinic e resiste ai primi assalti rossazzurri. Nella ripresa, in particolar modo dopo la notizia del vantaggio dell’Inter al “Tardini”, il match si trasforma in un assedio dei padroni di casa, che bombardano la porta difesa con maestria da Doni e protetta anche dai legni (che respingono i tentativi di Biagianti e Morimoto). Il contemporaneo vantaggio dell’Empoli sul Livorno obbliga i ragazzi di Zenga a gettare il cuore oltre l’ostacolo per trovare il gol-salvezza che giunge, finalmente, all’85° con una sporca conclusione di Martinez nei pressi dell’area piccola. Il miracolo è riuscito, con una sofferenza paragonabile a quella dell’anno prima, ma senza le medesime “giustificazioni” dettate dai fatti contingenti. Il freno del Catania 2007/08 è rappresentato, in particolare, da un attacco abulico, penultimo del campionato nella classifica dei gol fatti. Le note liete sono rappresentate da una difesa ottimamente diretta da uno Stovini formato monstre e dai consensi raccolti dai sudamericani Martinez e Vargas: il primo per l’ottimo ambientamento nella stagione d’esordio; il secondo perché ormai pronto al salto in una “big”.

”El Malaka” Martinez esulta dopo il gol-salvezza contro la Roma 



2008/09: UN ANNO FINALMENTE TRANQUILLO
Per affrontare il terzo anno di fila in massima serie si riparte da Walter Zenga, riconfermato a furor di popolo. La plusvalenza record generata dalla cessione di Vargas (che passa alla Fiorentina per 12 milioni) consente al club di via Ferrante Aporti di approntare una campagna acquisti che mira ad elevare la competitività della squadra, in modo tale da poter puntare ad un campionato più tranquillo rispetto alle due precedenti annate. I fiori all’occhiello sono Pablo Ledesma, ventiquattrenne centrocampista fosforoso prelevato dal Boca Juniors (con cui ha sfidato il Milan nella precedente edizione del Mondiale per Club), e Nicolae Dică, fantasista romeno reduce dagli Europei di Austria e Svizzera, strappato alla Steaua Bucarest. Quest’ultimo “sfila” la maglia numero 10 a Mascara, che ripiega sul 7 che gli porterà tanta fortuna. In porta si punta definitivamente su Bizzarri, mentre Polito viene scavalcato nelle gerarchie persino dal giovane slovacco Košický; la difesa si fonda sui riconfermati, destinati ad alternarsi (Stovini, Silvestre e Terlizzi al centro; Sardo, Silvestri, Sabato e Alvarez sulle corsie); a centrocampo l’altro volto nuovo è Ezequiel Carboni, mediano di rottura, reduce da quattro campionati austriaci disputati col Red Bull Salisburgo; Izco e Biagianti reclamano più spazio ma devono dividerlo con gli esperti Baiocco e Tedesco; sulla trequarti si aspettano conferme da Martinez, si auspica il rilancio di Mascara e si cerca di capire di che pasta è fatto Llama, rientrato dal prestito; in attesa che Spinesi recuperi dal proprio infortunio, per il ruolo di centravanti ci si affida a Morimoto e a due scommesse, il ventiduenne Michele Paolucci, scuola Juve, giunto in prestito e reduce da un paio di anni in A, e Gianvito Plasmati, emergente di terza serie acquistato due anni prima e poi mandato in prestito nelle categorie inferiori. Della “vecchia guardia” saluta Sottil, che scende in B col Rimini, e finiscono fuori rosa Edusei e Colucci. Complice lo status di Baiocco, non più titolare fisso e con un contratto in scadenza, la dirigenza di concerto col tecnico decide di non riassegnare la fascia di capitano ma di farla indossare ad un giocatore diverso ad ogni incontro. Lo spirito di gruppo si riconosce anche nelle scelte di Zenga, che nei primi mesi, di partita in partita, cambia sistematicamente diversi titolari, coinvolgendo quasi tutti gli atleti a disposizione. Un sistema, questo, che contribuirà a valorizzare diversi giocatori ma brucerà l’uomo più illustre ed atteso, proprio quel Dică che si aspettava un trattamento di favore dal tecnico che lo aveva avuto con sé nella fortunata esperienza alla Steaua di quattro anni prima. Il romeno, contrariato per le troppe panchine, dopo pochi mesi verrà ai ferri corti con allenatore e società e finirà ai margini per l’intera stagione.

L’esordio ufficiale della nuova squadra si tiene in una serata di fine agosto, in cui si ospita il Parma (retrocesso in B) nel terzo turno eliminatorio di Coppa Italia. Il formato della competizione viene nuovamente modificato, prevedendo l’eliminazione diretta in tutti i turni ad eccezione della semifinale, e soprattutto consentendo alle squadre meglio piazzate la stagione precedente di giocare tra le mura amiche e di iniziare il torneo da una fase avanzata (le prime otto classificate di A partono direttamente dagli ottavi di finale). Una formula cervellotica – giunta sino ai nostri giorni – che rende molto più difficile, per un outsider del calcio italiano, ripetere un cammino come quello del Catania 2007/08. I gialloblù di Cagni vengono piegati soltanto ai supplementari da una bella doppietta di Paolucci. Anche in campionato si inizia bene con un successo di misura sul Genoa, firmato Mascara. Alla 2a giornata si rende visita allo “Speciale One” Jose Mourinho, appena sbarcato sullo Stivale per assecondare i sogni europei del presidente dell’Inter Massimo Moratti. Gli etnei fanno un’ottima figura, passano in vantaggio con Plasmati e cedono solo a causa di due autoreti: la prima, di Mascara, che devia l’unica trivela fortunata dell’esperienza italiana dell’ala lusitana Quaresma; la seconda, di Terlizzi, viene definita “fantasma” poiché le immagini non chiariscono con certezza se Bizzarri ha bloccato la sfera al di qua o al di là della linea. La rimonta nerazzurra, peraltro, era stata resa ancor più complicata dall’espulsione di Muntari, che a fine primo tempo aveva colpito Tedesco con una gomitata. Il centrocampista palermitano, intervistato a fine gara, sbotta quando viene messa in dubbio l’autenticità dell’episodio e accusa la stampa nazionale di stare sempre dalla parte delle “grandi”. I veleni non finiscono qui. Nei giorni seguenti l’ad Lo Monaco reagisce con colorite affermazioni alle presuntuose dichiarazioni rese da Mourinho nel post-partita. Il portoghese non si esime dal controbattere, ricorrendo ad un ritornello che diviene presto virale: "Lo Monaco? Io conosco monaco di Tibet, Monaco-Montecarlo, il Bayern Monaco, il Gran Prix di Monaco. Se qualcuno Monaco vuole essere conosciuto perché parla di me, mi deve pagare”. Dopo il perentorio 4-0 nel quarto turno eliminatorio di coppa contro il Padova (formazione della Prima Divisione della neonata Lega Pro), Mascara e compagni mantengono per sei giornate una perfetta media inglese che li proietta ai vertici della classifica. Plasmati si toglie un’altra soddisfazione, realizzando la rete dell’1-1 che frutta un prestigioso punto all’”Olimpico” di Torino contro la Juve di Ranieri. Ma chi sale in cattedra è Paolucci, che sigla i gol partita al “Massimino” contro Atalanta e Chievo e poi, nell’incontro di inizio ottobre al “Granillo”, è artefice del momentaneo vantaggio che regala al Catania la vetta della graduatoria, prima del pareggio reggino firmato da Costa. Il 19 ottobre, nel derby ad alta quota col Palermo, le cose si mettono bene nel primo tempo con l’espulsione di Carrozzieri, ma il match lo sblocca il “Malaka” Martinez nella ripresa con un colpo di testa su cross del subentrato Llama, prima che Mascara chiuda le ostilità col rigore del 2-0. Una settimana dopo non si va oltre un pari al “Franchi” di Siena, ma il grande equilibrio che regna in campionato consente ai ragazzi di Zenga di giocarsi un nuovo assalto al 1° posto nella sfida infrasettimanale con l’Udinese di Marino. I friulani però difendono il loro piazzamento al vertice, imponendosi coi gol del “Nino Maravilla” Sanchez e di Quagliarella. Quattro giorni più tardi si rimedia un altro k.o. in casa della Lazio e si perde definitivamente il contatto con le prime della classe, ma si resta in “zona Europa” grazie ai sei punti raccolti nel doppio turno casalingo della prima metà di novembre: prima si prevale sul Cagliari dell’ex Jeda grazie ad una punizione trasformata dal “soldatino” Sabato a pochi minuti dalla fine; poi si doma il Torino di De Biasi con una tripletta di Mascara, che sfodera l’intero repertorio segnando sia su azione che su calcio piazzato. Curioso è l’episodio che accade durante la partita coi granata: prima che “Topolinik” batta la punizione del 2-1, Plasmati, affiancato in barriera ai difensori avversari, si abbassa i calzoncini davanti al malcapitato Sereni. Attira ancor di più l’attenzione dei media la rissa verbale che si consuma a nel post-gara a “Stadio Sprint” tra Zenga ed il giornalista Rai Enrico Varriale. Ciò fa passare in secondo piano la nuova ascesa di Mascara, il quale, al terzo anno nel massimo campionato, sta trovando finalmente la propria dimensione e torna a prendere in mano la squadra come ai tempi della cadetteria. Il 6° posto in coabitazione con l’Udinese si perde di vista tra fine novembre e metà dicembre, periodo durante il quale giungono tre sconfitte fuori casa (contro Sampdoria, Milan e Fiorentina) ed un deludente pari interno col neopromosso e già pericolante Lecce. Si torna a sorridere nel turno che anticipa il Natale, in cui si riceve la Roma davanti ai propri tifosi. “Coach Z” rimescola le carte per l’ennesima volta, proponendo un 3-5-2 in cui lancia Izco e Morimoto e rilancia Baiocco: proprio l’ex capitano ed il giapponese lo ripagano, segnando un gol a testa nella prima frazione di gioco. Il “Ronaldo del Sol Levante”, che comincia ad essere preferito a Paolucci per “ragioni contrattuali” (la punta di Recanati è destinata a rientrare alla base a fine stagione), completa l’opera nella ripresa firmando la terza rete etnea, che mette al riparo dal ritorno giallorosso e frutta il 3-2 finale. E’ la prima vittoria in campionato dell’era Pulvirenti contro una big della Serie A; l’euforia è corroborata dall’ottava posizione con cui si chiude il 2008, a quattro punti di distanza da un’altra sorpresa, il Genoa di Gasperini, che presidia la sesta piazza. Ma non tutto gira per il verso giusto: oltre al “caso Dică”, il rendimento di Martinez è inferiore alle attese, il recupero dall’infortunio di Spinesi sembra infinito e le grane contrattuali, che sono all’ordine del giorno, condizionano le scelte tecniche (è il caso di qualche panchina di troppo riservata ad un totem come Stovini, anch’egli in scadenza di contratto).

All’inizio del nuovo anno giunge una flessione, testimoniata da due stop consecutivi in campionato (di cui uno in casa, col Bologna) e dall’eliminazione nella gara secca degli ottavi di coppa contro la Juventus. La società comincia ad intervenire sul mercato: dal Palermo giunge in prestito con diritto di riscatto il terzino sinistro Ciro Capuano. Il 25 gennaio, durante il secondo tempo del match col Genoa al “Ferraris”, l’espulsione del rossoblù Matteo Ferrari ed un colpo di testa del redivivo Martinez sembrano garantire il primo colpo esterno, ma pochi minuti dopo arriva il pari del “Principe” Milito, che mette in evidenza il grande tallone d’Achille delle ultime stagioni della squadra dell’Elefante: le trasferte. Peraltro, negli ultimi giri d’orologio contro i grifoni si rivede in campo Spinesi, il quale però non riuscirà a tornare in condizione e disputerà soltanto pochi scampoli di gara. Tre giorni dopo si affronta l’Inter al “Massimino”: il coraggio non manca (vengono schierati contemporaneamente Martinez, Morimoto, Paolucci e Mascara), ma la capolista mostra i muscoli e vince (0-2, col raddoppio di Ibrahimovic di pregevole fattura), nonostante l’inferiorità numerica provocata da un nuovo duro intervento di Muntari su Tedesco. Non manca l’episodio arbitrale controverso: sul risultato di 0-1, Rocchi da Firenze annulla il pareggio di Paolucci per un “gioco pericoloso” di Morimoto su Burdisso che lascia più di un dubbio. Il periodo negativo continua a Bergamo, dove si rimedia l’ennesima battuta d’arresto in trasferta (la sesta, su sette, negli ultimi tre mesi). Perso ormai definitivamente il treno per l’Europa, si mantiene una distanza di sicurezza (+8) sulla zona retrocessione grazie al tesoretto accumulato fino a dicembre. Il mercato di riparazione si conclude con l’acquisto in comproprietà dal Genoa del terzino destro Alessandro Potenza: adesso Zenga può contare su laterali difensivi affidabili su entrambe le fasce. I loro predecessori, Sardo e Sabato, fanno le valigie: il primo passa in prestito al Chievo, al quale viene ceduto anche Colucci; il secondo rescinde e si accasa in B, all’Empoli. Anche Alvarez, fin qui oggetto misterioso, si trasferisce a titolo temporaneo, tornando in patria al Rosario Central. La forte concorrenza in attacco e la volontà di lanciare Morimoto inducono poi la dirigenza a spedire in prestito all’Atalanta Plasmati. Le epurazioni si concludono con il prestito di Polito al Grosseto e la cessione di Edusei al Bari. La prima partita post-mercato è “di cartello”: a Catania arriva la Juventus, seconda in classifica, e la società rinnova l’iniziativa della “Giornata rossazzurra”. La seconda ammonizione di Iaquinta, che si fa cacciare al 12° minuto, subito dopo aver portato in vantaggio i suoi, dà agli etnei la possibilità di disputare l’intero incontro in superiorità numerica. Mascara e compagni mettono alle corde i bianconeri e cercano il risultato storico, pareggiando nella ripresa con Morimoto e sfiorando a più riprese il 2-1. Dopo la solita svista, puntuale nelle gare contro le “strisciate” (rigore netto per ostruzione di braccio di Molinaro, non ravvisata), nei minuti di recupero arriva la beffa: sugli sviluppi di un corner Terlizzi liscia il pallone e la meteora Poulsen infila Bizzarri nell’area piccola. L’imperdonabile errore, oltre a scatenare l’ira del pubblico, fa sì che il difensore romano venga messo in disparte. Nel turno seguente, al “Bentegodi” contro il Chievo, un rigore di Ledesma crea i presupposti per sfatare il tabù trasferta, ma al minuto numero 92 il fresco ex Colucci pareggia con un colpo di testa e non trattiene la gioia per la vendetta contro chi non ha creduto in lui. Data la prolungata astinenza di vittorie, per la prima volta dall’inizio del campionato scatta qualche campanello d’allarme, prontamente rispedito al mittente nella sfida casalinga contro la Reggina, ultima della classe: gli amaranto vengono stesi dai gol dei nuovi innesti Capuano e Potenza; il vantaggio sulla terzultima (il Lecce) viene così riportato ad otto lunghezze. L’1 marzo 2009 si va al “Barbera”. Zenga imbriglia il Palermo con una mossa che si rivelerà decisiva: l’utilizzo di Baiocco da finto trequartista, col perugino in pressing costante sull’ex compagno di squadra Liverani, faro della manovra rosanero. Il match si mette bene sin dai primi minuti: al 14° Ledesma firma lo 0-1 con un colpo di testa in tuffo e subito dopo Bresciano viene espulso per un’entrata killer su Morimoto. Lo stesso giapponese venti minuti dopo raddoppia, sfruttando un lancio illuminante di Carboni. Verso la fine della prima frazione di gioco, nei pressi del cerchio di centrocampo, ancora Morimoto appoggia un pallone indietro a Mascara. Il numero 7 vede avvicinarsi la sfera volante e non ci pensa due volte, calciandola al volo: il missile, dopo una grande impennata, si abbassa di colpo e a nulla serve la disperata corsa all’indietro di Amelia, che viene trafitto. “Mascara meglio di Maradona e Beckham! Questo è un gol che farà il giro del mondo! Lo vedranno pure a Tonga!” commenta il telecronista Sky Maurizio Compagnoni; il gioiello viene apprezzato persino dalle tribune della Favorita, che applaudono, mentre il calatino festeggia insieme ai compagni vicino al settore ospiti, malinconicamente vuoto. Nel secondo tempo c’è spazio per un altro gol rossazzurro, realizzato da Paolucci. Il roboante 0-4 viene protetto da un super-Bizzarri che respinge i numerosi tentativi dei padroni di casa. Al rientro negli spogliatoi la bandiera palermitana Giovanni Tedesco scoppia in lacrime. Di ben altro umore sono i tifosi etnei che aspettano i loro eroi a Gelso Bianco, per festeggiarli allo stesso modo in cui fecero nel 1993 dopo lo 0-2 firmato Cipriani e Palmisano. Con un’impresa storica di cotanta bellezza il Catania torna a vincere fuori casa in campionato dopo quasi due anni. La sbornia post-derby è seguita da un prevedibile calo di concentrazione, che costa un tonfo interno (0-3) col Siena. Nella giornata successiva, Mascara dimostra di avere il piede ancora “caldo” e firma un altro golazo dalla distanza al “Friuli”, beffando Belardi; stavolta, però, i tre punti non arrivano a causa del pari dell’Udinese con Quagliarella. Nel frattempo, la dirigenza annuncia di aver acquisito, all’interno del comune di Mascalucia, l’area in cui intende costruire il centro sportivo, uno dei principali target fissati – insieme al salto in massima serie – al momento dell’acquisto del club. Il successo ritorna contro la Lazio al “Massimino”: si mette nuovamente in luce Bizzarri, il quale sull’1-0 para un rigore a Pandev; il vantaggio sulla zona retrocessione sale a tredici punti, quando mancano nove turni al termine della stagione. L’obiettivo di un campionato tranquillo sembra già raggiunto, con la salvezza virtuale messa in cassaforte già a marzo.

L’esultanza di Mascara subito dopo l’incredibile gol da metà campo a Palermo 



Ciò provoca un rilassamento eccessivo, che porterà ad accumulare sette sconfitte negli ultimi due mesi. Le prime ad approfittarne sono compagini motivate come il Cagliari (che insegue la chimera europea), il Torino ed il Lecce (impegnate, inutilmente, ad evitare la caduta in B). Prima della sfida coi pugliesi giunge una vittoria contro la Sampdoria che consente di raggiungere la fatidica quota 40. Contro i blucerchiati, purtroppo, si infortuna gravemente al ginocchio Ledesma, uno dei protagonisti più positivi dell’annata. A questo punto Zenga, su invito della società, concede più spazio ad alcuni giovani (come Llama, il portiere Kosicky e la stella della primavera allenata da Giovanni Pulvirenti, ovvero il centrocampista Fabio Sciacca). Dopo due k.o. di fila in casa con Milan e Fiorentina (che si stanno contendendo un posto in Champions), la formazione “ibrida” fa una bella figura all’”Olimpico” contro la Roma: i giallorossi vincono con il 4-3 firmato da Panucci nel recupero, ma soffrono le scorribande di Mascara e compagni. Nell’ultimo impegno casalingo, contro il Napoli di Donadoni, ritornano i tre punti: la partita, avviata verso il pareggio, vive una svolta nei minuti finali, durante i quali Mascara trasforma il rigore del sorpasso ed il giovane Falconieri realizza un gran gol dalla distanza. La vittoria consente al gruppo di fissare il nuovo record di punti in Serie A (43), battendo i 41 del Catania di Marino. Anche in questo caso non manca un retrogusto amaro: durante l’intervallo tre beniamini come Bizzarri, Baiocco e Spinesi, estromessi dai futuri piani tecnici, fanno un giro di campo per salutare i loro sostenitori, che applaudono commossi; come se non bastasse, a fine partita l’Uomo Ragno annuncia che non resterà sulla panchina etnea, a dispetto del rinnovo firmato a dicembre. Nella settimana che precede l’ultimo impegno (in cui arriverà una sconfitta contro il Bologna, grazie alla quale gli emiliani si salvano), arriva la notizia che riempie di gioia l’intero ambiente: Mascara e Biagianti sono stati convocati dal ct della nazionale italiana Marcello Lippi per l’amichevole Italia-Irlanda del Nord, in programma il 6 giugno 2009. In tale circostanza, il viareggino intende premiare ed al contempo sperimentare in campo diversi atleti che hanno ben figurato nella Serie A 2008/09; nessuno degli esordienti seguirà i titolari nella spedizione della Confederations Cup in Sudafrica. Tre giorni prima dello storico appuntamento, a Mascalucia iniziano i lavori per la realizzazione del centro sportivo. Poi, davanti alla tv, i catanesi si godono l’esordio (da titolare) di Mascara in maglia azzurra all’”Anconetani” di Pisa: il folletto di Caltagirone serve alla giovane promessa Giuseppe Rossi il pallone dell’1-0; il match si conclude col risultato di 3-0, con Biagianti che resta a guardare in panchina. Il modo migliore per concludere un anno più che positivo, in cui è proprio Mascara a dettare legge con 12 reti (suo record personale in A), ma anche Morimoto e Paolucci, alternandosi, non deludono, con 7 gol a testa.

GIRONE D’ANDATA 2009/2010: NEI BASSIFONDI DELLA MASSIMA SERIE
Nonostante avesse dichiarato che dietro il proprio addio non ci fossero accordi con altre squadre, Walter Zenga si accomoda i primi di giugno sulla panchina del Palermo, in barba all’affetto verso i colori rossazzurri a più riprese sbandierato. L’ex portiere rende ancor più grave il tradimento saltando al coro ”Chi non salta catanese è”, intonato dai supporters rosanero durante un allenamento pre-stagionale. Gli uomini passano, la maglia resta: il nuovo nocchiero individuato dalla società etnea è Gianluca Atzori. Nuovo fino ad un certo punto, perché ha fatto da secondo a Baldini prima e Zenga poi nella stagione 2007/08; in quella successiva si è “messo in proprio”, portando il Ravenna ai playoff della Prima Divisione di Lega Pro. Un tecnico alle prime armi, di soli trentotto anni, sul modello avviato un anno prima dal Barcellona con Pep Guardiola ed imitato da altri club italiani di prima fascia come Juventus e Milan, che designano Ferrara e Leonardo. Anche l’organico viene rivisitato con un viavai che chiude quasi del tutto l’epopea degli eroi della promozione del 2006 e dei primi anni di massima serie: si svincolano Bizzarri, Silvestri, Stovini, Baiocco e Spinesi (il primo va alla Lazio, gli altri proseguono in cadetteria, ad eccezione del Gabbiano, l’unico che appende anticipatamente gli scarpini al chiodo per problemi fisici); vengono ceduti Polito e Tedesco (a Salernitana e Bologna); Paolucci saluta per fine prestito; Dică comincia la lunga serie di prestiti con cui chiuderà il proprio rapporto contrattuale col Catania. Il ricambio generazionale impone rinforzi in ogni reparto. Per proteggere i pali non ci si accontenta dell’ingaggio a parametro zero dell’esperto ex Reggina Campagnolo, ma si va a prelevare dall’Estudiantes il ventiseienne Mariano Andujar, fresco vincitore della Copa Libertadores ed entrato da poco nel giro della nazionale argentina, allenata da Diego Maradona. In questo modo, il portiere rinuncia a disputare il Mondiale per Club ma cerca una definitiva affermazione in Europa dopo un’esperienza poco felice al Palermo nel 2005/06. Nel reparto arretrato, i centrali chiamati ad affiancare Silvestre e Terlizzi e non far rimpiangere Stovini sono Giuseppe Bellusci, ventenne promessa dell’Under 21, proveniente dall’Ascoli, e Nicolas Spolli, colonna del Newell’s Old Boys; sulle fasce si punta su Potenza e Capuano (quest’ultimo riscattato dal Palermo), mentre fungono da alternative Sardo e Alvarez, rientrati dai rispettivi prestiti (l’argentino, peraltro, prima di rientrare in Italia finisce vittima di un sequestro che fortunatamente non ha nessuna conseguenza). A centrocampo si punta sui riconfermati Izco, Carboni e Biagianti, si aspetta il completo recupero di Ledesma e si riaccoglie il figliol prodigo Gennaro Delvecchio, protagonista di un triennio ad alto livello nella Sampdoria di Novellino e Mazzarri. Inoltre c’è Sciacca in rampa di lancio: il ventenne marca liotru, dopo aver fatto faville con l’Italia Under 20 ai Giochi del Mediterraneo, viene convocato per il Mondiale di categoria. Il colpo a sensazione viene fatto sulla trequarti: per circa 4 milioni (nuovo record di spesa) viene acquistato dai russi del FK Mosca il fantasista mancino Pablo Barrientos, esploso nel proprio paese con la maglia del San Lorenzo. Il “Pitu” è reduce da un grave infortunio al legamento crociato ma la società scommette su di lui, attendendolo con pazienza. Già a luglio, però, si rende necessario un nuovo intervento che prolunga il recupero di altri sei mesi. Per ovviare al vuoto lasciato dal numero 10 viene tesserato un pari ruolo d’esperienza, il trentunenne Adrian Ricchiuti, stella e bandiera del Rimini, il quale però non ha mai giocato in Serie A. Insieme a lui, a supportare l’attacco ci pensano Martinez (chiamato alla stagione del riscatto), l’ormai capitano e faro della squadra Mascara e l’eterna promessa Llama. Orfano di Spinesi e Paolucci, l’attacco si fonda esclusivamente su Morimoto e sul rientrante Plasmati: è chiara l’intenzione di lanciare definitivamente la punta nipponica, dalla quale ci si attende molto (secondo voci di mercato, persino il tecnico dei Red Devils Alex Ferguson lo segue con interesse). Nel precampionato per la prima volta vengono previste amichevoli internazionali di prestigio: il Catania vola in Turchia ed in Olanda dove strappa dei pareggi al Besiktas e all’Utrecht. Poi, a inizio agosto, al “Massimino” si tiene la Dahlia Cup, triangolare con Cagliari e Fiorentina organizzato dalla neonata pay tv. Nella prima sfida da 45’ i gigliati si impongono sui sardi; poi il Cagliari ha la meglio degli etnei ai calci di rigore, ma ad aggiudicarsi il torneo sono i padroni di casa (che indossano un’inedita casacca color oro), grazie al seguente successo sui viola. L’esordio ufficiale avviene la sera di Ferragosto nel terzo turno eliminatorio di Coppa Italia, in cui si supera la Cremonese di misura grazie a Mascara. L’inizio di campionato è negativo: prima lo stadio di casa viene violato dalla Sampdoria, che passa al 94° con l’1-2 firmato da Gastaldello su azione d’angolo; poi si esce sconfitti al “Tardini” contro il neopromosso Parma, che rende ininfluente la prima marcatura rossazzurra di Biagianti. In occasione della sfida coi blucerchiati, si consuma il definitivo strappo tra Sardo ed il pubblico catanese, che lo fischia sonoramente al momento della sostituzione a causa dell’ennesima prestazione negativa. La dirigenza corre ai ripari e l’ultimo giorno di mercato effettua uno scambio di prestiti con diritto di riscatto col Chievo, che riporta alle falde dell’Etna il terzino sinistro dell’anno della promozione, Giovanni Marchese, il quale negli anni precedenti ha giocato prevalentemente in Serie B.

Al rientro dopo la pausa per le nazionali, si becca la terza sconfitta di fila, al “Friuli” contro l’Udinese che si impone 4-2. A placare il nervosismo dell’ambiente, dettato da una classifica già deficitaria, non bastano i quattro pareggi consecutivi che seguono (1-1 contro Lazio e Roma in casa, 0-0 con Atalanta e Bari fuori). Contro i giallorossi la vittoria sfuma per una svista del guardalinee Petrella, il quale nel recupero indica che il pallone bloccato da Andujar all’interno del campo è uscito, assegnando così il corner dal quale deriva poi il pari di De Rossi. La prima vittoria giunge, finalmente, il 18 ottobre, nel match casalingo col Cagliari: dopo il vantaggio firmato Ricchiuti con un pregevole schema su calcio piazzato, pareggia Dessena con una rovesciata che strappa financo al pubblico di casa gli applausi; a decidere l’incontro è una capocciata di Martinez su cross di Morimoto a pochi minuti dal termine. I tre punti consentono ai ragazzi di Atzori di uscire dalla zona retrocessione, nella quale però si rientra a stretto giro di posta in virtù delle successive tre giornate, caratterizzate da altrettante sconfitte (contro Inter e Fiorentina in trasferta e col Chievo tra le mura amiche). Si torna a far punti con un pareggio a reti bianche col Napoli, ma è già chiaro che la squadra ha dei limiti che vanno curati: pur non giocando male, Biagianti e compagni denotano una certa fragilità psicologica nei momenti chiave delle gare e proprio coi partenopei Morimoto dimostra di non sopportare la responsabilità che pesa su di lui e sui suoi gol, sciupando facili occasioni. Al tredicesimo turno si affronta l’atteso derby contro il Palermo dell’ex Zenga, che a dispetto dei proclami estivi (”io voglio vincere il campionato”) naviga a metà classifica. I rosanero hanno la meglio nella prima frazione di gioco, in cui passano con Migliaccio, ma nella ripresa il tecnico di Collepardo opera dei correttivi, passando dal 3-5-2 al 4-3-3, e la partita cambia. Il subentrato Martinez pareggia al 55° ribadendo in rete una respinta di Sirigu: per festeggiare, l’uruguaiano rinnova al “Barbera” la “Malaka Dance” già esibita dopo il gol del 3-1 nel derby del 2 dicembre 2007. Il Catania domina e va vicino al successo con un nuovo acuto di Martinez, che nel finale segna di testa sugli sviluppi di una punizione, ma la rete non viene convalidata per un fuorigioco attivo di Spolli. La prestazione comunque galvanizza e restituisce fiducia. Peraltro, il pari costa la panchina all’Uomo Ragno: la vendetta è servita. Sette giorni più tardi nella città di Bellini arriva il Milan “grandi firme”: Atzori sceglie una tattica accorta, piazzando Bellusci in marcatura sull’astro Ronaldinho. Il giochino regge per novanta minuti; poi, nel recupero, il flop Huntelaar vive una delle poche giornate di gloria della propria esperienza italiana firmando una doppietta con la complicità di Andujar. A questo punto la pazienza della tifoseria si esaurisce definitivamente e già nell’impegno infrasettimanale di coppa contro l’Empoli si chiede a gran voce la testa del tecnico. Le seconde linee (tra le quali è presente il giovane centrocampista Moretti, che esordisce col gol) battono i toscani, ma la testa è rivolta al successivo impegno di campionato, in cui si affronterà il Siena di Malesani, ultimo della classe. Gli etnei dimostrano la loro superiorità tecnica portandosi per due volte in vantaggio con Martinez, ma poi tornano i problemi di personalità e si subisce la rimonta bianconera, col gol vittoria realizzato dall’ex Paolucci, che non esulta. In questo modo, proprio i senesi appaiano i rossazzurri e li relegano all’ultimo posto. Dopo aver perso la fiducia del pubblico, Atzori esaurisce anche il bonus di fiducia datogli dalla società, che lo esonera. Per salvare la categoria si opera una scelta simile a quella fatta a suo tempo con Zenga: l’investitura va a Siniša Mihajlović, un tecnico che in Serie A ha ancora tutto da dimostrare (dopo aver assistito Mancini nell’Inter, nel 2008/09 ha allenato senza grande profitto il Bologna), ma che ha un grande carisma per la propria carriera da giocatore. L’esordio del serbo coincide uno scontro-salvezza al “Massimino”, contro il Livorno terzultimo. I padroni di casa dominano e sprecano, per poi venire trafitti da Danilevicius, che approfitta di un fortuito e fortunato rimpallo al minuto numero 88. La iella si estende ai minuti di recupero, durante i quali Alvarez centra un palo. Una sconfitta che fa male, perché lascia il Catania da solo al 20° posto, a sei punti di distanza dal quartultimo posto, occupato proprio dai labronici. L’ultimo impegno dell’anno e del decennio appare proibitivo, poiché si dovrà affrontare a domicilio la Juventus, terza in graduatoria. Il presidente Pulvirenti, che di solito è rimasto nell’ombra ed ha lasciato all’ad Lo Monaco il compito di gestire gli umori della piazza, esce allo scoperto e suona la carica: ”Nel giro di cinque anni questa società andrà in Europa, anche qualora dovesse accadere l'irreparabile” (riferendosi all’eventuale retrocessione, ndr). Il 20 dicembre 2009, in un pomeriggio a dir poco gelido, gli elefanti non si lasciano intimorire dalle zebre e sbloccano il match con un rigore conquistato da Spolli e trasformato da Martinez al 23°. Il pubblico bianconero è in aperta contestazione; gli uomini di Ferrara provano a reagire e trovano il pari con un volitivo Salihamidzic nella ripresa. Andujar con un paio di interventi decisivi tiene a galla i suoi e, quando l’orologio indica il minuto 87, Mariano Izco fa partire un contropiede lanciando il pallone verso Plasmati, il quale da solo deve battagliare coi difensori juventini a metà campo per proteggere la sfera. Il numero 9 riesce nell’impresa e con la coda dell’occhio si accorge che la mezzala argentina, dimenticata dagli avversari, si sta proponendo in avanti. Con un preciso lancio in profondità lo spilungone di Matera mette Izco nelle condizioni di presentarsi a tu per tu con Manninger in area di rigore: il numero 13 aspetta il momento giusto e beffa il portiere austriaco con un preciso diagonale. L’inaspettato colpo regala una vittoria esterna di prestigio che, contro la Juventus, mancava dal 7 aprile 1963 (0-1 griffato Milan), e soprattutto riporta il Catania a distanza accettabile dalla zona salvezza (-4 dalla coppia composta da Lazio e Bologna), con la prospettiva di doversi scontrare proprio contro i felsinei, in casa, al rientro dopo le feste. In attesa che la dirigenza operi i necessari rinforzi, si guarda con po’ di ottimismo in più al proseguo di stagione, pur nella consapevolezza che per salvare la massima serie occorrerà il massimo sforzo.